Il senso di Paolo Rodari, vaticanista di Repubblica, per Wikipedia

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Quella di scopiazzare da Internet e spacciare come proprio, con tanto di dicitura “Riproduzione riservata”, il lavoro altrui, è un vezzo giornalistico piuttosto diffuso che non risparmia nessuno, nemmeno le firme più prestigiose ed autorevoli dei nostri quotidiani. L’ultima volta che è successo (nientemento che a Federica Angeli), ne ho parlato qui:

Il senso di Federica Angeli per Wikipedia

Adesso un dettagliato e documentatissimo articolo dell’ottimo Maurizio Codogno, wikipediano (e ciò un po’ mi dispiace) ma intellettualmente onesto e molto preciso nelle sue affermazioni, individua l’ennesima sommaria scopiazzatura, stavolta a carico del vaticanista di Repubblica Paolo Rodari. Non ci sono dubbi, i due passaggi sulla Fabbrica di San Pietro (che io, da sommo ignorante quale sono, non sapevo nemmeno che esistesse fino a due ore fa) sono identici.

 

 

Codogno nel suo articolo ha anche linkato un mio post del quale mi ero completamente dimenticato, ma che, evidentemente, gli è stato utile, era questo:

“Riproduzione riservata” un piffero! Il liberalismo della legge sul diritto d’autore, d’ispirazione fascista

Non mi resta ora che rimandarvi all’articolo di Codogno, che, gentile com’è, definisce questi pasticci delle “dimenticanze”, articolo che non riporto integralmente perché è giusto che tutti i clic vadano al suo (bel) blog. Ma come sempre statev’accuot’!

Le dimenticanze del vaticanista di Repubblica

AGGIORNAMENTO DI MAURIZIO CODOGNO (ore 19): Paolo Rodari ha modificato l’articolo, indicando che il testo è stato ripreso da Wikipedia. Tutto è bene ciò che finisce bene!
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Due marò!

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La Corte Permanente di Arbitrato de L’Aja ha riconosciuto la giurisdizione italiana per la celebrazione del processo nei confronti dei due fucilieri di marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Il 15 febbraio 2012 due pescatori indiani furono uccisi con armi da fuoco, scambiati probabilmente per pirati. I due militari furono immediatamente accusati dell’omicidio dalla magistratura indiana, e questa sentenza risolve un delicatissimo problema di competenza giurisdizionale, nonché una questione diplomatica tra Italia e India che si protraeva da troppo tempo.

Soddisfazione tra le parti in causa e perfino a livello istituzionale. L’ammiragio De Giorgi ha perfino dichiarato

“Una sentenza giusta: l’Italia ha agito rispettando il diritto”.

E ancora:

“Con il senno di poi sono tutti maestri. Chi si è trovato a gestire gli eventi dall’Italia ha agito sulla base delle informazioni disponibili al momento, nei tempi ristretti in cui si è sviluppata la vicenda. Certamente la catena di comando adottata per la protezione dei mercantili che vedeva il comando operativo assegnato al Capo di Stato Maggiore della Difesa invece che al Capo di Stato Maggiore della Marina, come sarebbe stato naturale, vista la specificità marittima dell’operazione, è risultata poco funzionale, aumentando le isteresi decisionali. Indubbiamente non ha aiutato”.

Soddisfazione, dicevo. Troppa soddisfazione. Intanto c’è da dire che la Corte Permanente de L’Aja ha sì, riconosciuto la giurisdizione del nostro paese nel giudizio dontro i due marò, ma ha anche riconosciuto all’India i danni fisici, i danni materiali e i danni morali in favore del comandante e dell’equipaggio del peschereccio indiano, perché l’Italia avrebbe violato la libertà di navigazione così come stabilita dagli articoli 87 e 90 della Convenzione delle Onu sul Diritto del Mare.
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“Puppamelo” a me?

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key@watervillepartners.com, nell’inviarmi la solita mail in inglese sgrammaticato, in cui mi comunica di avere tutti i miei dati ma soprattutto la registrazione delle mie frequentazioni coi siti porno, dicendomi che ho dei gusti sessuali quanto meno discutibili, cosa di cui non me ne frega assolutamente niente perché non è certo a lei che devo rendere conto, mette come subject della mail la parola “Puppamelo”, che, per chi sia livornese, ha un significato ben preciso e incontrovertibile (ma anche i non livornesi capiranno sicuramente).

“Puppamelo” a me? A me che sono stato sempre un campione di “Obluraschi?”, “Kabroski?”, “Sghivi domani?” (Eeeeeeehhhh? Puppa!!!), a me che “Puppamelo” lo avrò detto centinaia di migliaia di volte. E adesso arriva un americano o sedicente tale, che mi chiede dei soldi per non divulgare tutti i dati sulla mia vita sessuale on line (non credo di averne una, ma se lo dice lei…) e si permette anche di fare di questa facile ironia.

Vaffanculo Key!!