Ma tutto questo Anita non lo sa

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Anita è una ragazzina di circa 12 anni. Frequenta le scuole medie “Italo Calvino” di Torino. Dunque è minorenne.

Come alcune delle sue coetanee è favorevole alla didattica in presenza e chiede che le lezioni tornino ad essere fatte in classe anziché con l'”odioso” computer che, a suo dire, svilirebbe il senso dell’insegnamento. Non c’è nulla di male, è una sua opinione e fa bene ad esprimerla. Ne è liberissima. E ci mancherebbe anche altro.

Ogni giorno, per protesta, fa lezione con il suo tablet davanti al portone della sua scuola chiusa. Mascherina sul volto, molta volontà, grinta da vendere. Nulla da eccepire, viviamo ancora in un paese libero. Forse.

Anita è stata oggetto di un’attenzione mediatica (e non solo!) senza precedenti.

Pigliamo, ad esempio, il Corriere della Sera, di cui vi ho riportato il titolo di richiamo in home page. Non solo ha dato la notizia, ma ha anche pubblicato la foto della ragazza seduta sui gradini di accesso alla scuola. Non insinuo, e non voglio minimamente insinuare che il Corriere non avesse l’autorizzazione per farlo (sono troppo scafàti per questo), il punto non è assolutamente questo. Il punto è, viceversa, se fosse o meno opportuno pubblicare la foto di una minore a corredo di un articolo che avrebbe tranquillamente mantenuto il suo valore informativo anche senza materiale iconografico a corredo.

Idem con patate anche per Repubblica. Sky TG 24 nella sua versione web pubblica un articolo senza immagini (bene!) ma su un’altra pagina pubblica un video costituito da immagini delle ragazze (male!). Torino Today fa la stessa cosa. Come se pubblicare un video o un’immagine costituisse, di per sé, un valore aggiunto, una prova provata di quello che si sta scrivendo. Della serie “se non vedo non credo”. Ma i lettori non sono come San Tommaso e non credo proprio che abbiano interesse a mettere il dito nel costato delle fonti di informazione a cui si riferiscono.

Perfino Orizzonte Scuola non demorde. Foto in primissimo piano delle due studentesse in uno dei loro articoli e viandare. Un’immagine vale più di mille parole, è vero, ma quanto meno bisognerebbe farsi venire il dubbio che quella immagine sia utile e pertinente al messaggio che si vuole veicolare. Che costituisca un’informazione di per sé, che non sia un accessorio o una semplice aggiunta “perché così fan tutti”.

Anche sul linguaggio c’è poi da ridire. Il Corriere titola “La battaglia di Anita contro la didattica a distanza” (una battaglia addirittura?), ma l’apoteosi la raggiunge Torino Today quando scrive che le due ragazze “stanno portando avanti una crociata contro la didattica a distanza”. Si arriva ad paradosso della “crociata”? E’ impossibile, un po’ perché non siamo più nel Medioevo, un po’ perché la didattica in presenza, per la quale le due ragazze si battono, non è il Santissimo Sepolcro.

Ciliegina sulla torta alla crema dell’esposizione mediatica è stata la partecipazione di Lisa e Anita alla trasmissione “Che succede?” (ribattezzata opinabilmente in “Che succ3de?”) di Rai 3, jersera. Intervistate dalla cara la mia simpaticissima e niente affatto verbosa Geppi Cucciari (che all’anagrafe si chiamerebbe anche Maria Giuseppina, ma non si sa perché abbia deciso di usare un diminutivo come nome d’arte, questo resta un mistero come quelli di Parigi di Eugène Sue), le due ragazze hanno agilmente difeso le loro tesi, forti del fatto che proprio il Ministro dell’Istruzione Azzolina avesse appena telefonato ad Anita e le avesse fatto i complimenti per il bel gesto, non prima di averla rassicurata che cercherà di fare di tutto per riportare la didattica in presenza (cosa di cui non nutrivamo alcun dubbio).

Lisa e Anita sono supportate dai rispettivi genitori. Che hanno dichiarato, secondo quanto riportato dallo stesso “Orizzonte Scuola”, che “Altri Paesi hanno tenuto la scuola aperta, solo noi le abbiamo chiuse”. Peccato che questa affermazione vada a cozzare, ad esempio, con il comunicato del governo austriaco (l’Austria è a due passi da noi) che ha preannunciato il lockdown totale per domani e la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado. Genitori bravissimi, per carità, su questo non si discute minimamente, ma profeti quanto meno un po’ azzardati.

E poi: “Non sono i ragazzi che stanno diffondendo il virus”. Beh, può anche darsi, ma peccato anche qui che il quotidiano Il Tempo (sì, proprio quello!) abbia contemporaneamente pubblicato una statistica da cui si evince che dall’agosto scorso al 7 novembre, il picco dei contagi è aumentato in maniera incredibile proprio sulla popolazione che va da 0 a 19 anni. Cioè tra coloro che la scuola la frequentano. Sono i fatti che smentiscono le opinioni opinabili. E questi fatti provengono dall’Istituto superiore di Sanità, non da una agenzia di sondaggi di parte.

Ma i fatti non li racconta quasi nessuno. Sono le opinioni che stanno prendendo il sopravvento. C’è qualcuno che pensa che le scuole vadano riaperte in presenza e che siano dei luoghi realmente sicuri? Quella è la verità. Il resto lo si lascia scivolare via come neve disciolta al primo solicchio di primavera.

E ai docenti che si fanno un mazzo tanto ogni giorno per garantire la DaD cosa tocca? Ve lo dico io: un bel nulla. Non una pagina su un giornale (tutt’al più qualche fotografia su quella dei necrologi, quando crepano di Covid), non un’intervista in TV (si accontentino di qualche spazio redazionale in qualche emittente privata e si trovino anche contenti!) Cosa succede a quei dirigenti scolastici che fermano l’attività in presenza e scelgono di ricorrere alla DaD perché è l’unico rimedio affinché il personale scolastico, gli insegnanti e gli alunni non si infettino? Semplice: vengono ignorati. Del resto, come dicevo prima, se le opinioni non ci sono, o, quanto meno, non si vedono, non esistono neanche i fatti, e tanto fa.

E dei ragazzi che seguono la DaD diligentemente, con profitto, che non fanno mai un’ora di assenza, e che magari vivono in posti sperduti, con segnale internet da Terzo Mondo, che usano il cellulare della madre perché il loro “non prende”, e che magari a metà mese hanno esaurito i gigabyte a disposizione, ne vogliamo parlare? Delle scuole che non riescono a dare in comodato d’uso gratuito ai loro studenti se non dei computer vetusti e totalmente inadeguati c’è traccia sull’informazione pubblica?? No. Non ce n’è.

E allora si crea un pericolosissimo squilibrio. Non solo informativo, ma proprio sociale. E’ un cane che si rincorre la coda. E’ una nave che anela il mare eppur lo teme, diceva il Poeta.

Ma i minorenni no. Quelli teneteli fuori dai giochi.