Sveglia Beppe, ci riènno!! […e io di vi, e io di và….]

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Dunque rièccolo. Col solito risolino da eterno boy-scout (o eterno Testimone di Geova, vedete un po’ voi) è uscito dalla porta dove era stato sospinto a viva forza da un referendum plebiscitario, per rientrare dalla finestra di una milionata di voti di fedelissimi alle primarie di un PD sgangherato e incapace.

Da bravo boy-scout usa un linguaggio tutto suo, al limite del cybercriptico: osate criticarlo? Siete dei ROSICONI. Pensate, per caso, che il bicameralismo perfetto sia un valore da conservare? Dovete essere come minimo ROTTAMATI. Ci manca solo che se ne esca con saluti e formule giovanil-di tendenza come “sciàlla!” e poi siamo a posto.

Adesso ci dirà, ripetendocelo fino alla nausea, che lui ha vinto le primarie, e che lui ce l’aveva detto, che il popolo è con lui, che lui ora può determinare a priori la durata del governo Gentiloni, anzi, che lo decide lui quando andare alle elezioni, che lui è il candidato premier del Partito Democratico, che lui è perfettamentre responsabile dei suoi tweet che intasa di immagini della Boschi che vota per lui, o di ringraziamenti oceanici al popolo, e che, soprattutto, la sonora sconfitta presa alle urne italiane con il referendum del 4 dicembre è ben poca cosa rispetto alla radiosa vittoria rimediata alle primarie, anzi, ce ne siamo già dimenticati, anzi, noi non siamo né a destra né a sinistra, noi siamo oltre, possibilmente cattolici, vivi, loquaci al limite della logorrea, e vincenti.

E’ ricominciata l’era di questo omino di Pontassieve che cominciò la sua carriera presenzialista con una partecipazione alla “Ruota della Fortuna” presentatata da Mike Bongiorno, e noi non ce ne siamo quasi accorti, salvo magari un piccolo rigurgito acido che ci prende di notte, ci lascia senza fiato e noi che ci domandiamo anche il perché.

E’ ricominciata nel primo maggio più lugubre degli ultimi anni, quando il ritorno a come eravamo prima ha oscurato il tema del lavoro e in pochi si sono accorti che a Portella della Ginestra i sindacati festeggiavano sì, ma dopo 70 anni dei mandanti della strage non c’è ancora traccia.

Buona festa del Jobs Act!

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