Un inedito di Edmondo De Amicis dal libro “Cuore”

Oggi, dopo il compito d’ornato, in cui quell’animo buono del nostro Maestro paraplegico volle farci immortalare i prodi soldati del Bava Beccaris mentre sparavan sui rivoltosi infami e sulle loro madri, que’ tegami, lo stesso nostro buon Maestro colitico ebbe a dirci, coll’animo tutto contrito, che il nostro compagn… camerata ad honorem, il Distefanelli, giace malato per una tosse che lo costringe in casa a non fare una veneratissima dalla mattina alla sera, in quanto che il morbo non l’abbandona e non si sa quando ritornerà.

E poiche’ il nostro buon Maestro claudicante (sì, perché claudica, anche…) è nobil di cuore e debole di petto, per farci sorridere ebbe a raccontarci di quando quel buontempone del Distefanelli prese a pedate il piccolo ciechino storpio perché gli avea chiesto in prestito due pennini, chè la sua mamma è povera e non gliene può procurare affatto, e il Distefanelli, colla voce allor prorompente e oggi rotta dal continuo tossire, ebbe a dirgli “Posa que’ pennini, mezzasega, costì e bada a non più m’accasciare i sancta santorum sennò ti rifaccio nòvo dai nocchini!”, gesto pel quale ebbe a meritarsi una medaglia al valor civile dal nostro Osannato Direttore Sequipedale, che ebbe a motivarne l’attribuzione colle lagrime che gli grondavan giù per le gòte colle parole “Distefanelli, Ella è vanto e onore della nostra scuola!”, mentre il nostro maestro bronchitico plaudeva e piagneva zitto zitto rintanato in un cantuccio per non farsi vedere mentre si soffiava il naso colla pezzòla sùdicia.

S’alzò dunque quel rompicoglioni di Garrone, il quale è il capoclasse (e non so se sia rompicoglioni in quanto capoclasse o capoclasse in quanto rompicoglioni) in quanto è grande e grosso, mentre invece il nostro buon e nobil maestro claustrofobico è una mezza sega e Garrone gli tira certi cazzotti che nemmeno Moammetto Alì a Kinshasa nel ’74, insomma dov’ero rimasto, sì, ecco, si alza Garrone e chiede la parola, col suo vocione da flicorno.
“Parli pure Garrone!” echeggiò il nostro maestro cataplasmico, che sennò ne buscava anche, e fu allora che Garrone raccontò di quando il nostro caro Distefanelli ebbe a prendere a male parole la Vedova Baluganti, ch’era venuta infin sull’uscio a perorar la causa del figliuolo Ampelio, che non istudia mài e il nostro maestro epistrofèo se l’è presa tanto a cuore che gli s’è sciolto d’improvviso il corpo in aula. Non appena il Distefanelli vide la nera e lugubre sagoma della vedova Baluganti, gli si fece da presso e, consolatala che l’ebbe, s’assicurò che s’allontanasse dall’edifizio dicendole: “Fossi ne’ suoi piedi prima di tutto me li laverei perché senti lì che lezzo e poi andrei a prendere a ceffoni quello scansafatiche del su’ figliòlo, indi tornerei a lavorare sul Viale della Stazione chè tanto si sa il bel mestierino che fa, e invece vien qui a molestare quell’omo irreprensibile che è il nostro maestro dispeptico!!”

Qui Garrone, al ricordar l’opra meritoria del Distefanelli, ebbe un moto di commozione e più non poté riprender la parola, anche perché c’era il Panicchi che gli tagliava la cintola de’ pantaloni col temperino da retro, al che Garrone proruppe con quella sua voce possente da controfagotto: “Te t’aspetto fòri!!”

Oh, caro Distefanelli, quanto bene hai fatto per la nostra scuola e com’è duro sapere che devi giacer malato mentre fuori ci sono gli àlberi, i fiori, le api, il miele, i nèttari, i dàtteri, i ciùffoli, i pìfferi, gli strùffoli, i pènsili (occhio alla testa!), i còmpiti, difatti ora devo copiare in bella il racconto mensile della piccola baNbina raffreddata e poi vado dimolto a ruzzare al pallone e in tasca al Distefanelli colla tosse, m’importassai a me…

ENRICO

[Come non essere obbligato a Federico Maria Sardelli per l’ispirazione di questo esercizio di stile??]

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