Un falso inedito di Andrea Camilleri: la rivincita di Catarella

Montalbano s’arrisbigliò malamente. Era sudatizzo e scantàto, che dovevano essere le sei di matina e sacramentò picchì le persiane della verandina erano ristate arrapùte e il sole ci trasiva dintra come lui avrebbe fatto in gioventù con una bella fìmmina, ma ormai si sentiva catapultato nel pissimismo cosmico, come gli diceva Montalbano primo, anzi, nella decadenza dell’impero, come gli diceva Montalbano secondo, anzi, nell’inettitudine totale, come gli suggeriva Montalbano terzo, che alla fine si scassò i cogghiuna di tutti i Montalbani fino al ventiseièsimo e si susì.

Si vìppi una cuccuma di cafè e accumenzò a pensari a chi poteva scassare i cabbasisi ammatìno.

Il Dottor Pasquano no, non era cosa di arrisbigliarlo, che capace si era perso l’anima di sua zia Assuntina all’ultima mano a poker e stava di umore male assà’…. Mimì Augello non era certamente arrivato in commissariato a Vigàta e col picciriddro capace che aviva fatto nuttata. Con Livia c’era stata una sciarrata la sera avanti che lèvati, era meglio chiamarla tanticchia più tardi per dàrici il buongiorno e fare paci.

S’addecise a comporre il nùmmaro di Catarella, ché tanto quello in commissariato ci stava sicuro.

– “Pronto, Catarè’…”

– “Ah, è vossia pirsonalmente di pirsona, Dottori?? E che michia vuole a quest’ora da mìa?….”

– “Catarè’, ma come ti permetti…”

– “Dottori, ma come si permettesse vossìa, che io me stesso medesimo me ne sono stato tutta la notte in loco ove tròvomi or ora, mentre che vossia dormiva alla casa so’ senza fare una venerata minchia di nènti, che verrebbe a dire una fottutissima, Dottori…”

– “Catarè’, ma io non ti riconosco più, ma ti sei rimminchionito??”

– “Nònsi, Dottori, è vossia quello che si vippi il ciriveddro con l’ultimo whisky assieme alla svidisa ajeri a sera, che se la sua zita lo vèni a sapiri ci accunza la faccia come due arancini di Adelina!”

– “Catarè’ non mi scassare i cabbasisi…”

– “E se non vuole che ci scasso i cabbasisi a vossia di pirsona, pòsi il tilèfono e venga al commissariato che ci sarebbi il signori e quistori del Latte con la s in fondo che ci vuole spiari proprio immantinenti, e guardi che nun àvi bone intenzioni…”

Montalbano abbassò la cornetta mezzo scantato, con gli occhi che gli facevano pupi pupi.

Si vippi un’altra tazza di cafè prima di telefonare a Livia a Boccadasse.

– “Oh, Livia, che facevi, dormivi??”

– “No, mi stavo facendo la barba! Che razza di coglione che sei, ma secondo te cosa avrei dovuto fare a quest’ora??”

– “E ti ho svegliata??”

– “Salvo, ma che domande fai… stavo dormendo e ora parlo con te. Certo che mi hai svegliata, ma hai visto che ore sono…?”

– “Scusami Livia, sai, mi è successa una cosa strana…”

– “Un’altra? Sentiamo, che è successo stavolta??”

– “Nièèèèènte, figùrati… no, è solo che ho telefonato a Catarella e mi ha mandato a fare in culo…”

– “E ha fatto bene! Hai bisogno di altro, ora??”

Era accumenzata la jornata.

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