Le disposizioni del Garante della Privacy contro lanotiziagiornale.it

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Ho parlato, di recente, sia pure en passant, del caso della dirigente scolastica che avrebbe avuto (il condizionale è doveroso, oltre che d’obbligo) una relazione con un suo alunno diciottenne.

Ho anche scritto che non mi sembrava una notizia degna di questo nome, e che i due soggetti coinvolti, in quanto maggiorenni, avevano il sacrosanto diritto di gestire la loro vita come volevano, non essendo, oltretutto, emerse responsabilità disciplinari a carico della donna. E che, a norma di legge, nessuno dei due doveva delle spiegazioni a nessuno.

Tuttavia lo scempio giornalistico sulla vicenda dei due, ha trovato riverbero nella pubblicazione di alcuni frammenti di chat, che sarebbe intercorsa tra gli interessati. Come a voler dire: “la relazione c’era e noi ne abbiamo le prove“.

E va beh, ma, ammesso e non concesso che questa relazione ci sia stata, cui prodest?

Fatto sta che il Garante della Privacy, il 1 aprile scorso, ha emesso un provvedimento d’urgenza contro il sito lanotiziagiornale.it in cui dispone “la misura della limitazione provvisoria di ogni ulteriore diffusione, anche on line, dei contenuti dei messaggi acquisiti e riportati nell’articolo sopra indicato, nonché in ogni eventuale ulteriore articolo pubblicato dalla medesima o da altre testate edite dalla medesima società;”.

Che parla di “informazione confusa con la gogna e il pettegolezzo“, che riferisce che non sussista “alcun reato da contestare” (e vorrei anche vedere!) e che la reputazione della Dirigente sia stata “devastata” e, dulcis in fundo (o venenum in cauda), che “il femminismo finisce sotto i piedi“.

Ma chi le ha pubblicate quelle battute estrapolate dalla chat? E contro chi è stato emesso un provvedimento d’urgenza?

Non metto screenshot, ma trovate la copia permanente dell’articolo (guarda caso pubblicato il 4 aprile, tre giorni dopo le disposizioni del Garante) in copia permanente a questo indirizzo:

https://archive.ph/cCjQi

Io so solo che mi sono collegato al sito e ho visto questo:

Il rispetto della mia riservatezza è la loro priorità? Paura. Paura davvero.

Intanto qui sotto trovate il testo integrale del provvedimento.


Provvedimento del 1° aprile 2022

Registro dei provvedimenti
n. 115 del 1° aprile 2022

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

VISTO il Regolamento (UE) n. 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati (“Regolamento generale sulla protezione dei dati” – di seguito, “Regolamento”), con particolare riguardo agli artt. 4, 9, 85 e 58;

VISTO altresì il Codice in materia di protezione dei dati personali (d.lgs. 30 giugno 2003, n. 196, di seguito “Codice” come modificato dal d.lgs 10 agosto 2018, n. 101);

VISTE le “Regole deontologiche relative al trattamento dei dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica” (G.U. del 4 gennaio 2019, n. 3), di seguito “Regole deontologiche”;

RILEVATO che, in data 31 marzo 2022 “lanotiziagiornale.it”, ha pubblicato un articolo che aggiorna su una vicenda di cronaca che ha coinvolto la dirigente di un liceo romano – identificata con il nome e cognome e con alcune sue fotografie − e uno studente del liceo, diciottenne, successivamente alla rivelazione di una relazione sentimentale che sarebbe intercorsa tra i due sulla quale sono in corso accertamenti da parte dei competenti uffici scolastici;

RILEVATO che l’articolo (XX) ha pubblicato diversi stralci dei messaggi che si sarebbero scambiati la dirigente e lo studente che riportano dettagli relativi ai rapporti personali tra gli interessati, anche attinenti alla sfera sessuale, indugiando sulle frasi che si sarebbero scambiati e sulle circostanze dei loro incontri;

VISTO l’art. 137, comma 3, del Codice, il quale dispone che in caso di diffusione o di comunicazione di dati personali per finalità giornalistiche restano fermi i limiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all’articolo 1 del medesimo Codice (dignità umana, diritti e libertà fondamentali della persona) e, in particolare, il limite dell’essenzialità dell’informazione riguardo a fatti di interesse pubblico;

CONSIDERATO che tale principio richiamato in termini generali anche nelle Regole deontologiche (artt. 5 e 6) deve essere interpretato con particolare rigore con riferimento ad informazioni relative alla sfera sessuale (art. 11 delle Regole deontologiche);

RITENUTO che i dettagli descritti (e commentati) rinvenibili nei numerosi stralci di conversazioni e di messaggi riportati negli articoli nulla aggiungono in merito alla necessità di fare chiarezza sulla vicenda e sulla regolarità delle condotte ascrivibili alla dirigente scolastica, sulle quali sono in corso i dovuti accertamenti;

CONSIDERATA dunque la necessità di garantire la riservatezza e la dignità delle persone coinvolte attraverso un intervento in via d’urgenza al fine di limitare l’ulteriore diffusione di dati personali;

RAVVISATA, pertanto, la necessità di disporre, ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. f), del Regolamento, in via d’urgenza nei confronti di La Notizia S.r.l., in qualità di titolare del trattamento, la misura della limitazione provvisoria del trattamento, da ritenersi riferita all’ulteriore diffusione, anche on line, dei contenuti dei messaggi acquisiti e riportati negli articoli sopra indicati, nonché in ogni eventuale ulteriore articolo pubblicato dalla medesima o da altre testate edite dalla medesima società;

RITENUTO necessario disporre la predetta limitazione con effetto immediato a decorrere dalla data di ricezione del presente provvedimento, riservandosi ogni altra determinazione all’esito della definizione dell’istruttoria avviata sul caso;

RICORDATO che, in caso di inosservanza della misura disposta dal Garante, trova applicazione la sanzione penale di cui all’art. 170 del Codice e le sanzioni amministrative previste dall’art. 83, par. 5, lette e), del Regolamento;

RITENUTO quindi che ricorrono i presupposti per l’applicazione dell’art. 5, comma 8, del Regolamento n. 1/2000 sull’organizzazione e il funzionamento dell’ufficio del Garante, il quale prevede che «Nei casi di particolare urgenza e di indifferibilità che non permettono la convocazione in tempo utile del Garante, il presidente può adottare i provvedimenti di competenza dell’organo, i quali cessano di avere efficacia sin dal momento della loro adozione se non sono ratificati dal Garante nella prima riunione utile, da convocarsi non oltre il trentesimo giorno»;

VISTA la documentazione in atti;

TUTTO CIÒ PREMESSO IL GARANTE

a) ai sensi dell’art. 58, par. 2, lett. f) del Regolamento, del Codice, in quanto con il predetto compatibile, dispone in via d’urgenza, nei confronti di La Notizia S.r.l., in qualità di titolare del trattamento, la misura della limitazione provvisoria di ogni ulteriore diffusione, anche on line, dei contenuti dei messaggi acquisiti e riportati nell’articolo sopra indicato, nonché in ogni eventuale ulteriore articolo pubblicato dalla medesima o da altre testate edite dalla medesima società;

b) la predetta limitazione ha effetto immediato a decorrere dalla data di ricezione del presente provvedimento, con riserva di ogni altra determinazione all’esito della definizione dell’istruttoria avviata sul caso.

Il Garante, ai sensi dell’art. 58, par. 1, del Regolamento (UE) 2016/679, invita La Notizia S.r.l., altresì, entro 3 giorni dalla data di ricezione del presente provvedimento, a comunicare quali iniziative siano state intraprese al fine di dare attuazione a quanto prescritto nel presente provvedimento e di fornire comunque riscontro adeguatamente documentato. Si ricorda che il mancato riscontro alla richiesta ai sensi dell’art. 58 è punito con la sanzione amministrativa di cui all’art. 83, par. 5, lett. e), del Regolamento (UE) 2016/679.

Ai sensi dell’art. 78 del Regolamento, nonché degli artt. 152 del Codice e 10 del d. lg. 1° settembre 2011, n. 150, avverso il presente provvedimento può essere proposta opposizione all’autorità giudiziaria ordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha la residenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessanta giorni se il ricorrente risiede all’estero.

Roma, 1° aprile 2022

IL PRESIDENTE
Stanzione

 

 

 

Il fenomeno Paolo Attivissimo

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Ho sempre considerato Paolo Attivissimo un vero fenomeno.

Secondo quanto riportato dal Vocabolario Treccani:

“3. fig. a. fam. Cosa o persona singolare, fuori del comune, che desta meraviglia per qualità eccezionali: la tua faccia tosta è un f.; nella matematica è veramente un f.; ha un cavallo da corsa che è un f.; in frasi esclamative, tipo strano, curioso, bizzarro: sai che sei un f.!; che fenomeno!”

La sua fenomenicità (o fenomenologia, che dir si voglia), consiste, essenzialmente, nel trasformare eventi del tutto normali e quotidiani in vera e propria notizia. Di farne, cioè, oggetto di interesse per la pubblica opinione. E, conseguentemente, di assurgere egli stesso al ruolo di personaggio “pubblico”.

Ha la passione per lo spazio e le imprese nel cosmo? E’ una notizia. Ha una famiglia, una moglie, dei figli, dei gatti? E’ una notizia. E’ afono e soffre di una patologia non grave e transitoria all’apparato respiratorio? E’ una notizia. Si compra una Tesla usata? E’ una notizia. Fa il traduttore? E’ una notizia. Vuole andare in mongolfiera? Vede i morti? E’ una notizia. E così via.

E’ l’unica persona di cui io abbia contezza per la quale Wikipedia abbia inventato il titolo di studio “Diploma in lingue”, quando si tratta di una “maturità linguistica”.

Paolo Attivissimo fa, insomma, in tutto o in parte, quello che molte altre persone fanno. Solo che se una Tesla usata se la compra una persona comune nessuno se la fila (la persona, e, a volte, anche la Tesla). Se se la compra lui, tutto il mondo deve sapere.

Ha una forte, anzi, incrollabile fiducia nella tecnologia. Che, evidentemente, utilizza solo lui.

Recentemente ha twittato il fatto che, trovandosi “oltreoceano” a Cocoa Beach, Port Canaveral, ha potuto aggiornare il software della sua Tesla, parcheggiata a 7800 km. di distanza. Un evento, evidentemente. Che può fare solo lui e che càpita solo a lui.

Gli ha risposto un simpatico buontempone dicendogli che lui ha perfino pagato un bollettino mentre era seduto sulla tazza del cesso.

Divertente davvero. E vero, tremendamente vero.

Perché tutti ci muoviamo, ci spostiamo, se non per piacere almeno per lavoro o per interessi personali. Mandiamo un bacio ai nostri figli da New York via WhatsApp o Telegram, scriviamo le e-mail dall’aereo mentre sorvoliamo la Cornovaglia, salutiamo la morosa a 500 km. di distanza mediante in sistema VoIP, ordiniamo del software per il nostro PC pagandolo con la carta di credito sia che siamo seduti nel salotto di casa nostra, sia che ci troviamo in vacanza a Bangkok. Quando ero in ospedale scrivevo alcuni post per questo blog dal mio telefonino, aggiornando i miei lettori sul mio stato di salute. Mai visto niente del genere? Eppure…

La normalità che diventa notizia. Ecco cosa mi spaventa! Il fatto che il gatto che attraversa l’autostrada possa causare un incidente e che di questo incidente si parli come se fosse più importante del problema della fame nel mondo.

E immagino che siano più di una persona quelli che hanno comprato una Tesla usata. O che fanno un bonifico bancario sul loro conto corrente in Italia mentre si trovano a Parigi, Berlino o Copenhagen. Ma sì, anche da Cocoa Beach, se è del caso.

Eppure, questa persona che fa delle cose del tutto prive di rilevanza mediatica (una maturità linguistica è un dato enciclopedico? Non direi proprio.), va nelle scuole a insegnare ai nostri figli come diventare debunker, ovvero cacciatori di bufale (povere bestie!). Un mestiere che tutti vorremmo veder realizzato nella nostra progenie.

Così è, se vi pare.

Il “rating reputazionale” e l’asterisco

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Fino a trenta minuti fa, giuro che non sapevo minimamente cosa fosse il rating reputazionale.

Poi ho ricevuto un link su Telegram, da parte del Garante della Privacy, con cui sono in stretto e quotidiano contatto, e mi si è aperto un mondo. Un mondo inquietante, devo dire.

Il fatto: il Garante della Privacy ha interpellato una Onlus, sulla base di alcune notizie di stampa, chiedendole “di far pervenire entro 30 giorni ogni informazione utile alla valutazione del trattamento di dati effettuato.

E, inoltre, “Secondo notizie di stampa l’Associazione avrebbe promosso il Progetto (Omissis) per sperimentare, nei confronti degli studenti, il rating “reputazionale” elaborato sulla base di algoritmi dalla Piattaforma Mevaluate. Al progetto avrebbe aderito un istituto di istruzione superiore.

Allora sono andato sul sito della Onlus per vedere che cosa sia questo “rating reputazionale”.

Leggo: “il Rating Reputazionale in maniera oggettiva misura la reputazione a 360 gradi di imprese, enti e individui e aumenta la sicurezza collettiva. Fa questo grazie a un algoritmo proprietario che prende in considerazione solamente le informazioni presenti in documenti e certificati.

E poi: “Il Rating Reputazionale è indipendente, perché non influenzato da alcun gruppo o potere, incorruttibile, perché frutto di un calcolo, certo, perché derivato unicamente da documenti originali prodotti dagli interessati (nessun problema di privacy), infallibile, perché determinato dall’algoritmo, dinamico, perché aggiornato in tempo reale (entro 30 giorni dal fatto che ne determina il possibile cambiamento), autorevole, perché ispirato dal Codice della Reputazione Universale sul modello della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo promossa dalle Nazioni Unite, che definisce i principi etici e regolamentari su cui si fonda il Codice, e validato dal Comitato Etico Mondiale che presidia la coerenza del rating con i principi etici del Codice e ne garantisce affidabilità e uniformità a livello internazionale attraverso specifiche note-paese, verificabile, perché sottoposto a “controllo pubblico diffuso”.

In breve, la reputazione di un cittadino può, in teoria, essere valutata da un algoritmo sulla base di certificati e documenti autentici e il suo risultato, frutto di un calcolo, può essere incorruttibile.

Il “Rating Reputazionale Digitalizzato, Documentato e Tracciabile è un codice composto da 5 sezioni, che permette sia analisi e classificazioni sintetiche, sia di avere informazioni dettagliate su onestà, abilità, competenze e meriti di una controparte, sia fisica che giuridica.

La pagina riporta l’esempio immaginario del caso del signor Rossi: il signor Rossi ha un rating di A-A-A-45-55, ma riceve una cartella esattoriale di cui vuole contestare il contenuto. Una cartella esattoriale, non un avviso di garanzia (ma anche di quelli parlerò dopo). Riceve un Rating di A-A*-A-45-55. Cioè, la seconda A assume un asterisco. Vuol dire che il signor Rossi ha una pendenza (che chi legge può anche interpretare come giudiziaria) in corso, per il SOLO fatto di aver contestato una cartella esattoriale.

Se perde il ricorso e non paga, il suo Rating si abbasserà a A-B-A-45-55 (magari non paga perché intende ricorrere a un grado di giudizio diverso o superiore).

Se vince il ricorso, o lo perde pagando il dovuto, ma anche addirittura se non lo presenta (cioè se non esercita il suo sacrosanto diritto di contestare la cartella) e paga, il suo Rating sarà di nuovo A-A-A-45-55.

Essere sottoposti a un algoritmo, altrove nella pagina definito “umano” è semplicemente spaventoso. Anche per il solo fatto che non esistono algoritmi “umani”.

Leggo ancora: “Nel caso di carichi pendenti la lettera «A» è contrassegnata da un asterisco e la relativa query dettagliata (D-QU) mostra i certificati con i provvedimenti non definitivi. Insomma, avvisi di garanzia e sentenze appellabili non modificano il rating reputazionale e restituiscono dignità all’imputato/convenuto in giudizio.”

Ma è un controsenso! Da una parte si mostrano i certificati relativi ai carichi pendenti di un determinato soggetto mediante “query” (visibili a chi? All’interessato? Al popolo? Non è chiarito.), dall’altra si afferma che quel soggetto è comunque tutelato nella sua dignità di indagato (e, quindi, non necessariamente di imputato). E l’uomo della strada che vede l’asterisco? Il datore di lavoro che deve assumere un determinato soggetto e se lo vede asteriscato? Penseranno che quel soggetto qualcosa avrà di sicuro. Non è che vanno a vedere se si tratta di un procedimento penale (che potrebbe risolversi anche con un decreto di archiviazione o una sentenza di assoluzione nel merito a seguito di dibattimento) o del fatto che, si veda il caso, ha fatto ricorso per la maledetta cartella esattoriale o, si veda il caso, un analogo ricorso per una violazione del codice della strada.

L’asterisco, per chi legge, non costituisce altro che lo stigma, il segno, il marchio, la lettera scarlatta di cui parlava Hawthorne. Del resto, come dice la gente, può darsi che tu sia la persona più onesta del mondo, e financo che tu abbia ragione. Però intanto questo è un fatto.

E poniamo il caso di un condannato con sentenza definitiva passata in giudicato. Magari per fatti minori, di quelli in cui si applica una pena minima, la sospensione condizionale della pena e tutti i benefici di legge. Il soggetto si è preso la sua condanna (meritata o no) e da allora si è rifatto una vita. Riga dritto, si è fatto una famiglia, lavora, nessuna condanna successiva.

Mi risulta che l’irrogazione della pena e la sua eventuale espiazione, debba servire alla riabilitazione del condannato. E uno che fa? Magari per una sentenza di condanna vecchia di 10 anni, si ritrova un valore B sulla colonnina del penale A VITA? E se ha chiesto (e, magari, ottenuto) la riabilitazione? Il Rating tiene conto anche di questo?

E chi è più onesto e affidabile, il povero disgraziato che è stato beccato con uno spinello di troppo, si è difeso in giudizio ed è stato condannato una sola volta, o chi ha patteggiato magari tre volte, ma non ha nessuna sentenza riportata sul casellario ad uso dei privati, e non è tenuto nemmeno ad autocertificare i suoi trascorsi giudiziari alla pubblica amministrazione?

E, infine, uno dei descrittori del Rating è «studi e formazione». In base all'”algoritmo umano”, a parità delle altre valutazioni e condizioni, ho più reputazione io, che ho una laurea, di mio nonno Armando che, poverino, aveva solo la seconda elementare ma si ritirava nel suo stanzino, accendeva il fuoco, leggeva di storia e sapeva dell’attentato a Umberto I meglio di me?

E’ il potere dell’algoritmo. E’ ciò che è incorruttibile. Frutto di calcolo.

E ha fatto bene, anzi, molto bene, il Garante della Privacy a volerci vedere chiaro. Soprattutto se il trattamento dei dati riguarda dei minori. Cosa vogliono sapere da un minore, se ha rubato la merendina al compagno di banco? Seguirò la vicenda e ne renderò conto. Ma attenti agli asterischi!

Qui di seguito il testo del comunicato del Garante della Privacy:

Il Garante per la protezione dei dati personali ha inviato una richiesta di informazioni all’Associazione (Omissis) che opera nel settore del rating “reputazionale”.

Secondo notizie di stampa l’Associazione avrebbe promosso il Progetto (Omissis) per sperimentare, nei confronti degli studenti, il rating “reputazionale” elaborato sulla base di algoritmi dalla Piattaforma Mevaluate. Al progetto avrebbe aderito un istituto di istruzione superiore.

Il Garante, considerata la delicatezza del progetto che si rivolge a soggetti particolarmente vulnerabili (studenti e minori), ha chiesto all’Associazione di far pervenire entro 30 giorni ogni informazione utile alla valutazione del trattamento di dati effettuato.

L’Associazione dovrà comunicare, in particolare, il funzionamento della piattaforma e della connessa banca dati al fine di consentire all’Autorità di valutare l’impatto dell’uso degli algoritmi e gli effetti che essi possono determinare sugli studenti, nonché le misure eventualmente adottate a loro tutela.

Roma, 3 maggio 2022