San Silvestro

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Che cosa sia successo all’ultima ora prima delle sospirate ed agnognate vacanze natalizie, nessuno lo può testimoniare. Pare che a un certo punto la Nullafacentis, che stava a girarsi i pollici (attività che le riesce benissimo) durante un’ora a disposizione in cui non è stata “disposta” (se no suda) abbia preso la parola e con la sua vocina da corno di bassetto abbia aperto bocca in Sala Docenti e le abbia dato fiato:

“Perché non organizziamo una bella festa di fine anno e aspettiamo la mezzanotte tutti insieme?? Io penso che sarebbe bellissimo, sarà che sono bellissima io [è convinta], ma io direi che si tratta proprio di una ideona, che ne dite? Qual è la vostra risposta affermativa?”

Il professor Berlusconis, quatto quatto, si è toccato le ormai inutili putenda in segno scaramantico e si è defilato uscendo dalla porta di servizio, felice dello scampato pericolo.

“Dài, forza, organizzo tutto io [è questo che ci preoccupa!] venite tutti, portate qualcosa da mangiare, anzi, io preparerò la mia squisita torta salata di zucchine e melanzane [roba nutriente, insomma] che è sempre buonissima [ella abbonda in superlativi].”

Ormai un buon terzo del collegio docenti è incastrato. E’ la maledizione della settima ora.

La Nullafacentis è tremenda. Quasi quanto le sue orribili torte salate che serve periodicamente a temperatura di frigorifero, fiera della pochezza della sua arte culinaria perché, si sa, l’importante è sorridere.

La Acidophili si è attorcigliata sotto il mobile dei cassetti, come sotto un sasso in piena estate, e pensa se con il suo timballo di peperoni e broccoli [roba leggera, ma un po’ di carne mai??] ci sta meglio l’arsenico, il vetriolo o l’acido muriatico. La De Poppibus, ormai coinvolta anche lei nella partita, scrolla le sue latterie e cerca di fare buon viso a cattivo gioco: “Va bene, vorrà dire che un betoniera di salsiccia e lenticchie la porto io!”

“E tu, cara collega De Estremitatis, cosa porti? Ho bisogno di saperlo per organizzare al meglio la tavola [la macchina organizzatrice della Nullafacentis è partita, e tutti sanno che su queste cose lei è implacabile!]

“Io faccio le penne fredde panna e viurt… e uìster… e wurst…”, si incarta la piedòfila.

“Würstel!!” le fa eco la Wunderbari, l’unica entusiasta dell’iniziativa fin da subito.

La De Chattibus è presa in contropiede: “Ammettiamo che io abbia preso altri impegni per il San Silvestro, ammettiamo che, volendo, la scuola non sia proprio la sede più opportun per una cràpula, ammettiamo che io mi faccia preparare un teglione di lasagne al forno dalla mia nonna Armanda, ma i beveraggi chi li porta??”

“Gli uomini!” soggiunge tagliente la Acidophili, attorcigliandosi sulla coda a sonagli.

“Giusto, chiarissima collega. Reverendissimo [e te dàgli di superlativi!] collega Crucefixis, il Vin Santo lo porta Lei?… e il professor Marxistis che cosa vuole portare??

“La vodka! E una confezione di caviale del Volga che ho in cantina dai tempi dell’invasione della Cecoslovacchia.”

“Un pochino di insalata russa (e sottolineo “russa”) no?” echeggia quel gran bastardo del professor Exlege.

“Prondoooooooo??? Mi sendoooooo?? Pasquale, mi sendo? Pasquà’, ma tu stai a dormì’ angòra o stai in negoNzio?? Mi devi portare dieci confezzzziòni di insalate di matematica e libri di cibernetica per una soirée coi colleghi… còòòòme? Si, ‘bbravo, preciso a Coso Robbò, là…” E’ la De Sindacatis che ha deciso di portare un contornino.

La De Ginocchinibus, causa ulteriore versamento al menisco, non può stare in piedi né mettersi a spignattare. Ma quando si tratta di muovere le mandibole non la batte nemmeno Popeye quando ingurgita gli spinaci in scatola.

“Io so fare il pandoro col mascarpone e la crema di pistacchi… Ragà’ una bomba!” fa la nostra buona segretaria del personale, la signorina Multitasking, che col tracchettìo del suo camminare rende lieto e ritmico il convivio dantesco del nostro Pio Istituto.

“Allora moltissimo benissimo, gentilissimi, direi che ci siamo!” E’ la Nullafacentis che conclude il piano dell’offerta formativa per la serata. “Ci vediamo la sera del 31 a scuola alle 21. Birba chi manca (ammazza quanto sono bellissima!)”

Io la Nullafacentis proprio non la posso soffrire, ma devo fare buon viso a cattivo gioco. A scuola non sempre si può scegliere, e comunque mi sono comprato una bottiglia di crema al whisky con cui fare bella figura alla festa, con la speranza di centellinarmela in beata solitudine e tranquillità. Mal me ne incolse, perché la sala docenti è addobbata con festoni, striscioni, coriandoli, lingue di Menelicche, nastri, decorazioni, coccarde, fili argentati, stelle filanti, palline di Natale e io avrei solo voglia di andarmene vai, lontano.

“Benvenutissimi, stimatissimi colleghi! Spero che abbiate tutto ciò che vorretissime!!!” e la festa è aperta.

“Mmmmmhhhh!!! Come è buona questa frittata… come l’hai fatta??” chiede la De Ginocchinibus alla Acidophili, giusto per sciacquarsi le corde vocali e ingurgitare qualcosa.

“Come vuoi che l’abbia fatta? Con le uova sbattute. Con cos’altro, se no? Ci ho messo dentro solo uno schizzo di cianuro giusto per dargli il sapore.”

Devo dire che la Acidophili sarà quel che sarà, ma per trarsi di impaccio da queste miserie umane e linguistiche è veramente una fuoriclasse.

La serata si ammoscia già dopo un quarto d’ora e allora il professor Marxistis se ne esce con la trovata del secolo: “Wunderbari, facci la mossa!!”

Allora la Minus Habens attacca la canzoncina attingendo dalla più fulgida tradizione napoletana: “Chi me piglia pe’ francesa, chi me piglia pe’ spagnola…” e al rullo di tamburi eccola di nuovo salire sul tavolo e scatenare le sue bellezze. Io mi asciugo una lacrima di sudore, un po’ per le bellezze un po’ perché non eravamo mai caduti così in basso.

Ma l’ora fatidica arriva per tutti, ed è quasi una liberazione. “Ragazzi, un momento di attenzionissima! Sintonizziamo gli orologi [sì, su Tele Capodistria!!]. Meno 5… 4… 3… 2… 1… Buon annoooooooooooo!!!”

La De Poppibus vorrebbe mettere il CD col Valzer delle Candele, ma siccome non ci capisce niente di tecnologia, infila a caso un disco e, come per magia, si materializza l’imbarazzante rito del trenino al ritmo dell musica brasiliana, che io non ho mai potuto sopportare.

“Tutti a fare il treninooooo!!” strilla come un’ossessa la signorina Multitasking. Allora i colleghi si mettono in fila, con dei cappellini in testa che li fanno sembrare, se possibile, ancora più ridicoli di quello che sono e la musica si diffonce: “Peppé peppé peppé… eeeeeeeehh, meu amigo Charlie…” e lì mi viene chiaro in mente cosa vogliano dire i parlanti di lingua portoghese quando tirano fuori la “saudade”.

La sconcezza si protrae per pochi minuti, fortunatamente, giusto il tempo di prendere i cellulari e chiamare i mariti, i figli, gli amanti, i fidanzati, le mamme.

“Prondoooooo? Mammà’, mi sendooooooo?? Ci ho pochi ggiga, mammà’, fai presto che sennò mi scade l’offerta Vocafone e io di cafoni non ne voglio…”, pronunzia ad alta voce la De Sindacatis.

“Sì, sì, tanto, anch’io… ma sì che domattina lo facciamo…” mormoreggia la Wunderbari.

“Sta andando tutto benissimo, la scuola è bellissima, io pure e tutti sono carinissimi! Sì, ti amo tantissimo.” E’ la Nullafacentis che amoreggia superlativamente col marito, che non si sa come diavolo faccia a sopportarla.

Alle 00.45 tutto finisce per espiazione certificata della condanna. Ognuno se ne torna a casa lesto lesto e alla fine rimaniamo solo io e la Nullafacentis come due imbecilli.

“E’ stata proprio una festa belissimissima. Adesso però mi aiuti a pulire e a rimettere a posto!” mi sorride la mefitica.

E io vorrei solo stendermi nudo sul tavolo dell’aula del Consiglio d’Istituto.

Quelli che David Puente

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Da qualche giorno mi sono iscritto al canale Telegram di David Puente. Così, giusto per vedere che aria tira e attirare su di me un po’ di insulti, che, regolarmente, non mi sono mancati. Per ora non sono stato ancora espulso dalle sacre stanze virtuali, vedremo in seguito.

Puente ha annuncito di aver depositato ben nove querele destinate all’autorità giudiziaria per tutelare i propri diritti. Nulla di che, per me ne può proporre anche duecento, se crede. Però lo dice, anzi, lo scrive ed augura a tutti, sornione, buone feste. Grazie ma alle mie festività ci penso da solo.

Ora, voglio dire, sarai anche un giornalista neo-professionista, non dico di no, ma come semplice cittadino dovresti sapere che è imprudente dire che hai querelato (chi? Per che cosa?), se non altro perché col deposito della querela scattano delle indagini e i malviventi che ti hanno recato un danno, sentendo puzza di bruciato potrebbero manipolare degli elementi probatori a loro carico, alleggerendo così, e di molto, la loro posizione.

Invece no, tutto coram populo. Ci dev’essere una grande soddisfazione a comunicare alla gente di essere degli onesti cittadini, rispettosi delle leggi e di chi quelle leggi è chiamato ad applicarle. Invece io penso che siano cose del tutto normali e che, anzi, si possa e si debba tacerne. Opinioni.

Ma quello che fa rabbrividire sono le reazioni, i commenti, i riverberi alla notizia non-notizia.

E’ gente così, quella che segue Puente. Dall’applauso facile, dall’emoticon scontato (si sa, scrivere costa fatica), poco incline alla critica e, soprattutto, molto interessata al profitto (degli altri, beninteso). Secondo qualcuno il querelante dovrebbe spillare molti soldi ai querelati. Certo, perché le querele, notoriamente, si faanno per denaro, non per avere giustizia e ottenere un condanna a carico della controparte. Così il debunker può invitare a cena tutti i suoi seguaci. Che, evidentemente, o non mangiano a sufficienza a casa loro o, molto più probabilmente, non aspettano altro che siano gli altri ad esporsi e a metterci la firma sopra.

E poi un cosa: ma che fine hanno fatto tutte le innumerevoli querele che ha sporto David Puente? Quante si sono risolte con una condanna? Quante con una assoluzione e quante sono state archiviate? Perché è facile dire “ho querelato”. Molto più difficile è avere ragione in sede giudiziaria-

Come sempre fate attenzione. Ma MOLTA attenzione.

Tampone e lenticchie

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Il discorso di fine anno e di fine mandato del Presidente della Repubblica non ha avuto né pregi né difetti. E’ stato un discorso neutro, più che neutrale, non vincolto da particolari eccessi sopra le righe, né condizionato da toni verso il basso.

Ha rappresentato, come era legittimo e doveroso aspettarsi, una ferma e netta difesa delle istituzioni, prima tra tutte quella dello stesso ruolo del Capo dello Stato. Una difesa a 360° che non h tenuto conto della crasi sociale e della spaccatura istituzionale che si è ormai venuta a creare tra la gente e chi, direttamente o indirettamente, la rappresenta.

Perché, poi, quando la gente perde la fiducia nei poteri fondamentali della nazione, è difficile sanare quella spaccatura a forma di voragine che si viene a creare tra chi il potere lo attribuisce e chi lo esercita.

Il governo-minestrone di Draghi sta prendendo le redini dei cavalli che guidano il carro e comanda indiscusso a suon di decreti, depauperando il Parlamento della sua funzione principale, o rendendolo addirittura esecutore di meri atti materiali di ratifica o poco più. Lo dico e lo ripeto da due anni: una pandemia come quella che stiamo vivendo non giustifica la rinuncia e l’abdicazione allo stato di diritto. Mai.

Ed è così che, da un giorno all’altro, chi è stato a contatto con un positivo, se fino a ieri doveva mettersi in quarantena, fiduciaria o obbligatoria che sia, da domani non deve farlo più. Se una mascherina era uno strumento di prevenzione o, al massimo, una buona abitudine fino all’altro giorno, da domani sarà semplicemente un coadiuvante per la vita sociale e basterà, ex se, a fare in modo che chi si è potenzialmente contagiato non contagi anche gli altri.

Circoleremo come tanto zombie, consci intimamente del nostro misfatto di aver avuto a che fare con dei positivi, conspevoli (ma anche no) della nostra funzione di potenziali untori di manzoniana memoria.

Intanto sulla scuola si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di lasciare in DaD gli alunni non vaccinati. La cosa è solo allo stato embrionale, vedremo, se con il passare del tempo, sarà partoria da questa genìa di politici, o si risolverà, tout-court in un aborto istituzionale. Però intanto ciò che è grave è che ci stanno pensando. Ma come, la DaD che costituisce il peggiore incubo del nostro Ministro dell’Istruzione, quella che era da evitare come la peste bubbonica perché se no i ragazzi crescevano frustrati e socialmente isolati, verrebbe affibbiata a chi non si vaccina? Ma non è mica un obbligo! E come posso io, Stato, emarginare o dequalificare un soggetto, specie se minore, in obbligo scolastico, o, comunque, col diritto sacrosanto all’istruzione, solo perché i suoi genitori (non certo lui, che, lo ripeto, è minorenne) hanno scelto di non vaccinarlo. Come faccio a dirgli “no, tu non sei obbligato a vaccinarti, ma se non ti vaccini ti metto dietro un computer e i tuoi compagni li rivedi col cannocchiale?” Perché stiamo parlando di bambini, non dimentichiamocelo.

E a proposito di scuola, il Presidente della Repubblica ha fatto un gentile e sentito richiamo alle parole del Professor Pietro Carmina, morto nel disastro di Ravanusa. E’ così, siamo arrivati a questo. A citare le frasi e il pensiero degli altri. Il discorso del Quirinale rappresenta la fotografia più nitida e vivida, ancorché impietosa, del degrado politico, morale, culturale e civile dell’Italia pandemica.

Siamo un popolo a cui manca la cultura. Per questo andiamo a cercarla da chi ce l’ha.

Nelle scorse ore Tomaso Montanari, che, se non erro (e non erro) è rettore di una Università italiana, ha ravvisato un particolare che a molti era sfuggito. Durante la ripresa del discorso presidenziale si intravedevano delle palme dai giardini del Quirinale, attraverso le finestre dello studio di Mattarella. Montanari ha parlato di “repubblica delle banane” scatenando un vespaio. Il capo della comunicazione del Quirinale Giovanni Grasso si scomoda per fargli addirittura notare che le palme non fanno le banane, ma i datteri. Cavoli, sono questioni di fondamentale importanza, queste, non ci si può mica passare un briscolino sopra! Bisogna smuovere il capo del servizio di comunicazione della Presidenza della Repubblica per sottolineare che dàtteri battono banane uno a zero. Questo significa che se una persona di altissimo profilo istituzionale si dedica a controbattere a delle opinioni (condivisibili o non condivisibili) di un intellettuale sui social network siamo veramente giunti alla fine dello Stato di diritto e del diritto allo Stato.

Il mandato di Matterella scadrà ufficialmente il 3 febbraio prossimo. Ma tranquilli, Berlusconi si è già candidato a succedergli.