Liber Liber: la durata “ragionevole” dei diritti d’autore potrebbe essere fissata in DUE anni

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Il primo gennaio di ogni anno è la giornata internazionale del pubblico dominio. Bella ricorrenza, ma io, che, pure, di pubblico dominio dovrei occuparmi con maggiore solerzia, lascio sempre trascorrere qualche giorno prima di rifletterci.

Ogni primo gennaio che Dio mette in terra, si compiono i settant’anni dalla fine dell’anno solare dalla morte di autori letterari e non, le cui opere cadono, appunto, in pubblico dominio, e possono essere pubblicate da chiunque, sia a pagamento che gratuitamente. Quest’anno è la volta di un gigante della letteratura italiana come Cesare Pavese. Solo per fare un esempio.

Per fortuna che Liber Liber mi richiama al mio dovere, e pubblica un articoletto (non firmato, chi sarà l’autore) per ricordare, a suo modo, la lieta ricorrenza. Per carità, tutto legittimo, ci mancherebbe anche altro. Solo che c’è un piccolo dettaglio da discutere.

In un passo della nota si legge:

“Ai grandi editori non piace il pubblico dominio perché a loro non piace la concorrenza, così inducono i politici a dilatare sempre di più la durata del copyright (siamo arrivati a 70 anni dopo la morte dell’autore in Europa e a 99 anni negli USA, quando una durata ragionevole non supererebbe i 2 anni).”

Ho letto bene? 2 anni soltanto affinché le opere di un autore entrino in pubblico dominio? E’ questo quello che auspica veramente Liber Liber per la durata massima dei diritti d’autore in Italia e in Europa? Ma stiamo scherzando?? Vorrebbe dire che gli eredi di un autore potrebbero usufruire per SOLI due anni del diritto di sfruttamento economico delle opere del loro congiunto, ormai andato nel mondo dei più. 2 anni di diritti d’autore non sono nemmeno una pensioncina di reversibilità, una pensione sociale, la pensione delle casalinghe. Ora ci scherzo, ma pensiamo alla situazione degli eredi di un genio come Emilio Salgari, morto suicida e sfruttato dagli editori fino alla fine. Ha lasciato la famiglia nella povertà. Come avrebbero fatto a tirarsi su queste povere creature della moglie e dei figli di Salgari se non ci fosse stata (nel 1941, in piena guerra, e quindi con grande distanza dalla data di morte dello scrittore) una legge che stabilisce il massimo della durata dei diritti d’autore (allora erano 50 anni)?

Il diritto d’autore è una cosa seria su cui non me la sentirei di improvvisare o azzardare qualsiasi ipotesi. Ci sono artisti che hanno raggiunto la notorietà solo dopo la morte, magari avvenuta in completa povertà ed indigenza (come quella di Riccardo Bacchelli), ci sono di mezzo casi umani che non possono essere contemplati se non da una legge che conservi i diritti per un tempo più ampio. 70 anni va bene, e se mi adeguo io può adeguarsi anche Liber Liber.

Didattica a distanza e riapertura delle scuole

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Mancano quattro giorni al 7 gennaio, la data fissata dal MIUR per il rientro in presenza al 50% nelle scuole superiori e in tutte le altre scuole di ogni ordine e grado.

La situazione è catastrofica. Ieri il rapporto tra tamponi effettuati e casi positivi riscontrati è schizzato al 17,6%, abbiamo solo lo 0,07% della popolazione vaccinata, e l’indice Rt non accenna a calare sotto l’1%. Brutto quadro in cui la riapertura delle scuole si andrebbe a inserire come una vera e propria carneficina.

Nel Lazio rientra già nel novero delle possibilità uno slittamento all’11 gennaio (cioè quando non avremo ancora i dati relativi al Capodanno e alle feste clandestine con assembramenti selvaggi), i sindacati invocano il test per tutto il personale della scuola e per gli studenti, con la richiesta di ALMENO due settimane di rinvio. Troppo poco. Pero algo es algo, dicono gli spagnoli.

Le vaccinazioni vanno avanti lentamente. Troppo lentamente. Di questo passo non ce la faremo mai. Il ministro Azzolina ostenta sicurezza, ma da quello che scrive oggi Lucio Ficara su “Tecnica della Scuola”, in caso di una più che probabile crisi di governo, la poltrona del Ministero dell’Istruzione sarebbe una delle prime a zompare.

Riaprire le scuole il sette gennaio sarebbe esattamente come aprire le porte al virus e moltiplicare in modo esponenziale le occasioni di contagio. La Didattica a Distanza ha certamente aiutato a prevenire contatti, rischi, assembramenti. Come dice, e con ragione, la mia amica Professoressa Cecilia Fontanella, instancabile attivista pro-DAD, la Didattica a Distanza costituisce il primo vaccino pre-vaccino. Prima la salute e l’incolumità di tutti. Ma da questo orecchio il MIUR, con la sponda della Presidenza del Consiglio, sembra non sentirci. Eppure la questione è stata sollevata dalla totalità dei sindacati generali e di categoria, nonché da alcune forze della maggioranza di governo.

E’ chiaro che riaprire le scuole il sette gennaio costituirebbe l’esito vincente di un braccio di ferro politico prepotente, non certo la soluzione di un problema visto alla luce dei dati epidemiologici e dell’ascolto doveroso che si deve agli uomini di scienza e a chi ne sa molto, ma molto più di chi ci governa.

Speriamo in bene. Ma prepariamoci al peggio.