Giovanna Cristina Vivinetto: “Io licenziata perché transessuale”

«In queste settimane hanno portato a esempio per gli altri docenti il mio approccio con gli studenti, poi ieri all’improvviso mi hanno licenziata, sostenendo che il mio metodo di insegnamento non va bene. Io temo che a non andargli più bene, invece, sia la mia transessualità: forse qualcuno si è lamentato con i dirigenti e hanno cercato il primo pretesto per mandarmi via»

A parlare è Giovanna Cristina Vivinetto, per la legge italiana di sesso femminile, già vincitrice del premio Viareggio opera prima per la poesia con il libro “Dolore minimo”, che ha insegnato letteratura italiana al triennio del Liceo Linguistico Paritario J. F. Kennedy dal 23 settembre scorso, e dal quale è stata licenziata giorni fa.

In una intervista telefonica al Corriere, oltre al virgolettato riportato in cima al post, Giovanna Cristina ha riferito:

«Temo che il problema sia che sono transessuale. Mi hanno dato altre motivazioni ufficiali: che sono indietro con il programma, che spiego troppo velocemente (ma allora come faccio a essere indietro con il programma?), che quando parlo sono confusa e insicura, che non mi faccio rispettare dai ragazzi, che sono “troppo poeta” per fare l’insegnante. Però finora nessuno mi aveva chiesto di cambiare il mio modo di far lezione, a differenza di quanto è successo ad altri insegnanti della stessa scuola, e i ragazzi mi hanno sempre mostrato apprezzamento ed entusiasmo»

Nessun commento sulla vicenda invece dall’amministrazione della scuola che ha rivendicato la legittimità del licenziamento.

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La signora Paola, catalana, denunciata per manifestazione non autorizzata

Corrono tempi cupi se una signora ultrasettantenne che ha manifestato le proprie idee davanti all’ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, armata solo della bandiera della Catalogna, che considera il suo Paese, all’indomani della sentenza che condanna duramente gli irriducibili catalani (primo fra tutti Jonqueras) incarcerati per sedizione e malversazione, viene portata in commissariato.

Paola è stata portata in commissariato (non arrestata, come è stato riferito in un primo tempo), identificata, denunciata e le è stata requisita l'”arma del delitto” con cui esprimeva liberamente il suo pensiero, la famigerata bandiera catalana, che adesso resta a disposizione del Pubblico Ministero.

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Sull’aggravante di discriminazione razziale nel reato di diffamazione

«L’aggravante da finalità di discriminazione o di odio razziale è configurabile per il solo fatto dell’impiego di modalità di commissione del reato consapevolmente fondate sul disprezzo razziale. Vale a dire quando la condotta posta in essere si manifesta come consapevole esteriorizzazione, immediatamente percepibile, di un sentimento connotato dalla volontà di escludere condizioni di parità per ragioni fondate sulla appartenenza della vittima ad una etnia, razza o nazionalità».

Corte di Cassazione, Sez. V penale, sent. n. 7859 del 19 febbraio 2018.

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