Lite temeraria e diffamazione a mezzo stampa: in arrivo il nuovo articolo 96 c.p.c. salva giornalisti

Ecco il comma che modifica l’articolo 96 del Codice di Procedura Civile, secondo il disegno di legge presentato da Di Nicola, Airola, Angrisani, Castellone, Di Girolamo e altri:

«Nei casi di diffamazione commessa con il mezzo della stampa, delle testate giornalistiche online o della radiotelevisione, in cui risulta la mala fede o la colpa grave di chi agisce in sede di giudizio civile per risarcimento del danno, su richiesta del convenuto, il giudice, con la sentenza che rigetta la domanda, condanna l’attore, oltre che alle spese di cui al presente articolo e di cui all’articolo 91, al pagamento a favore del richiedente di una somma, determinata in via equitativa, non inferiore alla metà della somma oggetto della domanda risarcitoria»

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Fatto di particolare tenuità: imputato prosciolto con 1,97 grammi per litro di alcol

Il Tribunale Monocratico (giudice Maria Pia Bianchi) di Milano ha prosciolto un automobilista dalle accuse previste e punite dall’articolo 186 del Codice della Strada (ammenda da 1.500 a 6.000 euro, arresto da sei mesi ad un anno, sospensione o revoca della patente) dopo aver provocato un incidente sulla A4 in cui non risulterebbero feriti o terze persone o mezzi coinvolti. La ragione è che il fatto sarebbe di “particolare tenuità”. La particolare tenuità di un fatto è una fattispecie prevista dall’articolo 131 bis del Codice Penale. Eccone il primo comma:

“Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale.”

Ora, un tasso di alcol pari a 1,97 grammi per litro è di quasi quattro volte il massimo consentito. Con lo stesso identico tasso alcolemico il 5 gennaio scorso in provincia di Bolzano un giovane su un auto lanciata a tutta velocità ha ucciso sette persone, travolgendole.

Dunque, è SOLO perché, fortunatamente, nel caso dell’automobilista processato dal Tribunale di Milano non ci sono state vittime o feriti che il processo ha preso la piega della “particolare tenuità”? Pare di no, anzi, nelle motivazioni depositate lo scorso mese di novembre si legge, tra l’altro, che:

«la circostanza che il livello di tasso alcolemico rinvenuto nel sangue non sia di molto superiore al limite relativo alla soglia di rilevanza, consente di qualificare il fatto in termini di tenuità»

Quasi quattro volte oltre il limite consentito NON E’ un fatto di “particolare tenuità”.

Riguardo all’incidente la motivazione riporta:

«non si stima adeguatamente provato» considerato che «l’imputato perdeva il controllo del mezzo senza cagionare ad altri danno»

Scrive la Polstrada di Bergamo:

«rimane di difficile comprensione l’eccezione di non ritenere adeguatamente provato l’incidente»

La sentenza è di per sé spiazzante e c’è solo da augurarsi che non lasci ulteriori strascichi nella giurisprudenza e che possa trovare una riforma nel giudizio di appello

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Quantus tremor est futurus, quando iudex est venturus, cuncta stricte discussurus!

E’ il dies irae, il giorno in cui la Giunta per le Autorizzazioni a procedere voterà a favore o contro l’ipotesi di mandare a processo Matteo Salvini per sequestro di persona nell’ambito del caso della nave Gregoretti. Salvini, citando maldestramente Giovanni Guareschi si dichiara pronto alla prigione («Guareschi diceva che ci sono momenti in cui per arrivare alla libertà bisogna passare dalla prigione. Siamo pronti, sono pronto»), ma è una manovra evidentemente elettorale: lo stigma sarebbe la sua arma vincente nelle prossime elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria. Gli esponenti dei partiti di maggioranza (Pd-M5S-Iv-Leu) potrebbero non partecipare al voto. La Lega voterebbe a favore sulla base delle richieste dello stesso Salvini. Forza Italia e Fratelli d’Italia finirebbero a esprimere il loro voto contrario per cui trovandosi in perfetta parità (cinque a cinque) la relazione del presidente verrebbe cassata e la questione dovrà essere affrontata in aula il 17 febbraio. A meno che De Falco (ex M5S) decida, al contrario di quello che è stato annunciato inizialmente, di partecipare al voto e faccia pendere la bilancia da una parte o dall’altra.

Fin qui i fatti e le ipotesi. Poi ci sono le opinioni. Che sono le mie. E sono quelle di sempre. Ovvero che Salvini debba andare a processo perché deve confrontarsi con la giustizia, con i suoi accusatori e con i suoi giudici come un normale cittadino, uno di quei milioni che pretende di rappresentare, e non come un privilegiato dalla sua posizione di parlamentare. Ha ottime possibilità di sfangarla perché la Procura di Catania, già il 21 settembre scorso, ha chiesto l’archiviazione del caso.

«Oggi decidono se sono un criminale o meno. Io prendo un detto della mia nonna: `Male non fare, paura non avere´. Siccome devono essere i delinquenti ad aver paura del processo, io ribadisco: mandatemi a processo. Se devo andare in galera per difendere il mio Paese ci vado a testa alta».

Ecco, vada a processo sì, ma per difendere se stesso. Lasci stare il Paese, chè già abbiamo visto come è stato difeso nel periodo in cui lui era Ministro degli Interni. Vada in tribunale non per vincere le elezioni ma per vincere un processo con la forza delle prove provate e non con quella della prepotenza o dei detti della nonna.

E dunque, in attesa del 17 febbraio, speriamo davvero che la Giunta per le Autorizzazioni a Procedere dia un segnale chiaro di dove vuole andare la maggioranza. Ce n’è un gran bisogno per tutti.

 

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