Prescrizione – Dichiarazione dell’Avv. Deborah Cianfanelli, Membro del Consiglio Generale del Partito Radicale

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“Voglio ringraziare il Presidente dell’Unione Camere Penali, Avv. Giandomenico Caiazza, per aver fortemente voluto incardinare la lotta degli avvocati penalisti contro la riforma della prescrizione, e ancor di più per aver voluto dare a questa lotta la forma della maratona oratoria dando così presenza nella forma e nella sostanza agli insegnamenti di Marco Pannella, e tutti gli avvocati penalisti che vi hanno preso parte per spiegare le importanti ragioni del fermo no al blocco della prescrizione dopo la pronuncia della sentenza di primo grado.

La riforma Bonafede è una riforma criminale in quanto attenta ai diritti fondamentali di difesa dei cittadini ponendoli, a tempo indeterminato, in balìa dei tempi irragionevoli della giustizia penale italiana, sommando così allo scandalo del “fine pena mai” quello del “fine processo mai”.

Questa riforma rappresenta un grave attacco alle garanzie del cittadino riportando il nostro sistema penale a sistema inquisitorio.

L’interruzione del decorso dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado, sommata all’incapacità del nostro Stato di garantire giustizia nei tempi ragionevoli imposti dalla convenzione europea dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, porterà ad un ulteriore aggravarsi del comportamento del nostro Stato, che già Marco Pannella definiva “criminale” e che, ancora una volta, invece che tutelare i diritti fondamentali del cittadino e risolvere i problemi che causano la durata dei processi nelle nostre aule giudiziarie,  con questa riforma della prescrizione andrà ad aggravare tali già intollerabili tempi processuali, con tutto ciò che questo comporta sulla vita delle persone coinvolte nei processi.

Il Ministro Bonafede dimentica il monito che il Presidente Napolitano espresse nel suo formale messaggio alle Camere già nel 2014:

l’Italia viene, soprattutto, a porsi in una condizione che ho già definito umiliante sul piano internazionale per le tantissime violazioni di quel divieto di trattamenti inumani e degradanti nei confronti dei detenuti che la Convenzione europea colloca accanto allo stesso diritto alla vita. E tale violazione dei diritti umani va ad aggiungersi, nella sua estrema gravità, a quelle, anche esse numerose, concernenti la durata non ragionevole dei processi”.

Auspico che il Parlamento possa mutare immediatamente questa pericolosa riforma che, riguardo alla durata dei processi, si pone come un rimedio peggiore del male, non volendo curare il male alla radice e lasciandosi trascinare alla deriva da un populismo che vuole tramutare la giustizia in vendetta.”

Lucia Borgonzoni e le passeggiate nei boschi che curano la depressione

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Il professor Roberto Burioni ha recentemente riesumato questo Tweet di Lucia Borgonzoni, senatrice della Lega e candidata Presidente della Regione Emilia-Romagna per il centro-destra. In Senato ha sfoggiato la T-Shirt “Parliamo di Bibbiano” lo scorso 10 settembre 2019, inducendo la presidente Alberti Casellati a sospendere brevemente la seduta dopo essere stata invitata a ricomporsi.

Va detto che, a proposito del contenuto del Tweet che qui vi riporto, il sito http://altraroba.altervista.org esiste sul serio e che ha realmente pubblicato un articolo dal titolo “E se gli psichiatri prescrivessero gite nei boschi anziché antidepressivi?”. Lo potete leggere a questo link.

Vi si legge, tra l’altro che:

Una camminata o escursione in un bosco corrisponde ad una pratica naturale di aromaterapia.

e che

Evidenze scientifiche hanno dimostrato come questa possa ridurre in maniera significativa ansia, depressione e rabbia.

La Borgonzoni ha fatto suo il contenuto di questo articolo e lo ha rilanciato dalla sua pagina Twitter nel giugno scorso (prima di cambiare account in “Lucia Borgonzoni Presidente“).

Va detto, a scanso di equivoci, che la depressione è una malattia molto seria, con grandissimi costi sociali, e che per affrontarla occorrono anni di cure farmacologiche e psicoterapeutiche. Per “cure farmacologiche” intendo proprio uso di psicofarmaci antidepressivi, chimica, iterazioni con le sinapsi, produzione di serotonina. Non si può delegare alla naturopatia, a una semplice passeggiata nei boschi, la risoluzione anche solo parziale di questo tipo di sintomatologie. Non esistono medicine alternative -dice il dottor Burioni-, esistono soltanto alternative pericolose alla medicina. Tutto le soluzioni a base “di yoga, di erbe, psiche, di omeopatia”, non servono a niente, sono totalmente inutili, completamente inefficaci quando non addirittura dannosi. Questo gli psichiatri lo sanno bene, e fanno bene a prescrivere solo psicofarmaci antidepressivi e/o ansiolitici a chi si rivolge a loro per chiedere un aiuto. La preparazione e l’esperienza di uno psichiatra nel curare la depressione non possono assolutamente essere sostituite da un approccio naturistico. La depressione non è una slogatura a una caviglia, per cui vanno ancora bene gli impacchi di arnica, come descriveva Louisa May Alcott in “Piccole donne“. La depressione è una bestia bruttissima che in molti casi non guarisce, ma che si continua a tenere sotto controllo vivendo una vita soddisfacente. Ma resta sempre lì, latente, estremamente subdola, pronta ad aggredire di nuovo. E la vita del malato di depressione, credetemi, è tutt’altro che vita. Come quella dei familiari che hanno la sventura di stargli accanto.

Non bisogna confondere l’efficacia di un principio attivo con l’aria fresca. Non si può tollerare l’esternazione di chi afferma che

Grazie alla presenza di fragranze e profumi, in particolare modo quelli emanati dalle conifere (fitoncidi), comunemente noti come “oli essenziali legnosi”, il rischio di problemi psicosociali legati allo stress risulta essere inferiore negli individui che compiono regolarmente tali immersioni nei boschi come parte integrante del loro stile di vita.

perché questi dati vanno opportunamente dimostrati con studi scientifici seri e rigorosi, pubblicati su riviste mediche di provati rigore e fama. Lo so anch’io che respirare l’aria dei boschi fa bene, ma la depressione, l’ansia, lo stress, la rabbia sono ben altro e hanno bisogno di approcci medici adeguati per essere risolutivo. Ne va della salute del paziente depresso e del suo entourage sociale e familiare. Non scherziamo.

Saluti allopatici.