La verità putativa nel reato di diffamazione secondo la Cassazione

“l’esimente della verità putativa dei fatti narrati, idonea ad escludere la responsabilità dell’autore d’uno scritto offensivo dell’altrui reputazione, sussiste solo a condizione che:

a) l’autore abbia compiuto ogni diligente accertamento per verificare la verosimiglianza dei fatti riferiti; b) l’autore abbia dato conto con chiarezza e trasparenza della fonte da cui ha tratto le sue informazione, e del contesto in cui, in quella fonte, esse erano inserite; c) l’autore non ha sottaciuto fatti collaterali idonei a privare di senso o modificare il senso dei fatti narrati; d) l’autore, nel riferire fatti pur veri, non abbia usato toni allusivi, insinuanti, decettivi”.

Cassazione, sentenza 29 ottobre 2019, n. 27592 – III sezione civile

 

220 Views

Varese: “fai schifo, sei proprio un terrone”. Offendeva i bambini dell’asilo nido. Maestra sospesa per sei mesi dal GIP.

Schiaffeggiava bambini e li offendeva gridando “fai schifo, sei proprio un terrone”. Bambini di età compresa tra i pochi mesi e i due anni. Asilo nido, per indenderci. La donna si appartava anche in una stanza con il compagno, fatto entrare di nascosto, lasciando soli i bambini. Sono state le telecamere dei carabinieri, installate su ordine del PM di Varese a dimostrare i fatti e a spingere il GIP a irrogare la sanzione di sei mesi di sospensione dall’attività lavorativa per una maestra di Cocquio Trevisago. L’inchiesta ha avuto origine dalla segnalazione di una coppia di genitori che hanno riferito ai carabinieri della stazione di Besozzo che il loro bambino accusava sintomi di insonnia, incubi notturni e reazioni di  autolesionismo. Il piccolo è stato ritirato dall’asilo.

214 Views

Bibbiano: il sindaco Carletti torna libero. Scarcerata anche Lara Comi.

Il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti è tornato in stato di libertà e gli sono state revocate dalla Cassazione le misure cautelari inflittegli (in primo luogo l’arresto, poi la detenzione domiciliare e l’obbligo di dimora). Resta indagato per abuso d’ufficio, ma, questo sì, non doveva essere arrestato. Può aspettare da libero l’esito del processo a suo carico.

Anche Lara Comi è libera. Il 14 novembre scorso era stata posta agli arresti domiciliari nell’ambito della seconda parte dell’inchiesta denominata “mensa dei poveri”. Il tribunale del riesame ha annullato la misura cautelare che l’affliggeva. Resta indagata anche lei per corruzione e truffa ma non per finanziamento illecito. Le è stato disposto il divieto di esercitare l’attività di impresa o di assumere cariche direttive o di ricoprire uffici direttivi per sei mesi.

Ora, di fronte a casi così eclatanti di ingiusta detenzione viene spontaneo chiedersi “e pensarci prima no??” Voglio dire, non è che un sistema può funzionare secondo la logica del “intanto comminiamo una misura cautelare, poi l’indagato avrà tutto il tempo e il modo di dimostrare nelle sedi opportune che quella misura era ingiustificata”. Siamo nel 2020 e viviamo in uno stato di diritto. Mi si dirà che nei casi in questione lo stato di diritto ha funzionato, perché sia la Cassazione che il Tribunale del Riesame hanno ripristinato l’equilibrio della bilancia della giustizia rispetto alle persone indagate. Che però si sono fatte rispettivamente 6 mesi e 15 giorni di detenzione non dovuta. Innocenti o colpevoli che siano. E il fatto che siano innocenti o colpevoli lo stabilisce un processo in cui avranno il diritto di difendersi dalle accuse.

Vale per loro. Vale per tutti.

305 Views

Mala giustizia

Siamo arrivati alla frutta. Se il 1 gennaio 2020 entrerà in vigore la disposizione secondo cui una volta emessa la sentenza di primo grado in un procedimento penale scatta sine die il blocco della prescrizione, non ci saranno più garanzie di uno stato di diritto per il cittadino che, colpevole o innocente che sia, si ritrova a dover subire un processo. I procedimenti d’appello e di cassazione potrebbero intervenire con ritardi clamorosi e il sistema della giustizia potrebbe ritrovarsi di fatto paralizzato nella confortevole certezza di avere a disposizione tutto il tempo necessario per processare un cittadino. Che, nel frattempo che aspetta che qualcuno sblocchi il suo fascicolo, potrebbe vedersi negate alcune possibilità fondamentali: lavoro, accesso a concorsi pubblici, accesso a gare d’appalto e chi più ne ha più ne metta.

La durata ragionevole del processo è un principio costituzionale irrinunciabile, fermo restando il fatto che dove interviene la prescrizione del reato si verifica un vero e proprio vulnus dello stato che dichiara la sua incapacità a perseguire un crimine.

Ma non si può stare sulla graticola a tempo indeterminato. Ognuno ha il diritto di sapere quanto durerà il proprio processo e quali sono le prospettive temporali dell’azione penale contro di lui. Se queste prospettive temporali vengono superate, l’imputato ha diritto alla prescrizione, che, tra l’altro, può accettare (dichiarandosi in un certo qual modo colpevole) o rifiutare (chiedendo, quindi, di proseguire il processo e di essere assolto nel merito).

C’è solo da sperare che il 1 gennaio 2020 non entri in vigore un bel niente, perché le prospettive, viste da qui, fanno paura.

250 Views