Storie di ordinaria informaticcia: benvenuto Fazio!

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Ed eccolo qui l’ultimo arrivato in casa (nella nuova casa, intendo) Di Stefano. Per il mio vizio di dare un nome ai computer, ho scelto di chiamare tutti i dispositivi che mi capitano tra le mani con nomi di poliziotti, investigatori, collaboratori, commissari e quant’altro. E’ logico che nomi come “Montalbano”, “Ricciardi” o “Schiavone” sono fin troppo abusati e intoccabili per la loro sacralità. Così mi accontento di aver chiamato il mio primo PC portatile su cui installai Ubuntu “Catarella” (per via dell’informaticcia). Adesso, poverino, lo dovrò rottamare. Funziona ancora, ma ci ho installato una versione di LUbuntu (la distribuzione Linux per computer vecchissimi) a 32 bit, non c’è stato verso, è troppo pesante anche quella per il povero Catarella personalmente di persona, sissignòri.

Nemmeno tanto tempo fa cambiai Catarella con un PC su cui installai Linux Mint (e mi ci trovavo tanto, ma tanto bene!), ovviamente accanto a Windows. Lo chiamai Maione perché era il nome dell’assistente del commissario Ricciardi, vista anche la sua mole fisica, che corrisponde (corrispondeva) all’aumento considerevole delle risorse dell’apparecchio. Poi Maione cominciò a scollarsi. Le parti dello schermo (quelle cornici di plastica che lo reggevano) cominciarono a cedere e non si chiudeva più. Vari circuiti erano “a vista” e per usarlo dovevo stare attento che non mi si rompessero i perni che lo reggevano. Insomma, per dirla alla livornese, stava ritto colle ‘àccole! Ho provato ad aggiustarlo con l’Attak ma è stato peggio el tacòn del buso. Non solo le parti scollate non si sono riattaccate (tranne pochissime cosette) ma l’Attack è evaporato e mi ha imbiancato una parte dello schermo. Insomma, un troiaio indicibile (ancorché tuttavia utilizzabile, sia pure con cautela). E sicché addio Maione.

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Storie di ordinaria telefonia 2 – Padri di famiglia

Reading Time: < 1 minuteNelle mie recentissime telefonate ai vari gestori telefonici nel vano tentativo di risolvere, o, quanto meno, di mettere una pezza alla mia zoppicante connessione internet, mi sono imbattuto in un addetto al call center di un provider di telefonia mobile che mi rispondeva dalla Romania. E’ stato moltto gentile (come tutti gli addetti che ti rispondono da un paese che non sia l’Italia, evidentemente), ha risolto il mio problema in cinque minuti (il problema era che avevo buttato via una ricarica da 10 euro, perché la mia offerta era nel frattempo scaduta), che dovevo ricaricare di altri 15 euro (e sticazzi!), per avere 50 Gb. Ma che me ne avrebbe fatti avere 100, vista la singolarità del caso. Mi è costato caro un traffico da 100 Gb., considerato che su un altro gestore ho trovato un’offerta di 150 Gb. a 12,99, poco più della metà e con un tempo più lungo per poterne usufruire.

Ma ormai è fatta, e ringrazio l’ignoto interlocutore rumeno per avermi fatto da Cicerone in questo dedalo di offerte. Alla fine della telefonata mi ha detto: “a breve riceverà una chiamata per chiederle se è stato soddisfatto del nostro servizio. Mi raccomando, mi dia un feedback positivo, ho moglie e figli, ho bisogno di lavorare”. Gli ho risposto che lo avrei fatto senz’altro, e con molto piacere. Invece subito dopo sono andato a fare la spesa. Il gestore telefonico ha telefonato tre volte per chiedermi se ero soddisfatto. Ma io non ho potuto rispondere.
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Storie di ordinaria telefonia 1 – Non mi fanno accedere all’FTP

Reading Time: 3 minutesDunque, io ho bisogno di una connessione internet illimitata, va bene? Per affrontare l’emergenza delle lezioni on line e delle riunioni da fare in diretta in questi ultimi due mesi in cui ho cambiato residenza, mi potevano bastare i 50-60 Gb al mese che mi offriva uno dei miei gestori telefonici (sì, ne ho almeno due o tre, a seconda delle offerte che mi fanno, tanto sono tutti uguali). Ora non più. O, meglio, possono bastarmi ancora, ma almeno fino alla fine di agosto. Da settembre si cambia. Da settembre ci saranno lezioni on line tutti i giorni, mischiate con le lezioni in presenza (chi ci ha capito qualcosa nelle esternazioni del Ministro Azzolina sulle direttive da rispettare al rientro alzi la mano, così ce lo spiega), ci sarà da collegarsi parecchio, ma parecchio proprio, e 50-60 Gb. al mese potrebbero non bastarmi più.

Allora mi sono tuffato nel maremagnum delle offerte e ne ho trovata una che mi interessava. Era un’offerta che prevedeva solo la connessione dati e non anche l’installazione di una linea fissa, che non mi interessa (ho un delizioso numero di cellulare, ed è questo quello che hanno parenti ed amici, il numero di una linea fissa probabilmente non me lo ricorderei nemmeno a memoria). Ho contattato il provider, che è stato gentilissimo. Oltretutto ci tengono a spiegarti, quando gli telefoni, che i loro addetti alle risposte al customer care sono tutti regolarmente assunti dall’azienda (bravi!) e che rispondono dall’Italia (per me possono rispondere anche dal Brasile, basta che mi risolvano il problema). Comunque bravi, un bel biglietto da visita. Mi dicono che mi manderanno un modem speciale che dovrò installare, semplicemente attaccandolo alla rete elettrica (fin lì ci arrivo!). Lo pagherò con comodo in un paio di comodissime rate bimestrali, direttamente sulle bollette. Poi dovrò inserire, per navigare, una serie di codici (da quello fiscale a quello mandatomi dal provider stesso via SMS) e via si comincia a navigare. L’apparecchio, che sembra un bussolotto, di forma cilindrica, fa il suo dovere. La navigazione è abbastanza fluida e sembra funzionare bene.
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Il pietismo del Mattino di Napoli sul dolore dei padri separati che uccidono i figli.

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Io non riesco a capire con quale criterio gli articolisti e i titolisti del “Mattino” di Napoli abbiano potuto partorire un commento, una chiosa, una nota a margine sulla tristissima vicenda di Margno, nella Valsàssina (meglio metterci l’accento) in cui un uomo, incapace di accettare le separazione dalla moglie che era in atto, ha ucciso prima i due figli, poi ha mandato un SMS alla moglie con la scritta “Non li rivedrai mai più”, e successivamente è andato a togliersi la vita buttandosi da non so dove.

C’è una donna che perde due figli, cazzo, ha l’esistenza sconvolta dal gesto di uno stronzo che non ha avuto nemmeno il coraggio di assumersi le proprie responsabilità davanti alla giustizia e alla società, facendo estinguere i reato per “morte del reo”, due bambini che non c’entravano nulla sono morti soffocati per mano del loro stesso padre, e il Mattino ha anche il coraggio di scrivere “Il dramma dei papà separati”? Ma cos’è, uno scherzo? Il giornalismo serio non può essere questo. Ci sono tanti papà separati (io sono uno di loro -non lo sapevate? Bene, adesso lo sapete-), alcuni vanno a mangiare alla Caritas o all’Opera di San Francesco per i poveri quando hanno bisogno di una doccia o di un cambio pulito (è a loro che dono il mio 5 x mille, fatelo anche voi), gente che dorme sotto i ponti perché la stronza della moglie ha portato via loro tutto, casa, figli, affetti e soprattutto soldi. TANTI soldi.

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Vittorio Feltri si è dimesso dall’ordine dei giornalisti. Non è detto che sia un male!

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“Dopo cinquant’anni di carriera si è dimesso dall’Ordine rinunciando a titoli e posti di comando nei giornali, compreso nel suo Libero (lo fondò nel 2000). Perché lo abbia fatto lo spiegherà lui, ma io immagino che sia una scelta dolorosa per sottrarsi una volta per tutte all’accanimento con cui da anni l’Ordine dei giornalisti cerca di imbavagliarlo e limitarne la libertà di pensiero a colpi di processi disciplinari per presunti reati di opinione e continue minacce di sospensione e radiazione”

(Alessandro Sallusti)

“Limitarne la libertà”? Wikipedia riferisce:

Nel 1996 Feltri, direttore all’epoca del Giornale, e il cronista Giancarlo Perna sono stati condannati dal Tribunale di Monza per diffamazione a mezzo stampa ai danni del giudice antimafia Antonino Caponnetto. Il procedimento riguardava un articolo del 20 marzo 1994 nel quale si mettevano in discussione, fra gli altri elementi, i rapporti tra Giovanni Falcone e lo stesso Caponnetto.
Nel giugno 1997 Feltri è stato condannato in primo grado dal tribunale di Monza con Gianluigi Nuzzi, per diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Antonio Di Pietro, per un articolo comparso sul Il Giornale il 30 gennaio 1996, in cui si sosteneva che negli anni di Mani Pulite “i verbali finivano direttamente in edicola e soprattutto all’Espresso”.
Nel gennaio 2003 è stato condannato dal tribunale di Roma, insieme a Paolo Giordano, a seguito di querela presentata da Francesco De Gregori, per avere travisato il pensiero del cantautore su Togliatti e sul PCI in un’intervista del 1997 dal titolo De Gregori su Porzus accusa Togliatti e il partito comunista, pubblicata sul Il Giornale, di cui Feltri era direttore.
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E’ stato ri-arrestato Emilio Fede

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E sicché Emilio Fede è stato ri-arrestato.

Dico “ri” perché il giornalista era già in detenzione ai domiciliari dove stava scontando una condanna definitiva passata in giudicato per il caso Ruby bis a 4 anni e 7 mesi di reclusione per induzione e favoreggiamento della prostituzione.

Se n’era andato a Napoli, dove le forze dell’ordine gli hanno notificato il provvedimento mentre festeggiava con sua moglie i suoi 89 anni (però!) al ristorante.

Ha scontato ai domiciliari 7 mesi della pena. Gli restano altri 4 anni per i quali potrà usufruire dell’affidamento in prova ai servizi sociali.

Il giornalista aveva sì avvisato i Carabinieri di Segrate del suo spostamento verso Napoli, ma non era ancora arrivata la necessaria autorizzazione del Tribunale di Sorveglianza. Fede può muoversi solo per motivi di salute.

Il GIP di Napoli Fabio Provviser ha convalidato l’arresto per evasione, ma non ha stabilito nei confronti di Fede alcuna misura cautelare perché territorialmente incompetente.

Il GIP, tuttavia, ha scritto nell’ordinanza che l’entità del dolo sarebbe particolarmente lieve:

“Se a ciò si aggiunge che lui, in qualità di uomo intelligente e furbo, ha fin da subito dichiarato spontaneamente che era a Napoli per motivi di cura, allora questa circostanza, unitamente all’età e al fatto che oggi è il suo compleanno, affievoliscono notevolmente il fuoco del dolo dell’evasione”.

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Concerti galanti (per rinfrancar l’animo tra un enigma e l’altro)

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O gioja, o gaudio, o tripvdio!! Ho appena ordinato jersera (e oggi è già arrivato, miracoli di Amazon, che non so proprio come faccia) un nuovo CD (veramente sono tre volumi) della spettacolare Brilliant, contenente concerti per pianoforte e orchestra di autori del ‘700 e della prima metà dell’800.

E’ un trionfo di fuochi di artificio di musica bellissima, che costa solo 10,50 euro (sì, 10,50 euro per TRE CD, benedetta sia in eterno la Brilliant!), con concerti di Clementi, Cimarosa, Paisiello, Stamitz, Pergolesi, J. C. Bach (assai più eclettico e creativo del padre fanfarone, quel trippone di Lipsia!), Kozeluch, Bocherini,Cambini, Jommelli, nell’esecuzione dell’Orchestra Rami Musicali diretta da Filippo Conti (David Boldrini ed Elena Pinciaroli al piano)

Vi assicuro che si spende poco e si gode tantissimo, quindi compratelo anche voi, maramaldi che altro non siete!

La “soprassata” si chiama soppressata. Oh!

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Che va bene che uno va al discount (Penny Market) per risparmiare e per comprare dei prodotti no logo. Che va bene che non tengono o quasi prodotti di marchio (più che “di marca”), che va bene che gli affettati sono serviti in confezioni di plastica anziché freschi al banco, e che questo aumenta il numero di scarti da riciclare, che va bene tutto ma “soprassata” proprio non si può sentire.

In Toscana si dice, correttamente, “soppressata” e basta. E’ il salume che ospita, in triturazioni grossolane, le parti meno nobili, ma non per questo meno buone, del majale, che vengono, giustappunto, pressate (da qui il nome “soppressata”) viene bollito e una volta rappresi i grassi e le parti gelatinose (orecchie e quant’altro) si taglia a fette e si vende dal salumiere. Esiste in Veneto un salume che si chiama “soppressa”, che somiglia di più a un salame che alla specialità toscana, ugualmente gustoso (sia con aglio che senz’aglio), e fatto con la stessa tecnica della pressatura.

Ora voglio vedere chi ha il coraggio di darmi torto.

Il processo penale telematico mi fa paura

Reading Time: 2 minutesNon so a voi, ma a me questa telematizzazione e informatizzatione del processo, soprattutto del processo penale, fa un po’ paura.

Non parlo da indagato dal Tribunale di Roma (non lo sono ancora ufficialmente, e sono già passati oltre due anni dalla data di pubblicazione dell’articolo “incriminato”, che, comunque, resta sempre a disposizione di chi voglia leggerlo, non essendo stato emesso alcun provvedimento di sequestro in proposito), ma da cittadino.

Nel procedimento penale l’onere della prova è a carico dell’accusa, e la prova provata della colpevolezza o dell’innocenza di un imputato si forma nel contraddittorio tra le parti, un contraddittorio che non può non essere personale, fisico, in presenza, o, come amano dire i giuristi, “de visu”.

Se il pubblico ministero mi interroga io rispondo al giudice contestando le accuse. E’ un batti e ribatti, voglio vedere in faccia chi mi accusa, e rispondere alle domande della parte lesa, dell’accusa e della difesa. Se l’accusa fa una domanda per cui una delle parti propone opposizione, la decisione del giudice deve essere immediata (ritiri la domanda, la riformuli, l’imputato risponda o non risponda), non si può cristallizzare un interrogatorio in un filmato acquisito.

E poi i software utilizzati per questa tipologia di pratiche devono essere trasparenti, rigorosamente a sorgente aperta (open source) e non acquisiti, gestiti o usufruiti da piattaforme proprietarie (ce lo vedete voi un processo fatto in Google Meet?? Farebbe ridere i polli), che, ben che vada, dovrebbero rispondere del loro operato negli Stati Uniti, e non alla legge italiana.
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Il caos della ripresa della scuola

Reading Time: < 1 minuteSi ricomincia il 14 settembre. Forse. In presenza o on line? Dipenderà dai Dirigenti Scolastici (un modo gentile ed educato per definire i Presidi), ma probabilmente sia in presenza che on line.

Docenti e personale ATA dovranno sottoporsi obbligatoriamente ai test sierologici? Forse sì, forse no. Le mascherine per il personale scolastico (2 milioni di pezzi al giorno) saranno obbligatorie? Probabilmente sì. E gli studenti? Che li voglamo lasciare da parte (senza alcun test sierologico)? Le mascherine salgono a 12 milioni di pezzi al giorno.

Lezioni per “ambiti disciplinari” nelle scuole? Probabilmente sì, ma anche nei cortili, teatri, cinema e biblioteche. Si prevederanno turni, entrate e uscite diversificate, gruppi formati anche da alunni di diverse classi e di diverse età (tanto poi sono affari dei docenti trovare argomenti “trasversali”) mense a turni e formazione per il personale docente e ATA. Distanze di sicurezza? Naturalmente sì. Poi voglio vedere come si mantengono e si sanificano ad ogni cambio di “turno” aule di 35 metri quadri che contengono classi pollaio. E poi si va a scuola anche di sabato? Magari sì.

Insomma, il caos.

Garante della Privacy: comunicato stampa della Relazione Annuale e testo completo in formato PDF

Reading Time: 7 minutesRELAZIONE SULL’ATTIVITA’ 2019

Sintesi per la stampa

L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali, composta da Antonello Soro, Augusta Iannini, Giovanna Bianchi Clerici, Licia Califano, presenta oggi la Relazione sull’attività svolta nel 2019.

La Relazione illustra i diversi fronti sui quali è stato impegnato il Collegio dell’Autorità nel corso dell’anno di proroga del suo mandato, caratterizzato in questi ultimi mesi dall’impatto determinato dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19 su tutti i settori della vita nazionale. La necessità di assicurare un corretto trattamento dei dati – in particolare di quelli sulla salute – e il rispetto dei diritti delle persone, ha visto l’Autorità impegnata nel fornire pareri e indicare misure di garanzia riguardo alla app “Immuni”; all’effettuazione dei test sierologici; alla raccolta dei dati sanitari di dipendenti e clienti; alla ricetta elettronica; alla sperimentazione clinica e alla ricerca medica; all’attivazione dei sistemi di didattica a distanza; al processo penale e amministrativo da remoto.

Il 2019 ha peraltro rappresentato per l’Autorità un anno particolarmente impegnativo ai fini del progressivo adeguamento al Regolamento Ue da parte dei soggetti pubblici e privati per i quali sono oggi previste nuove responsabilità.

Gli interventi più rilevanti

Il 2019 ha visto una serie di interventi centrati innanzitutto sulle rilevanti novità introdotte dal Regolamento Ue e sulle grandi questioni legate alla tutela dei diritti fondamentali delle persone nel mondo digitale: in particolare, le implicazioni etiche della tecnologia; l’economia fondata sui dati; le grandi piattaforme; i big data; l’intelligenza artificiale e le problematiche poste dagli algoritmi; la sicurezza dei sistemi e la protezione dello spazio cibernetico; la pervasività delle diverse forme di controllo e sorveglianza; il ricorso sempre più diffuso ai dati biometrici; la monetizzazione delle informazioni personali; le fake news; l’Internet delle cose; il revenge porn.
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Il ritorno della mi’ nonna Angiolina

Reading Time: 4 minutes

“La mi’ nonna antìa antìa
che sapeva di baccalà…”
(Antica nenia livornese)

Son grato e divoto alla cara lettrice (cara sì, ma piuttosto verbosa) Bucalossi Armida per avermi riferito che il blog ultimamente è nojoso, e che a lei non frega una beneamata cippa dei problemi legali legati alla diffamazione, di Paolo Attivissimo, di Linux, del software libero, dei server PHP, e di quant’altro renda lagnoso il mio quotidiano chiacchiericcio. Alla cara Bucalossi Armida ribadisco che ha ragione, ma il blog è mio e ne fo’ quel che mi dà la gana.

Per esempio avvisarvi del rinvenimento, nel mentre che rimettevo a posto i libri, tra il primo volume dell’Epistolario di Giacomo Puccini (10 volumi, stava sempre a scrivere quel benedett’uomo!) e l’edizione critica dei “Canti” del Leopardi, ho rinvenuto un dagherrotipo della mi’ nonna Angiolina da giovane. Siccome nel blog l’ho rammentata diverse volte, ve ne vo’ contar le gesta.

La mi’ nonna Angiolina era una a cui gli fumava parecchio la berretta, aveva un caratteraccio impossibile, era molto incazzerina e litigava sempre con tutti. Però con il tempo (ma con molto tempo), la vecchiaia, la malattia, l’autoreclusione in casa (non usciva praticamente mai) ho imparato a volerle un po’ di bene. Solo un po’.

La mi’ nonna Angiolina aveva quasi tutti in antipatia. La dirimpettaia, soprattutto, con cui aveva chiuso i rapporti per motivi futili e banali. Il vicino di casa, sempre per fare un altro esempio, che chiamava spregevolmente “Nappa” (nel suo linguaggio pisano-campagno-livornese la “nappa” è il naso), perché aveva una narice prominente e particolarmente grossa. “Un ci parlà’ con Nappa, è ‘gnorante!” (“ignorante” in toscano non indica solo una persona che ignora, che non sa, ma anche e soprattutto una persona violenta, prepotente e astiosa, dai modi rudi). E io ci credevo. Poi scoprii che “Nappa” non era affatto quello che la mi’ nonna Angiolina mi descriveva. Si chiamava Sergio, era bravissimo, soprattutto nell’arte nobile di coltivare l’orto, e in quella incommensurabile di farsi un ballino di cazzi suoi.
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Nuova veste grafica per il blog per chi ci raggiunge da dispositivi mobili

Reading Time: < 1 minuteChi visita il blog da un dispositivo mobile (iPhone -ohibò!-, Smatphone, Tablet), dalla notte scorsa (sì, ci ho lavorato fino alle 2!) potrebbe trovare una nuova interfaccia grafica, più agile e leggera, per visualizzarne i contenuti.

Dico “potrebbe trovare” perché il nuovo aspetto grafico dipende dal browser che usate per collegarvi alla rete. Quindi non è detto che tutti i browser siano supportati dal cmbiamento. Il mio (Mozilla Firefox) lo è ed il risultato è che chi mi segue dal telefonino o dall’iPad è molto più agile, veloce, e usufruibile.

Naturalmente i cambiamenti per questo tipo di piattaforme riguardano anche l’onnipresente classicistranieri.com. Non che le precedenti modalità di presentazione del blog sui telefonini fossero poi malaccio

Sì, lo so, si visualizzano tonnellate di pubblicità. Ma è l’unico modo per sopravvivere. Se proprio non vi piace escludetela (molti browser lo permettono), se no, ciucciàtevela così com’è, o cosa volete che vi dica?

Il dirigente scolastico Marcello Rosato ai domiciliari per atti sessuali su minori. E se fosse innocente?

Reading Time: < 1 minuteIo mi auguro, voglio augurarmi con tutto il cuore, che il Professor Marcello Rosato, Dirigente Scolastico attualmente in stato di detenzione domiciliare per il reato di atti sessuali con minorenne, punito con il carcere da tre a sei anni, sia innocente.

Il provvedimento è stato preso dal GIP Andrea Di Berardino su richiesta del Pubblico Ministero Marika Ponziani.

Rosato è accusato di svariati e ripetuti atti sessuali su un alunno di 17 anni, dopo una conoscenza avvenuta su una chat di incontri, Secondo l’accusa, dopo aver scoperto che l’interlocutore era un alunno del suo stesso istituto, il Dirigente avrebbe consumato gli atti sessuali oggetto di contestazione giudiziaria nei locali della scuola e a casa sua.

Nel corso di una perquisizione domiciliare sarebbe stato sequestrato svariato materiale informatico e di altra natura (sono stati sequestrati il computer e il telefonino del Dirigente per compiere degli atti irripetibili) attestante le contestazioni addebitate.

Io, come vi dicevo, spero tanto che sia innocente e che siano vere le dichiarazioni del suo legale, l’avvocato Alessandro Troilo (“È tutto falso: il mio cliente è totalmente estraneo alle accuse e riuscirà a dimostrare la sua completa innocenza”)

Perché se fosse colpevole sarebbe un’onta indelebile sulla scuola abruzzese e italiana. Se fosse innocente sarebbe stato privato della libertà ingiustamente.
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Diffamazione: il pasticcio della Commissione Giustizia del Senato sul ddl Caliendo

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La Commissione Giustizia del Senato, nell’affrontare il tema dell’eliminazione del carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa (il Parlamento era stato sollecitato dalla Corte Costituzionale a dare una normativa in questo senso, in mancanza della quale si è riservato di decidere sulla costituzionalità del carcere per i giornalisti colpevoli del reato di diffamazione nel 2021), ha fatto un pasticcio tremendo.

La sanzione della reclusione per il reato di diffamazione è stata sì, eliminata (buona notizia!), ma la pena pecuniaria è stata aumentata in modo esagerato. Il Disegno di Legge proposto dall’on. Giacomo Caliendo (Forza Italia) prevede la comminazione della pena della multa da 5000 a 10mila euro per il reato di diffamazione commesso a mezzo della stampa. Queste sanzioni possono salire fino a 50mila euro, da un minimo di 10mila, se l’offesa consiste nell’attribuzione di un fatto determinato, riferito in modo consapevolmente falso. L’autore dell’articolo o il direttore della testata non sono punibili se prima dell’apertura del giudizio hanno pubblicato una rettifica, una smentita o una nota che siano idonei a riparare l’offesa. Sono previste comunque, in caso di sentenza di condanna, sanzioni accessorie come la sospensione dall’esercizio della professione di giornalista.

Nessun cenno, invece, in tema di querele temerarie (quelle che vengono presentate per tentare di far zittire l’autore della presunta diffamazione, con richieste pecuniarie esose ed esagerate), sebbene questa materia sia oggetto di iniziative di legge separate.
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Il popolo di Google e i report sui clic verso il blog

Reading Time: 2 minutesGoogle mi manda ogni mese una sorta di report sulle ricerche web che hanno portato o che portano a qualcuno degli articoli del blog.

Diamo loro un’occhiata:

Nel mese di maggio sono apparsi sulle pagine web di ricerca di Google 104000 impressioni del nostra blog. Però! Su queste 104000 impressioni solo 2210 persone hanno fatto “clic” sul link riferito alla ricerca.

Quello che è desolante è controllare quali sono le frasi di ricerca più inserite sul motore di ricerca e che rimandano a noi:

c’è gente che si chiede quale sia la traduzione di “Agif Al Aviv”, che io avevo scherzosamente spacciato come pensatore, letterato e intellettuale arabo del medioevo in un post passato. Ma dico, cosa ci vuole a capire cosa significa “Agif Al Aviv”? Basta leggere il nome da destra a sinistra ed ecco risolto il mistero.

Altra chiave di ricerca molto diffusa è “Liù canzone significato”. “Liù” è una famosa canzone della fine degli anni ’70 degli Alunni del Sole. I primi versi recitano testualmente:

Liù si stendeva su di noi
e chi dava un po’ di sé
senza chiedersi perchè.

Cosa vorrà dire? Io proprio non me lo figuro, come diceva Pinocchio. Insomma, le motivazioni che vi spingono a cliccare sul blog sono tra le più prosaiche. E pensare che ci occupiamo anche di diffamazione, cultura libera, politica, privacy, software libero, canzoni e tanto altro.
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WhatsApp va in tilt e il popolo dei suoi utenti impazzisce

Reading Time: 2 minutes

Clamore & terrore!! Ieri WhatsApp ha toppato. Sono state disattivate le seguenti funzioni:

– vedere se un contatto è on line
– vedere se quel contatto in quel momento ci sta scrivendo
– vedere quando un contatto ha effettuato l’ultimo accesso.

A me ha ripristinato anche il doppio segno di spunta blu, ovvero il segnale che l’utente finale ha letto il mio messaggio, funzione che avevo prudenzialmente disabilitato.

Pioggia di commenti e di lamentazioni su Twitter. Eccone, a puro titolo di esempio, uno:

L’Huffington Post scrive “Utenti spaesati”. Quotidiano.net addirittura “Il web colto di sorpresa impazzisce”. Ma si impazisce perché? WhatsApp è una applicazione completamente gratuita, non c’è alcun contratto che garantisca determinate prestazioni con l’utente finale. Insomma, WhatsApp può andare in tilt quando più le pare, non è tenuta a dare spiegazioni a nessuno, non deve nemmeno garantire un servizio. Ha 2 miliardi di utenti in tutto il mondo, ok. Ma se domattina decidesse di chiudere baracca e burattini, i 2 miliardi di utenti che ha tornerebbero a scriversi gli SMS a 15 centesimi di euro ciascuno e con 160 caratteri di testo senza possibilità di allegare “fotine” o video, senza l’opportunità di fare videochiamate e chiamate telefoniche sfruttando la connessione wireless o i Gigabyte della scheda telefonica.
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