Roseto: l’intervista della dirigente scolastica dell’IIS “Vincenzo Moretti” Daniela Maranella a “Abruzzo Cityrumors”

Reading Time: < 1 minute

 344 total views,  24 views today

Riporto, senza esprimere alcun commento, la trascrizione accurata e certosinamente fedele delle dichiarazioni della Dirigente Scolastica dell’IIS “V. Moretti” di Roseto degli Abruzzi, Prof.ssa Daniela Maranella, rilasciate oggi alla testata giornalistica on line “Abruzzo Cityrumors”.

“I ragazzi sono rientrati molto volenterosi. C’è stata una piccola défaillance, ovviamente a seguito dello screening che è stato effettuato durante il fine settimana una percentuale del 5% è risultata positiva, quindi abbastanza elevata come percentuale.

Però nel frattempo è stata attivata la DaD e quindi si procederà con la Didattica Digitale Integrata. Una parte della classe è in presenza, il resto seguirà le lezioni da casa.”

(…)

A domanda risponde: “Le classi coinvolte sono abbastanza, però sono organizzate (originale: “organizzati”, ndt) e sono già… hanno già testato questa tipologia di didattica. Le classi hanno la LIM, per cui possono seguire i compagni facilmente attraverso i dispositivi che abbiamo fornito e stiamo fornendo in questo periodo.”

(…)

A domanda risponde: “Anche da noi ci sono docenti no-vax, personale no-vax. Alcuni si sono convertiti e quindi finalmente hanno fatto la prima dose di vaccino e sono, quindi, rimasti con noi. Altri sono stati sospesi in quanto sono no-vax davvero convinti e, quindi, provvederemo con la sostituzione.

Qui si fa la DaD o si muore

Reading Time: 3 minutes

 484 total views,  20 views today

La montagna della macchina burocratica di Roseto degli Abruzzi, piccolo mondo di un mondo piccolo, ha partorito il topolino delle indicazioni per lo screening della popolazione scolatica studentesca.

Da cui si evince che:

– il tampone NON è obbligatorio;
– non si sa quali provvedimenti intendano prendere le singole realtà scolastiche coinvolte in caso di rifiuto delle famiglie a sottoporre gli alunni all’esame diagnostico;
– le operazioni saranno gestite da “volontari”.

Nient’altro.

La situazione è ormai catastrofica. 2000 Dirigenti Scolastici hanno firmato una lettera aperta al Ministero dell’Istruzione e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri per chiedere il passaggio alla DAD e lo slittamento del rientro in presenza di almeno 2-3 settimane. E fanno bene.
Altri docenti invitano a firmare appelli on line. Cosa volete, c’è ancora gente convinta che con change dot org si possa cambiare il mondo.

Nel frattempo Marco Borgatti, in un’intervista al GRR delle 12,10, ha dichiarato che “i volontari sono sfiniti”. Sfiniti di cosa non è chiaro, visto che lo screening comincerà domani.

Io ho molto rispetto dei volontari intesi come singoli (un po’ meno per le organizzazioni di volontariato). Ma non capisco cosa c’entri il volontariato in una operazione come questa. Una brava e valente giornalista, Valentina Furlanetto, in un suo fortunato saggio riguardante il mondo del volontariato, delle Onlus e delle Ong, lo ha definito “l’industria della carità”. Io non metto in dubbio che i 162 volontari dichiarati da Borgatti nelle sue dichiarazioni al GRR siano tutti medici o infermieri, che siano animati da uno spirito di servizio e che lo facciamo gratuitamente. Mi chiedo SOLO cosa c’entrino le Guide del Borsacchio con tutto questo, quando l’ordinanza regionale delega il compito alle ASL (ed è molto chiara in questo). Mi chiedo perché i nostri ragazzi debbano essere “attenzionati” da personale volontario non pagato quando potrebbero esserlo da personale ugualmente qualificato, regolarmente in servizio e retribuito. Io sono fuori dai giochi, io sono un docente e se voglio un certicato di negatività me lo pago, anche se ho completato il ciclo vaccinale. Ma questa è un’altra storia.

La DAD, poi. La DAD è uno strumento (in quanto tale neutro, e scevro da connotazioni positive o negative) che è stato usato, tra l’altro, in precedenti periodi di emergenza. Ma perché, questo non lo è? nessuno ci dice qule sia il sotteso, il sostrato, quello che sta alla base di questo malessere. Non si sa quanti docenti siano a tutt’oggi positivi, quanti alunni, né si hanno notizie sul tracciamento sociale di queste positività. Non ce lo dicono i giornali, le singole istituzioni scolastiche, i comuni, le ASL, le istituzioni preposte. Ma a scuola rientreremo tutti lo stesso. Tamponati e non. Tutti insieme allegramente. E allora a cosa sarà servito lo screening? A farci belli? Pare proprio di sì.

Ma in DAD non si può andare, nossignori, ché i ragazzi soffrono e viene negata loro la socialità.

Ora, con il dovuto rispetto, ma di quale “socialità” stiamo parlando? La prima e primaria socialità che un minore deve vivere è quella familiare. Perché fa tanto schifo a questi genitori stare con i propri figli, seguirli nelle lezioni, aiutarli nelle difficoltà e magari imparare un po’ qualcosa anche loro? Cosa c’è di male a stare a casa, a vivere con il nucleo fondante e fondativo della nazione? A svolgere le consegne assegnate (tra l’altro si tratterebbe anche di un dovere stabilito dalla legge!), a fare “ricreazione” con una bella fetta di pane col miele anziché con quelle schifide cose che gli alunni comprano alle macchinette, ad approfondire i contenuti con chi deve occuparsi della TUA crescita in prima persona, a guardare un film insieme e magari discuterne (la famiglia è un potentissimo cineforum!), o financo (ora so che sto per dire un’eresia, e la dico) a leggere un libro?

E anche guardando fuori dalla piccola e rincartapecorita realtà squisitamente locale non ci sono notizie confortanti. La Campania, per esempio, è stata definita “zona nera” da qualche azzardoso ma niente affatto stupido giornalista (i colleghi della Campania sono forse tra i primi in Italia nell’impegno per la sensibilizzazione verso la DaD).

Ma il resto è affidato alla non-sensibilità di una classe docente e dirigente pusillanime e prona, per la quale solo la didattica in presenza è un valore (come se nella scuola, poi, esistessero dei disvalori! La scuola è “valore” puro) e tutto il resto è fuffa. Ora la palla è sui piedi delle singole Regioni, che faranno quello che possono, cioè niente.

“Che qui si fa l’Italia e si muore
Dalla parte sbagliata
In una grande giornata si muore
In una bella giornata di sole
Dalla parte sbagliata si muore…”

(Francesco De Gregori – Il cuoco di Salò)

La didattica in presenza è un puntiglio

Reading Time: 2 minutes

 844 total views,  20 views today

Questo governo sta scherzando col fuoco.

E’ chiaro a tutti, ormai, che si DEVE riaprire e IN PRESENZA, senza ritardi o ulteriori scivoloni.

Non è una questione squisitamente didattica (di didattica il governo ne capisce ben poco), è una questione di puntiglio. Che è molto peggio di una questione di principio, perché i principii, almeno, sono cose nobili.

Si torna a scuola in presenza perché lo di deve fare. Perché qualcuno ha deciso che la DaD, che pure ci ha salvato la vita, più e meglio dei vaccini, quando i vaccini non c’erano, non s’ha da fare. Hanno un bel dire le Regioni. Vogliono far slittare la “riapertura” (termine orrendo) a fine gennaio? E il governo non glielo concede. Punto.

La motivazione ufficiale risiede nell’evitare stress psicologici o ben peggiori conseguenze agli studenti. Ma quale conseguenza può essere peggiore di quella di rimetterci la salute e, in casi estremi, la vita? Il punto è un altro: sono LORO che non vogliono rimetterci la faccia.

Perché altrimenti non si capisce come e perché demonizzare quello che, a tutt’oggi, è e rimane uno strumento. Validissimo, ma pur sempre uno strumento.

E’ come prendersela con i coltelli perché qualcuno potrebbe sviluppare una psicosi omicida e ucciderci qualcuno anziché affettare la carne. O con le chiavi inglesi, perché, sempre qualcuno, potrebbe usare quella del 40 per darla in testa a qualcun altro anziché svitarci i bulloni.

Qualche bravo e preparato epidemiologo ha detto che rinviare le lezioni in presenza a fine gennaio potrebbe essere utile per prevenire ulteriori infezioni e prparare strategie contenitive per il futuro. Cosaaaaa???? Ha osato dire una roba del genere? Come si permette? Noi siamo la politica, cosa c’entrano adesso gli scienziati? Decidiamo noi della salute dei cittadini, specie dei più giovani.

Non ascoltano neanche i presidi: Giannelli, già famoso per una qual certa sua “rigidità” sulla scuola in presenza, ha dichiarato che slittare al 30 gennaio potrebbe essere una operazione utile.

Si vive (e si muore) perché non si può negare agli studenti di assembrarsi all’ora della ricreazione, perché non possiamo togliere loro l’impulso creativo di sporcare le aule, attaccare il chewing-gum sotto i banchi, incendiare i cestini della carta, riprendere l’insegnante di nascosto, fare i selfie alle proprie pirlate per poi metterle su Instagram e TikTok o come cavolo si scrive.

Nulla da fare: 171.000 casi di infezione e le scuole DEVONO riaprire. Non si può stare sempre in vacanza. Come se la DaD fosse vacanza e non lavoro. E che lavoro!

Ho visto colleghi che non sapevano nemmeno aprire una mail reinventarsi per tirare a campare l’ultimo anno prima del pensionamento. Hanno fatto proprie espressioni come “Google Suite”, “Calendar” e “Classroom”. Gente che non sapeva muovere un mouse e che alla fine padroneggiava il registro elettronico meglio di Spaggiari. Invano.

Non cederanno su nulla. Ma gli conviene?

Screening per gli studenti a Roseto degli Abruzzi. Le ultimissime.

Reading Time: 3 minutes

 897 total views,  17 views today

Faccio seguito a quanto già scritto e comunicato poche ore fa, per dare ulteriori precisazioni ed opinioni sulla beckettiana situazione rosetana dell’organizzazione dello screening scolastico per gli studenti.

I nuovi fatti sono questi:

– lo screening si svolgerà l’8 e il 9 gennaio prossimi;
– la sede per le operazioni sarebbe stata individuata nella palestra delle Scuole Medie “Fedele Romani”;
– Hanno partecipato all’incontro di studio e organizzazione dello screening tenutosi in mattinata gli assessori Francesco Luciani e Lorena Mastrilli, il Presidente del Consiglio Comunale Gabriella Recchiuti, il Consigliere Provinciale Enio Pavone, diversi consiglieri comunali, i dirigenti scolastici Maria Gabriella Di Domenico (Istituto Comprensivo Roseto 1), Anna Elisa Barbone (Istituto Comprensivo Roseto 2), Daniela Maranella (Istituto “Vincenzo Moretti”), Achille Volpini (Liceo “Saffo”), il Dottor Giacomo Di Giovannantonio (medici); i rappresentanti locali di Croce Rossa e Protezione Civile e i volontari delle Guide del Borsacchio e delle Guardie Ambientali.
– Lo screening NON riguarda il personale docente e gli alunni della scuola dell’infanzia.

Le opinioni sono queste:

– Le date per lo svolgimento dei controlli sugli studenti, secondo l’ordinanza regionale, sono fissate per il 7, 8 e 9 gennaio prossimi. Per quale motivo a Roseto non si sia stabilito di gestirle anche il giorno 7 è un “misterium fidei”. Avremmo avuto più tempo per scaglionare l’afflusso dei pazienti, il loro deflusso ed evitare inutili e pericolosi assembramenti;
– Il Sindaco di Roseto, Mario Nugnes, ha riferito alla stampa quanto segue: “Vogliamo rassicurare le famiglie e gli studenti rosetani che, malgrado il poco preavviso ricevuto, ci siamo attivati con grande solerzia per organizzare questa ennesima campagna di screening.” Ho molto rispetto per la figura del Sindaco (che, pure, non ho votato) e dell’amico Nugnes, ma devo dire che questa dichiarazione è fallace tanto nella forma quanto nella sostanza. “Poco preavviso”? L’ordinanza regionale è del 31 scorso. Si sono ritrovati la mattina del 5 a mettere mano alla patata bollente. E per fortuna che il 6 è festivo! Non oso pensare a cosa sarebbe successo se si fosse trattato di un giorno feriale. E poi “ennesimo screening”? Perché? Ne saranno stati fatti, in passato (soprattutto durante la prima emergenza Covid) sì e no un paio. Dall’inizio dell’anno scolastico i ragazzi sono venuti a scuola senza obbligo vaccinale o di carta verde. Di quale “ennesimo screening” si sta parlando?
– E poi: “Nelle prossime ore, sentita la Asl di Teramo, sarà comunicata alle famiglie la suddivisione in fasce orarie degli studenti mediante lo strumento del registro elettronico.” Sono già le 18,30, al momento il cui sto scrivendo, e il mio registro elettronico non riporta alcuna segnalazione. Forse, non essendo direttamente interessato (ma perché??) la cosa sarà stata comunicata ai soli studenti e alle loro famiglie, ma allora perché non pubblicare l’informazione, oltre che sui registri elettronici, ANCHE sui siti web delle scuole interessate, che forniscono un servizio PUBBLICO? Alcune scuole hanno anche degli account sui social network (Facebook e Instagram soprattutto), si possono usare per raggiungere più capillarmente l’utenza, o dobbiamo solo vedere applausi, cuoricini, fotine, ricchi premi e cotillons?
– Last but not least: per quale motivo io non posso o non debbo fare lo screening? Solo perché sono vaccinato e sono un docente? E non potre essere positivo asintomatico, per esempio? Nelle scuole rosetane i docenti che hanno contratto il virus durante le vacanze natalizie non mancano di certo. Cos’è, noi siamo “sicuri”, forse? O dobbiamo pagarci il tampone ancora una volta, e di tasca nostra, per stare più tranquilli? Dov’è andato il senso della “comunità scolastica”, che viaggia a senso unico alternato nelle scartoffie di Governo e Regione?

Loro non mollano. Ma gli conviene??

La scuola rosetana sull’orlo del caos

Reading Time: 2 minutes

 831 total views,  20 views today

La scuola rosetana, come tutta quella abruzzese, del resto, è sull’orlo del caos (e già, quando mai??).

La comunità politica e quella dei cittadini ha accolto con superficialità e parziale disinteresse l’ordinanza regionale firmata dal Presidente Marsilio sulla riapertura delle lezioni che è stata fissata al 10 gennaio, anziché al 7, come previsto dal calendario.

Lo sappiamo da giorni. L’unica reazione è stata quella dei ragazzi, felici di stare a casa tre giorni in più. Tutto fa brodo.

Ma l’ordinanza prevedeva e prevede, per il 7, 8 e 9 gennaio prossimi, uno screening della popolazione scolastica, che verrà sottoposta a tampone antigenico rapido. A quello non ci ha fatto caso quasi nessuno.

E in questo piccolo mondo di un mondo piccolo ci siamo ritrovati, alle 16 circa del 5 gennaio, e con una festività di mezzo, a non sapere ancora come sarà organizzato il tutto, chi sarà esattamente coinvolto, quali saranno le sedi in cui si svolgerà l’analisi preliminare della popolazione scolastica, quali gli orari e quali le modalità operative, cioè con quali criteri concreti gli alunni verranno chiamati ad effettuare il tampone (alfabetico? Per classe? Per indirizzo? Alla “sans façon” con assembramento incluso nel prezzo??)

A tutt’ora, e al momento di metere in linea questo post, non risulta pubblicata sui siti ufficiali alcuna ordinanza del Sindaco in proposito. Qualche dirigente si è mosso per proprio conto con una comunicazione “informale”. Ma, si sa, le comunicazioni “informali” hanno il valore che hanno. E, comunque, sono infarcite di condizionali, di si dice, si mormora, non è ancora ufficiale, qui lo dico e qui lo nego.

Andiamo piano, per carità, dovessimo farci del male!

Nel frattempo i contagi aumentano. Tra gli studenti, tra i docenti e il personale amministrativo, che nel frattempo è tornato a lavorare in presenza, anche se non se n’è accorto nessuno. O, magari, nessuno se n’è voluto accorgere, impegnati com’eravamo a ingurgitare tamballi, mazzarelle, betoniere di agnello cacio e uovo e annessi frizzi, lazzi e triccheballàcche.

La Regione Abruzzo ha già chiesto all’esecutivo di posticipare il rientro in presenza alla fine del mese di gennaio. Vox clamantis in deserto.

La scuola è l’ultima ruota del carro di un governicchio che si fa fregare da una variante col nome greco, che fa tanto figo.

Cerchiamo di non farci fregare anche noi.

ATTENZIONE: falsa mail proveniente apparentemente dal Ministero della Salute sulla sospensione del Green Pass

Reading Time: 2 minutes

 1,080 total views,  21 views today

Due giorni fa ho ricevuto, obtorto collo, la seconda dose vaccinale di Pfizer.

Ieri, sull’app iO ho ricevuto regolarmente il mio green pass.

Oggi, poche ore fa, ho ricevuto una mail proveniente, in tutta apparenza, dal Ministero della Salute, in cui mi si chiede di confermare il mio indirizzo di residenza pena la sospensione della validità del green pass stesso se non agisco entro due giorni.

Si tratta di un FALSO.

L’indirizzo di partenza dell’email è ministero.salute.supporto.com. Digitando tale indirizzo su un qualsiasi browser, si raggiunge un sito di pubblicità a una catena di alberghi norvegese. Invece il dominio ufficiale del Ministero della Salute è il seguente: salute.gov.it.

Inoltre, cliccando sull’immagine fornita per eseguire l’operazione richiesta non si accede a nessun link.

Questi i fatti.

Ora, chi è che manda queste cose? Come fanno a sapere che io ho un green pass appena conseguito (la tempistica potrebbe essere anche casuale, ma è quanto meno sorprendente)? E siccome è un tentativo maldestro di carpire i dati della gente, chi dà loro il diritto di giocare con la salute altrui? Non potrebbero mandarmi una delle tante mail-chiapparella di vendita online del Viagra, o di ricatto perché uno si è inventato che guardo i siti porno e che mi faccio le cosine allo schermo? Interrogativi a cui non si ottiene risposta.

Nel frattempo prevedo una segnalazione al Garante della Privacy, che farò nei prossimi giorni. Se è arrivata anche a voi, cestinatela pure. E’ gente senza spina dorsale e senza scrupoli che ha pasticciato e che si merita questo e ben altro.

State attenti, sì??

San Silvestro

Reading Time: 5 minutes

 1,163 total views,  21 views today

Che cosa sia successo all’ultima ora prima delle sospirate ed agnognate vacanze natalizie, nessuno lo può testimoniare. Pare che a un certo punto la Nullafacentis, che stava a girarsi i pollici (attività che le riesce benissimo) durante un’ora a disposizione in cui non è stata “disposta” (se no suda) abbia preso la parola e con la sua vocina da corno di bassetto abbia aperto bocca in Sala Docenti e le abbia dato fiato:

“Perché non organizziamo una bella festa di fine anno e aspettiamo la mezzanotte tutti insieme?? Io penso che sarebbe bellissimo, sarà che sono bellissima io [è convinta], ma io direi che si tratta proprio di una ideona, che ne dite? Qual è la vostra risposta affermativa?”

Il professor Berlusconis, quatto quatto, si è toccato le ormai inutili putenda in segno scaramantico e si è defilato uscendo dalla porta di servizio, felice dello scampato pericolo.

“Dài, forza, organizzo tutto io [è questo che ci preoccupa!] venite tutti, portate qualcosa da mangiare, anzi, io preparerò la mia squisita torta salata di zucchine e melanzane [roba nutriente, insomma] che è sempre buonissima [ella abbonda in superlativi].”

Ormai un buon terzo del collegio docenti è incastrato. E’ la maledizione della settima ora.

La Nullafacentis è tremenda. Quasi quanto le sue orribili torte salate che serve periodicamente a temperatura di frigorifero, fiera della pochezza della sua arte culinaria perché, si sa, l’importante è sorridere.

La Acidophili si è attorcigliata sotto il mobile dei cassetti, come sotto un sasso in piena estate, e pensa se con il suo timballo di peperoni e broccoli [roba leggera, ma un po’ di carne mai??] ci sta meglio l’arsenico, il vetriolo o l’acido muriatico. La De Poppibus, ormai coinvolta anche lei nella partita, scrolla le sue latterie e cerca di fare buon viso a cattivo gioco: “Va bene, vorrà dire che un betoniera di salsiccia e lenticchie la porto io!”

“E tu, cara collega De Estremitatis, cosa porti? Ho bisogno di saperlo per organizzare al meglio la tavola [la macchina organizzatrice della Nullafacentis è partita, e tutti sanno che su queste cose lei è implacabile!]

“Io faccio le penne fredde panna e viurt… e uìster… e wurst…”, si incarta la piedòfila.

“Würstel!!” le fa eco la Wunderbari, l’unica entusiasta dell’iniziativa fin da subito.

La De Chattibus è presa in contropiede: “Ammettiamo che io abbia preso altri impegni per il San Silvestro, ammettiamo che, volendo, la scuola non sia proprio la sede più opportun per una cràpula, ammettiamo che io mi faccia preparare un teglione di lasagne al forno dalla mia nonna Armanda, ma i beveraggi chi li porta??”

“Gli uomini!” soggiunge tagliente la Acidophili, attorcigliandosi sulla coda a sonagli.

“Giusto, chiarissima collega. Reverendissimo [e te dàgli di superlativi!] collega Crucefixis, il Vin Santo lo porta Lei?… e il professor Marxistis che cosa vuole portare??

“La vodka! E una confezione di caviale del Volga che ho in cantina dai tempi dell’invasione della Cecoslovacchia.”

“Un pochino di insalata russa (e sottolineo “russa”) no?” echeggia quel gran bastardo del professor Exlege.

“Prondoooooooo??? Mi sendoooooo?? Pasquale, mi sendo? Pasquà’, ma tu stai a dormì’ angòra o stai in negoNzio?? Mi devi portare dieci confezzzziòni di insalate di matematica e libri di cibernetica per una soirée coi colleghi… còòòòme? Si, ‘bbravo, preciso a Coso Robbò, là…” E’ la De Sindacatis che ha deciso di portare un contornino.

La De Ginocchinibus, causa ulteriore versamento al menisco, non può stare in piedi né mettersi a spignattare. Ma quando si tratta di muovere le mandibole non la batte nemmeno Popeye quando ingurgita gli spinaci in scatola.

“Io so fare il pandoro col mascarpone e la crema di pistacchi… Ragà’ una bomba!” fa la nostra buona segretaria del personale, la signorina Multitasking, che col tracchettìo del suo camminare rende lieto e ritmico il convivio dantesco del nostro Pio Istituto.

“Allora moltissimo benissimo, gentilissimi, direi che ci siamo!” E’ la Nullafacentis che conclude il piano dell’offerta formativa per la serata. “Ci vediamo la sera del 31 a scuola alle 21. Birba chi manca (ammazza quanto sono bellissima!)”

Io la Nullafacentis proprio non la posso soffrire, ma devo fare buon viso a cattivo gioco. A scuola non sempre si può scegliere, e comunque mi sono comprato una bottiglia di crema al whisky con cui fare bella figura alla festa, con la speranza di centellinarmela in beata solitudine e tranquillità. Mal me ne incolse, perché la sala docenti è addobbata con festoni, striscioni, coriandoli, lingue di Menelicche, nastri, decorazioni, coccarde, fili argentati, stelle filanti, palline di Natale e io avrei solo voglia di andarmene vai, lontano.

“Benvenutissimi, stimatissimi colleghi! Spero che abbiate tutto ciò che vorretissime!!!” e la festa è aperta.

“Mmmmmhhhh!!! Come è buona questa frittata… come l’hai fatta??” chiede la De Ginocchinibus alla Acidophili, giusto per sciacquarsi le corde vocali e ingurgitare qualcosa.

“Come vuoi che l’abbia fatta? Con le uova sbattute. Con cos’altro, se no? Ci ho messo dentro solo uno schizzo di cianuro giusto per dargli il sapore.”

Devo dire che la Acidophili sarà quel che sarà, ma per trarsi di impaccio da queste miserie umane e linguistiche è veramente una fuoriclasse.

La serata si ammoscia già dopo un quarto d’ora e allora il professor Marxistis se ne esce con la trovata del secolo: “Wunderbari, facci la mossa!!”

Allora la Minus Habens attacca la canzoncina attingendo dalla più fulgida tradizione napoletana: “Chi me piglia pe’ francesa, chi me piglia pe’ spagnola…” e al rullo di tamburi eccola di nuovo salire sul tavolo e scatenare le sue bellezze. Io mi asciugo una lacrima di sudore, un po’ per le bellezze un po’ perché non eravamo mai caduti così in basso.

Ma l’ora fatidica arriva per tutti, ed è quasi una liberazione. “Ragazzi, un momento di attenzionissima! Sintonizziamo gli orologi [sì, su Tele Capodistria!!]. Meno 5… 4… 3… 2… 1… Buon annoooooooooooo!!!”

La De Poppibus vorrebbe mettere il CD col Valzer delle Candele, ma siccome non ci capisce niente di tecnologia, infila a caso un disco e, come per magia, si materializza l’imbarazzante rito del trenino al ritmo dell musica brasiliana, che io non ho mai potuto sopportare.

“Tutti a fare il treninooooo!!” strilla come un’ossessa la signorina Multitasking. Allora i colleghi si mettono in fila, con dei cappellini in testa che li fanno sembrare, se possibile, ancora più ridicoli di quello che sono e la musica si diffonce: “Peppé peppé peppé… eeeeeeeehh, meu amigo Charlie…” e lì mi viene chiaro in mente cosa vogliano dire i parlanti di lingua portoghese quando tirano fuori la “saudade”.

La sconcezza si protrae per pochi minuti, fortunatamente, giusto il tempo di prendere i cellulari e chiamare i mariti, i figli, gli amanti, i fidanzati, le mamme.

“Prondoooooo? Mammà’, mi sendooooooo?? Ci ho pochi ggiga, mammà’, fai presto che sennò mi scade l’offerta Vocafone e io di cafoni non ne voglio…”, pronunzia ad alta voce la De Sindacatis.

“Sì, sì, tanto, anch’io… ma sì che domattina lo facciamo…” mormoreggia la Wunderbari.

“Sta andando tutto benissimo, la scuola è bellissima, io pure e tutti sono carinissimi! Sì, ti amo tantissimo.” E’ la Nullafacentis che amoreggia superlativamente col marito, che non si sa come diavolo faccia a sopportarla.

Alle 00.45 tutto finisce per espiazione certificata della condanna. Ognuno se ne torna a casa lesto lesto e alla fine rimaniamo solo io e la Nullafacentis come due imbecilli.

“E’ stata proprio una festa belissimissima. Adesso però mi aiuti a pulire e a rimettere a posto!” mi sorride la mefitica.

E io vorrei solo stendermi nudo sul tavolo dell’aula del Consiglio d’Istituto.

Quelli che David Puente

Reading Time: 2 minutes

 1,140 total views,  19 views today

Da qualche giorno mi sono iscritto al canale Telegram di David Puente. Così, giusto per vedere che aria tira e attirare su di me un po’ di insulti, che, regolarmente, non mi sono mancati. Per ora non sono stato ancora espulso dalle sacre stanze virtuali, vedremo in seguito.

Puente ha annuncito di aver depositato ben nove querele destinate all’autorità giudiziaria per tutelare i propri diritti. Nulla di che, per me ne può proporre anche duecento, se crede. Però lo dice, anzi, lo scrive ed augura a tutti, sornione, buone feste. Grazie ma alle mie festività ci penso da solo.

Ora, voglio dire, sarai anche un giornalista neo-professionista, non dico di no, ma come semplice cittadino dovresti sapere che è imprudente dire che hai querelato (chi? Per che cosa?), se non altro perché col deposito della querela scattano delle indagini e i malviventi che ti hanno recato un danno, sentendo puzza di bruciato potrebbero manipolare degli elementi probatori a loro carico, alleggerendo così, e di molto, la loro posizione.

Invece no, tutto coram populo. Ci dev’essere una grande soddisfazione a comunicare alla gente di essere degli onesti cittadini, rispettosi delle leggi e di chi quelle leggi è chiamato ad applicarle. Invece io penso che siano cose del tutto normali e che, anzi, si possa e si debba tacerne. Opinioni.

Ma quello che fa rabbrividire sono le reazioni, i commenti, i riverberi alla notizia non-notizia.

E’ gente così, quella che segue Puente. Dall’applauso facile, dall’emoticon scontato (si sa, scrivere costa fatica), poco incline alla critica e, soprattutto, molto interessata al profitto (degli altri, beninteso). Secondo qualcuno il querelante dovrebbe spillare molti soldi ai querelati. Certo, perché le querele, notoriamente, si faanno per denaro, non per avere giustizia e ottenere un condanna a carico della controparte. Così il debunker può invitare a cena tutti i suoi seguaci. Che, evidentemente, o non mangiano a sufficienza a casa loro o, molto più probabilmente, non aspettano altro che siano gli altri ad esporsi e a metterci la firma sopra.

E poi un cosa: ma che fine hanno fatto tutte le innumerevoli querele che ha sporto David Puente? Quante si sono risolte con una condanna? Quante con una assoluzione e quante sono state archiviate? Perché è facile dire “ho querelato”. Molto più difficile è avere ragione in sede giudiziaria-

Come sempre fate attenzione. Ma MOLTA attenzione.

Tampone e lenticchie

Reading Time: 3 minutes

 1,156 total views,  17 views today

Il discorso di fine anno e di fine mandato del Presidente della Repubblica non ha avuto né pregi né difetti. E’ stato un discorso neutro, più che neutrale, non vincolto da particolari eccessi sopra le righe, né condizionato da toni verso il basso.

Ha rappresentato, come era legittimo e doveroso aspettarsi, una ferma e netta difesa delle istituzioni, prima tra tutte quella dello stesso ruolo del Capo dello Stato. Una difesa a 360° che non h tenuto conto della crasi sociale e della spaccatura istituzionale che si è ormai venuta a creare tra la gente e chi, direttamente o indirettamente, la rappresenta.

Perché, poi, quando la gente perde la fiducia nei poteri fondamentali della nazione, è difficile sanare quella spaccatura a forma di voragine che si viene a creare tra chi il potere lo attribuisce e chi lo esercita.

Il governo-minestrone di Draghi sta prendendo le redini dei cavalli che guidano il carro e comanda indiscusso a suon di decreti, depauperando il Parlamento della sua funzione principale, o rendendolo addirittura esecutore di meri atti materiali di ratifica o poco più. Lo dico e lo ripeto da due anni: una pandemia come quella che stiamo vivendo non giustifica la rinuncia e l’abdicazione allo stato di diritto. Mai.

Ed è così che, da un giorno all’altro, chi è stato a contatto con un positivo, se fino a ieri doveva mettersi in quarantena, fiduciaria o obbligatoria che sia, da domani non deve farlo più. Se una mascherina era uno strumento di prevenzione o, al massimo, una buona abitudine fino all’altro giorno, da domani sarà semplicemente un coadiuvante per la vita sociale e basterà, ex se, a fare in modo che chi si è potenzialmente contagiato non contagi anche gli altri.

Circoleremo come tanto zombie, consci intimamente del nostro misfatto di aver avuto a che fare con dei positivi, conspevoli (ma anche no) della nostra funzione di potenziali untori di manzoniana memoria.

Intanto sulla scuola si sta prendendo in considerazione l’ipotesi di lasciare in DaD gli alunni non vaccinati. La cosa è solo allo stato embrionale, vedremo, se con il passare del tempo, sarà partoria da questa genìa di politici, o si risolverà, tout-court in un aborto istituzionale. Però intanto ciò che è grave è che ci stanno pensando. Ma come, la DaD che costituisce il peggiore incubo del nostro Ministro dell’Istruzione, quella che era da evitare come la peste bubbonica perché se no i ragazzi crescevano frustrati e socialmente isolati, verrebbe affibbiata a chi non si vaccina? Ma non è mica un obbligo! E come posso io, Stato, emarginare o dequalificare un soggetto, specie se minore, in obbligo scolastico, o, comunque, col diritto sacrosanto all’istruzione, solo perché i suoi genitori (non certo lui, che, lo ripeto, è minorenne) hanno scelto di non vaccinarlo. Come faccio a dirgli “no, tu non sei obbligato a vaccinarti, ma se non ti vaccini ti metto dietro un computer e i tuoi compagni li rivedi col cannocchiale?” Perché stiamo parlando di bambini, non dimentichiamocelo.

E a proposito di scuola, il Presidente della Repubblica ha fatto un gentile e sentito richiamo alle parole del Professor Pietro Carmina, morto nel disastro di Ravanusa. E’ così, siamo arrivati a questo. A citare le frasi e il pensiero degli altri. Il discorso del Quirinale rappresenta la fotografia più nitida e vivida, ancorché impietosa, del degrado politico, morale, culturale e civile dell’Italia pandemica.

Siamo un popolo a cui manca la cultura. Per questo andiamo a cercarla da chi ce l’ha.

Nelle scorse ore Tomaso Montanari, che, se non erro (e non erro) è rettore di una Università italiana, ha ravvisato un particolare che a molti era sfuggito. Durante la ripresa del discorso presidenziale si intravedevano delle palme dai giardini del Quirinale, attraverso le finestre dello studio di Mattarella. Montanari ha parlato di “repubblica delle banane” scatenando un vespaio. Il capo della comunicazione del Quirinale Giovanni Grasso si scomoda per fargli addirittura notare che le palme non fanno le banane, ma i datteri. Cavoli, sono questioni di fondamentale importanza, queste, non ci si può mica passare un briscolino sopra! Bisogna smuovere il capo del servizio di comunicazione della Presidenza della Repubblica per sottolineare che dàtteri battono banane uno a zero. Questo significa che se una persona di altissimo profilo istituzionale si dedica a controbattere a delle opinioni (condivisibili o non condivisibili) di un intellettuale sui social network siamo veramente giunti alla fine dello Stato di diritto e del diritto allo Stato.

Il mandato di Matterella scadrà ufficialmente il 3 febbraio prossimo. Ma tranquilli, Berlusconi si è già candidato a succedergli.

Te piace ‘o Presepe?

Reading Time: 4 minutes

 1,695 total views,  19 views today

Gingo Bèèè, Gingo Bèèè, Gingo din do dàààààààn… è Natale in tutti i cuori, e l’ultimo giorno di scuola prima delle sospirate e meritate vacanze somiglia al Presepe vivente che il pio Dirigente Scolastico Ferocius De Leonibus ha fortemente voluto per rappresentare il mistero gaudioso della Natività.

Tutti ammirano la sacra rappresentazione, in cui troneggiano il nostro caro bidello Antenore, vicino alla figura del collega Marxistis, nel ruolo insostituibile del bue e del somaro, che scaldano con i loro fiati grevi il bambinello appena nato e interpretato da quel buon elemento del Corbelli, che siccome la De Chattibus, nel ruolo impegnativo della Vergine Maria (la De Chattibus vergine, sì, sì, certo, certo…) gli ha schiaffato un quattro senza nemmeno farlo passare dal via, si è portato una fionda nella mangiatoia e prende a colpire di sassate chiunque gli càpiti a tiro. Il maledetto Corbelli ha una mira eccezionale, che nemmeno Sante Pollastri in bicicletta quando sparava alla polizia, e la De Estremitatis, che personifica la lavandaia, vince la classifica dei colpiti per quattro cerotti sulla fronte contro le due ferite di striscio inferte all’ignobile Exlege.

Il nostro buon bidello Aristide, recentemente tornato dalla convalescenza, ammira commosso la scena, ma siccome è a dieta e siamo, per giunta, alla vigilia di quel santo giorno, deve accontentarsi di una insalatina di magro al farro e pomodorini per colazione, anche per non rompere la tradizione.

Siccome mancavano i personaggi, il niente affatto pedissequo Ferocius ha pensato bene di attingere dai racconti dei Vangeli e di affidare la regia dell'”auto sacramental” al professor Crucefixis, che è di materia affine, nemmeno fosse una sostituzione per malattia in pieno scrutinio finale. Il Crucefixis, finora addetto al disbrigo degli affari correnti, ha accettato di buona lena, con riserva, il delicato incarico, e ha chiamato la Wunderbari a recitare il ruolo della Maddalena, che, va beh, col presepe c’entra come il cavolo a merenda, ma tanto più gente entra e più bestie si vedono. La formidabile regia dell’evento dà del filo da torcere perfino a Calderón de la Barca e a tutta la tradizione cinquecentesca spagnola degli atti unici di carattere religioso. Insomma, lui quella gente lì la piglia di tacco.

Il delicato ruolo di San Giuseppe spetta al professor Squacquarelli-Ricai, che siccome deve starsene tutta la mattina fermo a mani giunte, ha appena ingurgitato tre Imodium per murare gli intestini e non avere la noia dei suoi fastidiosi effetti collaterali improvvisi. “Che poi, Crucefixis, tu mi devi spiegare cosa cazzo significa ‘padre putativo’, che è da quando ero piccolo che lo sento dire e non ci ho mai capito una verza!! Corbelli, se mi tiri una strombolata ti metto un due grosso come un patrimonio immateriale dell’Unesco!”

Il Crucefixis, allora, prende in mano il Catechismo della Chiesa Cattolica (che, voglio dire, è la sua arma di ordinanza) e inforca gli occhiali serafico: “Scusate, ma sono presbite…”

“Ah, sì, presbiteriano!” gli fa eco quell’anima innocente della Wunderbari, che c’è poco da fare, quando una è scema è scema.

Il professor Berlusconis ha accettato di buon grado di fare il pastore, con tanto di pecora viva da cingere sulle spalle, però ha voluto invitare prima tutti i giornalisti locali e i fotografi di circostanza, per denunciare loro la terribile e imbarazzante situazione dei banchi a rotelle, forniti dall'”orrendo” governo di sinistra che ha massacrato la scuola con la DaD, prima della sua discesa in campo a Palazzo Comunale. Ma quelli lo immortalano mentre smincia le gambe alla Wunderbari che è entrata nel personaggio e ha poco da rodere, la sua carriera politica è ormai finita.

Data la scarsità numerica di insegnanti uomini, i tre Re Magi saranno impersonati dalla Nullafacentis (che è quella che porta la mirra, che anche quella nessuno sa cos’è), perennemente in ritardo perché stamattina la sua manicure le ha dato appuntamento alle 9,30, dalla De Sindacatiis, costantemente attaccata al cellulare (“Prondooooo?? Mi sendoooooo???”) e dalla De Bonis, che supplisce la De Poppibus dietro regolare ordine di servizio della Vice Preside, la quale ha rinunciato all’incarico per motivi di messa sicurezza dell’istituto, dato che per interpretare un personaggio maschile come Melchiorre avrebbe dovuto schiacciarsi a dismisura le due parannanze che si ritrova e avremmo tutti rischiato di andare a finire in un buco nero per l’implosione delle sue sise.

La parte dell’angelo custode spetta alla nostra buona segretaria del personale, la signorina Multitasking, che rivolgendosi agli astanti convenuti li esorta ad andare a firmare la domanda di ferie alla sua scrivania. “Se no ve le schiaffo d’ufficio e ve la vedete voi con le anime tormentate del purgatorio dei vostri trisavoli!! Nel girone degli ignavi, vi avrebbe messo Dante Alighieri, insieme a Minosse!!”

La Cervelletti sta per correggerla dicendole che il girone di Minosse era quello dei lussuriosi, ma tace per pura convenienza, altrimenti oggi le fanno recuperare tutto d’un picchio le due ore di permesso che ha chiesto l’anno scorso, che ormai la Vice l’ha sgamata e la marca stretta.

Il testo dell’orrenda poesia di Natale di Guido Gozzano è stato fotocopiato e distribuito ai figuranti. La De Chattibus declama con la sua cantilena:

“Oste di Cesarea… – Un vecchio falegname?
Albergarlo? Sua moglie? Albergarli per niente?
L’albergo è tutto pieno di cavalieri e dame
non amo la miscela dell’alta e bassa gente.
Il campanile scocca
le undici lentamente”

“Ma, scusate colleghi, ammettiamo che l’oste fosse veramente di Cesarea, ammettiamo pure che la miscela fosse al 3% e quindi un po’ grassa (perché anche lei ne spara di grosse, quando ci si mette!) e il motorino non parta, mi dite perché la fate fare a me questa parte e non a San Giusepp…”

La raggiunge implacabile un manrovescio dello Squacquarelli-Ricai, che quando l’antispastico gli fa effetto riesce ad essere bastardo dentro all’ennesima potenza.

Giunti al climax della rappresentazione, gli astanti si raccolgono in un silenzio misterioso e solenne insieme. Sola si leva la voce fuori campo del professor Crucefixis che profondamente immedesimato nella parte osteggia:

“La neve! – ecco una stalla! – Avrà posto per due?
– Che freddo! – Siamo a sosta – Ma quanta neve, quanta!
Un po’ ci scalderanno quell’asino e quel bue…
Maria già trascolora, divinamente affranta…
Il campanile scocca
La Mezzanotte Santa.”

E infatti la campanella del finis suona davvero. Il primo a precipitarsi fuor d’iscuola è il prezioso alunno Somarelli, ansioso di accendersi una canna, che per Natale i suoi genitori gli hanno regalato una fornitura di pakistano nero e vuol sentire com’è.

Lo ferma repente la buona bidella Cassandra, quella che fa i tarocchi, e gli chiede: “Somaré’, te piace ‘o presepio?”

E quello, infamone: “No!”

Ed io mi affretto lesto lesto a rifugiare tra le braccia di mia madre, altro che Gingo Bè!

David Puente è (diventato) giornalista professionista

Reading Time: 2 minutes

 1,671 total views,  13 views today

Il 24 novembre scorso, il debunker David Puente, vaccinista a oltranza e che tra breve dovrà abituarsi anche lui al tampone obbligatorio a pagamento per i vaccinati se vorrà godersi un cinemino con la famiglia, ha annunciato all’universo mondo con un twit, tweet, Twitter (la parte per il tutto) o tuìt, ora non so, che ha superato l’orale dell’esame di giornalista professonista, della cui denominazione, evidentemente, deve aver cominciato a fregiarsi quasi fin da subito se è vero, come è vero, che l’ha abbinata, ipso facto, alla presentazione del suo account Facebook.

Ora, per carità, complimentoni. Son traguardi importanti nella vita di una persona, questo non lo metto in dubbio. Soprattutto perché me ne ero interessato qualche tempo fa, del fatto che Puente non risultasse ancora iscritto all’ordine dei giornalisti, nonostante una copiosa e intensa attività scrittoria contro terrapiattisti, complottisti, Rosario Marcianò, Luc Montagnier, i no-vax, i lavoratori del porto di Trieste chi va liscio a briscola.

Adesso, finalmente, potranno gridarlo i suoi fans, ma soprattutto potrà esserne più che orgoglioso egli stesso, che riconosono in lui un modello di giornalismo irraggiungibile attraverso la puntuale verica e l’eventuale confutazione di qualsiasi tesi (e con questo intendo proprio QUALUNQUE).

E per dimostrare, immagini alla mano, che lo scientifically correct è l’unico approccio possibile in questo mondo ormai arrivato all’Armagheddon di se stesso. E anche perché oggi come oggi un fatto non è reso credibile se non gli fai un selfie (o, peggio ancora, un “fotina”, come si diceva ai miei tempi) e non lo schiaffi ovunque. Ti sei laureato, hai avuto un figlio, o sei semplicemente un pantofolaio che ama starsene a casa? Tutto bene, ma se non ce lo fai vedere non ci crediamo. Troppo comodo, nulla esiste se non è contestualmente provato.

Ecco, dunque, che per aderire alle suddette logiche, David Puente ci fornisce, in pari data, una attestazione di aver superato l’esame in questione. Oh, certo, molto bene. Il tutto è su carta intesta dell’ordine dei giornalisti, va beh, c’è quell’erroruccio veniale che mette “Venezuela” minuscolo, ma SOPRATTUTTO, quello che manca è la FIRMA di chi dichiara e attesta una circostanza siffatta.

In breve, perfino l’attestato di frequenza del corso di specializzazione in doppie punti per i parrucchieri per signora, viene firmato da qualcuno. Magari con uno svolazzo irriconoscibile, magari con una firma non autografa ma tragicamente stampata su migliaia di pezzi di cartoncino tutti uguali. Ma è comunque già qualcosa. Qui non c’è niente, nada, nichts, rien, nothing. E, sia chiaro, questo NON VUOL DIRE AFFATTO che, secondo me, l’attestato sia falso, alterato o, peggio ancora, che l’esame non sia mai stato sostenuto e che quanto viene riportato sia frutto di un fotomontaggio o similia. No, significa semplicemente che quel documento non porta NESSUNISSIMA firma. Punto.

E, inoltre, qual è il punteggio minimo e massimo con cui si supera una prova del genere? Perché non viene riportata una valutazione di merito? Perché, se guardo l’elenco di coloro che hanno superato, al pari di Puente, la prova orale, non posso sapere chi ha preso di più e chi ha preso di meno di lui?

Risposta non c’è, o forse chi lo sa, caduta nel vento sarà…

False (anzi, falsissime) mail da Facebook. Non cascateci.

Reading Time: < 1 minute

 1,907 total views,  18 views today

 

Girano queste e-mail fasulle, ma abbastanza appetibili per l’utente finale in cui Facebook (che non è Facebook) dichiara di aver bloccato un utente per 30 giorni e chiede un’azione per la conferma dei dati. Buttatela via senza fare niente perché è la solita chiapparella che può portare a danni ben peggiori. Guardate anche solo l’indirizzo di provenienza, per rendervene conto.
E poi rimproveratemi che non ve lo avevo detto!

Il senso di Selvaggia Lucarelli per l’obbligo tamponale prossimo venturo

Reading Time: 2 minutes

 1,439 total views,  13 views today

Ecco, prendiamo Selvaggia Lucarelli, tanto per fare un esempio di quelli soliti.

Ha postato questo complicatissimo messaggio su Facebook in cui si dichiara dispostissima a mostrare l’esito del tampone qualora questo diventi un obbligo e qualora le sia richiesto per partecipare a eventi che siano determinati da una massiccia presenza di persone. Nulla di che, lodevole posizione, ma vorrei anche vedere il contrario.

Lei che aveva denominato qualche “no-vax” come “poltiglia verde”, lei che non voleva più partecipare a “Ballando sotto le stelle” (trasmissione notoriamente di ampio respiro culturale offerta del nostro servizio pubblico, e pagata coi NOSTRI soldi) perché c’era Mietta che aveva il Covid, si è trovata rincartapecorita e intricata nei fili della matassa della più complessa legislazione europea in materia di pandemia.

Pare, infatti, che sia prossimo il varo della normativa che impone, anche a chi si è vaccinato con tre dosi, il possesso e l’esibizione degli esiti del tampone rapido, per poter accedere una serie particolare di eventi, quasi tutti a carattere ludico o cultural-ricreativo.

Io personalmente ci provo un gusto che levàtevi. Persone come la Lucarelli, che rappresentano l’ala più intransigente del pensiero pro-vax, costrette a “cacciare” dal portafogli 15 euro a botta per partecipare alla presentazione dei loro stessi libri, a proiezioni di prima visione, a aperitivini di circostanza. Siccome io il tampone me lo sono pagato ogni 48 ore per poter LAVORARE (e non per andare a prendere lo Spritz), non vedo perché loro non possano fare altrettanto per attività alternative su cui, mi pare, la repubblica democratica italiana non si fonda.

Non si sa, inoltre quali teatri frequenti la Lucarelli, per pagare SOLO 10 euro di biglietto. Ma, a parte questo, ciò che appare assurdo è la retorica dei pro-vax che hanno usato argomentazioni assurde per sostenere le proprie posizioni. Come quella della patente, ve la ricordate? “Per guidare ci vuole la patente, non si vede perché certa gente non voglia vaccinarsi per lavorare!” A parte il fatto che avere la patente prevede l’acquisizione di certe nozioni teoriche e di una certa manualità, cosa che per il vccino non è prevista (non bisogna conoscere DNA e RNA per ricevere Pfizer), ma adesso che il tampone sarà obbligatorio in certi ambiti ristretti, cazzarola di Bhudda, lo vuoi fare o no?? E quando dicevano “Eh, ma i vaccini vanno fatti per senso civico, per mostrare un po’ di solidarietà nei confronti degli altri!” Gli altri?? C’è gente che se li mangerebbe vivi gli altri. Comunque, adesso, lorsignori facciano il favore di fare il sacrificio di farsi stantuffare il naso ogni qualvolta la loro vita sociale cozza con l’interesse dei singoli individui. O vogliono andare al cinema rischiando di infettare il vecchietto vicino di poltrona?

E’ gente così. Non gliene frega niente se da settembre un docente non vaccinato ha dovuto pagarsi un tampone ogni 48 ore, ma si lamentano che prossimamente i sanitari possano doverne esibire uno ogni quattro giorni.

Io lo dico sempre: io mi sono vaccinato per farmi i cazzi miei, e loro??

Tamponatevi sempre. Tamponatevi tutti. Tamponatevi e basta!

Comunicazione urgente del Partito Radicale

Reading Time: 2 minutes

 1,338 total views,  15 views today

La vita del Partito Radicale, la vita delle nostre idee, lotte e proposte, è la vita di un essere vivente che vive … finché c’è vita. Il nostro soffio vitale è quello che proviene da ciascuno di coloro che hanno la fortuna di sapere che il Partito Radicale vive attraverso le lotte per la libertà, la transizione verso lo Stato di Diritto democratico federalista laico e il nuovo diritto umano alla conoscenza.

Qualcuno ha equivocato, in buona o cattiva fede, la campagna degli anni 2017/8 credendo, o facendo credere, che quella campagna straordinaria di iscrizioni avesse assicurato al Partito la vita eterna.

Il Partito Radicale vive unicamente del sostegno dei propri iscritti.

Abbiamo appena raggiunto il numero di iscritti dello scorso anno: 1.329.

Che, se confrontato con gli anni precedenti, è un ottimo risultato; se paragonato alle necessità per portare avanti le nostre iniziative politiche è una inezia. Nonostante tutte le prudenze chiudiamo quest’anno con un disavanzo di poco più di 80mila euro dovremo quindi sin da subito raccogliere quante più iscrizioni e contributi altrimenti a breve ci troveremo in condizioni difficilissime.

Un disavanzo che pesa su quello che ci aspetta nel 2022, dalla campagna per i referendum di Marco Pannella ed Enzo Tortora sulla giustizia giusta che si terranno in primavera, alle 10 proposte di legge di iniziativa popolare sulle quali stiamo lavorando, all’iniziativa per una legge elettorale uninominale maggioritaria ad un turno. Per non dire del rilancio della campagna per il nostro diritto ad essere conosciuti e per il diritto dei cittadini a conoscere per decidere. Un rilancio che oggi trae forza dalla straordinaria sentenza definitiva della Corte Europea dei diritti dell’Uomo che ha condannato l’Italia perché la Lista Marco Pannella è stata “esclusa dal dibattito politico (RAI)”, abbandonata “dall’autorità di controllo (AgCom) senza motivazioni”; vittima delle “misure insufficienti delle autorità interne (giustizia) per riequilibrare la situazione”.

È chiaro, logico, scontato che più saremo più potremo condurre con efficacia queste lotte.

Lotte che o le fa il Partito Radicale o non farà nessun’altro. Nei decenni passati da soli abbiamo seminato sui fronti dei diritti civili, politici, sociali, economici e da allora sono sorte realtà che ci consentono di occuparci di quello che, ancora oggi, siamo i soli ad avere come priorità: la riforma radicale della giustizia, la più grave e grande questione sociale del nostro paese; la riforma del sistema informativo, la riforma istituzionale.

Potremo fare molto, ma molto di più se ciascuno di noi oltre ad iscriversi si farà parte attiva di questa attività che è tanto politica da incidere direttamente sulla riuscita o meno delle iniziative.

Proviamo a pensare cosa avremmo potuto fare se fossimo stati in qualche migliaio, visto che i pochi che siamo abbiamo costruito una interlocuzione politica che sul fronte della giustizia porterà i cittadini a votare in primavera sui nostri referendum sulla giustizia, e sul fronte della riforma elettorale consentirà per la prima volta di depositare la nostra proposta per la riforma in senso uninominale maggioritario a turno unico

Abbiamo, tutti insieme, un potenziale enorme e quel potenziale risiede in quel che ciascuno di noi potrà, vorrà dare.

Grazie e tanti auguri,

Maurizio Turco e Irene Testa

L’infinito calvario di Patrick Zaki

Reading Time: 2 minutes

 1,808 total views,  12 views today

La libertà di Patrick Zaki ci ha colto tutti di sorpresa, tanto eravamo abituati alla sempiterna nenia monocorde dei rinvii ogni 45 giorni.

E forse abbiamo gioito, me compreso, troppo presto. Lo confesso, ho stappato una butta di prosecco per festeggiare assieme a chi mi vuole bene e ai familiari di Patrick, la ritrovata condizione di uomo libero di una persona che ha sofferto un prezzo stratosferico ed esageratamente sproporzionato per le accuse che gli vengono contestate.

Perché Patrick Zaki è stato liberato, sì, ma non è stato assolto nel merito. E non potrà lasciare l’Egitto nel frattempo. E questo è un grave che pesa come un macigno.

In Egitto la diffusione di notizie false e la diffamazione contro il regime sono puniti con un massimo di 5 anni di carcere. Non c’è nulla di cui stupirsi se ci si rende conto che nella democraticissima Italia il massimo di pena edittale per il reato di diffamazione è di 3 anni di reclusione.

C’è ancora da lottare, dunque, prima che Patrick possa rivedere l’Italia, riabbracciare i suoi compagni dell’Alma Mater, riprendere una vita “normale”, se mai ci arriverà.

Perché lo Stato italiano non ha fatto NULLA per evitare a Zaki inutili sofferenze. Così come non ha fatto NULLA per salvare la vita di Giulio Regeni o assicurare alla giustizia i suoi presunti assassini e i mandati del suo ignobile omicidio.

Certo, per Regeni c’è stato l’impegno di alcuni pubblici ministeri e di avvocati della parte lesa coraggiosi ed encomiabili, che si sono scontrati con la decisione dei giudici che altro non possono fare che applicare le norme. “Cercavi giustizia, ma trovasti la legge”, cantava De Gregori.

Per Zaki nemmeno quello. A parte il suo difensore, il resto è stato preso in carico da Amnesty International e da qualche cronista con il contropelo sullo stomaco. Le autorità non ci sono. Nessuno ha dato la cittadinanza a Patrick Zaki. Per uno “ius universitatis” che diventa “ius soli” nel momento il cui un cittadino straniero si inserisce in una comunità di studenti di cui si sente parte attiva ed inscindibile.

In questo silenzio assordante delle istituzioni c’è sempre qualcuno che lotta a fianco di questo giovane. Sono solo privati cittadini, che sanno benissimo che lo Stato a cui appartengono è totalmente inadempiente. E allora, siccome sono Stato anche loro, agiscono, si muovono, protestano. Affinché il diritto alla libera espressione e alla critica non resti una splendida utopia.

Certi numeri di Liber Liber

Reading Time: 3 minutes

 1,683 total views,  15 views today

Il 28 novembre scorso Liber Liber ha compiuto 27 anni. E va be’, auguri vivissimi, cosa volete che gli dica, non sono certo geloso della “ingravescentem aetatem” altrui.

Una breve paginetta festeggia l’avvenimento sul loro sito. “Come da tradizione”, dicono. Molto bene, non ho mai avuto nulla contro la tradizione. Sono ateo ma faccio regolarmente l’albero di Natale e il Presepe. Bisognerà pur avere qualche contraddizione.

Nell’articolo si legge:

“il sito viene visitato da circa 120.000 persone al mese”

Molto bene. Cioè molto male. Il 15 febbraio scorso, in un articolo di analogo tenore, ma con tono ben più aulico, la ex biblioteca digitale più visitata d’Italia trionfeggiava:

“Nel 2020 il sito di Liber Liber ha superato la soglia dei 10 milioni di visite (10.495.771 per la precisione). Non male per una biblioteca! E’ come riempire più di 130 volte lo stadio San Siro.”

Siccome la mia maestra delle elementari mi ha insegnato a fare i conti a suon di sacrosante bacchettate sulle dita, allora li ho fatti.

120.000 visite circa al mese per 12 mesi fanno 2.400.000 visite circa all’anno. Assai più del 75% IN MENO rispetto al vantato dell’anno precente. E sono stato di manica larga. E con buona pace di San Siro.

Direte voi (e diranno loro): “tu che fai tanto il ganzino e hai una biblioteca multimediale on line, ci fai un po’ vedere i TUOI di accessi, bella testina di cazzo?”

Certo, eccoli.

159.000 pagine viste a settembre, 275.000 a ottobre e 424.000 a novembre. Che, voglio dire, proiettati sui quattro trimestri di un anno non riempiranno San Siro ma lo Stadio Tombolato di Cittadella sì.

E allora, che diamine, DI CHE COSA STIAMO PARLANDO?

La mia biblioteca Classici Stranieri (puntocòm) costa meno di un centinaio di euro l’anno. Siamo su un server condiviso Aruba. E’ come stare in un condominio. Liber Liber ha un server per conto proprio. Che certamente costa più di 100 euro all’anno.

Classici Stranieri non fa affidamento sul lavoro di nessun volontario. Una mano ce la dà chi ci ama. E nessun altro. Classici Stranieri non vende nulla, nessun gadget, nessuna risorsa informatica, nessun download. E’ tutto gratis. Non chiede un soldo a nessuno (certo, è tecnicamente possibile fare delle donazioni, se uno vuole, ma non vi offriamo NESSUNA home page con la richiesta di due euro).

Classici Stranieri non è costituita in associazione di volontariato. Non ha costi burocratici, non ha vincoli statutari, non deve rendere conto a nessuno, non ha obblighi di bilancio, può tranquillamente permettersi di chiudere l’anno in attivo coi soli proventi derivati dalle pubblicità, che vengono regolarmente dichiarati dal sottoscritto nella dichiarazione dei redditi. Che è PUBBLICA.

Insomma, se ci sono riuscito io quasi da solo, ci può riuscire, a maggior ragione, chiunque.

E qui mi taccio. E non sorrido più di così perché sono bene educato.

Valerio Di Stefano
per classicistranieri.com

Diario di un rosetano appena vaccinato

Reading Time: 3 minutes

 2,244 total views,  14 views today

Ho fatto il vaccino, dunque.

Siccome sono un rosetano lavoratore fragile e con patologie, mi è stato riservato un appuntamento all’HUB vaccinale dell’ospedale di Giulianova per effettuare la (prima) vaccinazione in ambiente protetto.

Mi dànno un foglio da riempire. E’ la versione del ricatto informato a scaricabarile per la terza dose. Io devo fare la prima. Non ci siamo. Faccio gentilmente notare l’errore. Mi dànno il modulo giusto ma mi chiedono cortesemente di sedermi in un angolino, lontano da tutti gli altri. Il non-vaccinato, per il solo fatto di esserlo, è visto con sospetto. Non è cambiato nulla dai tempi degli untori di manzoniana memoria. Solo un po’ più di cortesia formale, ma la paura che qualcuno unga le mura del nosocomio con un non-so-che di covidico, persiste.

Mentre riempo quanto di mia spettanza, la fila si ingrossa, la gente si accalca vicino al tavolinetto e si crea un assembramento di cui mi lamento ad alta voce con gli addetti.

Un signore della Croce Rossa mi dice: “Dotto’, se ci riesce lei a cacciarli tutti noi siamo solo che contenti!” Rispondo “E che ci vuole a cacciarli?? Basta chiamare i carabinieri!” E così mi sono fatto conoscere.

L’ambiente è stretto e angusto. La gente sta in fila lungo il corridoio e passano su e giù barelle con pazienti anziani dai vólti grinzosi e sofferenti. Tutto è stretto e maledettamente piccolo. E la gente continua ad accalcarsi. Chi vuol farsi la prima, chi la seconda, chi la terza dose, chi non trova il tesserino sanitario, chi non vuole firmare il foglio del ricattino, chi è un insegnante, chi in servizio civile volontario. E poi fa caldo, un caldo da non credersi. Paghiamo le tasse per il riscaldamento di un ospedale e sprechiamo i denari pubblici in questo modo. E nel frattempo passa un’altra barella. La signora che vi è adagiata mi guarda. Avrà 90 anni e l’odore di chi ha i valori completamente sballati e rischia di non farcela. Vorrei dirle qualcosa, darle una carezza. Ma mentre sto per farlo la portano via e io mi sento una merda umana.

Nella sala di attesa per la vaccinazione la distanza tra le sedie è di molto inferiore al metro. Il che fa pari e patta con gli assembramenti di cui sopra. Il bagno è rotto. Naturalmente.

L’ambiente in cui si somministrano i vaccini è piccolissimo e strettissimo. Il medico vaccinatore, l’addetta all’acquisizione dei dati e l’infermiera somministratrice operano in un ambiente di pochissimi metri quadrati. Riesco a vedere, perché la porta è spalancata, la somministrazione alla signora che è arrivata rima di me. Alla faccia del pudore e della discrezione. La signora aveva fatto la dose precedente con Moderna. Chiede che le venga somministrato lo stesso vaccino. Ma oggi Moderna non c’è. Solo Pfizer. E’ come andare al ristorante, chiedere un piatto di spaghetti alle vongole e sentirsi rispondere che le vongole non ci sono perché c’è il fermo biologico e le barche non sono uscite, però se la vuoi c’è sempre la pepata di cozze, che è pure buona.

Il medico vaccinatore lo conosco. E so che è un medico chirurgo, sì, ma con una specializzazione che poco ha a che vedere con la somministrazione di vaccini. Il farmaco lo inietta l’infermiera, d’accordo. Ma mi sembra strano che a supervisionare il tutto sia un allergologo. O un otorinolaringoiatra. O un dermatologo. O un chirurgo estetico. A questo punto potrebbe essere anche un medico omeopata, basta che abbia la qualifica di “medico chirurgo”.

Ma il piacere di incontrare di nuovo un professionista che ti ha dato una mano in un periodo delicato della tua vita professionale è tale che non sento niente. Nemmeno la punturina dell’ago. Niente di niente. Dovrò solo starmene il doppio del tempo previsto per l’osservazione in un’altra stanzetta angusta e viandare.

Del resto Peppino Di Capri cantava “Ce vuo’ tiempo”. E l’immenso Eduardo ci ricorda che ogni volta “Ha da passà’ a nuttata!”

Riprendo la mia auto da settimane rigata da quei delinquenti dei miei alunni di seconda e mi accorgo che i solertissimi vigili mi hanno elevato una contravvenzione. Il foglietto giallo svolazza sotto il tergicristallo, agitato da un piacevole venticello. Disco orario scaduto. E vaffanculo!

Domani mi vaccino

Reading Time: 2 minutes

 1,936 total views,  13 views today

Allora è fatta. Domani mi vaccino. Voilà, c’est l’unique question, scriveva Albert Camus.

Lo faccio solo ed esclusivamente perché sono stato obbligato e ho una bambina di cinque anni da mantenere.

Voglio premettere che sono un egoista e un grandissimo pezzo di merda. Quindi non me ne frega niente di preservare gli altri attraverso il mio gesto.

Gli altri… chi sono gli altri? Quelli che quando ero costretto a pagarmi un tampone ogni 48 ore mi criticavano e mi dicevano “Vaccìnati, così puoi andare in discoteca!!” senza sapere un cazzo di quello di cui ho sofferto?

Oppure i virologi che dalle TV di Stato ci esortavano amorevolmente e con calma (“Vaccinatevi e basta!”) a ponderare l’ipotesi del minor rischio possibile “I vaccini sono sicuri!!” e che trattavano da topi di fogna chi non la pensava allo stesso modo?

Gli altri sono forse i debunker di stato, i paoliattivissimi, i dàvidipuenti de noàntri, quelli che siccome LORO si sono vaccinati allora DEVONO farlo tutti e se si azzardano a dire qualcosa in contrario li bannano (gnè gnè gnè)?

Chi cazzo è il mio “prossimo” per cui io dovrei fare quest’opera di bene? Il manipolo di governanti che ha spaccato l’Italia in buoni e cattivi fomentando odio sociale da parte del partito delle terze dosi? O forse sono gli stessi governanti che hanno preso a colpi di idrante i manifestanti disarmati di Trieste?

O gli irriducibili che non si sono arresi nemmeno davanti alla morte di Camilla Canepa (perché loro credono nella scienza, certo, ma solo quando gli fa comodo).

Ecco, sì, vogliono farmi credere che il mio è un gesto di amore. Invece no. Io voglio urlare al mondo che NON lo è. E’ un gesto di puro e semplice egoismo. Perché a me di queste persone non frega una beneamata minchia. Muoiano pure. Oppure si salvino, che volete che importanza abbia? Mi importa solo ed esclusivamente di me stesso. Il mio non è un gesto sociale, anzi, è un gesto molto vigliacco, perché cerco di salvarmi la pelle nel modo più semplice, indolore e diretto. E no, non mi piace vincere facile. Ho sempre pensato che le strade più facili sono lastricate dalla vergfogna dell’ipocrisia.

Ed è così che io considero i pro-vax: ipocriti. E anche un po’ ignoranti e fascisti, a dirla tutta. Perché hanno barattato lo stato di diritto per un’illusione sanitaria.

Domani potrei anche morire. Me lo hanno detto chiaro e tondo. Sia così, se proprio deve essere. Non ho rimpianti. Solo quello del marciume e dell’odore escrementizio del paese che lascio in eredità a mia figlia.

Ora però non mi rompete i coglioni.

Libertà NON è partecipazione

Reading Time: 3 minutes

 1,943 total views,  2 views today

Oggi un medico (e che medico! Grazie infinite, dottoressa) mi ha detto che POSSO vaccinarmi e che, da protocollo, non ci sono controindicazioni di sorta, salvo un po’ di umana, doverosa e sacrosanta prudenza.

Giorni fa un Consiglio dei Ministri (che non è un’autorità in medicina o virologia) mi ha detto che DEVO vaccinarmi, pena la sospensione dal servizio e dallo stipendio, entro il 15 dicembre.

Quindi, chi dovrebbe far parte dell’ala più dura e oltranzista dei pro-vax (per studi, formazione e approccio), proprio una di quelli che dovrebbero dirmi che i vaccini sono sicuri, che non c’è nessun rischio, e che se il rischio c’è è infinitamente inferiore ai vantaggi che potrebbe dare un’immunizzazione, riconosce la mia libertà di fondo di autodeterminazione e mi dice “Lei può!”. Eppure il mio medico non è una giurista, che io sappia.

Chi, di contro, dovrebbe tutelare i miei diritti costituzionalmente garantiti, cioè il governo del mio paese, mi dice che io DEVO. Perché se no, oltre a “perdere” il lavoro (cioè il cardine della nostra Costituzione), perdo il sostentamento per me e per mia figlia, il diritto a una vita dignitosa, e la libertà di insegnare. E’ un ricatto? Certo che lo è. E ci mancherebbe anche altro che, fatto il ricatto, i colpevoli debbano per forza essere gli insegnanti!

Ci si vaccina, dunque, e basta. E che l’articolo 32 vada a farsi fottere.

Anche il Presidente della Repubblica, con esternazioni imbarazzanti, dice che dobbiamo conservare quel patrimonio di libertà che abbiamo faticosamente riconquistato. Non è vero, non abbiamo riconquistato un bel nulla. O, quanto meno, non le libertà.

A me è stata tolta quella di poter lavorare garantendo un tampone ogni 48 ore. Ad altri questa libertà è stata ancora lasciata. Perché, comunque sia, i “tamponati” non potranno (nossignori!) andare al bar, al cinema, a sciare, al ristorante, a teatro, allo stadio, in piscina, in discoteca e perfino nelle sale gioco. Per quelli ci vorrà tanto di vaccino. E che cazzo!

Come se la nostra libertà fosse quella di farci uno Spritz, di andare a vedere un film con gli effetti speciali in prima visione, muniti di occhialino 3D in cartone e secchio maxi di popcorn, di ingrassare come maiali, di risalire con gli impianti la neve delle nostre vacanze (me lo immagino, tutti in fila prima all’hub vaccinale e poi allo skilift!!), di magnare come castighi di Dio lui una tagliata di manzo con la rucola e il parmigiano e lei un’instalatona (che va tanto di moda e fa tanto salutare), a picchiarsi al botteghino per accaparrarsi un biglietto per la Finocchiaro che debutta al Piccolo Strehler di Milano con la trasposizione di un libro di Cristina Cattaneo, di insultare l’arbitro (regolarmente cornuto) di una partita di calcio, farci due vasche già che ci siamo per smaltire un po’ di trippa, e sfondarci di tecno e magari anche qualcos’altro al sabato notte.

Questa non è libertà! Questo è far girare l’economia. Che è cosa ben diversa.

La libertà NON è partecipazione. Giorgio Gaber non ci ha capito una mazza. La mia libertà è quella di avere, innanzitutto, una vita di relazioni. Conoscere, parlare, interagire. E certo che se ti vaccini puoi andare al cinema. Così non parli con nessuno. O in discoteca. Così la musica ti impedisce ogni comunicazione verbale. Tanto hai sempre il tuo telefonino, no? E allora usa WhatsApp e non rompere i coglioni!

La mia libertà è vedere crescere mia figlia in una scuola sicura, non in un ambiente in cui tutti i suoi docenti DEVONO essere vaccinati per forza e non per scelta, e che poi le parlano come degli automi dei diritti fondamentali del cittadino, dell’inclusione, della diversità come ricchezza, mentre i suoi compagni se la ridono, tanto a loro il greenpass o la vaccinazione obbligatoria non li imporranno nessuno.

Non me ne faccio di niente di poter mangiare il sushi al ristorante giapponese con gli amici e tutti senza mascherina, a casa mia si mangia bene ugualmente. Non voglio perdere i neuroni ad ascoltare Unz-Unz-Unz-Unz in discoteca. Voglio nutrirli di letture, buona musica, film di qualità, magari quelli che non ho mai visto e che posso prendere in prestito, assieme ai libri, alla biblioteca comunale.

Ho un caro, carissimo amico (un amico, Cristo di Dio!!, mica uno qualsiasi) che una delle gratificazioni più graandi che ha dimostrato dopo essersi vaccinato è aver portato la propria famiglia a mangiare da MacDonald’s. La libertà è un Big Mac? Forse. Ma allora aveva ragione Rettore, datemi davvero una lametta che mi taglio le vene.

Hanno minato le basi dello stato di diritto, hanno formattato la Costituzione a basso livello e adesso ci regalano qualcosa per la nostra fedeltà. Come coi punti della Star, come con le raccolte del supermercato per prendere i piatti, come le borse della Panini quando facevamo la raccolta delle valide, delle bisvalide e delle trisvalide. Ti permettono di diventare un perfetto pirla, però intanto vogliono te. Bell’affare che abbiamo fatto, sì…

O debunker siamo con te, meno male che Paolo c’è

Reading Time: < 1 minute

 1,678 total views,  6 views today

Paolo Attivissimo lo ha annunciato: andrà in mongolfiera e varcherà il confine tra la Svizzera e l’Italia, dimostrando all’universo mondo che lui Jules Verne e il suo “Cinq semaines en ballon” li piglia di tacco.

Purtroppo però c’è stato un inconveniente: ha dovuto rinviare l’impresa a data da destinarsi perché, si veda il caso, in Svizzera, a volte (ma solo a volte) piove. O comunque ci sono delle condizioni meteorologiche avverse. Disdetta disdettaccia, non potrà gettare la zavorra a terra e levarsi nell’alto dei cieli col pallone aerostatico. Vincenzo Monti non gli dedicerà nemmeno un poema estemporaneo, come fece col suo diretto antenato, il signor De Mongolfier.

Naturalmente l’evento è stato sbandierato e pubblicizzato per tutto l’orbe terracqueo: blog e social in primo luogo, come si deve e si confà a uno che vede i morti, che si compra la Tesla, che chiama “Sammy” la Cristoforetti e che ha lavorato per la Boldrini.

E pensare che io negli ultimi 10 anni avrò preso sì e no una ventina di volte un coso che mi ha portato a varcare i confini di più stati e staterelli, menandomi ben oltre le nuvole, anche se pioveva: si chiama “aereo”. E non l’ho mai detto a nessuno.

Ce manchesse!

Reading Time: 3 minutes

 2,050 total views,  5 views today

La nostra squisita e imprescindibile segretaria si chiama la signorina Multitasking.

Man mano che si avvicinano le 8,10, orario in cui scade per lei, inesorabile come una ghigliottina, il termine ultimo per timbrare il cartellino, pena recupero di tre ore secche e filate supplementari alla fine del turno, si sente tutt’intorno un clima di generale impazienza.

Gli alunni che alle 8,08 si trovano già ai cancelli del Premiato Istituto cominciano a chiedersi inquieti: “Ma arriva??”

E il ragazzo di guardia, stile piccola vedetta lombarda: “Ancora no!!”

D’un tratto, ecco alzarsi un polverone di lontano. E’ la macchina della Multitasking che ha appena eseguito il pit-stop per il cambio gomme e si appresta a percorrere l’ultimissimo e impervio percorso, quello che la separa dal circuito interno della nostra Scuola benemerita, quello che finisce con il curvone della morte prima del breve rettilineo che la separa dall’ingresso, ultimissimo tratto (da percorrere a piedi) per arrivare al rito sacrificale della timbratura.

Il buon bidello Antenore, quello che sta sempre col cronometro in mano, è un fascio di nervi: “Malediziò’, stavolta nun gliela fa!! Un secondo e mezzo di ritardo al tempo intermedio.”

Ma la Multitasking non si dà certo per vinta. Preme a tutta forza l’acceleratore con le sue scarpine col tacco e strombazza come una forsennata col clacson per chiedere pista. Schiva una vecchietta, poi un palo della luce, scula con la parte posteriore della vettura e, tutta gasata, urla nell’abitacolo: “Mo’ nun me ferma cchiù manco la bonànema de Ayrton Senna!”

Ed è a questo punto che si sparge la voce di speranza e di incitamento tra tutto il personale scolastico: “Arriva, arriva, sta a sgommà’!!”

Alle 8,09 la bandiera a scacchi, affidata per l’occasione al buon alunno Corbelli, il quale si è preso una settimana di sospensione e necessita di svolgere attività utili alla Comunità scolastica, sventola leggiadra nell’aria gelida proveniente dal Gran Sasso d’Italia: la Multitasking ha tutte le migliori chances di concludere il circuto.

Ma ecco che si appresta un imprevisto: il professor Marxistis, calmo calmo, tomo tomo e cacchio cacchio sta occupando la parte finale del percorso per parcheggiare la sua Trabant, comprata nella DDR nel 1970 e ancora perfettamente funzionante, a culo all’indietro.

La Multitasking sbatte disperata i pugni sul volante: “Ma tu guarda!! Ce manchesse solo lu Marxistis co’ quella caffettiera. Puzza murì’ d’un accidente subito, m’ha ruvinat’ lu record stagionale, m’ha ruvinat’!!!”

Dopo che il Marxistis ha fatto perbene i suoi porci comodi, la Multitasking parcheggia alla sans façon occupando tre posti del parcheggio dedicato alle alte sfere scolastiche e, col badge tra i denti, si precipita a large falcate a concludere il primo quotidiano dovere. Timbra a un secondo e cinquantadue dall’ineluttabile, e viene accolta in trionfo in segreteria dall’applauso degli astanti.

Ma lei non se ne cura. Fedelissima al suo nome, mentre va al bar coi suoi passettini piccoli e affrettati, fa firmare contratti di supplenza, registra ferie, malattie, permessi speciali, si dà una ritoccatina al rossetto, si aggiusta la messa in piega, appioppa un calcione al gatto del buon bidello Aristide che nel frattempo ha sconfinato, controlla le e-mail sul cellulare e aggiusta il lavabo nel bagno delle signore già che c’è.

Il professor Cuoricini, di scienze motorie, dieci anni di supplenza continuata nel nostro istituto, respinto a tre prove concorsuali intermedie, insignito della medaglia di alluminio a precario a vita ne è perdutamente ma inutilmente innamorato. Ogni mattina le lascia il caffè pagato e prima di prendere servizio le chiede, tutto premuroso: “Era buono il caffè? Lo hai bevuto??” per sentirsi rispondere con cronometrica regolarità “Ma vai a morì’ ammazzato, a te e a chello cesso ‘e màmmeta, brutto deficiente, morto di fame e avanzo di galera!!”

Allora il Cuoricini, incassato il colpo, prende le sue carabattole e inizia mesto il suo turno quotidiano, pensando che sì, forse un caffè non è sufficiente per aver ragione del suo cuore. E allora domattina le stapperà una butta di Moët & Chandon da 130 euro e si farà riservare un tavolo con due bicchierini di plastica solo per loro due. Ma sì, troverà un modo per conquistarla, dovrà pur essercene uno. In fondo domani è un altro giorno. Ce manchesse!

Luca Vannucci mi scrive su Facebook

Reading Time: 5 minutes

 2,755 total views,  5 views today

Ho scritto un post sul gruppo Facebook “Tutto ciò che accade a Roseto e dintorni…parliamone!!”, 7855 membri partecipanti ad oggi.

Tra cui gente molto in vista, intellettuali locali, politici, commentatori, giornalisti, webmaster. Tutti leggono, pochissimi commentano. Come quasi sempre.

Il testo del mio post era questo:

“Roseto degli Abruzzi è in testa per numero di contagi nel territorio teramano. Se avessimo avuto questi dati durante il lockdown del 2020 a quest’ora sulla Nazionale non circolerebbe nessuno. Invece è un caos. E parliamo di basket, di turismo, di ripresa, di slancio, di negozi e ristoranti che devono restare aperti perché, si sa, la gente se non va a mangiare fuori senza mascherina non può resistere. E mi rifiuto perfino di credere che TUTTI i contagiati siano SOLO dei NON vaccinati. La scuola è il primo veicolo di contagio. Per il resto vedano un po’ lorsignori…”

Tra i commenti ricevuti, che hanno subito incanalato la discussione nella solita polemica sterile trita e ritrita tra novax e provax (come era prevedibile) mi è giunta una lunga disamina di un certo Luca Vannucci. Di cui sono poche le informazioni a cui posso accedere. So che è un signore di Pescara, che vive a Bologna e che sulla sua pagina Facebook si chiede se gli intellettuali siano idioti o meno (mah, se non lo sa lui…).

Il testo della sua risposta è molto più lungo del mio intervento (come spesso succede quando si passa dalle opinioni alla polemica e all’attacco personale). Comunque eccone il testo integrale:

“Buongiorno signor Valerio Di Stefano, non la conosco ma vorrei risponderle nel merito perché da cittadino è doveroso rimediare alle castronerie, soprattutto negli spazi pubblici e negli incubatori social che sono gruppi come questo.
Ho letto e riletto il suo post e in seguito i suoi commenti e mi trovo purtroppo a doverle fare due appunti che sono necessari per far capire a chi legge quale sotto testo e con che intenzione lei scrive quello che scrive:
Punto primo. Sostenendo una posizione fintamente obiettiva lei sembra criticare la situazione di “disattenzione e lassismo” nei confronti della ripresa della vita pubblica e civile, e fin qua sebbene su uno sdrucciolevole terreno che porta velocissimamente verso la strumentalizzazione politica, si potrebbe anche concordare.
In secondo luogo lei però sembra scrivere, e lo ribadisce nei commenti successivi, argomentazioni anti vacciniste basate su una chiara ed evidente falsificazione della realtà al fine di creare una narrazione utile ai suoi scopi (per chi leggesse e volesse farsi un’idea basta leggere il blog del suddetto Valeriodistefano.com).
Ecco giungo a chiederle quello che fondamentalmente è il nucleo della mia questione: per quale motivo lei scrive questo ? Quali sono i dati che legge, come li legge e in che modo intende dimostrare una realtà dei fatti, a suo dire oggettiva, diversa da quella che raccontano i dati.
Se guardiamo allo scorso anno i contagi sono diminuiti in maniera esponenziale nel territorio rosetano, sono praticamente ridotte all’osso le ospedalizzazioni è assai raramente cagionano la morte.
Che lei voglia negare l’effetto del vaccino e del lavoro che il sistema sanitario sta mettendo in atto è vergognoso e soprattutto bieco per via delle finalità a cui tende. È ancora più pericoloso è che a farlo sia un soggetto responsabile dell’educazione della comunità.
Si faccia un’esame di coscienza e ragioni sulle modalità comunicative che sceglie perché , a prescindere dalle idee politiche personali che ognuno è libero di portare avanti, inquinare il dibattito pubblico con questi contenuti non fa che peggiorare la situazione.”

In un primo momento ho pensato di fargli rispondere dal mio legale. Il che non avrebbe certamente voluto dire “preannuncio di querela”, non in questa fase, almeno, ma siccome il Vannucci così l’ha voluta interpretare, io che ci posso fare? Lo tranquillizzo rispondendogli sul mio blog.

Scrive, dunque, l’Autore, che è doveroso per ogni cittadino rimediare alle castronerie altrui (infatti io sono un cittadino e in questo preciso momento in cui scrivo lo sto facendo), soprattutto se espresse negli spazi dei social. Nulla di nuovo sotto il sole, è la sindrome del supereroe. Il povero utente medio della rete è visto in pericolo perché qualcuno veicola informazioni suppostamente pericolose per lui, ma, soprattutto, viene visto come una persona che non sa difendersi, dunque senza idee proprie da opporre a quelle del “cialtroniere” di turno. Per questo arrivano loro, i leoni da tastiera, i debunker, quelli con la verità in tasca, i paoliattivissimi e i davidpuenti di ogni stagione.

Viene subito al conquibus il Vannucci, e chiarisce che è sua intenzione mostrare quale sia il “sottotesto” (che, appunto, si scrive tutto attaccato) e quale sia la intezione con cui io scrivo quello che scrivo. Anche questo obiettivo è noto. Il processo alle intenzioni. Ovvero NON già una disamina puntuale e critica dei contenuti, ma un vero e proprio assalto alle intenzioni. Ma complimentoni, è così che si fa! I fatti non esistono, e lo stabiliscono gli altri quale sia la tua “voluntas scribendi”. Non fa una piega.

La mia posizione sarebbe “fintamente obiettiva” (quale posizione avrei, però, il Vannucci si dimentica di spiegarcelo). E sarei reo, comunque, a suo dire, di inserire “nei commenti successivi, argomentazioni anti vacciniste basate su una chiara ed evidente falsificazione della realtà al fine di creare una narrazione utile ai suoi (cioè miei) scopi”. Insomma, io sarei un falsificatore della realtà, che piegherei per i miei scopi. Che non si sa quali siano, né il Vannucci ce lo spiega né si azzarda a contestare UN SOLO contenuto dei miei post o dei miei commenti. Non dice: “Questo che dici è falso perché…”, fermandosi sui contenuti. Dice che io falsificherei la realtà per un mio non meglio definito (anzi, definito proprio per niente) vantaggio e tanto fa.

A metà messaggio, dopo un preambolo lunghissimo, finalmente annuncia il “conquibus”: “per quale motivo lei scrive questo? Quali sono i dati che legge, come li legge e in che modo intende dimostrare una realtà dei fatti, a suo dire oggettiva, diversa da quella che raccontano i dati.” Ma come?? Per quale motivo scrivo questo?? Ma che domanda è? Uno scrive ciò che pensa perché lo pensa. E siccome io ho anche un blog che mi permette di scrivere quello che voglio senza i filtri e la censura degli algoritmi di Zuckerberg, lo faccio. Problemi? Evidentemente sì. La mia realtà così “fintamente” oggettiva cozzerebbe contro la granitica e incrollabile affidabilità dei dati. Quindi io come mi permetto di dire, ad esempio, che Camilla Canepa è morta di vaccino anticovid? Me lo permetto perché non me lo sono inventato, lo dicono i risultati degli esami autoptici condotti dagli esperti nominati dalla Procura della Repubblica di Genova. Sono dati. Se poi lui ne ha di diversi da opporre (che non siano la sua personale convinzione), lo faccia. Se no taccia per sempre. E’ un anatomopatologo lui? No, e allora?

“I contagi sono diminuiti in maniera esponenziale nel territorio rosetano”. Ah, per fortuna! Roseto degli Abruzzi è il primo centro del teramano per numero di contagiati, abbiamo superato l’1,6 di indice RT ma tranquilli, va tutto bene.

Io vorrei “negare l’effetto del vaccino e del lavoro che il sistema sanitario sta mettendo in atto” e tutto questo “è vergognoso e soprattutto bieco”, si badi bene. Insomma, per come mi descrive il Vannucci sono proprio una bella personcina, non c’è che dire.

Ma, come sempre, ‘dulcis in fundo’. O ‘venenum in cauda’ che dir si voglia. Il Vannucci mi consiglia di farmi “un’esame di coscienza”. Con tanto di apostrofo. E di ragionare sulle mie “modalità comunicative”, ree di “inquinare il dibattito pubblico”.

E pensare che io pensavo solo di essere una persona con le sue idee. Ma devo arrendermi all’evidenza, perché se il mio pensiero ha suscitato una simile reazione vuol dire che devo essere ma un bel ganzo.

L’è el dì de mort. Alégher!

Reading Time: 4 minutes

 2,857 total views,  3 views today

Il tavolo in truciolato simil-noce della nostra amatissima Aula Docenti “Herbert Kappler” ha visto passare centinaia di eventi dal suo primo apparire come nuova acquisizione di un bene dello Stato, con tanto di numero di registrazione e cartellino ministeriale acclusi.

Ogni volta che si verifica una nascita, un battesimo, una ricorrenza, una laurea, una comunione, un matrimonio, c’è sempre chi apparecchia il tavolone con enormi tovaglioni di carta, accessoriandola con piatti di carta, bicchieri di carta e vassoi vari. Di carta.

Oh, quante cose racconterebbe quel tavolo, se potesse! Ha visto di tutto, la nascita dei figli della De Poppibus, lo sposalizio in pompa magna della De Estremitatis, la licenza straordinaria del Marxistis per la visita a Cuba, l’ordinazione sacerdotale del professor Crucefixis, quattro elezioni consecutive della De Sindacatiis a RSU, l’immissione in ruolo della De Bonis (con relativo dono di un paio di barche a vela che le serviranno egregiamente come scarpe), la redazione delle prime querele del Professor Exlege, Dio lo strozzi.

L’apparecchiatura della mensa viene seguita dall’offertorio alle fauci fameliche dei colleghi di ogni leccornia dolce o salata che si possa facilmente trasportare. Si va dai panini al burro gravidi di prosciutto, salame, lonza, simpaticissimi con la loro bella bandierina della Finlandia infilata in uno stuzzicadenti, al croccante alla mandorla duro asserpentato, che una volta la Acidophili con un solo morso ci lasciò i denti del veleno. Ma la vivanda-regina di ogni rinfresco in sala docenti è sempre lui: il volovàn di pasta sfoglia con una rondella di Würstel e una cucchiaiata di maionese rancida.

Oggi è il 2 novembre. Ma nell’aria non si sente il triste rimestìo di novembre e della squallida commemorazione dei defunti. Si avverte, al contrario, un nonsoché di frizzantino, come di vita che si risveglia. E’ il compleanno della professoressa Wunderbari, e tutta la sala docenti è addobbata a festa per l’occasione: gli alunni di quinta hanno gonfiato una quindicina di profilattici Hatù-jeans a mo’ di goffi palloncini proprio per il festeggiamento, e l’alunno Somarelli, quello con la canna perennemente tra le labbra, le ha dedicato uno striscione variopinto di dieci metri con la scritta “Wunderbari, voglio uscire dalla droga ed entrare nel tuo tunnel!” Insomma, incontestabili manifestazioni di apprezzamento professionale.

La Wunderbari ha proprio pensato a tutto. Dalla gonna corta, alle calze nere con la riga dietro, fino alle scarpe tacco 12 con caviglia d’ordinanza a perfetto perpendicolo.

Ma quello che desta meraviglia negli astanti è il buffet vegano e ayurvedico messo a disposizione di quel coacervo di mascelle di rinforzo e di palati fini, pronti ad assaggiare ogni manicaretto: dalle tartine al tofu, zenzero e paprika dolce del Pakistan, alla scodella di pasta fredda condita con seitan, funghi cinesi e verdurine al vapore sautées, al cappuccino tiepido senza schiuma di caffé d’orzo e latte (di soia), al formaggio fritto (di soia), all’insalatina di fagioli freschi (di soia) con un dolce fatto di farina (di soia), olio (di soia) e zucchero (stavolta di canna!). Poi, se qualcuno gradisce un aperitivo c’è un centrifugato di sedano, carota e germe di grano.

Il professor Berlusconis è lì che mastica quel cacchio di seitan da due ore. L’ha ridotto a un bolo informe e tristemente omogeneo, ma proprio non gli scende in canna. La De Ginocchinibus si è riempita un piattuccio da consumare durante la mattinata ma l’ha tirato nel muro della prima Z con la chiara intenzione di colpire il Corbelli che invece le ha fatto marameo.

La Wunderbari è addirittura raggiante, in forma strepitosa. Ha finito di frequentare il corso annuale di Buddismo, ormai dice gli Om saltando la corda ad occhi chiusi, canta il mantra “Hare Krishna” sul motivo di “My Sweet Lord” di George Harrison, ma soprattutto è bella, bella che non te lo immagini. E cretina. Cretina come un trattore a cingoli.

Tutto d’un tratto, come presa da un raptus incontenibile, la Wunderbari sparecchia in quattro e quattr’otto liberando di nuovo il tavolo e concedendosi una pausa digestiva.

“E ora… si balla!!!”

La Wunderbari si arrampica sulle sedie e raggiunge la superficie del tavolo dove si installa ben piantata col suo maledetto tacco 12 e consegna alla collega De Poppibus il suo CD preferito, chiedendole di metterlo a tutto volume. E’ una compilation di salsa, merengue, rumba e samba masterizzata di frodo e scaricata biecamente da YouTube. La De Poppibus, dal canto suo, non sa nemmeno da che parte si gira un CD, capisco una musicassetta, ma queste diavolerie moderne non son proprio cosa per lei, e cede volentieri l’ingrato compito alla nostra vice Preside, la cara Digitalis, che, con la sua vocina da viola d’amore scordata, annuncia tutta festosa: “E adesso musica!!”

La Wunderbari si scatena. Balla, canta, ancheggia, ammicca, in un pericoloso alternarsi di sguardi e messaggi subliminali.

“Vamos a la playa, a mí me gusta bailar, el ritmo de la noche, salsa fiesta…” e poi, sempre più sudata, “Una mano en la cintura, una mano en la cintura, un movimiento sexy…” fino ad arrivare a “¡Mueve la colita!”, insomma, tutte testimonianze letterarie della tradizione medievale spagnola.

E’ tutto un movimento ritmato di polpacci, cosce, natiche. Il collega Berlusconis si sgancia la cravatta, tutto accaldato e addenta un cetriolo in pinzimonio per la disperazione. E mentre la Wunderbari canta “Bailamoooooos”, il professor Crucefixis e il collega Marxistis stramazzano a terra svenuti, praticamente all’unisono. Dal gabbiotto parte immediatamente la richiesta di soccorso al 118 che prontamente invia un’autolettiga matrimoniale per i due infartuati che, trasportati al vicino nosocomio, venivano dichiarati fuori pericolo e ricoverati in due stanze separate in osservazione. Tra i loro primi desideri qualcosa da leggere per far scorrere più velocemente sia il tempo che le gocce di soluzione fisiologica che si consuma lentamente dalla flebo. I medici hanno accondisceso di buon grado al loro desiderio, solo che quella carogna del professor Exlege, il primo a rendersi al loro capezzale, ha dato il breviario al Marxistis e il Compendio del Capitale di Errico Malatesta al Crucefixis. Poi se n’è andato con un ghigno beffardo.

Io volevo di buon grado correre tra le braccia di mia madre, ma la festa era finita e mi accontentai di una carotina avvizzita e scondita rimasta lì ad ammuffire.

Venerdì

Reading Time: 3 minutes

 2,992 total views,  5 views today

Il venerdì, c’è poco da fare, è sempre il venerdì.

Comincia in sordina, con la campanella delle 8,10 e tutti ai nastri di partenza. E’ una lunghissima maratona e tutti sanno che saranno pochissimi quelli che arriveranno vivi al finis delle 14,40, dopo la settima ora. Ma ci sono dei veri e propri campioni anche in questa specialità olimpionica di avvicinamento alla fine settimana lunga, e qualche collega affronta l’ultima giornata di lavoro correndo a piedi nudi, come Abebe Bikila.

Il professor Crucefixis, poveraccio, ha sette ore filate di lezione e prima di recarsi in quarta W recita il propiziatorio salmo 23: “Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché tu sei con me. Il tuo bastone e il tuo vincastro mi dànno sicurezza” mentre il professor Marxistis gli replica: “Vincastro questo paio di balle! Io oggi ho due ore di cui una a disposizione e poi vado a casa. Ve lo tiro in quel posto a tutti quanti, specialmente a te, pretaccio della malora!”

Non c’è che dire, il collega Marxistis, quando ci si mette, quanto a proprietà di linguaggio e leggerezza dei modi non lo batte nessuno.

In terza Y c’è una lieta novella. L’alunno Trottolini e l’alunna Amorosi stanno insieme. Era un po’ che si gironzolavano intorno e si fiutavano a fondo, quei due, adesso pare che abbiano quagliato la situazione e se ne stanno in fondo all’aula a sorridersi, a tenersi la manina, a scambiarsi parole senza senso come “Ciupi Ciupi, orsacchiottino mio, amorissimo, ti lovvissimo”, naturalmente via WhatsApp, perché dirsele a voce non è più di moda. L’oggetto del proprio amore è più reale se gli scrivi, anche se è a cinque centimetri da te. C’è poco da fare, ormai si sono bevuti il cervello.

Ma non tanto da abdicare ai primi richiami ormonali della stagione autunnale. Tutta lieta e gàrrula l’alunna Amorosi esordisce al mio ingresso in aula, col sorriso sulle labbra: “Professo’… lo sa che io e Trottolini dormiremo insieme??”

“Cosa fate voi due???” reagisco con una falsa, anzi, falsissima accentazione scandalizzata. Del resto hanno 16 anni, è il loro momento, cosa posso pretendere, anch’io, che si guardino negli occhi? Che si bevano un caffellatte coi biscottini e poi guardino “Un posto al sole” su Rai 3 seduti sul divano e con la copertina sulle ginocchia?

“Ma no, che cos’ha capito?? Ci portiamo i sacchi a pelo nella baita sul Gran Sasso e ce ne stiamo rannicchiati al fuoco finché non ci addormentiamo, la professoressa Wunderbari dice che sviluppa il Karma e aiuta a depurare il corpo dalle tossine!”

(La Wunderbari…) “Sì, va bene, ma adesso vi interrogo sui verbi irregolari, te e il tuo moroso, e se non li sapete andate sul Gran Sasso con un bell’impreparato sul groppone!”

La mattinata scorre lenta e inesorabile. Ma pare che il professor Exlege (quel leguleio fetente e immondo, lo detesto, possa morire di un accidente subito!) sia di pessimo umore. Qualche alunno in vena d’innocenti scherzi gli ha graffiato la portiera della macchina, ma così, giusto per burla, e lui si è inspiegabilmente adirato. Inoltre ha smesso di fumare, il che lo rende ancor più vulnerabile alle critiche e alle sollecitazioni esterne. Comunque sia, non lo si può avvicinare. Ha sempre una bestemmia o una parolaccia per tutti, quell’infido verme.

“Buongiorno, caro Exlege, salutami tanto la tua compagna, la per nulla verbosa De Chattibus!” lo riverisce il collega Marxistis facendogli il gesto dell’ombrello (bastardo!), perché ha appena finito il turno.

“Stai desiderando la donna d’altri, per caso??”

“No, che c’entra, t’ho visto e mi è venuta in mente la De Chattibus!”

“Ecco, appunto, stàttene al tuo posto, comunista del cazzo, che alla De Chattibus ci penso io!”

E pare proprio che ci pensi sul serio. Ha fatto il calcolo di quanto avrebbe risparmiato in un anno di astinenza da fumo, poi ha portato la De Chattibus al sexy shop dove si sono comprati un paio di stivaloni e un corpetto di cuoio borchiato, due frustini e due paia di manette per le loro cose più estreme. Ci hanno lasciato l’equivalente di due stipendi e il proprietario di quel pio ed evangelico esercizio ha detto che per un mese poteva anche chiudere i battenti e andarsene a trascorrere una settimana a Marbella.

Nel frattempo la nostra ottima bidella Cassandra ha interrotto la divinazione e il responso dei tarocchi per la collega Cervelletti, che è rientrata incinta dalla malattia (si è curata bene, evidentemente) e vuole sapere, giustamente, come procederà la gravidanza, perché, si sa, i ginecologi son tutti dei bugiardi esosi e ti spillano un sacco di soldi, se no cosa si chiamerebbe “Cervelletti” a fare?

“Corbelli, mo’ t’accijesse!! Vai in classe e ute, ca’ me pigl’ la coccia, me pigl’… Sant’Antonie co’ lu porc’ ca sunàve lu dubbòtte a lu desert’, la luna nera!!!!”

E incassati con cura i 50 euro, la bidella Cassandra si fece il segno della croce. Io avrei voluto correre tra le braccia. Di chiunque.

Il senso di David Puente per il caso di Camilla Canepa

Reading Time: 4 minutes

 2,858 total views,  3 views today

Camilla Canepa morì per trombosi il 10 giugno scorso, una settimana dopo l’inoculazione di una dose di vaccino anticovid AstraZeneca.

Aveva 18 anni, non aveva preso alcun farmaco e non soffriva di alcuna patologia pregressa. La morte «è ragionevolmente da riferirsi a un effetto avverso da somministrazione del vaccino anti Covid», scrivono il medico legale Luca Tajana e l’ematologo Franco Piovella nella relazione depositata in procura ai pm che indagano sul caso.

Questi sono i fatti.

Open.OnLine di Enrico Mentana, dove David Puente svolge funzioni di “Fact checker”, l’11 giugno scorso, pubblicò un articolo redazionale, dal titolo “Camilla, la ragazza morta dopo AstraZeneca, soffriva di patologia autoimmune. Era in cura con una terapia ormonale”. Titolo clamorosamente sbugiardato dalle conclusioni dei periti sugli esami autoptici in quanto è stato constatato, dichiarato e firmato che a) la giovane non soffriva di alcuna patologia; b) non assumeva alcuna terapia farmacologica.

La cosa curiosa, è che da una ricerca effettuata su Open.OnLine, NESSUN articolo risalente all’epoca del decesso della povera vittima è attribuito o attribuibile a David Puente. Si tratta per lo più di redazionali. Le uniche firme con tanto di nome e cognome sono quelle di Giada Giorgi, Luca Covino e Alessandro D’Amato. E a rileggere quegli scritti a distanza di mesi c’è solo da registrare come siano state distanti, allora, la verità giornalistica e l’ipotesi scientifica dagli accertamenti medici di oggi.

“Camilla Canepa (…) soffriva di piastrinopenia autoimmune e seguiva una terapia ormonale da tempo”, scriveva Giada Giorgi introducendo un’intervista all’immunologo Giuseppe Remuzzi. La relazione dei periti della Procura di Genova, invece, evidenzia come la vittima non soffrisse di patologie pregresse.

“Sulla scheda di Camilla (…), riferisce il Corriere della Sera, di questa malattia non c’è traccia. Non solo. La 18enne di Sestri Levante, secondo quanto si è appreso, aveva sviluppato anche una ciste nell’ultimo periodo per la quale, dal 29 maggio scorso, aveva iniziato ad assumere due farmaci: uno a base di ormoni, il Progynova, e uno di estrogeni, il Dufaston.” scrive Luca Covino il 12 giugno. Le indagini della Procura hanno invece rilevato che il certificato anamnestico fosse corretto (logico pensare che se la povera ragazza non soffriva di alcuna patologia, non abbia indicato nulla).

“Di certo c’è che Camilla, se soffriva di una malattia autoimmune, non doveva essere vaccinata con AstraZeneca”, chiosa Alessandro D’Amato il 14 giugno, e questo, voglio dire, pare addirittura lapalissiano.

La strategia della verità costruita da Open OnLine è chiara: allontanare il sospetto ad ogni costo sulle responsabilità del vaccino. Hanno tirato fuori perfino il medico di base che non avrebbe bene indirizzato la propria paziente verso il vaccino più adatto a lei. “Avrebbe dovuto essere inserita tra i soggetti fragili a cui somministrare Pfizer o Moderna”, borbotta ancora Alessandro D’Amore che, evidentemente, ne sa più del medico di base di casa Canepa. Quindi, se non è colpa del medico sarà colpa certamente di qualche infermità di cui la giovane soffriva, per forza, e se questo non dovesse bastare, di qualche medicamento a base di ormoni che stava assumendo. Se, poi, queste spiegazioni non dovessero essere a loro volta sufficienti, c’è sempre la carta della scheda anamnestica, redatta dalla vittima di sua stessa mano. Come a dire con Guccini “ed allora questo sbaglio è stato proprio tutto tuo, noi non siamo perseguibili per legge”. Se non poteva e non doveva essere stato il vaccino ad uccidere, doveva essere stato per forza il cameriere nel vestibolo col candelabro, certo, certo.

Dunque cosa c’entra David Puente? C’entra, e molto, perché, guarda caso, il Nostro si prodiga in una redazione di 7 tweet sull’argomento pubblicati il 21 ottobre scorso. Cosa glielo abbia fatto fare, Dio solo lo sa, visto che, fino a quel momento, non aveva scritto sul giornale neanche una riga sull’argomento. Ma conosciamo molto bene la tendenza di David Puente all’autoimmolazione in nome della causa comune. Ricordo molto bene quando chiese scusa, vergognandosi un pochino, perché qualcun altro (non lui!) aveva pubblicato su Open OnLine i dati personali dei genitori di Matteo Renzi. Le sue “excusationes non petitae” appaiono oltretutto di una certa gravità, tanto più che qui si tratta della morte di una persona:

“Oggi si parla delle 74 pagine di relazione sul decesso di Camilla Canepa”, scrive Puente, e va beh, sentiamo cosa avrà mai da dirci.

“Cosa ci sarebbe scritto nella relazione? Premetto di non averla ancora letta e vorrei poterla consultare (…)”: ma sì, certo, le relazioni dei medici legali che fanno le perizie di parte (e la “parte” in questo caso è la Procura) sono lì apposta per essere consultate dai giornalisti o sedicenti tali. Non esiste nemmeno uno straccio di segreto istruttorio, un po’ di riservatezza, o, se si vuole, un minimo di rispetto per chi non c’è più e/o per la sua famiglia. Oh, saranno anche atti coperti da riserbo, ma vuoi mettere? David Puente non li ha letti, come si permettono costoro di tenerli al sicuro?

“Possiamo dichiarare con certezza che secondo i medici legali la vaccinazione aveva causato la morte di Camilla Canepa? Nel leggere quel “ragionevolmente” non mi fornisce una certezza al 100%, ma ripeto: vorrei leggere la relazione e chiedere un parere ad altri esperti.” Altri esperti? Ma perché, David Puente è un esperto? E’ un medico legale? E’ stato incaricato da una Procura della Repubblica di eseguire un esame autoptico e di fornire un referto? Non mi pare. Per cui, da buon aspirante giornalista, Puente si attacca alle parole, agli avverbi di modo, alle sottigliezze linguistiche. Per lui “ragionevolmente” non basta a definire la certezza matematica del nesso causa (vaccino) ed effetto (morte). Perché per lui “ragionevolmente” significa “con buona probabilità”, non “con ragione”. E poi, ammesso che Puente desideri il parere di altri esperti che non siano lui stesso (che esperto non è, evidentemente), dovrebbe sempre sentire persone che hanno fatto o fanno consulenze per i tribunali. E non basterebbe nemmeno, perché, guarda caso, la Procura di Genova ha incaricato proprio QUESTI esperti e non altri, e si dà il caso che le loro conclusioni verranno portate davanti a un giudice e, se reggeranno, diventeranno verità a tutti gli effetti.

“Leggere quella relazione è il minimo e dovrebbe farlo qualunque giornalista interessato a trattare il caso di Camilla Canepa”: quindi non lui, evidentemente.

“Che Camilla Canepa sia morta per colpa del vaccino o per altra causa è doveroso accertarlo, ricordando alle vittime dei NoVax quello che abbiamo sempre scritto considerando i fatti e i dati: se mai venissero confermati i decessi da vaccino, questi sarebbero estremamente rari.” Certo che è doveroso accertarlo. Se ne sta occupando la magistratura, infatti, che a differenza dell’informazione è lì per questo. Della serie: “Non può essere stato il vaccino. Ma anche se fosse stato il vaccino una sola morte non avrebbe una incidenza così grave sul totale dei vaccinati. Quindi il vaccino è sicuro.” Certo, questo vale in termini statistici. Ma per noi che ragioniamo in termini di vite umane, la perdita di Camilla Canepa è un prezzo fin troppo esagerato da pagare.

Riflessioni sull’attività politica e sociale di Liliana Segre

Reading Time: 3 minutes

 2,711 total views,  3 views today

Alcuni giorni fa il solito buontempone in cerca di facile, rapida e bruciante visibilità, ha sostenuto che la Senatrice a vita Liliana Segre sia una persona “vergognosa”, che “deve sparire”.

Si tratta indubbiamente di un linguaggio insulso e ributtante, che deve essere stigmatizzato.

Ma l’episodio, di per sé increscioso, induce a qualche riflessione. Fermo restando ciò che è diffamazione e ciò che non lo è, e che nessuno nega, io mi chiedo quando sarà che anche Liliana Segre, in quanto personaggio pubblico, senatrice a vita e portatrice di cultura, potrà essere criticata nelle sue opinioni (non certo nella sua esperienza personale!) come qualsiasi altro cittadino.

Perché c’è quest’aura di sacralità, di intoccabilità, quasi di perfetta rettitudine morale che deriva dall’aver vissuto la peggiore delle esperienze immaginabili, quella di essere sopravvissuta ai suoi cari e alla sua gente, e di poterlo testimoniare. Ma questo diritto non glielo nega nessuno. Nessuno. E nessuno deve, tanto meno, offenderla per questo.

Ma, santo cielo, potrò CRITICARE Liliana Segre, per esempio, sulle sue posizioni vaccinali? O, sempre per fare un esempio, sul fatto che qualcuno la voglia alla Presidenza della Repubblica?? Ecco, in questo caso avrei da dire, per esempio, che pur non riguardando direttamente la signora (non è una sua iniziativa personale, lei non si è candidata), c’è purtuttavia una buona fetta dell’opinione pubblica che la vuole al Quirinale. In questo caso posso dire che mi sembra la persona meno adatta a rivestire quel ruolo? Ma non perché è una donna, ma perché c’è bisogno di una persona (uomo o donna che sia) di alta esperienza politica e di conoscenza delle leggi e delle istituzioni cosa che Liliana Segre, semplicemente, non è. Vogliamo eleggere una donna come capo dello Stato? Benissimo, Emma Bonino e Marta Cartabia sono due nomi su cui il Parlamento potrà riflettere. Ma si può dire che io Liliana Segre sul Colle non ce la vedo, senza incorrere nelle ire funeste di chi la difende a tutti i costi perché ha vissuto quello che ha vissuto? In parole povere ma ricche, posso avere la libertà di non essere d’accordo con un (fortunatamente) sopravvissuto a Auschwitz, quando esprime opinioni personali o è oggetto di propaganda politica? Io credo proprio di sì.

Per esempio, perché non posso dire che l’azione politica della Senatrice Segre non mi soddisfa per niente? Perché non posso dire che dal giugno 2018, data della nomina da parte del Presidente della Repubblica a Senatrice a vita, Liliana Segre, che, sia pure in età avanzata, gode di buona salute, ha presentato in Senato SOLTANTO un DDL come prima firmataria (Istituzione di una Commissione parlamentare di indirizzo e controllo sui fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza) e che ne ha appoggiati solamente altri tre come cofirmataria? Tutte iniziative lodevolissime, ci mancherebbe altro, ma che giacciono ormai tra le polverose carte del Senato, senza che siano state messe in discussione dall’aula. O, nella migliore delle ipotesi, che siano passate alla discussione presso l’altro ramo del Parlamento.

E perché non posso dire che la Senatrice Segre è pagata anche con i miei soldi per portare avanti una sacrosanta e indiscutibile politica in Senato, Senato alle cui votazioni elettroniche è stata presente per il 10,64% delle sedute (dati rilevati da openpolis.it)?

Posso dire tutto questo o rischio di essere tacciato di antisemita, di intollerante, di vecchio bacucco retrogrado, di qualunquista, di dietrologo, di misogino, di persona irriguardosa nei confronti di una figura di tale spicco nella vita sociale e politica del Paese?

 

Giovedì

Reading Time: 3 minutes

 2,809 total views,  4 views today

Oh, pianto! Oh, stridore di denti!! Oh, somma mancanza!!!

Il nostro amato e venerato bidello Aristide oggi non è con noi. E non lo sarà ancora per settimane. Egli giace sofferente allo Spedale, dove è stato ricoverato per “sindrome dispeptica grave”, e operato d’urgenza dal nostro benemerito medico chirurgo, il professor Macellaij.

All’entrata in Pronto Soccorso, quell’anima buona parlava ancora e benediceva gl’infermieri e ‘l personale sanitario che gli rivolgeva le prime domande sulla gravità del suo malore:

“Ma le pare possibile? Un chilo di peperoni fritti??”

“Erano arrosto!!” replicò con un fil di voce il sant’uomo, rilevando la maggior leggerezza del suo povero manducare.

Il professor Macellaij, che gli stava praticando il pietoso offizio della lavanda gastrica, si levò tutto infuriato: “Ma è possibile?? Ma si può vedere un uomo di 62 anni che mangia come un bottino? Un chilo di peperoni arrosto, poi!! Via, ai lavacri gastrici e poi in sala operatoria! E d’urgenza, anche. E dopo solo semolino e brodini lunghi!!”

Oh, caro e povero il nostro bidello Aristide!! Ancor sento il grato profumo del tuo soffritto di cipolla, mentre ti preparavi lo spezzatino di castrato, e che ha impregnato tutto l’aere di questa benedetta Istituzione Scolastica. Fa bene il professor Crucefixis a recitare per te un “Requiem aeternam” e a proporsi per somministrarti l’olio degl’infermi, mentre quel senzadio del professor Marxistis commenta beffardo con un “Gli sta bene, gli sta, a quella idrovora umana!”

Ma mentre mi dolgo con tutto il cuore dell’accaduto, ecco arrivare la nostra nuova bidella Cassandra, che mette su il baracchino della consultazione dei tarocchi, per le anime pie in gramaglie e, soprattutto, a prezzi modici.

La prima della mattinata è la De Estremitatis, che accetta con fiducia e di buon grado di depositare sul tavolo la sua banconota da 50, per conoscer che cos’abbia il fato in serbo per lei. La bidella Cassandra dispone le carte in cerchio, e quella decisiva, quella che darà il responso sulla domanda secca della malcapitata, al centro del circolo.

Nello scoprire le prime tre carte, Cassandra tace. Poi, con voce flebile ma solenne, come fosse un oboe che emerge dall’orchestra, sentenzia:

“Figlia me’, tu t’he da curà li pid’!!”

La De Extremitatis, stupita e sorpresa dalla veggenza della nostra eccelsa bidella, frena a stento una lacrima.

“Ma come sei brava, Cassandra!!! Ci hai azzeccato alla prima. E’ proprio vero, io lo dico sempre. Ma dimmi, cara, tornerà il mio amore? Il bene mio volgerà il suo sguardo sui miei pied… sul mio viso?? Mio marito lascerà quell’avanzo di bordello per tornare da me??”

Cassandra sospira e, come in trance, dice parole sconnesse:

“Lu puttanone… lu marit’… li pid’… iiiiiiihhhhhhhh!!! Sant’Alfonz’ d’o Liquore, la luna nera!!!!”

Nel mentre la disgraziata singhiozzava silente, il suo pianto veniva sovrastato dalla voce da flauto traverso della De Sindacatiis, convinta pro-vax, che ha appena presentato alle RSU una mozione per lo scuoiamento in sala insegnanti di tutto il personale scolastico non vaccinato, e l’esposizione delle carni vive in quarta W, dove saranno lasciate al pubblico ludibrio e agli sputazzamenti di quelle anime candide dei nostri alunni.

“Prondooooooo???”

“Ma professore’, non siamo al telefono, questa è una videolezione in DaD!”

“Prondo, mi sendo??? Mi sendite pure voi ragà’?? No, perché io non mi sendo…”

“Professoressa, non deve sentirsi lei, dobbiamo sentirla noi!”

“Vabbuò, ragà’, io non mi sendo! Tengo un probblema di connessiò’ e qua alla scòla nun se capisc’ gnende. Facciamo ‘ccosì: per oggi due a tutti e ciarivedòm’ diman’ ammatina che vi spiego gli assi cartesiani e la cosa, lì, l’equazione a due incognite, che se mi fate girare le balle ve ne metto anche tre!”

Io avrei voluto di buon grado rifugiarmi di nuovo tra le braccia di mia madre, ma era solo la prima ora, e dovetti accontentarmi di quelle forti e pelose dell’addetto al protocollo.

Mercoledì

Reading Time: 4 minutes

 2,932 total views,  3 views today

Oggi non ne va bene una.

Il nostro incommensurabile bidello Aristide aveva fatto andare uno spicchio d’aglio schiacciato in una padellina con un po’ d’olio extravergine di quello dei suoi olivi, per poi farci friggere una pomarolina con cui condirsi due rigatoni, ma è stato distratto da una madre che chiedeva il permesso di fare entrare il figlio con venti minuti di ritardo. Risultato: aglio bruciato, puzza di carbone acceso nel gabbiotto, olio oltre il punto di fumo che ha preso fuoco incendiando il prezioso archivio dei fonogrammi in partenza. Pare che il nostro immacolato Istituto sia l’unico della regione a mantenere ancora viva la tradizione dei fonogrammi, ancora un po’ e ci ridanno la posta pneumatica.

La nostra amatissima bidella Otilia deve farsi operare di unghia incarnita e sarà assente, per via del terribile e repentino morbo, per due mesi. Il minimo che ci vuole per ristabilirsi, logico. La sostituisce la nuova bidella Cassandra, una brava donna che parla in dialetto e ha l’arte impareggiabile dei tarocchi. Da quando si è diffusa la voce, tutte le colleghe vanno a farsi predire il futuro da lei, dietro il modico compenso di una cinquantina di eurini a cranio, naturalmente in nero, con cui la niente affatto esosa arrotonda la sua già misera posizione stipendiale.

La professoressa De Bonis si è comprata un paio di scarpe nuove. Ma siccome il 44 della Superga le va un po’ stretto e la costringe a posture non esattamente ortopedically correct, allora deve optare per un più comodo e rilassante 45, sì, però intanto vaga zigzagando per tutta la scuola e pronuncia un “mannaggia santa!” ogni tre parole.

Io mi avvio verso il corridoio per agguantare la porta della prima Z dove qualche buontempone ha smontato una finestra per rivendersela e farci i soldi per comprarsi la Play Station (che altro??). Una improvvisa folata di vento mi investe. Allora decido di far loro un cicchetto da levargli il pelo e per l’occasione accordo la voce sulla tonalità di “Bella figlia dell’amore” dal Rigoletto di Verdi.

“Ragazzi, ma si può sapere che diavolo vi siete fumati stamattina? Rimettete immediatamente la finestra a posto che se viene aria dal Gran Sasso qui dentro ci possiamo appendere prosciutti e salami per farli stagionare!”

“Professò’, ma non siamo mica noi, sa, a smuovere tutta quest’aria… è stato il professore di fisica!!”

“Ma sì, certo, vi avrà spiegato che la velocità è spazio fratto tempo, no? E che un corpo immerso in un fluido, va beh, non mi ricordo, vi metto la nota!”

“Ma no, professo’, ha avuto uno dei suoi soliti attacchi di colite!”, mi dice l’alunna Angelica De Angelis, che angelica lo è di nome e di fatto, dimostrando la teoria dantesca che “nomina sunt consequentia rerum”.

Dev’essere una cosa seria, visto che lo spostamento d’aria ha fatto perdere l’equilibrio anche al bidello Aristide, che, però, stamattina era a digiuno per via dell’aglio bruciato, e invoca, dunque, le circostanze attenuanti generiche.

Il Corbelli mi guarda sornione e ride, con quella faccia da schiaffi che si ritrova. “Professo’, non mi metta la nota, ma ho versato una boccetta di Attak a presa rapida nella serratura della porta del bagno dei docenti. Adesso ce ne facciamo di risate!!”

Sono terrorizzato. Ma è tutto vero. Il nostro stimato collega Scquacquarelli-Ricai si è fiondato al bagno in preda ai suoi soliti dolori addominali repentini con ottima spinta elastica e gioco di gambe ineguagliabile, tanto da destare l’ammirazione e il sincero apprezzamento dei colleghi di scienze motorie il cui decano, il Professor Marcialonga, gli ha conferito l’ambito titolo della medaglia d’oro “Joseph Goebbels” per altissimi meriti sportivi.

Ma non c’è niente da fare, il Corbelli ha colpito ancora, maledetto lui e la sua ventura progenie, la chiave non entra e lo Squacquarelli-Ricai non sa più come tenere a bada le contrazioni addominali che lo assalgono, ormai il suo intestino vive di vita propria e indipendente e sta per chiedergli un aereo pieno di carburante per volare a Cuba.

Si avvicina la supplente d’inglese, la sacrosanta De Chattibus, a cui tutti gli astanti chiedono inutilmente di sfondare la porta a colpi di tette.

“Beh, colleghi, scusate… ammettiamo pure che io sfondi la porta, ammettiamo pure che il collega abbia facile accesso alle sue necessità, ammettiamo anche che chiedano un risarcimento danni, ammettiamo che mi contestino il reato di distruzione di un bene di pubblica proprietà…”

“Ti prego!” la invoca lo Squacquarelli-Ricai con i lucciconi agli occhi e le lacrime che gli scendono sulle gote. Le vorrebbe anche dire che fare la nanna tre volte al giorno con il professor Exlege tanto bene non deve farle, ma più che il digiuno poté il dolore.

Ma da lontano una voce salvifica rintuona l’aere del corridoio. “E che ce vo’ a sfonna’ ‘sta porta?” E’ la nostra delicatissima collega De Poppibus che, presa la rincorsa, mette a disposizione per la causa comune i suoi due arieti di sfondamento e, dato un colpo secco e bene assestato, si vanta della gloriosa impresa canticchiando l’aria di De Gregori “il nemico è scappato, è vinto, è battuto!”

Sulla porta del bagno, ormai miseramente caduta a terra, alcuni alunni vogliono restare a cantare “L’inno del corpo sciolto”, in piena solidarietà col docente di fisica. Qualcuno alza il pugno sinistro nel declamare i versi:

“Ci hanno detto vili, brutti e schifosi
ma son soltanto degli stitici gelosi!”

Io però non mi fido, e decido di investire una 50 euro del mio stipendio per un consulto dalla nostra nuova bidella Cassandra. Voglio sapere se domani ci sarà più calma e se a scuola andrà tutto bene. Ne va del nostro benessere psicofisico.

La bidella Cassandra mischia le carte, io le taglio con la mano sinistra, lei pronuncia frasi sconnesse dopodiché riprende il Corbelli a voce alta ed emette il suo responso:

“Corbe’, te pozzen’ allucà’ sulla sedia elettrica, vatte alla classe, ca ce sta lu professore che spiega ‘a trasformata ‘e Furiere!!! Sante Iuànne Vanciliste… la luna nera!!!”

E, privo di qualsivoglia consolazione, corsi subito tra le braccia della segretaria degli alunni a chiedere perdono per i miei peccati.