Un’intervista a Lorenzo Berardi sul radioascolto

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Pubblico di seguito l’intervista che ho rilasciato al giornalista Lorenzo Berardi in occasione della preparazione del suo libro sulle radio in italiano di Oltrecortina degli anni ’60, ’70 e ’80. Insomma, un giornalista del suo livello ha scelto di intervistare proprio me sulla mia esperienza di radioascoltatore. Troppa grazia! Riporto l’intervista così come l’ho rilasciata (probabilmente in sede di pubblicazione definitiva subirà alcune necessarie modifiche).

1. In che anno hai cominciato a sintonizzarti regolarmente sulle trasmissioni in italiano dall’estero di radio europee e qual è stato, a tuo avviso, il loro periodo migliore dal punto di vista della qualità dei programmi?

Ho cominciato a smanettare con le prime radio in onde medie dai primi anni ’70, quando da casa mia si potevano ascoltare Radio Montecarlo in italiano e in francese, Radio Monteceneri, Radio Luxemburg (la sera) e, con un po’ di fortuna e propagazione favorevole, Radio Capodistria. Avrò avuto sì e no 10 anni.
Dal punto di vista della scoperta delle trasmissioni in italiano, il mio primo rapporto di ricezione a un’emittente straniera risale al 1981.
Gli anni ’70 furono davvero formidabili per la varietà e qualità di trasmissioni in italiano. Quando cominciai a fare radioascolto attivo come BCL qualcosa stava già cambiando. Ad esempio di lì a poco avrebbe chiuso la redazione italiana della BBC.
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Le parole del professor Giancarlo Talamini Bisi contro le sardine

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“Se becco qualcuno di voi, da martedì cambiate aria, nelle mie materie renderò la vostra vita un inferno, vedrete il 6 col binocolo e passerete la prossima estate sui libri. Di idioti in classe non ne voglio”

“Andrò ai flash mob delle Sardine per vedere se becco qualche mio studente… poi piangerà di avere un prof che lo rimanda e gli farà vedere un 6 con il binocolo”.

“Potete anche scrivermi e chiamarmi, ho un sito personale, non temo di metterci la faccia. Venite pure a trovarmi a Torrano di Pontremoli: ho due motoseghe, tre marazzi, un cane, una falce, due accette: credo bastino per darvele sulle vostre teste vuote”

“Sto guardando Piazza Pulita e l’intervista ai 3 sfigati delle Sardine. Sono molto giovani, la menano con l associazionismo e, quel che è peggio, son precari e disoccupati, girano per l Italia a cercare un lavoro. Io, se fossi in loro, piangerei per la loro condizione , mi cercherei un lavoro stabile, non perderei tempo a fare il coglione in giro e credere alle favole.”

(Giancarlo Talamini Bisi)

“A tutela dei diritti degli studenti e della stessa scuola ho attivato gli uffici del Miur per verificare i fatti e procedere con provvedimento immediato alla sospensione”

(Lorenzo Fioramonti, Ministro della Pubblica Istruzione)
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Ilaria Cucchi querela Matteo Salvini per diffamazione

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“Ora basta. Lo devo a Stefano, a mio padre ma soprattutto a mia madre. Questo signore deve smetterla di fare spettacolo sulla nostra pelle”

Queste le parole di Ilaria Cucchi che hanno preceduto l’annuncio della deposizione di una querela per diffamazione contro Matteo Salvini.

La Cucchi, rappresentata e difesa dal legale e compagno Fabio Anselmo, ha stigmatizzato il commento di Salvini alla sentenza del processo che ha visto condannati a 12 anni due carabinieri per omicidio preterintenzionale del giovane geometra romano, secondo cui la droga fa male sempre, evidenziando come Stefano sia morto per le percosse ricevute e non per droga (con sentenza stabilita da un Tribunale dello stato).

Salvini era già stato querelato per diffamazione da Carola Rackete. Ha dichiarato:

«Dopo Carola Rackete, mi querela la signora Cucchi? Nessun problema, sono tranquillissimo dopo le minacce di morte dei Casamonica e i proiettili in busta, non è certo una querela a mettermi paura», dichiara ancora il leader della Lega. «Spero che il Parlamento approvi subito la legge “droga zero” proposta dalla Lega, per togliere per sempre ogni tipo di droga dalle strade delle nostre città. Ripeto, dopo le minacce di morte dei mafiosi non sono Ilaria Cucchi o Carola Rackete a farmi paura».

Replica la Cucchi in querela:
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La pagina “6000 sardine” oscurata e poi ripristinata su Facebook

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Questa notte, la pagina “6000 sardine”, presente su Facebook è stata oscurata per alcune ore (beato chi ha avuto il tempo di controllare e ricontrollare in orario notturno la presenza o l’assenza della pagina dal web), probabilmente per un tentavio di sabotaggio da parte delle forze e degli utenti sovranisti o, comunque, contrari al movimento, che avrebbero segnalato in massa la pagina a Facebook per contenuti non ben meglio identificati.

Successivamente è stato tutto un gridare allo scandalo e all’attentato alla democrazia, alla libertà di espressione, di pensiero, di manifestazione, al tradimento, all’ingiustizia di Facebook, tanto che in una pagina di riserva, intitolata “6000 sardine 2” (originale!) i gestori hanno scritto:

“La pagina 6000 sardine è stata oscurata. In mancanza di post offensivi, violenti o lesivi dei diritti della persona, è stata comunque bersaglio di un gran numero di segnalazioni. Questo ha automaticamente generato l’oscuramento della pagina. Siamo fiduciosi che possa tornare on-line nelle prossime ore, ma non abbiamo certezza dei tempi. Si vede che un mare silenzioso fa molto più rumore di quanto si possa pensare”

Non è che il mare silenzioso e pescoso faccia rumore. E non è nemmeno un problema di democrazia. Il punto è che Facebook ha le sue regole, che si è dato da sé, e che il movimento sardinesco ha accettato al momento in cui ha aperto una pagina (ci sarà pure un responsabile). Questo regolamento sottosta alle leggi dello stato italiano (ma nemmeno sempre, ad esempio, non è detto che in caso di un post diffamatorio nei confronti di una persona quel post venga automaticamente rimosso o l’utente che lo ha scritto debba venire per forza censurato anche a seguito di una o più segnalazioni) ma quello che vale più di tutto è che se sei su Facebook stai al loro gioco, anche se il gioco è sporco e non ti piace, come nel caso in cui una pagina viene oscurata o sei tu che per un qualsiasi contenuto vieni oscurato senza particolari spiegazioni (è accaduto a persone che conosco di essere oscurate per aver usato la parola “negro”, o per aver usato della satira nei confronti del Movimento 5 Stelle). Probabilmente, nel caso delle 6000 sardine il blocco è stato precauzionale, i contenuti fatti fagocitare dagli imperfetti ma implacabili algoritmi di Facebook, poi, visto che non c’era nulla di offensivo o di particolarmente malizioso, hanno ripristinato il tutto. Potevano tranquillamente non farlo, o farlo per qualche ora, qualche giorno, un mese o due. E non è una questione di democrazia: se vuoi dire quello che vuoi senza essere censurato da nessuno ti fai il tuo sito web, o il tuo social network, o il tuo blog, o il tuo forum, e lì scrivi quello che ti pare. Se scegli Twitter o Facebook o Instagram sei in casa d’altri, e se in casa d’altri qualcuno ti dice di non fumare perché non è consentito, tu non fumi, anche se in quel momento non stai facendo necessariamente qualcosa di male. Se vuoi fumare vai fuori, o a casa tua. Semplicemente. E’ ingiusto? E’ antidemocratico? E’ così. E la colpa non è certo di Facebook.

Paolo Attivissimo criticato da una madre di un alunno della scuola media di Morbio Inferiore (Ticino)

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«È una vergogna. La scuola media non dovrebbe spingere per il 5G. Invece mio figlio, in classe, è stato “indottrinato” da Paolo Attivissimo, esperto di nuove tecnologie invitato in aula».

(Madre di un allievo frequentante la scuola media di Morbio Inferiore)

 «Fa piacere che alcuni genitori siano insorti. La scuola non è luogo per fare propaganda».

«Intanto va ricordato che il 98% delle nuove antenne sono bloccate dalle opposizioni. Gli svizzeri hanno capito di essere sottoposti a esperimenti forzati»

(Eva Camilleri – Gruppo ‘Stop 5G’)

«Paolo Attivissimo viene nella nostra scuola da una decina d’anni. I suoi interventi sono legati all’ambito dell’educazione alla cittadinanza, all’uso consapevole delle nuove tecnologie, a come porsi di fronte alle fake news».

«Ma Attivissimo non è stato chiamato da noi per parlare del 5G. Ne avrà parlato per un minuto al massimo. E solo perché il 5G fa parte del mondo contemporaneo in cui viviamo. Lungi da noi usare la scuola per fare qualsiasi tipo di promozione. E sicuramente non era nemmeno l’intenzione del signor Attivissimo. È incredibile come una vicenda del genere possa essere strumentalizzata. Si tratta di una polemica inutile. Sono senza parole».

(Gabriele Magnone, direttore della scuola media)

 «Si parlava di manipolazione di notizie. Sul web circolano tante informazioni distorte sul 5G. È un esempio classico. Ci sono addirittura video in cui si sostiene che il 5G ci ucciderà tutti. Ho semplicemente invitato i ragazzi a riflettere prima di credere a tutto quello che la rete propina loro. Mi sembra doveroso».

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La scorta a Liliana Segre

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Sarebbe troppo facile dire che l’assegnazione di due carabinieri di scorta a Liliana Segre per le continue minacce ricevute sui social network e tramite canali più tradizionali (ma non per questo meno pericolosi) rappresenta la sconfitta totale dello stato e ne dimostra sia il fallimento che l’incapacità a reagire se non con la limitazione della libertà di una cittadina italiana di 89 anni, che ha sofferto sulla propria pelle l’orrore di Auschwitz, sopravvivendo alla catastrofe umana dell’olocausto e che ha avuto il solo merito di proporre la costituzione di una commissione che contrasti l’odio (sia esso in rete o espresso in altra forma).

Sarebbe troppo facile stigmatizzare la contemporanea negazione della cittadinanza onoraria a Liliana Segre da parte della città di Pescara per mano dei consiglieri comunali della Lega perché “mancano i presupposti per dare la cittadinanza onoraria perché manca un legame con il nostro territorio: a questo punto dovremmo conferirla anche ai tanti rappresentanti delle istituzioni che ricevono pubbliche offese e minacce” come se lotta all’antisemitismo, al razzismo, all’intolleranza, all’odio, l’affermazione dei valori democratici, la solidarietà con una donna che ha patito l’indicibile non possano essere patrimonio di una città che ha ricevuto la medaglia d’oro al merito civile con la motivazione «Centro strategico sulla linea verso il Nord della Penisola e per il collegamento con la Capitale, durante l’ultimo conflitto mondiale fu teatro di continui e devastanti bombardamenti da parte dell’aviazione alleata e dovette subire le razzie e la distruzione di fabbricati, strade, ponti e uffici pubblici da parte dell’esercito germanico in ritirata.»
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Un giorno da pecora elettrica

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Quando si bruciano i libri è segnale di forte o di censura, come è tristemente accaduto nel secolo scorso, o di falsa e spocchiosa saggezza, come accadde per i volumi della biblioteca di Don Chisciotte, messi al rogo dopo un processo sommario per tentare di salvare la mente già malata del povero Chisciano.

Poi ci sono le librerie messe a fuoco. E quando si mette a fuoco una libreria indipendente non è più questione di censura, ma di criminalità organizzata. I libri e le librerie come punto di incontro, come agglomerato umano prima ancora che urbano, fanno paura a chi spaccia. Il sapere porta via clienti alla destrutturazione cerebrale programmata e allora le fiamme, che vengono da sempre viste come purificatrici di una infezione intellettuale che non c’è, fanno il loro dovere, mettendo a rischio la vita di persone innocenti (quelle che abitano nel condominio) e facendo piazza pulita di ogni idea o ideologia possibilmente messa a testo e stampata.

E lo stato? Eh, lo stato non c’era. La libreria “Pecora Elettrica” aveva subìto un precedente attentato, era perfettamente prevedibile che la malavita organizzata avrebbe di nuovo, prima o poi, bussato alla porta e richiesto il conto. Ma non si è fatto nulla per prevenire, anzi, a Centocelle gli sciagurati incendiari hanno avuto vita facile e via libera perché tanto dei libri non importa un fico secco a nessuno. Ma che si aspetta, che ci scappi il morto? Mentre ci facciamo queste domande scontate, dalla risposta che dovrebbe essere anch’essa scontata (ma che non arriva mai da chi dovrebbe arrivare), la cultura, la voglia di incontrarsi per prendere un caffè, dare un’occhiata all’ultima novità uscita, vanno a farsi benedire. Non sono solo carta, sono valori. E’ memoria, è tempo. E’ quello che possiamo trasmettere ai nostri figli. E’ quello che non passa mentre tutto va.

Il sondaggio “Personalità del 2019” a Radio Romania Internazionale

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Carissimi amici, Radio Romania Internazionale continua il tradizionale sondaggio rivolto ai suoi ascoltatori e utenti Internet, ma anche ai suoi amici sulle reti sociali, invitandovi a valutare quali delle personalità del presente hanno segnato di più, in senso positivo, l’andamento dell’umanità nell’anno che sta per concludersi. In base alle vostre opzioni, la nostra emittente nominerà “La personalità del 2019”.

Chi potrebbe essere e soprattutto perché? Sarà un politico, un leader di opinione importante, un imprenditore, un grande atleta, un celebre artista, uno scienziato o, semplicemente, una persona sconosciuta al grande pubblico, che però vanta una storia esemplare? Come al solito, la risposta appartiene a voi.

Aspettiamo le vostre proposte, accompagnate dalle motivazioni, direttamente sul sito www.rri.ro, inviando un commento all’articolo, via e-mail, all’indirizzo ital@rri.ro, su Facebook, Twitter e LinkedIn, sempre come commento, su WhatsApp al numero +40744312650, via fax al numero +40 21 3190562, o per posta, all’indirizzo Via Generale Berthelot 60-64, CAP 010165, casella postale 111, Bucarest, Romania.

Vi ricordiamo che, in base alle vostre scelte, la Personalità del 2018 a RRI è stata designata la cancelliera tedesca, Angela Merkel. Nel 2017, il titolo è andato alla grande tennista romena Simona Halep, ex numero 1 mondiale, mentre nel 2016 al presidente americano, Donald Trump.
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Due tweet con Giuditta Pini

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Giuditta Pini (Carpi, 27 settembre 1984) è una politica italiana del Partito Democratico.
(…)
Alle elezioni politiche del 2013 viene eletta deputata della XVII legislatura della Repubblica Italiana nella circoscrizione XI Emilia Romagna. Viene rieletta nella medesima circoscrizione alle elezioni del 2018 per la XVIII legislatura.

(da: it.wikipedia.org)

Mai avuto un conto corrente presso la BNL!

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Mi è appena arrivata questa mail di spam apparentemente inviata dal gruppo BNL in cui mi si comunica che i miei fondi potrebbero non essere più disponibili a partire dal 6/11 (domani) per i trasferimenti via bonifico bancario (e ci mancherebbe anche altro!), nonché l’impossibilità dal 10/11 di accedere on line all’Home Banking se non fornisco delle non meglio identificate “informazioni” attraverso una pagina web che, chiaramente, non corrisponde a quella indicata nel link (trucco vecchio come il cucco, ma ci si casca sempre, quindi attenzione!). Voi mi chiederete come faccio a vedere che questa è una mail di spam. Semplice: non ho mai avuto un conto corrente presso la BNL e non dispongo di nessunissimo Token On line. Però magari qualcuni dei miei lettori si ritrova in circostanze diverse e potrebbe aver bisogno di un messaggio di STOP. Ecco, ora ve l’ho dato (poi ditene male…)

Quelli che Burioni lo chiamano “Bubu”

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L’uso dei nomignoli e dei soprannomi può essere anche divertente, per l’amor del cielo. Chiamare la propria fidanzata “Ciccina” (Ciccina??), il proprio gatto “Fufi”, Paolo Attivissimo “Topone” (Topone??) può essere un atteggiamento di affetto e di confidenza che, anche se non compreso o gradito dalla maggior parte delle persone che lo percepiscono, rivela indubbiamente una intimità rara.

A volte, però, mettere un soprannome può essere una condanna a morte. Dove io abito c’è l’usanza di mettere nomignoli a tutti: e il nomignolo che ti affibbia il popolo te lo mantieni per tutta la vita. Un conto è se ti tocca un appellativo neutro (tipo “lu marchiciane”, cioè colui che viene dalle Marche), altro conto è se ti chiamano Peppe “lu zuzzone” (magari padrone dell’omonimo ristorante le cui condizioni igieniche sono già incorporate nel soprannome prescelto), perché zuzzone sei, zuzzone sei chiamato e zuzzone resti per tutto il resto dei tuoi giorni.

Ho scoperto ieri che Roberto Burioni in rete lo chiamano “Bubu”. Per carità, “Bubu” è un personaggio simpatico, l’amico di Yoghi, l’orso del parco di Yellowstone che va in giro a fregare i cestini da picnic ai visitatori, sempre inseguito dal Ranger Smith, devo poi riconoscere che l’appellativo appare particolarmente azzeccato perché rappresenta il raddoppiamento delle prime due sillabe del cognome dello scienziato. Come potrebbero dirlo i bambini, che quando imparano a parlare duplicano un elemento linguistico ad libitum. Forse, inoltre, in alcune foto c’è una certa somiglianza fisica tra la persona e il personaggio. Non c’è che dire, “Bubu” gli sta proprio bene ed è simpatico. Però è da carogne. Perché l’appellativo viene usato solo dagli avversari ideologici di Burioni. I novax, coloro che lavorano in ambiti e in aziende omeopatiche, i sostenitori della letalità dei vaccini, quelli dell’efficacia di acqua e zucchero. Se vado su Google a cercare la stringa “Bubu Roberto Burioni” trovo circa 1600 risultati. Ecco, a titolo di esempio, solamente i primi quattro:
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Mozilla Firefox 70 è finalmente disponibile!

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È finalmente disponibile su tutti i repository ufficiali l’ultima versione del browser Web Mozilla Firefox 70. Questa versione, rispetto alle altre, introduce una maggiore protezione della privacy attraverso svariati strumenti come per esempio, l’ Enhanced Tracking Protection, un sistema che blocca il tracciamento dell’utente per mezzo di cookies, la protezione del social tracking, Firefox Lockwis che tradotto non è altro che un gestore di password che sincronizza le proprie password tra diversi dispositivi in cui è installato Firefox, Firefox Monitor che ti avvisa se ci sono state violazioni dei tuoi account e l’aggiunta di un nuovo indicatore nella barra degli indirizzi quando un sito Web vuole conoscere la tua geolocalizzazione. Questo lato security, mentre lato di prestazioni ed estetica, si è migliorato il caricamento delle pagine fino all’8%, si è esteso la modalità scura a tutte le pagine integrate e migliorata la leggibilità dei testi sottolineati. Inoltre, sono presenti numerose nuove funzionalità per gli sviluppatori web e un sacco di correzioni di sicurezza per le ultime vulnerabilità identificate; infatti, tramite il comunicato, si può leggere:
“Sono stati rilevati problemi di sicurezza in Firefox. Se un utente veniva indotto ad aprire un sito Web appositamente predisposto, un utente malintenzionato poteva potenzialmente sfruttare la pagina creata per causare un diniego del servizio, eludere le restrizioni di sicurezza imposte dal browser o eseguire codice arbitrario.”
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Rilasciato LibreOffice 6.3.3 con più di 80 correzioni di bug

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The Document Foundation ha rilasciato il terzo aggiornamento per la suite per ufficio open source e multipiattaforma, LibreOffice 6.3. Questa versione, aggiunge un mese di correzioni di bug e porta con sé  una maggiore qualità e compatibilità, ricordando che attualmente la suite è destinata agli utenti esperti e agli appassionati di tecnologia. Per mettere tutti i puntini sulle “i”, i bug corretti sono in totale di 83 come documentato dal changelog al  seguente indirizzo ( https://wiki.documentfoundation.org/Releases/6.3.3/RC1 ). Lo stesso Italo Vignoli ha espressamente  dichiarato ( https://blog.documentfoundation.org/blog/2019/10/31/tdf-releases-libreoffice-633/ ):
“Per le implementazioni di livello aziendale, TDF consiglia vivamente di ottenere LibreOffice da uno dei partner dellecosistema per ottenere versioni supportate a lungo termine, assistenza dedicata, nuove funzionalità personalizzate e altri vantaggi, inclusi gli Accordi sui livelli di servizio (SLA)”.
Per ora, consigliamo a tutti gli utenti di eseguire l’aggiornamento alla versione LibreOffice 6.3.3 il prima possibile. Il prossimo aggiornamento – 6.3.4 – dovrebbe uscire a metà dicembre con ancora più correzioni, traduzioni e altre modifiche che contribuiranno alla stabilità e affidabilità della piattaforma LibreOffice. Ricordando che i requisiti minimi per i sistemi operativi proprietari sono disponibili nella  seguente pagina ( https://it.libreoffice.org/supporto/requisiti-sistema/ ), mentre per i sistemi GNU/Linux, si ricorda principalmente come regola generale, che è sempre consigliabile installare LibreOffice utilizzando i metodi di installazione raccomandati dalla propria distribuzione Linux, come ad esempio, l’uso dell’ Ubuntu Software Center per Ubuntu. Gli utenti di LibreOffice, i sostenitori del software libero e i membri della comunità possono supportare The Document Foundation attraverso una  piccola donazione ( https://www.libreoffice.org/donate ). Le vostre donazioni aiutano The Document Foundation a mantenere la sua infrastruttura, condividere la conoscenza e a finanziare attività delle comunità locali.
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La visita ispettiva “a sorpresa” ma purtuttavia annunciata di Davide Barillari (Movimento 5 Stelle – Regione Lazio)

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Archiviata la posizione di Roberto Saviano (diffamazione) nei confronti dei quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”

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E’ stata archiviata dall’ufficio del GIP di Roma, nella persona della dottoressa Paola De Nicola,  la denuncia querela sporta a carico dello scrittore partenopeo Roberto Saviano dai quotidiani “Cronache di Napoli” e “Cronache di Caserta”. Saviano, in un articolo del 2015, aveva sostenuto che “Cronache di Napoli e Cronache di Caserta sono contigue alle organizzazioni criminali, che fungono da loro uffici stampa, e che sono organo di propaganda e di messaggi tra clan” .

Scrive inoltre Paola De Nicola: “Sussistono ulteriori e diversi elementi che fanno propendere per l’intrinseca veridicità e obiettività di quanto affermato da Saviano.”  E inoltre: “Ad ulteriore contiguità dei sopracitati quotidiani con ambienti camorristici depone, altresì, la relazione della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle mafie del 5/8/2015”.

Assieme all’autore di Gomorra è stata archiviata anche la posizione dell’allora direttore del quotidiano “Repubblica” Ezio Mauro.

Roberto Saviano è stato condannato per diffamazione nel 2018, assieme alla Mondadori Libri, per aver dichiarato nel suo romanzo “Gomorra” che Vincenzo Boccolato, imprenditore residente all’estero e incensurato. Il provvedimento è stato firmato dal giudice della prima sezione civile di Milano Angelo Claudio Ricciardi. (fonti: Wikipedia e ANSA)