Un’esecuzione del cappio

Saddam Hussein è ormai terra per i ceci.

E’ stato uno di quei pochi dittatori che non ce l’hanno fatta ad assicurarsi l’impunità (come è accaduto per quei brav’uomini di Pinochet, Franco, Milosevic e compagnia cantante).

L’opinione pubblica ha vissuto l’evento con lo stesso entusiasmo con cui si vive uno spettacolo televisivo, e c’era da aspettarsi che qualche imbecille prendesse il telefonino e schiaffasse il filmato integrale dell’esecuzione su qualche sito consenziente.

A me, se Saddam Hussein è morto impiccato non importa un gran che. Non si muore per mano altrui, o per un incidente, o per un cancro, o per collasso delle funzioni cardiocircolatorie, come scrivono i medici condotti nei certificati che attestano un decesso. No, si muore di morte, tutti, e tanto fa.

Quello che mi importa e mi indigna è continuare a vedere l’impunità di Bush che, appeso a una corda il suo capro espiatorio (espiatorio sì, ma pur sempre caprone e assassino), adesso non sa più come giustificare un intervento di guerra che genera più morti delle Twin Towers, continuamente e senza che nessuno se ne accorga più.

Ma dicono che siamo all’inizio di un nuovo anno, in cui tutti fanno buoni propositi.
Anche Bush?

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