Roberto Saviano manda “a cagare” il PD con le parole di Max Gazzè

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Lo chiarisco una volta per tutte, e poi non tornerò mai più sull’argomento: io al referendum costituzionale prossimo venturo sulla riduzione del numero dei parlamentari voterò un deciso NO convinto. Perché sulla costituzione e sulla rappresentatività del Parlamento, soprattutto per le minoranze, non si scherza e NON si risparmia un caffè all’anno per ogni cittadino. Punto.

Ciò premesso, Roberto Saviano ha pisciato fòri dal vaso un’altra volta. Dichiarandosi giustamente indignato per la presa di posizione per il SI del Partito Democratico (la parte più consistente del governiccho di nicchia), si è permesso di mandarli “a cagare” (sic et simpliciter) e senza passare dal via, con una citazione di Max Gazzè, che so chi è ma non lo seguo perché soy demasiado viejo para tanta novedad, come diceva il mio Maestro Blecua.

Non è il contenuto, ma la modalità che è fuori da ogni logica. Non è con un “cit.” che te la cavi (come a dire: “queste non sono parole mie, le ho riprese da qualcun altro”).

L’autore di “Gomorra” e “La bellezza e l’inferno”, libri che ho prontamente regalato alla Biblioteca pubblica di Roseto degli Abruzzi tanto non mi piacevano e mi annoiavano (un libro, quando annoia e non “prende” andrebbe scaraventato via con violenza. La vita è una e uno non può passarla a leggere libri noiosi e piagnucolenti), Saviano, insomma, come si dice a Livorno “l’ha buttata di fòri” offrendo il destro ai militanti del PD per riempire paginate e paginate di giornali, social, interviste radiofoniche e televisive, solo perché uno scrittore e opinionista li ha mandati “a cagare” con i versi scritti da un altro.

E giù piagnistei, lamentazioni, planhes provenzali del medioevo, indignazioni, sussiego, supponenza dai piddini, soprattutto da quelli più stitici.

Basta con questa storia, ora. Io voto NO, ma Saviano l’ho scassato da tempo dai santi del mio calendario.

L’account Instagram della ragazza di fronte: sparito, con 70000 follower, “SpaghettiPolitics”

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Una ragazza della provincia di Varese, studentessa ad Amsterdam, aveva creato su Instagram un account denominato “SpaghettiPolitics” che, sia in italiano che in inglese, “spiegava” agli italiani all’estero la politica italiana.

Quali siano stati i toni dei suoi post (che poi non ho capito bene perché abbia scelto proprio Instagram, che accoglie solo immagini, Twitter non le andava bene? Misteri!) non lo so e non mi interessa gran che. Fatto sta che in uno dei giorni scorsi, la studentessa (21enne, quindi giovanina e ignara dei pericoli e delle insidie del web) ha fatto delle considerazioni sulle matrici fasciste della morte del povero ragazzo Willy Monteiro Duarte.

Una notissima inflencer, Chiara Ferragni, che non ho mai saputo né chi sia, né mi sono mai azzardato a leggere una mezza parola di quello che scrive (di solito ho da far cose più serie, diceva il Poeta), ha riforwardato il post della studentessa varesina sul suo account Instagram e immediatamente i follower del profilo della giovane hanno avuto una impennata colossale. Da 20.000 a ben 70.000.

Allora cosa fa la ragazza, nel fiore degli anni della sua giovinezza e di fiducia verso il prossimo? Manda una e-mail a Instagram per chiedere “di ottenere le spunte blu” (non mi chiedete che cosa siano e a che cosa servano, non ne ho la benché minima idea). Dopo poche ore le arriva una e-mail apparentemente proveniente da Instagram, nella quale le venivano richiesti i dati di accesso al social network. La giovane, candidamente, ha cliccato sul link, e si è ritrovata (probabilmente pensando che si trattasse di una sorta di risposta della stesssa Instagram allal sua richiesta di abilitare le fantomatiche “spunte blu”) su una pagina “plausibile”, ha infilato i dati e immediatamente dopo l’account da 70.000 follower era sparito, dileguato, scomparso. Assieme a lui anche il suo account personale e quello dell’hotel di famiglia.

Ha provato a protestare con Instagram ma nulla da fare. L’acount era, è e rimane disattivato. Niente più spaghetti!

La notizia è arrivata all’orecchio della Ferrigni, che aveva rimbalzato il post nel suo account, tramite un amico dell’autrice originale, e la Ferrigni promette il suo interessamento presso Instagram per far riconsegnare intonso l’account alla legittima proprietaria vittima di una frode.

Fin qui i fattarelli. Roba da ordinario hacking quotidiano. Succede la stessa cosa per i numeri di carta di credito (usate PayPal!), per i numeri telefonici, le password bancarie, quelle degli account e-mail e via discorrendo. Si chiama Fishing.

La studentessa ha dichiarato: “Non credo che recupererò nulla del vecchio account, a meno che l’intercessione di Ferragni non faccia il miracolo…” L’intercessione? Il miracolo?? Questo linguaggio simil-religioso mi inquieta. La Ferrigni sarà una persona normale come tutti gli altri, solo con migliaia e migliaia di follower. La seguono perché è bella? Perché è brava? Perché è intelligente? Perché è interessante quello che scrive? Francamente non lo so, ma ha successo e buon per lei. Ma in credo che questa influencer sia così “influente” da far cambiare politica a Instagram che se ne frega di quanti follower ha un account, siano essi tanti o pochi, se qualcuno con quelle credenziali accede e chiede di cancellare tutto, per loro quel “qualcuno” è vero e vere sono le sue intenzioni.

La ragazza è stata vittima di una truffa bella e buona. Ha 21 anni e la capacità di agire in giudizio. Sarebbe stato forse più prudente segnalare il tutto alla magistratura per tramite della Polizia Postale, no? E invece no, si crede nei “miracoli”, nelle “intercessioni” di chi dovrebbe “guidare” gusti e orientamenti della pubblica opinione. Magari la Ferrigni potrà influire sulle scelte di adolescenti in merito all’uso dell’ultimo paio di scarpe alla moda, ma sulle scelte di che cosa fa Instagram (o Facebook, che poi è la stessa cosa) in casa propria (sì, perché l’account non è SUO, è di Instagram), la Ferrigni vale quanto me o chiunque di voi che leggete.

Comunque, da studentessa di Amsterdam, la ragazza dell’account di fronte avrebbe dovuto sapere che prima ci si rivolge alle autorità. Poi si aspettano le intercessioni o i miracoli della Ferrigni, o di Fa’ Cappio da Velletri, se uno ci crede. Ma solo POI.

“Il libro Cuore (forse!)” di Federico Maria Sardelli si trova SOLO su Apple Books

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Sono incacchiato nero con quelli del Vernacoliere.

Ormai, da quando il Sardelli, il Greggio e il Caluri non collaborano più con loro, è molto scaduto, e da anni non rinnovo l’abbonamento. Sono stufo della 115a raccolta del Troio, e voglio indietro quella comicità intelligente e pungente che, pure, gli apparteneva fino a qualche anno fa (diversi, ormai).

Ma ieri volevo fare un cadó alla fedele e cara lettrice Bucalossi Armida. Le volevo regalare “Il libro Cuore (forse)” di Federico Maria Sardelli, che mi fa sganasciar dalle risa (ah, le rysa…) al solo sapere di averlo lì a portata di mano sullo scaffale.

Vado su Amazon, non c’è. Vado sul sito (o sytarello) del Vernacoliere, alla sezione Gadgets e Libri, e dopo una ricerca un tantinello laboriosa, lo trovo. Che bello, mi dico, lo ordino subito e lo faccio recapitare alla Bucalossi. E invece no. L’edizione cartacea è completamente esaurita. Nessuna ristampa prevista.

Potete averlo, sì, ma solo in versione elettronica, e SOLO su Apple Books, quelli dei Mac, degli iPhone, quelli che vendono la roba cara asserpentata. Costa 6 euro. E va bene, non lo pretendo mica gratis, ma, tanto per dire, una edizioncina per Kindle su Amazon, no, vero? O magari, metterlo in vendita anche in formato PDF superprotetto, così TUTTI lo possono leggere almeno a computer? O cosa gli ci voleva a farlo? Gli editori sono loro.

Chi ha il cartaceo se lo tenga ben stretto perché poi non lo trova più da nessuna parte. Chi lo vuole in digitale vada a prenderselo su Apple Book e chi non lo vuole vada pure a prenderselo dove crede meglio.

Intanto la sorpresa per la Bucalossi è andata a gracidare con le rane (cioè a putt…).

Il pasticcio del provvedimento del governo sugli acquisti con bancomat e carte di credito

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Il governicchio di nicchia, che ormai è solo definibile per allitterazioni) ne ha pensata un’altra.

Stanno per varare un provvedimento che incentivi l’uso del bancomat e delle carte di credito per i pagamenti, in modo che possano essere tracciabili, nel tentativo di combattere l’evasione fiscale. Rimborso previsto: il 10% della spesa. O con bonifico bancario come “bonus” sulle impostepagende future. Non è un male.

Ma c’è un “ma”. E il “ma” consiste nel fatto che NON sono compresi nel rimborso gli acquisti fatti on line.

Per cui, se andate a mangiare una pizza il sabato sera in pizzeria con la famiglia rischiando di esporvi al contagio per sovraffollamento va bene, ma se la ordinate tramite una di quelle odiosissime app che vi riempono il cellulare di inutili avvisi, e ve la mangiate a casa vostra senza far parte della bolgia a rischio Covid-19, ecco che non riceverete indietro un bel nulla.

Se comprate un paio di scarpe in negozio vi rimborsano il 10% e rompete i coglioni per tre ore al calzolaio (troppo strette, troppo lunghe, mi fanno male in punta…), se le comprate su Zalando non rompete i coglioni a nessuno ma in compenso non vi rimborsano un bel niente.

L’emergenza del locdàun ci ha insegnato, anche troppo in fretta, a comprare on line. Voi ordinate dal computer e il giorno dopo arriva il corriere che, se il pacco è piccolo, può lasciarvelo nella buca delle lettere, o sul pianerottolo di casa. Rischio contagio men che minimo, massima praticità.

E i testi scolastici, ne vogliamo parlare? Perché devo rischiare di vedere tra 2-3 anni il mio rimborso bancomat o Visa del 10% quando Amazon applica uno sconto del 15% SUBITO?? Perché, se un negozio lo consente (e io ne ho trovati!) non posso pagare con PayPal? Ma perché, cos’hanno i miei soldi, puzzano?? Perché non mi rimborsano il 10% del prezzo dei miei tre siti che pago annualmente ad Aruba con la mia Visa (Altroconsumo, grazie!), mentre se mi faccio fare un sito da uno di questi strozzini di webmaster locali e mi faccio fare la fattura e pago con bancomat mi rimborsano e come?

Troppe contraddizioni. Troppe discriminazioni. Troppo governicchio.

Gustavo Pandora: il calciatore che non esiste nelle pagine di Wikipedia

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Et voilà. Wikipedia l’a de nouveau pris en tasque!!

Son grato e divoto al caro lettore Barontini Rutelio, per la segnalazione di un tweet di Federico Castiglioni, il quale rivela che Wikipedia ha “inventato la carriera del fantomatico centrocampista argentino Gustavo Pandora, inserito nella rosa del Milan ininterrottamente dal ’91 al 2005 con tanto di conteggio presenze nelle sottovoci sulle singole stagioni.”

Insomma, un fake, una notizia falsa, un tranello per pomposi enciclopedisti improvvisati, una boccata d’ossigeno per i lettori più diffidenti da Wikipedia, che si sono fatti quattro risate o per quelli più creduloni che ci sono cascati con tutte le scarpe.

Non mi intendo molto di calcio, lo seguo con disinteresse e gli preferisco la nobile arte di dar noja collo steccolo al prossimo. Ma sono andato ad approfondire la wikipediana novella, e nella risposta di un altro twittatore ho trovato questo:

Non male come fake. Che si tratta di un fake lo si capisce dal fatto che tutti i giocatori elencati hanno una pagina personale su Wikipedia. Il povero Pandora, invece no. E invece concordo che sarebbe stato veramente un colpo da maestro dedicargli una voce. Così sarebbe passato tranquillamente nella storia dell’inesistente, eppure reale, come tutto ciò che viene riportato in rete, vero o falso che sia, come lo storico Louis Robert de l’Astran, tuttologo del ‘600, mai esistito, eppure rimasto nell’archivio wikipediano per anni con una pagina espresssamente dedicata, senza che nessuno si accorgesse di nulla, finché Segolène Royal non ci cascò pronunciando una sua citazione (falsa, ovviamente) in un suo discorso pubblico e rimediando una figura cacina.

Ma non mi sono fermato qui. Cercando “Gustavo Pandora” su Wikipedia, si scopre che il Nostro avrebbe fatto parte del Real Deportivo La Coruña e dell’Associazione Calcio Fioentina dall’87 al ’91.

Insomma, l’ignoto burlone ha inoculato il nome di Gustavo Pandora in varie voci di Wikipedia, senza che i solerti volontarissimi, espertissimi, attivissimi (che non è soltanto un nome proprio di persona, ma anche un aggettivo suscettibile di essere superlativizzato, i debunker di stato se ne stiano seduti al proprio posto, per favore) e amministratorissimi se ne siano minimamente accorti. L’enciclopedia più sconquassata del mondo, quella che dà un’attenzione spasmodica alle fonti, è di nuovo caduta nelle sabbie mobili del rischio che qualche buontempone si prendesse gioco di loro. E ha fatto solo bene.

Il nome di Gustavo Pandora abbia gloria imperituta nel mondo del calcio e in quello della conoscenza universale (io lo scherzo non gleilo segnalo davvero, è troppo divertente vederli insistere).