Le bizze di Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, non appena Conte è stato nominato Presidente del Consiglio incaricato, ha subito fatto le bizze. Ha visto che per lui la poltrona da Ministro dell’Interno è sfumata, che la nomina a vicepremier invece pure, e che, insomma, non c’è trippa per gatti. Eppure l’accordo col PD lo ha ripreso in extremis dalla caduta vertiginosa verso l’oblio cui sembrava essere predestinato dopo il fallimento del suo inciucio con la Lega. Adesso se n’è uscito nuovamente a dire che “O mi approvate i 10 punti della mia parte politica (che poi sono miracolosamente e inspiegabilmente diventati 20) o salta la cucuzza insieme a tutto il cucuzzaro. Si permette di farlo dopo che ha praticamente dimezzato i voti dalle scorse politiche alle ultime europee, dopo aver avallato tutte le iniziative politiche di Salvini e aver convinto i suoi a salvarlo dalle indagini della Procura siciliana e dalla relativa richiesta di autorizzazione a procedere, adesso si permette il lusso di alzare la voce (che paura!) e di minacciare addirittura quelle elezioni anticipate che inevitabilmente perderebbe. Cioè, non si è dimesso dopo le europee, no, ha chiesto a Rousseau e a una manciata di smanettoni iscritti a una piattaforma privata, proprietà di un privato, se dovesse lasciare oppure no. E’ ovvio che gli hanno risposto tutti di sì. Lui l’ha presa come un plebiscito, ed eccolo qui a mascherare la vera essenza della sua richiesta, che è “O me, o le elezioni”. Certo, ce ne deve volere di prepotenza per arrivare a fare dei ricattucci del genere. E tutti continuano a dire che questo governo non è affatto interessato alle poltrone, no, macché, Di Maio è diventato la succursale di Poltrone&Sofà. E così siamo di nuovo in bilico e il governo di neoinciucio giallorosso sta per esalare l’ultimo respiro prima ancora di presentarsi alle Camere. “Due miserie in un corpo solo” (G. Gaber).

La sorella di Giuseppe Uva citata direttamente a giudizio per diffamazione

La sorella di Giuseppe Uva, l’operaio di Varese morto il 15 giugno del 2008 dopo una nottata trascorsa negli uffici delle Forze dell’Ordine, Lucia, è stata indagata per diffamazione su segnalazione della presunta parte lesa, Luigi Empirio, assolto in Cassazione assieme ad altri sette imputati, tra poliziotti e carabinieri. Nel suo decreto di citazione diretta a giudizio, il procuratore di Varese scrive che l’Empirio sarebbe stato “messo alla gogna” dalla ripubblicazione di una sua fotografia a torso nudo ripresa dal profilo Facebook del poliziotto. Lucia Uva è stata citata direttamente a giudizio perché “comunicando con più persone, utilizzando la bacheca pubblica del proprio profilo del social network denominato Facebook offendeva la reputazione della persona offesa Empirio Luigi carpendone l’immagine fotografica dal profilo del medesimo social network di quest’ultimo per poi postarlo e condividerlo pubblicamente nella rete“. Il commento alla ripubblicazione della fotografia era stato: “Questo si chiama Luigi Empirio, era il poliziotto che a notte del 14 giugno 2008 era presente nella caserma quando hanno preso Giuseppe. Ha un profilo Facebook, io che colpa ne ho se come Ilaria Cucchi voglio farmi del male per vedere in faccia chi ha passato gli ultimi attimi di vita di mio fratello (…) Questo soggetto a Giuseppe lo conosceva molto bene… mettetevi bene in testa che noi vittime dello Stato vogliamo solo la verità e non ci fermeremo fin quando i colpevoli non verranno fuori“. Nel decreto della Procura è scritto ancora: “La foto e il commento pubblicato offendevano pubblicamente la reputazione della persona offesa Empirio Luigi attribuendogli indirettamente di aver assistito agli ultimi attimi di vita del fratello dell’indagata, lasciando intendere che vi fosse un nesso di casualità fra la presenza dello stesso Empirio Luigi e la morte del fratello, a causa della quale Empirio è stato coimputato, insieme ad altri appartenenti alla Polizia di Stato e all’Arma dei carabinieri, in un procedimento che l’ha visto assolto“. E infine E ancora: “La citata pubblicazione esponeva la persona offesa a una sorta di ‘gogna mediatica’, poiché dava modo a chiunque, nella rete web, di visualizzare l’immagine e inserire commenti a loro volta diffamatori e minacciosi“.

La domanda della tua tranquillità

Lo spamming si evolve, e se lo continuiamo a ricevere nelle nostre caselle di posta elettronica è perché si raffina costantemente e cerca di arrivare a livelli di perfezione formale talmente elevati, da indurci in errore. Solo che non sempre ci si riesce, e allora gli spammer ci fanno la figura cacina, come nel caso del messaggio che vi propongo e che vi riporto in calce a queste note.

Avevo già ricevuto decine e decine di messaggi di persone che si definivano hacker (gli hacker, lo sappiamo benissimo, sono ben altro) e che mi spedivano un messaggio da un mio indirizzo di posta elettronica in cui mi comunicavano di aver avuto accesso alla casella, e di aver infettato il mio sistema (uno dei miei computer è infettato da tempo, ormai funziona solo se gli faccio la respirazione bocca a bocca, bella scoperta!). Gli hacker avrebbero visto da remoto che frequento siti porno (ah sì? Non lo sapevo, hanno fatto bene a dirmelo così ne sono potuto venire a conoscenza anch’io), che ho dei gusti tremendi (saranno ben cazzi miei quali sono i miei gusti sessuali, come vi permettete??) e che hanno registrato la lista dei miei contatti e-mail (mai avuta una rubrica su questa casella di posta elettronica suppostamente hackerata) a cui invieranno tutte le mie malefatte e le riprese effettuate dalla videocamera del PC (videocamera che non ho) di me che faccio quelle cosine lì mentre guardo i siti porno, ai miei amici, corrispondenti, contatti di lavoro etc, minacciando di spedire i filmati e tutto il resto se non verso loro una cifra in Bitcoin su un determinato conto.

Ora, purtroppo per loro si dà il caso che la casella di posta elettronica “valeriodistefano@classicistranieri.com” non esiste. O, meglio, esiste come indirizzo, ma la sua funzione è solo quella di forwardare a un altro indirizzo mail (questa volta esistente) tutta la posta che vi arriva. Punto e basta.

Dove sta la novità, direte voi? Che adesso questi messaggi, che prima erano in inglese, sono stati tradotti in italiano. E, per quanto siano stati tradotti anche benino, lasciano spazio a dubbi sulla loro autenticità (come potrebbe essere diversamente, povere stelle??), a cominciare dal subject poetico che recita “La domanda della tua tranquillità” (cazzo mi significa la domanda della mia tranquillità? Lo sanno solo loro). E sicuramente qualche italiano senza l’occhio clinico potrebbe caderci. Scrivono perfino “sì” con l’accento, figuratevi un po’.

E fa schiantare dalle risate quel “trasferischi 300$ sul nostro portafoglio di criptovaluta”. “Trasferischi” è come il “Batti lei!!” di fantozziana memoria. Cosa dovrei “trasferiscare”, secondo questi signori? E notate anche il “Dio mio, che gusti, che passioni tu hai…”, sembra una frase pronunciata da un fiorentino, nel puro dialetto della sua città.

In breve, come è successo a me potrà succedere anche a voi di ricevere una mail di questo tenore. Apritela, se volete leggetela, fatevici quattro risate, ma soprattutto NON RISPONDETE e NON PAGATE. Anche se siete soliti frequentare dei siti porno, maialoni che altro non siete.


Salve!

Come avrai già indovinato, il tuo account valeriodistefano@classicistranieri.com è stato hackerato, perché è da lì che ho inviato questo messaggio. :(

Io rappresento un gruppo internazionale famoso di hacker.
Nel periodo dal 29.06.2019 al 23.08.2019, su uno dei siti per adulti che hai visitato, hai preso un virus che avevamo creato noi.
In questo momento noi abbiamo accesso a tutta la tua corrispondenza, reti sociali, messenger.
Anzi, abbiamo i dump completi di questo tipo di informazioni.

Siamo al corrente di tutti i tuoi “piccoli e grossi segreti”, sì sì… Sembra che tu abbia tutta una vita segreta.
Abbiamo visto e registrato come ti sei divertito visitando siti per adulti… Dio mio, che gusti, che passioni tu hai… :)

Ma la cosa ancora più interessante è che periodicamente ti abbiamo registrato con la web cam del tuo dispositivo, sincronizzando la registrazione con quello che stavi guardando!
Non credo che tu voglia che tutti i tuoi segreti vedano i tuoi amici, la tua famiglia e soprattutto la tua persona più vicina.

Trasferischi 300$ sul nostro portafoglio di criptovaluta Bitcoin: 1MgLvmDDCbEffqp3LVwgYdfxw5wAb3ARsQ
Garantisco che subito dopo provvederemo a eliminare tutti i tuoi segreti!
Dal momento in cui hai letto questo messaggio partirà un timer.
Avrai 48 ore per trasferire la somma indicata sopra.

Appena l’importo viene versato sul nostro conto tutti i tuoi dati saranno eliminati!
Se invece il pagamento non arriva, tutta la tua corrispondenza e i video che abbiamo registrato automaticamente saranno inviati a tutti i contatti che erano presenti sul tuo dispositivo nel momento di contagio!

Mi dispiace, ma bisogna pensare alla propria sicurezza!
Speriamo che questa storia ti insegni a nascondere i tuoi segreti in una maniera adeguata!
Stammi bene!

I “Giuseppi” di Donald Trump

Starting to look food fior the highly respected Prime Minister of the Italian Republic Giuseppi Conte. Represented Italy powerfully at the C7. Loves his Country greatly and works well with the USA. A very talented man who Will hopefully remain Prime Minister.

Evidentemente Donald Trump nello scrivere questo post ha parlato della pluralità del terzo mandato a Giuseppi Conte.

Brasil, meu Brasil Brasileiro

La lettrice Bucalossi Armida mi scrive e mi chiede perché non mi sono occupato del tema degli incendi in Amazzonia.

Perché mi è sempre stato difficile parlare di temi di attualità internazionale, ecco perché. Eppure la rivista “Internazionale” è una delle migliori pubblicazioni che siano a disposizione del lettore italiano. E poi mi chiedo che cosa si possa dire o fare di più sulla tragedia che ha colpito il Brasile e la Bolivia.

E’ colpa nostra, c’è poco da fare. Delle grandi imprese zootecniche e agro-industriali che disboscano grandi aree della foresta pluviale. Alberi tagliati nel periodo di luglio e agosto, che vengono lasciati ad asciugare e seccare per poi essere bruciati. così, quando la stagione delle piogge ricomincia, il terreno, ormai privo di vegetazione, favorisce la crescita di nuove piante che servono per l’allevamento del bestiame, responsabile di una percentuale molto elevata di deforestazione. La foresta pluviale produce quantitativi notevolissimi di ossigeno che se diminuti fino al 25% potrebbero far verificare danni notevolissimi al riscaldamento globale e alla salvaguardia delle biodiversità, nonché alla meravigliosa varietà di oltre 400 tribù che vivono nella foresta.

Non lo dico io, lo dice l’ADN Kronos.

E allora che cosa possiamo fare noi, a parte augurarci che il popolo brasiliano riesca a trovare un presidente più affidabile di Jair Bolsonaro, che ha subito minimizzato la gravità della situazione dando la colpa alle fake news, parlado addirittura di “bufala antosovranista”?

Possiamo mangiare meno carne, stare attenti a non consumare troppa acqua, usare la bicletta o andare a piedi più spesso, ma sono gocce nell’oceano.

Oppure possiamo non lasciarci abbindolare dagli hashtag da milioni di clic e dalle immagini del web e delle campagne ufficiali di sensibilizzazione. Come la foto ufficiale della mobilitazione internazionale che è, questo sì, una foto dell’Amazzonia che brucia, ma è el 2013. Come la foto che Cristiano Ronaldo ha pubblicato su Instagram e che ha ricevuto più di otto milioni di like che è un incendio del Rio Grande do Sul. O il coniglietto semicarbonizzato fotografato a Malibu nel 2018 e diventato virale, così come l’immagine di una scimmietta martoriata dalle bruciature scattata nel 2016 in India (e non in Brasile). #prayforAmazonia un paio di balle. Ci vogliono comportamenti virtuosi e sensibilizzazioni individuali e collettive ai temi ambientali. Se perfino il G7 ci dice che non ci sono fondi sufficienti per affrontare il problema e aiutare il Brasile abbiamo sbagliato completamente rotta. Siamo tutti responsabili, nessuno si senta escluso.

Verso il Conte-bis

Io non so se la gente si stia consumando inesorabilmente i neuroni o che cosa, ma abbiamo la possibilità forse irripetibile di proporre come prossimo presidente del Consiglio un nome di garanzia, una figura super partes che calmi gli estremi bollori del patto scellerato tra M5S e PD e faccia da ago della bilancia dell’inusuale matrimonio politico. Giorni fa avevo sostenuto la candidatura di Marta Cartabia. Mal me ne incolse. Sono stato attenzionato (orrenda espressione che va molto di moda) sul fatto che la signora abbia avuto dei trascorsi in Comunione e Liberazione e che abbia espresso opinioni non perfettamente condivisibili dalla sinistra sul ruolo della donna nella società. E va beh, ma si trattava comunque di un nome istituzionale di altissimo livello, perché di questo si tratta: trovare una persona che garantisca che Tom e Jerry non litighino più e non si prendano a ceffoni per tutto il resto del durare della legislatura.
E invece qual è il nome che è saltato fuori? Conte. Ora, per l’amor del cielo, Conte sarà anche una persona preparata, un gentiluomo, una persona di buon senso, ha messo alle corte Salvini in un discorso storico al Senato della Repubblica, ma Conte rappresenta comunque il vecchio che avanza, anzi, riaffiora. E’ uscito dalla porta di Palazzo Kitsch per rientrare dalla finestra. E’ stato il presidente del consiglio del peggior governo della storia della Repubblica, quello che vedeva tra le sue compagini i sovranisti, gli antieuropeisti, gli invocatori del cuore immacolato di Maria, gli ostentatori a tutti i costi di rosari e vangeli. Quello che era il capo del governo quando il Senato (sempre quello che Renzi voleva abolire) salvava il Ministro dell’Interno dal processo con l’autorizzazione a procedere richiesta dalla magistratura siciliana. E’ quello che non ha detto nulla quando lo stesso Ministro dell’Interno di cui sopra offendeva Carola Rackete, rea di aver evitato più gravi e tragiche conseguenze al suo carico navale di disperazione e prostrazione. Conte è quello che, durante il suo dicastero, ha lasciato approvare il decreto di sicurezza bis, che prevede la galera per chi salva un povero disgraziato che rischia di annegare, provvedimento sul quale ha posto la condizione della modifica secondo le indicazioni fornite dal Presidente della Repubblica. E adesso lo vogliono tutti. Ma proprio tutti. Perfino i marxisti-leninisti. Che saranno, questo sì, due o tre in tutto in Parlamento, ma intanto ci sono. Per favorire il nome di Conte nella trattativa sgangherata tra M5S e PD si è mosso perfino D’Alema (ve lo ricordate?). La Boschi ha detto che lei non farà mai parte del prossimo esecutivo (ma chi la vuole?) ma che voterà comunque la fiducia (c’era da dubitarne?). E’ un vero e proprio plebiscito che non ha un senso. Perché se vuoi avere un segnale di discontinuità (termine tanto caro al sempre più impacciato Zingaretti), devi agire sul doppio binario del programma di governo e sui nomi. Non c’è un’alternativa possibile. Non puoi riciclare quello che è stato buttato nel cestino dei rifiuti e farci un paralume.
E le consultazioni del Presidente della Repubblica cominciano domani alle 16. E non c’è più tempo. Il nome di Conte è il primo passo verso l’inciucio giallorosso. Zitti e subire.

Ora sappiamo che è un delitto il non rubare quando si ha fame

Una signora 80enne di Genova ha rubato per fame. Pane, carne e una bottiglia di limoncello. Valore totale della merce 20 euro. Al processo il suo legale ha invocato la scriminante dello stato di necessità. Il giudice non ha sposato la tesi della difesa e ha condannato la signora alla pena di due mesi e venti giorni di reclusione. Per 20 euro. Per la fame. Per pochi beni di prima necessità (perché a volte è necessario anche l’alcol, ci sono da affogarci dentro la povertà, l’emarginazione e la depressione di una condizione di indigenza). Sono i casi in cui dura lex sed lex, questo sì, ma la giustizia svirgola clamorosamente il tiro nella porta della valutazione della effettiva gravità dei fatti e della proporzionalità tra quest’ultima e la pena comminata.

“Così lo impiccheranno con una corda d’oro/è un privilegio raro/rubò sei cervi nel parco del re/vendendoli per denaro”.