Presunte “frasi razziste” al Liceo Cecioni di Livorno

Succede che anche tu, come molti, hai fatto il liceo. Precisamente il liceo sperimentale “Francesco Cecioni” di Livorno, dalla fine del 1977 alla metà del 1983, passando dal sequestro e dall’uccisione di Aldo Moro e dalla febbre del sabato sera al mio primo viaggio da solo in Spagna, nonché alla storica vittoria dell’Italia ai mondiali dell’82, con quella formazione che sembrava un mantra, una poesia e che cominciava con un monosillabo : Zoff, Gentile, Cabrini.
Quello del Liceo è stato il periodo in assoluto più bello della mia vita. Alzarmi presto al mattino per prendere l’autobus che mi avrebbe portato a Livorno in piazza Grande non mi pesava per niente. Giornale (“Repubblica”, allora, -faceva tanto fighetto- dall’edicolante e sigarette -Camel gialle- dal tabaccaio. E poi via, si cominciava, con l’insegnante che ti permetteva di fumare in classe durante l’ora di latino (la buonanima del professor Giancarlo Bolognesi), i compagni, le compagne, le ore noiose di Malavoglia, le litigate con Paolo Virzì, le dicussioni politiche col professore di storia, il Simi, comunista sul serio, le lezioni di spagnolo durissime con il Gandolfi, la scoperta della letteratura tedesca e di quel romanzo straordinario che è “Effi Briest” di Theodor Fontane con la Matteucci, tutto era normale e leggero. E poi c’era da sudarsi un amore, fosse pure ancillare.
Questo era, per me, il Liceo Cecioni al periodo della reggenza del preside Castelli e della vice Preside Cateni.
Ma il Cecioni era molto di più, anche se io non me ne accorgevo. Era sperimentazione (tanta e tosta!), era inclusione, era un luogo di discussione, di dialogo, di confronto, poi tutti al Bar Liceo, lì accanto, dove Nietzsche e Marx si davano la mano.
Sono ricordi, ma sono ricordi vivi, lucenti e durissimi come il diamante.
Dopo 36 anni da allora al Cecioni si parla di un’insegnante del secondo anno che avrebbe profferito parole e frasi di tono razzista in classe. Rubano il lavoro”, “delinquono più degli altri” avrebbe detto la docente, secondo la ricostruzione del quotidiano on line “Repubblica” (lo uso ancora). Alcuni alunni si sarebbero ribellati a questo linguaggio inopportuno. Per tutta risposta avrebbero ottenuto la risata della docente e i saluti fascisti di alcuni compagni. Poi avrebbero raccontato tutto ai genitori, i quali a loro volta si sono rivolti alla vice preside Cecilia Paladini. Esiste anche un post di Facebook, diventato “virale”, con fior di commenti e forward.
Successivamente il dirigente scolastico Andrea Simonetti avrebbe aperto un’inchiesta interna, sentendo per primi i ragazzi, i genitori e, naturalmente, la docente coinvolta, che nega ogni addebito e si dichiara -comprensibilmente- sotto choc.
Ora, fin qui ho usato più condizionali di quanti capelli ho in capo perché io mi auguro, anzi, spero con tutto il cuore che questa circostanza che viene riportata da tutti i giornali nazionali sia falsa. Che si siano inventati tutto, che la docente con una anzianità di servizio più che pluriennale non abbia detto quelle frasi, né abbia pronunciato espressioni simili. Voglio pensare e sperare che si sia trattato solo di un grosso malinteso (ma come si fa a malintendersi su cose così gravi, più volte riferite e circostanziate??), perché se tutto questo fosse vero sarebbe imperdonabilmente grave. Andrebbe ad intaccare quella tradizione di tolleranza e di inclusione di cui parlavo prima che ha sempre caratterizzato il Cecioni fin dai tempi in cui lo frequentavo e che accompagna i miei ricordi di adolescente prima e di persona maggiorenne poi. Saluti fascisti al Cecioni? Ma se fosse successo al tempo del Preside Castelli (Boccino) gli autori di un gesto così vile e grave non avrebbero vissuto dentro la scuola più di una settimana. Storia triste comunque la si giri, questa, e Livorno, città multiculturale per eccellenza, risulta sbiadita e offuscata nel mio ricordo di bimbo (perché bimbi si era, al Cecioni, anche se ci si sentiva immensamente grandi). Son cose che fanno venire il freddo nell’anima che solo un 5 e 5 bello bollente e col pane di francese preso da Gàgari può lenire e riscaldare!

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