Rondò Veneziano – Rondò Veneziano – Le più belle canzoni della nostra vita

La gente non ci crede, ma Berlusconi non ce l’ha sempre buttato nel culo senza olio di vaselina, no, quando non era ancora sceso in campo, quando non giurava sulla testa dei suoi figli, mi consenta, io mi sono fatto da me, sono l’unto del Signore, quando cominciò ad affacciarsi alle nostre vite piene, tutt’al più, di televisioni locali lo fece in un modo molto più subdolo.

Ogni volta che iniziavano le trasmissioni di Canale 5 arrivava una musichetta in stile simil-vivaldi, ma arrangiata con basso elettrico e batteria, suonata da un gruppo che si vestiva con i costumi del ‘600 e del ‘700. Non si chiam,avano “I preti rossi”, in omaggio allo stesso Vivaldi, o, che so, “I clavicembali ben temperati”, no, si chiamavano Rondò Veneziano. Bello, cazzo, sembrava una cosa seria, gentile, aggraziata, per nulla invasiva.

Li ascoltavi e ti mettevi subito di buon umore, perché sapevi che di lì a poco sarebbe cominciato “Il pranzo è servito” con Corrado, oppure il teletormentone “Love Boat” che piaceva tanto a tua nonna. Tutto doveva cominciare. Soprattutto la seconda repubblica. Questa non era una sigla, era una marcia funebre.

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