Valerio Di Stefano – Libero poco libero

Con una e-mail inviata il 18 ottobre scorso a tutti i titolari di un account di posta elettronica @libero.it (o iol.it, blu.it, inwind.it), il colosso italiano del free-internet ha annunciato che "da Novembre la fruizione in modalità POP3/Imap4 (attraverso i principali software quali Ms Outlook, Eudora etc.) continuerà a essere garantita solo per i clienti di LiberoADSL, Libero Free, Inwind e di tutti i servizi di collegamento a Internet forniti da Wind".

 

Con due sole righe in formato HTML, Libero rende partecipi i suoi utenti del fatto che presto non sarà più possibile accedere alla posta elettronica mediante POP3 se ci si collega a un provider Internet diverso da uno dei tre segnalati nel brano citato. In parole povere ma ricche, da novembre se vi collegate a Tin.it e, aprendo il vostro programma di posta elettronica preferito, desiderate ritirare la corrispondenza giunta a un vostro account di Libero, non potrete più farlo.

 

Ovviamente rimane inalterata la possibilità di consultare la propria mailbox attraverso l’interfaccia web e di interagire con i servizi tradizionalmente offerti via browser, ma non è ancora chiaro, ad esempio, se collegandosi a Libero sarà ancora possibile continuare ad avere accesso mediante POP3/Imap4 alle caselle di posta elettronica eventualmente presenti su altri provider. 

La notizia conferma la linea di progressiva chiusura che Libero sta portando avanti nei confronti dei servizi inizialmente offerti all’utenza. Si cominciò con la riduzione del numero di SMS inviabili dal portale web dopo l’acquisizione di Libero da parte di Wind, ma fu un fenomeno piuttosto generalizzato considerati i continui abusi da parte degli utenti per questo tipo di comunicazioni, che fu contemporaneamente condiviso da un buon numero di altri provider. E’ normale che nessuno ci abbia fatto caso più di tanto.

 

Poi ci fu il ben noto problema dell’affidamento a terzi da parte di Libero delle protezioni antispam, protezioni che si rivelarono fallimentari nei rapporti con Yahoogroups, il più noto provider di mailing-list e gruppi di discussione, la cui conseguenza portò all’entrata in bouncing di migliaia di indirizzi @libero.it che, dopo una serie di reazioni a catena, si sono visti negare, senza che Yahoogroups avesse la benché minima responsabilità in merito, l’accesso a centinaia e centinaia di conferenze nelle principali lingue europee.

 

A questo seguì la restrizione, ufficialmente per motivi di sicurezza, della possibilità di gestione via ftp dello spazio web offerto gratuitamente dai server ai soli utenti che si collegavano con la numerazione di Libero.

 

Quest’ultima iniziativa sembra voler confermare non soltanto una strategia di mercato (diamo ciò che vogliamo solo a chi viene a comprarlo da noi) che vede Libero offrire una gamma di servizi aggiuntivi (antivirus, antispam, possibilità di invio o di ricezione di allegati dalle dimensioni maggiori), ma, soprattutto, sembra mettere a tacere quanti, erroneamente, hanno sempre pensato a Internet come al Paese di Bengodi, in cui tutto è gratuito e in cui, soprattutto, tutto è dovuto.

 

E’ senza’altro dura per l’utente finale riuscire a pensare che ciò che prima era perfettamente raggiungibile e a portata di click adesso possa essere raggiunto solo aprendo il portafoglio, o, in alternativa, fornendo i numeri della carta di credito. In questo senso l’iniziativa è allarmante, e non certo perché Libero non sia in teoria padrone di poter gestire le proprie risorse come crede meglio.

 

Ciò che dovrebbe scandalizzare, dunque, non è la privazione di un qualcosa che prima veniva offerto gratis (esempi ce ne cono a centinaia, l’ultimo in ordine di tempo è stata la chiusura del servizio di chat da parte di MSN) e che adesso non c’è più, ma piuttosto una tendenza da parte delle aziende che gestiscono il monopolio dell’e-mail a creare difficoltà sempre maggiori all’utente finale che, lungi dal dover avere per forza tutto e subito, si ritrova comunque, per inesperienza o necessità, ad essere in difficoltà anche notevoli.

 

Immaginate un professionista che si sposta con il suo portatile e che per scaricare la posta di tre o quattro account dovesse collegarsi ogni volta a tre o quattro numeri diversi. Ma internet è anche questo. Occorrerà ricordarsene, prima di poter gridare che l’utente è davvero… libero! 

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