Lo spamming falsamente attribuito ad Aruba

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Ricevo spessissimo delle false e-mail apparentemente provenienti da Aruba. E’ un fenomeno piuttosto diffuso soprattutto tra i clienti del più grande fornitore di hosting italiano. Sono mail che dicono che il mio hosting sta per scadere e che devo rinnovarlo (ma a prezzi decisamente inferiori a quelli di listino), che la mia e-mail di riferimento sta per scadere (balle, quando mai una mail scade?), e i link di riferimento rimandano a siti imitati che chiedono il numero della carta di credito (col cavolo, io pago Aruba con Paypal!)

Ma vediamone un esempio. Quella che vi propongo è una mail abbastanza ben fatta e sono convintissimo che qualche gonzo ci è cascato. Intanto guardiamo il mittente: sono io (valeriodistefano@classicistranieri.com). Cioè IO avrei mandato a ME STESSO una comunicazione di scadenza di un servizio acquistato presso terzi. L’e-mail di riferimento del mittente, invece, è un’altra (contact@one.it). Fate attenzione a queste cose. Bastano questi pochissimi ed evidenti elementi per assicurarci che si tratta di una bufala. Mi dicono, inoltre che il mio dominio classicistranieri.com scadrebbe il 12/06/2020. Cioè dopodomani. Hanno fretta di far quattrini, evidentemente, ma gli è andata di sterco perché in realtà classicistranieri.com scade il 20/10/2020 (cioè tra quattro mesi) ed è previsto il rinnovo automatico (a pochi giorni dalla scadenza Aruba mi preleva dalla carta di credito i fondi necessari per il rinnovo). Mi riferiscono inoltre che in conseguenza di ciò la mia casella e-mail valeriodistefano@classicistranieri.com sarà disattivata. Che dolore! Ora, si dà il caso che la casella in questione non sia una casella ma un “alias”, ovvero un nome alternativo con cui io chiamo la mia casella di posta elettronica ufficiale, quindi non possono disattivare un bel niente.

Bella figura di merda, sì.

Wikipedia e Edgar Rice Burroughs: ci sono rimasto male

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Allora, ho fatto una modifica su una voce di Wikipedia.
Alla sezione “Testi” sulla pagina dedicata allo scrittore americano Edgar Rice Burroughs era riportato un link alle opere originali pubblicate dal Project Gutenberg Australia (che non ha nulla a che vedere con il Project Gutenberg oscurato in Italia, ma che ne segue la filosofia, e che, al contrario della consorella USA è regolarmente raggiungibile anche dall’Italia). Il punto è che le opere di Edgar Rice Burroughs sono ancora sotto copyright. Ecco come appariva la voce prima della modifica:

Ho eliminato il link, motivando la mia azione.

La “sorpresa”, se così vogliamo chiamarla, è che la mia modifica è stata accettata. Nessuno si è preoccupato di ripristinare la versione originale, come invece era accaduto quando modificai la data di pubblicazione di un’opera dell’autore su cui avevo fatto la tesi di laurea. Ci sono rimasto male. Mi aspettavo un trattamento più sommario e sbrigativo, trattandosi, oltretutto, di una modifica fatta da un utente non registrato. Invece la mia modifica è rimasta.

Mi ha scritto solo un utente, un tale ValterVB, che mi fa notare che Burroughs è morto 70 anni fa e mi chiede perché le sue opere non dovrebbero essere in pubblico dominio.

Ma è molto semplice. Il pubblico dominio scatta, in realtà, il 1 gennaio dell’anno solare SUCCESSIVO a quello del compimento del 70.o anno dalla data della morte dell’autore. Quindi Edgar Rice Bourroghs è ancora sotto copyright. E in Italia dare un link a opere poste sotto copyright, secondo l’attuale giurisprudenza, è reato. E’ vero che Wikipedia non dipende dalla legge italiana, ma solo da quella statunitense (come il Project Gutenberg, del resto), però le immissioni dei link di riferimento provengono dall’Italia e l’eventuale “reato” (se di reato si vuol parlare) si consumerebbe nel nostro territorio.

Restano indicate, tuttavia, le disponibilità di audiobook dello stesso Burroughs disponibili sul Project Gutenberg e su librivox.org. Quelle non è stato possibile modificarle perché guardate qui il codice sorgente:

Mi aspettavo dai wikipediani una polemica in punta di fioretto, invece non c’è stata. Peccato, peccato davvero.