Ronnie e il plotone di esecuzione

Ronnie sarà il prossimo condannato a morte dello Stato dello Utah.

Nel 2004, per evidenti motivi umanitari, lo Utah stabilì che l’unico modo per rispettare la dignità del condannato fosse quello di farlo sdraiare su un lettino, legarlo con le cinghie e sparargli in vena un cocktail di sedativi e benzodiazepine ad altissimo dosaggio prima, e una robaccia che schianta il cuore subito dopo. Vuoi mettere, non c’è paragone con la sedia elettrica che mandò arrostiti Sacco e Vanzetti.

Solo che Ronnie è stato condannato prima del 2004, quindi è l’ultimo ad avere il diritto di scegliere se crepare con la pera dell’eternità o se farsi trapassare il torace da una scarica di colpi sparati da un plotone di esecuzione.

E Ronnie ha scelto il plotone di esecuzione. Un modo romantico e coraggioso per andarsene, l’ultima passeggiata in un luogo aperto, un vaffanculo al prete, il rifiuto della benda, la camicia aperta con il petto da offrire alle pallottole del nemico, il profumo dell’aria dell’alba dell’ultimo giorno, e lo sguardo fissato in quello di chi ti spara.

Pum pum pum, ed è finita. Ciao Ronnie, perdonali, sono americani, non sanno quello che fanno.
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