Come nasce l’hate speech

Reading Time: 2 minutesPrendete Tommaso Casalini, un allenatore della sezione giovanile del Grosseto Calcio.  Poi aggiungeteci una buona e generosa dose di Greta Thunberg. Otterrete così un’emusione esplosiva, che spingerà l’allenatore a scrivere su Facebook un apprezzamento nei confronti della Thunberg del tipo: «Questa troia di 16 anni può andare a battere, l’età l’ha». L’amalgama così creato, spingerà la società di calcio a licenziare seduta-stante e senza possibilità di appello l’allenatore dei giovani, autore di una simile atrocità, «per comportamento non consono alla linea tracciata dalla società che punta sui valori morali prima ancora che su valori tecnici». Il tutto sempre via Facebook, tanto per ribedire le regole della legge del contrappasso. E hanno fatto bene. Anzi, benissimo.

Cosa avrà spinto un allenatore che è sempre a contatto coi giovani ed è, oltretutto, responsabile della loro formazione umana prima ancora che sportiva a scrivere una roba del genere nei confronti di una ragazza che potrebbe avere poco più dell’età dei suoi “pulcini”, non si sa. Lui ha scritto: «Desidero chiedere pubblicamente scusa a tutti, a cominciare da Greta Thunberg per il post che ho scritto. Un’esternazione scritta in un momento di rabbia con un linguaggio assolutamente sbagliato e con un contenuto del quale mi pento». Le cose si fanno, tanto poi per pentirsi c’è sempre tempo. Un momento di rabbia, una tastiera a disposizione, la possibilità di farla franca o perché sei troppo visibile (come in questo caso) e famosetto, quindi chi vuoi che ti tocchi, o perché sei troppo anonimo, confuso tra mille rivoli di hate speeching in rete. Oppure perché sei troppo sprovveduto, e allora scrivi quello che ti viene in mente, aprendo la bocca e facendo cantar lo spirito, come diceva la mia professoressa di matematica, andandoti a divertire con gli amici poco dopo e dimenticando tutto il resto che risale fino a un quarto d’ora prima.
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Quelli che Greta Thunberg

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Voi che criticate tanto Greta Thunberg e che vi accanite con una ragazzina malata e sedicenne. Voi che vi scandalizzate tanto che una adolescente si occupi del clima e abbia la forza di gridare davanti ai potenti “mi avete rubato l’infanzia!”, mentre le vostre figlie sedicenni si fotografano le tette e il culo e le sbattono su Istagram per collezionare like. Voi che inorridite pensando che Greta sia messa su dai poteri dei genitori e della società progressista svedese in cui vive, voi che pensate che va bene la preoccupazione per l’ambiente ma qui si esagera, ci sono tanti problemi più importanti, e per risolverli non trovate niente di meglio che rinchiudervi in una cabina elettorale e votare Salvini perché è giusto così e ha fatto tante cose buone. Voi che domani mattina manderete i vostri figli a fare “sciopero” per le questioni climatiche di cui parla Greta Thunberg senza sapere un’acca di quello che dice e, soprattutto, senza farlo sapere ai vostri figli, tanto poi se la scuola richiede la giustificazione gliela fornite con la dicitura “indisposizione”, o “mal di testa” o, peggio “motivi familiari”, come se fosse morto il gatto. Voi che ritenete che Greta Thunberg non pensi ad altro che all’ambiente e avete una figlia altrettanto sedicenne che se ne va con le cuffiette all’orecchio e con il cellulare in mano perché toccatele tutto ma non la protesi di se stessa. Voi che avete una figlia sedicenne perfettamente in salute, bella, alta, slanciata, col tacco 12, roba da titolo di Miss Pizzeria, e ve ne fregate bellamente delle sedicenni che stanno male e vanno in giro con le scarpe basse e le treccine. Voi siete tutto questo e molto di peggio.

La sentenza della Consulta sul caso Cappato: da oggi siamo davvero tutti più liberi

Reading Time: 2 minutesLa notizia a quest’ora non è più una notizia. Le implicazioni della sentenza della Consulta sul processo a carico di Marco Cappato sì. Finalmente la Corte Costituzionale ha stabilito che, con determinati paletti, aiutare qualcuno a realizzare il suo proposito suicida, quando sia affetto da una patologia irreversibile che renda indegne le sue condizioni di vita, non solo è possibile, ma addirittura non costituisce reato ai sensi del famigerato articolo 580 del Codice Penale, pensato e redatto negli anni ’30 e mai scalfito da una qualche disposizione di legge successiva. C’è voluta la Corte Costituzionale, dunque, per riempire una parte della voragine che costituiva il vulnus lasciato incolmato da un Parlamento inerte e da interessi di partito e di parte trasversali a tutto l’arco parlamentare. I cattolici e i benpensanti dicano quello che vogliono: da oggi siamo tutti, ma veramente tutti (anche coloro che di questa sentenza non faranno mai uso, che sono la maggioranza) più liberi di autodeterminare il nostro “fine vita”. E’ la sconfitta della politica nel senso più bieco del termine, che non ha saputo o voluto, nell’arco di un anno, redigere una legge che esimesse la Consulta dal dare il suo parere su una materia così sensibile e delicata, è la sconfitta di tutti coloro che nelle ultime ore hanno tirato per la giacchetta la Corte Costituzionale pregandola di dare un tempo più lungo al Parlamento per decidere in materia. E’, invece, il trionfo dello Stato di diritto e della disobbedienza civile, dello sforzo di tante persone umili e determinate (penso a Beppino Englaro e Mina Welby, alla compagna di DJFabo, senza voler omettere nessuno), della libertà del singolo di autodeterminarsi, del trionfo della Costituzione italiana sui particolarismi e sulle divisioni della società. Restano le parole del comunicato stampa della Consulta che recitava:“La Corte  ha ritenuto non punibile ai sensi dell’articolo 580 del codice penale, a determinate condizioni, chi agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”. Tutto il resto, come le mie, sono opinioni. Legittime, liberamente esprimibili, ma pur sempre opinioni. Ma lasciateci respirare questo sorso d’aria pura finché c’è.

La letterina di Babbo Natale è solo spamming

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Ogni anno faccio caso alla prima pubblicità natalizia che mi capita sotto gli occhi. Generalmente accade verso il ponte dei Santi, o leggermente più in là nel tempo. Stavolta, invece, il tutto si è verificato attraverso una mail di puro spamming arrivatami dall’indirizzo nominale di info@letterinadibabbonatale.com. Mi ricorda, la mail, che mancano 100 giorni a Natale (grazie, mo’ me lo segno!) e che posso prenotare la mia letterina di Santa Claus (c’è un po’ di confusione tra l’onomastica italiana e quella anglosassone) per mia figlia con largo anticipo, così quando arriverà, lei potrà dire “Hai visto?? Babbo Natale si è ricordato di me, sa dove abito!!” Il tutto condito da una buona dose di bontà pre-natalizia che non manca mai: “Questa letterina ti accompagnerà nel periodo più bello dell’anno creando un clima di festa nella tua famiglia. Ideale da inviare a tutti i bambini, nipoti e figli di amici, per continuare a raccontare la storia più magica che conosciamo, quella di un vecchietto che viaggia su una slitta trainata da renne volanti e che consegna regali.” Tutto molto bello se non fosse che è clamorosamente falso e si tratta probabilmente di un sistema acchiappaclic, perché i link sulla mail (che è in formato HTML con tanto di immagini suggestive di un Natale sotto la neve) rimandano direttamente a una pagina sita sul dominio emailsys4b.net. Se poi si va sul sito www.letterinadababbonatale.com si ottiene questo:
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La libertà di opinione secondo Roberto Burioni

Reading Time: < 1 minute “Libertà di opinione significa che se dici che con la tua dieta si vive fino a 120 anni non finisci in galera, non che ti invitano in prima serata in un canale televisivo nazionale a sparare le tue pericolosissime bugie davanti a milioni di telespettatori.” Roberto Burioni via Twitter (e questa la sottoscrivo in pieno)

Non toccate le merendine!

Reading Time: 2 minutesTassare le merendine e le bevande gassate zuccherate è l’ultima spiaggia di un governo che non sa più come raggranellare il gruzzolo per (ufficialmente) pagare gli aumenti di stipendio agli insegnanti. Le merendine sono quelle cose dall’aria apparentemente innocente e suadente che piacciono tanto ai bambini. Io a mia figlia a volte do il plum-cake confezionato, mangia la cioccolata confezionata, insomma, non sono quello che si dice un padre esattamente “modello” nell’educazione alimentare della mia bambina. Ma le merendine ricordano un mondo infantile che forse i nostri governanti, armati di bramosia di denaro, hanno completamente rimosso. Ora, voglio dire, non dico di no, le merendine faranno anche male, ma alzi la mano chi non ha provato, almeno una volta, bombette innocue come il Buondì Motta o la Girella (la morale è ancora quella) fino ad arrivare alle deliziose e ormai introvabili Camille alla mandorla e alla carota del Mulino Bianco. E perché tassare la Coca-Cola? E la Lemonsoda, e l’Oransoda, e il Chinotto (cazzo, se mi toccano il chinotto divento una belva!), e la Cedrata Tassoni. E il the al limone e alla pesca verranno tassati?? Sono bibite zuccherine, sia pure non gassate e si vendono anche in lattina-barattolo. Tasseranno l’Esta-Thè?? CHe mette in commercio quelle cose buonissime che sono i grissini da pucciare nella Nutella con il the da bere accanto. Non sarà il massimo della salute, ma ci sono un sacco di cose che fanno male, vogliono davvero che i nostri ragazzi vadano a scuola con pane e olio, pane e pomodoro, pane e salame (ecco, magari questo…), un frutto (Gesù, mi vengono i brividi ogni volta che sento dire “un frutto”, perché mi ricorda il menu triste dell’ospedale in cui ti davano sempre la solita mela rachitica, così lo zainetto profuma di merenda), uno jogurt (come cazzo si scrive “jogurt”? “Yoghurt”, “Yogurth”…), chje per carità, milioni di fermenti lattici vivi, ma lo jogurt è una delle cose più tristi da dare a un bambino per merenda, fa benissimo ma lo digerisci dopo tre ore, mentre una merendina, gonfiata di idrogeni e di grassi, chissà perché la digerisci come una schioppettata. Ma non ci sono cose che fanno peggio delle merendine e delle bevande gassate? Che so, il fumo, il gioco d’azzardo, l’alcol e tutte queste belle robe qui? Allora i nostri governanti tassino (o “tassassero”, come si direbbe in slang) quelle. Oppure facciano il sacrosanto favore di mettersi a dieta. Ma lascino stare i sogni dei bambini!

Gli equivoci sul Buscopan

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C’è un po’ di confusione sui farmaci in queste ore.

Sono state ritirate centinaia di lotti di specialità medicinali a base/con ranitidina, tra cui Raniben compresse, Ulcex compresse, Ranibloc, Ranitidina EG da 300 mg., Zentiva, Zantac, Hexal iniettabile e, dulcis in fundo, il Buscopan antiacido. Attenzione, non tutte le confezioni di questi farmaci sono state oggetto di precauzione, ma solo quelle provenienti da determinati lotti.

L’AIFA ha ratificato il divieto di utilizzo di Buscopan Antiacido, farmaco da banco, che nulla ha a che vedere con il Buscopan tradizionale, che può continuare ad essere assunto senza alcun problema.

La sostanza sotto i riflettori, presente in alcuni lotti di farmaci a base di ranitidina è la “N-nitrosodimetilammina (Ndma) (…) classificata come sostanza probabilmente cancerogena per l’uomo dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms)” (virgolettato da corriere.it).

Comunque sia, prima di iniziare ad assumere qualsiasi farmaco, consultatevi almeno con il vostro medico di base (e non ci sarebbe neanche bisogno che ve lo dica io).

Google: il diritto all’oblio non può essere applicato a livello globale

Reading Time: < 1 minuteNel 2016, la Francia, attraverso la Commissione Nazionale Informatica delle Libertà (CNIL) aveva condannato il motore di ricerca più usato nel mondo a pagare 100.000 euro per la mancata rimozione di alcuni link a livello mondiale. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha dato ragione al colosso informatico sostenendo che il diritto all’oblio riguarda solo gli stati membri dell’Unione Europea e non può avere un effetto di portata mondiale sui motori di ricerca.

Diffamazione – Salvini a Don De Capitani: “Basta che chieda scusa e dia qualcosa in beneficenza ed è finita lì”

Reading Time: < 1 minuteLo so che non faccio altro che parlarvi di diffamazione, ultimamente, ma si dà il caso che io mi senta personalmente coinvolto e che siamo sul mio blog quindi pubblico un po’ quello che mi pare (e comunque tenete duro, la sentenza della Corte Costituzionale sul caso Cappato-DjFabo dovrebbe arrivare in serata, quindi almeno il prossimo intervento esulerà dagli argomenti consueti). Detto questo, Salvini. Salvini è comparso come persona offesa (e, quindi, come testimone) al processo per diffamazione nei confronti di Don Giorgio De Capitani, il prete da lui portato in giudizio per avergli dato del “pezzo di merda” e aver pubblicato la frase “Se come dice Salvini bisogna difendersi dai ladri, uccidendoli, siccome lui è il più grande ladro della storia della democrazia, perché non ucciderlo”. “Un prete dovrebbe parlare di fratellanza e amore. Gridare all’odio e dire che Salvini è un ladro, facendo un elogio a chi lo uccide, può essere un iperbole, ma fai il prete, non il politico. Se vuoi, candidati alle elezioni per Rifondazione Comunista e dì quello che vuoi. Però da parte di uno che dà la comunione alla domenica sentire le parole pezzo di merda è bruttino”. ha aggiunto Salvini, che ha lasciato i locali del Tribunale di Lecco prima della deposizione dell’imputato concludendo “Mi aspettano a Genova. Questo non è il modo di impegnare le aule di giustizia” (ma allora perché lo ha querelato?). Salvini si è dichiarato inoltre disponibile a “finirla lì” se il prete chiederà scusa e darà una somma in beneficenza.
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Diffamazione a mezzo stampa: la Cassazione ribadisce il no alla pena detentiva per i giornalisti

Reading Time: 2 minutesSi attende il verdetto della Corte Costituzionale sull’annoso tema, già previsto tra qualche mese: la pena detentiva prevista per i giornalisti per il reato di diffamazione a mezzo stampa è legittima? Oppure viola l’articolo 10 della Carta dei Diritti dell’Uomo sulla libertà di espressione? In breve: è legittimo che un giornalista (e, per traslato, qualunque cittadino italiano) venga condannato al carcere (sia pure con la sospensione condizionale della pena) per un articolo o espressioni lesive dell’altrui dignità? Nel frattempo è arrivata la Corte di Cassazione (5a sezione) a metterci una pezza e a stabilire che la detenzione può essere giustificata solo in casi del tutto eccezionali (discorsi d’odio o istigazione alla violenza). La sentenza n. 38721 del 19 settembre 2019, emessa dalla quinta sezione penale della Cassazione ribadisce che  “con la sentenza pronunciata nella causa Sallusti contro l’Italia del 7 marzo 2019 e ancor prima con la sentenza Belpietro contro Italia del 24 settembre 2013, ha affermato che la pena detentiva inflitta ad un giornalista responsabile di diffamazione è sproporzionata in relazione allo scopo perseguito di proteggere la altrui reputazione e comporta una violazione della libertà di espressione garantita dall’art. 10 Cedu. Più precisamente la Corte, con la sentenza nella causa Sallusti contro Italia del 7 marzo 2019, «ritiene che l’irrogazione di una pena detentiva, ancorché sospesa, per un reato connesso ai mezzi di comunicazione, possa essere compatibile con la libertà di espressione dei giornalisti garantita dall’articolo 10 della Convenzione soltanto in circostanze eccezionali, segnatamente qualora siano stati lesi gravemente altri diritti fondamentali, come, per esempio, in caso di discorsi di odio o di istigazione alla violenza» e precisa che la violazione sussiste anche se la pena detentiva è stata sospesa”.Così è stata annullata la condanna a tre mesi di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello di Salerno nei confronti del direttore del giornale “Altre Pagine” Fabio Buonofiglio, per un articolo pubblicato il 13 agosto 2011 e intitolato «L’allegra compagnia d’una giustizia che va a puttane», che era stato ritenuto gravemente lesivo della reputazione del magistrato Maria Vallefuoco, sostituto procuratore della Repubblica di Rossano. Pena annullata e reato nel frattempo caduto in prescrizione, dunque, ma Buonofiglio rischia comunque di essere riconosciuto colpevole di diffamazione in sede civile e di dover risarcire il danno provocato alla vittima. La sentenza della Corte Costituzionale è attesa prima della prossima primavera.

Solidarietà al giornalista Massimiliano Scagliarini indagato per diffamazione.

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Massimiliano Scagliarini è un bravo giornalista che ha avuto il coraggio di smascherare alcune bufale dei no-vax e che le ha denunciate in un suo articolo sulla “Gazzetta del Mezzogiorno” intitolato “Puglia, tutte le bufale dei contrari ai vaccini”. Naturalmente non ho nulla in contrario alla decisione dei pubblici ministeri di citare direttamente a giudizio il malcapitato, né, sia detto chiaramente, al diritto delle presunte vittime di reato di vedersi costituire parte civile in un pubblico procedimento e porsi su un piano paritario ed egualitario davanti a un giudice terzo. Mi auguro solo che alla fine del processo, a cui Massimiliano certo non si sottrarrà, venga data ragione al giornalista e torto ai querelanti, perché si affermi con fermezza il principio secondo il quale si può dire che una bufala è una bufala quando è una bufala, che lo si possa dimostrare su un articolo di giornale senza avere addosso lo spauracchio del primo fruscio tedioso dell’avviso di garanzia o di conclusione delle indagini preliminari. È solo un augurio. Seguirò il procedimento è vi terrò informati.

La telefonata del Senato alla Consulta

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Ricapitoliamo: nel febbraio 2017 Marco Cappato accompagna Fabiano Antoniani detto Dj Fabo, non vedente, tetraplegico, da Milano a Zurigo, presso la clinica Dignitas, dove si pratica il suicidio assistito, per l’ottenimento della morte volontaria, a seguito dell’insostenibilità della sua condizione. A seguito della morte di Antoniani, al rientro in Italia Cappato si autodenuncia alla stazione dei carabinieri di Milano, per il reato previsto e punito dall’articolo 580 del Codice Penale. La Procura della Repubblica chiede l’archiviazione, ma il Giudice per le indagini preliminari dispone l’imputazione coatta. Nel corso del procedimento la stessa procura solleva un’eccezione di costituzionalità dell’articolo 580 c.p. “nella parte in cui ancora prevede la punibilità di coloro che agevolano l’eutanasia di un soggetto, malato terminale, che ha compiuto consapevolmente la scelta di procedere all’eutanasia ma non è materialmente in grado di compierla da solo” (virgolettato da Wikipedia). La Corte Costituzionale, nell’ottobre 2018 ha rinviato al 24 settembre 2019 la decisione sul processo Cappato e ha sollecitato il parlamento italiano a legiferare e porre fine al vulnus che afferisce alla delicata materia. Per quanto riguarda l’accusa di istigazione o aiuto al suicidio, Cappato è stato assolto nel merito. Il 24 settembre si avvicina e si apprende, non senza una punta di infantile stupore, che la presidente del Senato Alberti Casellati avrebbe telefonato informalmente alla Consulta “per chiedere più tempo prima della sentenza” (fonte: M5S via “Il Fatto quotidiano”). L’ufficio stampa della presidenza del Senato riferisce che “la telefonata del Presidente del Senato Elisabetta Casellati al Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi sul tema dell’eutanasia, alla vigilia dell’udienza fissata dalla stessa Corte Costituzionale per il 24 settembre, è stata una comunicazione meramente informale sullo stato delle iniziative legislative depositate in Senato, così come concordato in sede di conferenza dei capigruppo.” In realtà, secondo quanto riferisce il quotidiano “Il Manifesto”, in Senato è solo il centro-destra a premere fortemente per avere più tempo per varare in pochi giorni una legge sul fine vita, che non è stata articolata nel giro di un anno. Cappato ha reagito così: «Questa telefonata, formale o informale che sia, è una forma di abuso di potere, una pressione esercitata, su richiesta di alcuni partiti politici, dalla presidente del Senato sul massimo organo di garanzia costituzionale. Poiché il presidente della Consulta non è un esponente politico, non può difendersi pubblicamente dall’evidente attacco di non rispettare il Parlamento. A questo punto intervenga il presidente Mattarella». C’è un cittadino italiano che rischia da 5 a 12 anni di carcere e che ha diritto al suo giusto processo, alla certezza del diritto e al diritto alla vita. Il suo procedimento, già così delicato, non può essere fermato o rinviato per l’inefficienza delle nostre istituzioni. La Corte Costituzionale si pronunci con serenità e apra la strada a una interpretazione chiara e non equivoca sulla legittimità costituzionale del dettato dell’articolo 580 c.p. E, soprattutto, che nessuno si metta in mezzo.

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Greta: tutta la verità in un tweet

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Ah, beh, allora…

Io non so se la bambina che Salvini ha preso in braccio e portato sul palco della Lega riunita a Pontida sia o meno una di quelle elencate nel caso Bibbiano. Non so nemmeno se “Greta” sia il vero nome della bambina e se Salvini, còlto probabilmente da un momento di rispetto delle forme e delle apparenze, abbia voluto usare questo nome per preservare la minore dall’identificazione (fatto sta che l’ha mostrata pubblicamente). Non so che senso abbia il tweet di Selvaggia Lucarelli e che cosa voglia dimostrare (i soliti debunker di Stato sono all’opera per spulciare i documenti del caso Bibbiano e per vedere quante volte vi compaia il nome “Greta”) né che tipo di informazione voglia dare. So solo che mi disgusta l’uso dei bambini, soprattutto se portatori inconsapevoli e certamente innocenti di una situazione sociale delicata, a fini di propaganda politica. “Greta” avrebbe potuto essere tranquillamente Matilde, Alessandra, Roberta, Marisa, Clotilde o chissà che cos’altro. Potrebbe essere stata strappata dall’affetto dei suoi genitori o avere una famiglia felicissima che vota Lega, è felicemente razzista e salviniana, ed è orgogliosa di avere affidato la figlia alle braccia forti e rassicuranti del Capitano. Mi diede da pensare, tempo fa, anche la foto di Bersani con in braccio una bambina di colore. A che serve?? Cosa ne sanno i bambini delle logiche politiche di intenerimento dei cuori del proprio bacino di votanti che sottendono a queste operazioni bieche e deprecabili? Nulla. Sono lì, inermi, impossibilitati a reagire e a dire la loro, mentre il solito giornalismo di maniera tipico di una rete ormai marcita fino al midollo nella propria sete di trovare la notizia che corregge la non notizia a tutti i costi, e che vede bufale per ogni dove, fa suoi stilemi e uscite sensazionalistiche grondanti di retorica e di inutilità fattuale. Facciano pure, Lorsignori, ci abitueremo anche alla nausea persistente che ci causa questo modo di fare informazione. Ma nella politica i bambini non devono entrare.

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