La neverendig story di classicistranieri.com

Il 26 aprile scorso la mia biblioteca on line classicistranieri.com è stata messa in modalità manutenzione dal provider Aruba.
In quel momento mi trovavo in una condizione molto delicata della mia vita in cui non disponevo nè di PC nè di connessione internet.
Ho potuto soltanto vedere il messaggio di avviso del reparto webserver una settimana dopo, ignorando fino ad allora l’irraggiugibilità dei contenuti del sito, cui era stato posto un messaggio di cortesia (grazie).
L’origine del disservizio sarebbe consistito, a detta del provider, da non ben meglio specificati plugin o temi vetusti installati sul sito. Nonostante le mie insistite richieste, non sono stato in grado di conoscere quali fossero questi applicativi in modo da rimuoverli in tutta velocità e sicurezza. Successivamente Aruba mi ha informato che erano in corso degli aggiornamenti lato server, e oggi pomeriggio il sito è risultato di nuovo accessibile e navigabile.
Farò il possibile per ottimizzarlo ulteriormente. Ma intanto classicistranieri c’è e lotta insieme a noi.

Luc Montagnier vs David Puente 1-0

Il 17 aprile scorso, il quotidiano online “Open”, diretto da Enrico Mentana (lo stesso che annunciò che se avese saputo che Conte avesse fatto nomi e cognomi dei suoi detrattori di destra non avrebbe mandato in onda il suo intervento), ha pubblicato un articolo a firma di David Puente e Juanne Pili, intitolato “Il nuovo Coronavirus è stato creato in laboratorio per trovare un vaccino contro l’Hiv? Lo dice Montagnier, ma non è così!”.
Nel pieno rispetto della libertà di espressione e di stampa, l’unica cosa che c’è da osservare è che non è possibile che due giornalisti, di cui uno debunker noto per la sua lotta ai complottisti, possano avere maggiore competenza di un premio Nobel per la medicina con quattro lauree.
In questo momento di emergenza sanitaria che tutti ci coinvolge, abbiamo sempre più bisogno di opinioni autorevoli come quelle del Prof. Montagnier e sempre meno di quelle dei cacciatori di bufale. Iosto con Montagnier. Per il resto beato chi ci crede. Noi, no, non ci crediamo.

Silvia Romano si è convertita all’Islam. E sono solo affari suoi.

La liberazione di Silvia Romano, in un momento di emergenza sanitaria quale quello che stiamo vivendo, avrebbe dovuto renderci tutti più contenti e sollevati. E non escludo che per la maggioranza delle persone, me compreso, sia stato così.
Invece c’è stato il solito vomito acidulo dei consueti leoni da tastiera (per non parlare dei titoli aberranti di quotidiani a tiratura e diffusione nazionale e della definizione di “neo-terrorista” affibbiatale da un parlamentare della repubblica, salvo poi scusarsi per l’infelice espressione) che ne ha stigmatizzato, e con parole irripetibili, la conversione alla religione islamica, come se questo fosse una colpa da espiare. Qualcuno si è perfino divertito a lanciare dei cocci di bottiglia contro la sua abitazione e a riempire di insulti il suo profilo Facebook.
Non so, e non posso sapere, se la conversione all’Islam di Silvia Romano sia stata un atto originato da una libera determinazione o da una costrizione psicologica, So solo che la nostra Costituzione garantisce a chiunque la libertà religiosa, che Silvia Romano è una persona maggiorenne e che ha diritto di fare della sua vita quello che vuole, Una scelta religiosa non potrà e non dovrà sottrarla all’affetto dei suoi cari e delle tante persone che le vogliono bene. Almeno finché vivremo in uno stato laico e di diritto.

Paolo Attivissimo e il “delirio del giorno”

Paolo Attivissimo ha una piccola ma deplorevole abitudine. Quando riceve dei commenti di insulti, cosa che gli accade assai frequentemente, screnshotta (termine orribile che significa “acquisisce una copia grafica del contenuto”), rimuove il commento e lo ripubblica sotto una sezione che ha denominato “il delirio del giorno”.

Così ha fatto con un recente commento di uno dei soliti conigli da tastiera (i conigli sono animali nobilissimi) che, a suo dire, lo ha riempito di insulti. Il mittente di questo ignobile messaggio di commento, però, non è stato al gioco ed ha minacciato Attivissimo di denuncia-querela, preannunciandogli in una mail la richiesta economica dei danni.

Naturalmente Attivissimo non ha resistito alla tentazione di raccontare l’accaduto sul suo blog, lamentando il fatto di avere ricevuto un preannuncio di querela per una presunta diffamazione che lui non avrebbe posto in essere, ma che sarebbe stata originata proprio dal mittente del commento. In breve, lui è stato diffamato e lui è il destinatario della querela annunciata.

Di errori Paolo Attivissimo ne ha commessi tanti. In primo luogo non ci si difende su un blog da una querela per il momento solo preannunciata. Si attende che l’atto si materializzi, che il pubblico ministero ne venga a conoscenza e che compia le dovute indagini, per decidere alla fine, se procedere con la citazione diretta a giudizio o chiedere l’archiviazione al GIP.

Durante questo procedimento le strategie di difesa sono varie. Paolo Attivissimo può farsi interrogare dal Pubblico Ministero, spiegare le sue ragioni, e produrre una memoria difensiva. Se tutto questo non dovesse bastare a chiudere la questione può andare a processo, farsi interrogare da un giudice, dai suoi avvocati difensori, dagli avvocati della parte lesa e dallo stesso pubblico ministero.

Anche chi scrive è stato querelato per diffamazione (peraltro da una cara amica dello stesso Attivissimo) ma per rispetto delle condizioni procedurali, del segreto istruttorio, della supposta parte lesa, non si è mai minimamente sognato di definire l’atto della querelante “il delirio del giorno”. Ognuno, se si sente diffamato, ha il diritto di rivolgersi alla magistratura, e questo diritto è inalienabile. Nella aule di giustizia non esistono cacciatori di bufale, debunker, terrapiattisti o complottisti. Esiste solo chi ha ragione e chi ha torto.

Un punto (un altro) su cui Attivissimo ha inevitabilmente torto è quando scrive che “Al suo avvocato, invece, non sarà sconosciuto il concetto di lite temeraria.” La lite temeraria è un concetto che si applica al processo civile, quello in cui un giornalista e il direttore della sua testata sono chiamati a rispondere economicamente del danno diffamatorio ricevuto, non a quello penale, in cui in primo luogo si deve valutare se un atto di querela è fondato o no.

Cosa avrebbe potuto fare Attivissimo? Semplice: non cancellare quel messaggio di insulti, correre alla prima stazione dei carabinieri o della polizia postale, sporgere querela e vedere che cosa sarebbe successo in futuro. Senza allertare i suoi adepti, avendo fiducia nelle istituzioni, e proseguendo il suo cammino nel pieno rispetto dei diritti delle parti.

Almeno per una volta non basterà la frase “graie per tutto il pesce” per venirne fuori.