Quell’intervista che non c’era a Samantha Cristoforetti

da en.wikipedia.org. Immagine di pubblico dominio

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La notizia è un po’ vecchiotta. Le riflessioni invece no. Abbiate pazienza.

Un periodico on line ha pubblicato recentemente una intervista a Samantha Cristoforetti. La quale ha a sua volta pubblicato una lunga, dettagliata e fin troppo garbata rettifica, sostenendo di non aver mai rilasciato quell’intervista e di non riconoscersi nello stile e nei contenuti di alcune delle risposte alle domande a cui, evidentemente, non aveva mai risposto. Nella richiesta di rettifica la Cristoforetti aveva chiesto che l’intervista “restasse online con un paragrafo introduttivo di spiegazione e di scuse a lettori e lettrici.” L’articolo con l’intervista in questione è stato tuttavia rimosso e ora la direttrice del periodico minaccia querela verso “chiunque dica che il mio giornale ha inventato un’intervista”.

Come dicevo, la risposta della Cristoforetti è molto lunga ed articolata. Nella sua disamina delle domande e risposte dell’intervista pubblicata, non fa il nome della testata, non accenna minimamente alla figura e/o all’identità di un qualsivoglia direttore responsabile e chiama con un nome convenzionale e di fantasia (Lucia Rossi) la giornalista che ha redatto il pezzo. Ometterò anch’io questi dati, perché è la volontà della Cristoforetti che in questa vicenda è la parte lesa (chiamarla “vittima” mi sembrerebbe troppo, se non altro perché non mi pare ci sia nessun “carnefice”), ma se andate a consultare questo articolo di Paolo Attivissimo ci trovate nomi, cognomi fatti e circostanze (si vede che lui può permettersele le querele per diffamazione).

Ometto i dati, dicevo, per una questione di rispetto verso una scelta personale su fatti che non mi riguardano, ma non mi pare, al contrario del coro unanime di consensi, che la Cristoforetti abbia fatto bene. Quando si parla o si scrive è sempre molto bene fare nomi, cognomi, fatti e circostanze. Oltretutto in un post pubblico che viene letto da molte persone (il numero di fans della Cristoforetti è decisamente molto nutrito). Non si tratta di mettere alla gogna nessuno, si tratta di spiegare i fatti per come sono accaduti, di dire DOVE è stato pubblicato un articolo, chi è il responsabile della pubblicazione e chi materialmente lo ha redatto. Sono delle coordinate informative. Anche per permettere ai lettori di quella pubblicazione di decidere, eventualmente, di non leggerla più. O di leggerla ancora, di mandare una e-mail di rimostranza al direttore (è diritto preciso del lettore scrivere al proprio giornale, soprattutto quando non è d’accordo o non approva), se non so chi ha pubblicato che cosa soffrirei di un disorientamento informatico.

Indubbiamente il post pubblico della Cristoforetti è un esempio di chiarezza di intenti e una lezione di vita su come ci si difende da un giornalismo in cui non ci si riconosce. O, si veda il caso, in cui ci si riconosce fin troppo bene, al punto di voler dire “Basta!” e rivendicare il proprio diritto a non volerci stare. E’ per questo che l’intervento di rettifica ha riscosso un plauso pressoché unanime. Fin troppo unanime.

Perché su un punto (un altro!) la Cristoforetti ha indubbiamente sbagliato: aver chiesto il mantenimento del testo con l’aggiunta di un paragrafo introduttivo di chiarimento della vicenda e di scuse ai lettori e alle lettrici. La rete, scrive Paolo Attivissimonon è garbata, non dimentica e non perdona“. Lasciare lì un’intervista frutto di un’operazione un po’ maldestra sarebbe stato come costringere la giornalista e la direttrice a un inutile atto di costrizione e perpetuare la memoria di quello che è accaduto, senza più la possibilità di porvi rimedio. Invece la direttrice del periodico ha fatto bene a rimuovere subito il testo oggetto del contendere. Anche se Internet non è garbata e non perdona è pur sempre popolata di una serie infinita di stronzi. Uno di loro ha “salvato” su archive.is la pagina dell’intervista dalla cache di Google e adesso ce la terremo se non per sempre, almeno a tempo indeterminato. Il vantaggio è che potremo sempre leggerla e farci un’opinione personale (io l’ho fatto ma ho trovato il tutto talmente noioso che ho chiuso la consultazione dopo appena poche righe), lo svantaggio è che di quella intervista nessuno potrà più dimenticarsi. Resterà lì, inchiodata, nella memoria di qualche server posizionato chissà dove a testimonianza perenne e imperitura della piramidale nequizia. Lasciarla anche nelle memorie dei computer del periodico che l’ha pubblicata avrebbe amplificato questa incancellabilità e forse non tutti sanno quanto bisogno ci sia del diritto all’oblio, soprattutto in rete. Primum non nocere. E magari la redazione del giornale non era interessata a continuare a mantenere in linea un’intervista non in linea con le intenzioni della presunta intervistata e lo ha cancellato. Voglio dire, è una scelta legittima e comprensibile, non è che bisogna fare per forza tutto quello che dice la Cristoforetti, per quanto autorevole sia.

E allora non mi resta che riepilogare che:

a) qui è reperibile il testo dell’intervista nell’unica copia sopravvissuta da archive.is
http://archive.is/FPtB8

b) qui si può trovare la risposta della Cristoforetti:
https://plus.google.com/+SamanthaCristoforetti/posts/K3Pfp25BqGf

c) qui è reperibile un intervento della direttrice del periodico che riporto a completezza dell’informazione (fonte: Paolo Attivissimo)
http://www.valeriodistefano.com/wp-content/uploads/2018/02/daniela-molina-2018-02-21-14-04-37.png

 

Ora aspetto di venire infamato.

 

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