Sotto sequestro il sito “Bufale Un Tanto Al Chilo”

butac

Mi è appena arrivata la notizia che questa mattina, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna è stato sequestrato il sito www.butac.it (“Bufale Un Tanto Al Chilo”), a seguito della querela di un privato per un articolo risalente a due anni e mezzo fa.

L’elemento che colpisce è che, per la prima volta nella sua storia (e dire che il sito di interventi giudiziari ne aveva avuti altri in passato) il sito è stato sequestrato per intero. Non si è agito, cioè, sul singolo articolo che aveva determinato la querela e, quindi, l’azione giudiziaria, ma si è oscurato TUTTO il sito, con più di 3000 articoli, tutti probabilmente con nessuna o scarsissima attinenza alla materia del contendere.

Viene quindi a mancare un elemento fondamentale per l’informazione, giacché la risorsa si occupava di fake news e lo faceva anche collaborando con la stessa polizia postale che ha operato il sequestro. Non si conoscono per il momento gli estremi di reato contestati all’owner del sito (probabilmente si tratta di diffamazione), né quali comportamenti sarebbero oggetto di specifica indagine. Si tratta decisamente di un atto radicale che fa in modo che questo sito web che non sia più in grado di pubblicare le proprie inchieste, i propri articoli e le proprie deduzioni. Per curare un brufolo si è tagliata la testa intera. E questo è, semplicemente, abnorme.

Sequestrano sempre i siti di debunking sbagliati.

 

AGGIORNAMENTO DEL 7/4/2018: Secondo quanto pubblicato da varie testate on line questa mattina, il sequestro del sito “Bufale Un Tanto Al Chilo” sarebbe dovuto al rischio di recidiva, ovvero al fatto che l’evento possa ripetersi (non sarebbe comunque la prima volta che l’iniziativa viene querelata). Spesso si sente dire, altresì, che il querelante non avrebbe espressamente richiesto in querela il sequestro del blog in questione. Pare una obiezione debole, perché il Pubblico Ministero (è un Pubblico Ministero che ha disposto il sequestro, non un giudice) nel suo operato non deve, come è logico, essere sottomesso alle richieste (o, come in questo caso, alle non-richieste) di nessuno.

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