Lavoratori fragili: arriva l’emendamento al provvedimento governativo di proroga dell’emergenza Covid-19

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Apprendo via Facebook da un post immesso dalla Deputata Lisa Noja di Italia Viva, che è stato approvato un emendamento al testo del provvedimento del Governo in tema di emergenza covid-19 relativo ai lavoratori cosiddetti “fragili” (grazie al Prof. Mario Martino che me lo ha segnalato). Andiamo ad eviscerarne alcune parti:

Dunque, il periodo di malattia che va fino al 15 ottobre prossimo è equiparato a ricovero ospedaliero. Non ci sarà, quindi, obbligo di reperibilità, né lo stipendio sarà sottoposto alla purtuttavia odiosa “tassa Brunetta”, per i lavoratori pubblici.

Ma quello che offre più spunti è il successivo comma 2-bis, che stabilisce le attività da svolgere a partire dal 16 ottobre prossimo:

Vi si stabilisce che DI NORMA (il maiuscolo è mio) detti lavoratori svolgono la prestazione lavorativa in “modalità agile”. Quindi la NORMALITA’ prevederebbe anche e soprattutto lo svolgimento di attività didattiche a distanza, benché l’aggettivazione “agile” possa dare adito a interpretazioni diverse. Lo smart-working vi dovrebbe essere compreso, trattandosi come risulta del tutto evidente, di una agevolazione nei confronti del lavoratore fragile. Il tutto ANCHE (che a casa mia significa “non solo”, e anche a casa del legislatore) in una “diversa mansione” (ma della stessa categoria), “o lo svolgimento di specifiche attività di formazione professionale ANCHE (ho già scritto come interpreto questa parola) da remoto.”

E la malattia? Eh, la malattia, almeno nell’emendamento, non c’è più. Cioè dal 16 ottobre cesserebbe lo status di lavoratore in malattia e il lavoratore sarebbe da considerarsi a tutti gli effetti in servizio, sia pure con diverse mansioni o coinvolto in attività “specifiche” di formazione professionale (non si sa se come docente o come discente).

Per la sostituzione dei cosiddetti lavoratori “fragili” è stata stanziata una cifra esorbitante: 54 milioni di euro, parte dei quali andranno a costituire i compensi dei supplenti per il personale docente e ATA dichiarato definitivamente o temporaneamente inabile al lavoro, cioè personale che era perfettamente in grado, salvo situazioni di comprovata gravità, di svolgere il proprio lavoro da casa con la Didattica a Distanza. Uno spreco di energie e di risorse economiche incalcolabile. Il tutto a carico dei cittadini.

Un ultima perplessità: nel testo dell’emendamento si parla solo di lavoratori affetti da patologie oncologiche, immunodepressive o costretti a terapie salvavita. Che ne è di coloro (fra cui chi scrive) che sono stati riconosciuti inabili, sia pure in via temporanea, ma per ALTRE patologie? Sono ugualmente sottoposti al regime previsto dal testo dell’emendamento?

Molta incertezza, dunque, il testo è tutt’altro che chiaro in molti punti e si rischia di unire confusione alla già delicata situazione di quei lavoratori che, oggi più che mai, hanno il diritto sacrosanto di essere riammessi a lavorare in santa pace.