Quei giornalisti più permalosi di una donna rifiutata

Alessandro Gilioli è un giornalista de “L’Espresso”.

Un bel giorno ha contattato Beppe Grillo per chiedergli un’intervista.

Il comico, che ne ha piene le gònadi dei giornalisti, e che li vede come il fumo negli occhi, dapprima ha nicchiato un po’, poi si è fatto mandare, via mail un elenco di domande a cui rispondere.

Gilioli gliel’ha preparato, con la pazienza certosina dello scolaretto delle elementari. Secondo quanto lui stesso ha scritto, le questioni, più o meno, erano queste:

Gli chiedo ad esempio se non ritiene che i giornali e la Rete possano convivere, visto che la tivù non ha ucciso la radio.

Se non crede che grazie alla loro buona salute economica molti giornali possano fare anche ottime inchieste, e gliene elenco alcune di questo e di altri giornali. Gli faccio l’esempio di Mastella, su cui diversi giornali hanno fatto inchieste ampiamente riprese dallo stesso Grillo nel suo blog.

Gli chiedo dunque se non pensa che sia sbagliato mettere sullo stesso piano i quotidiani di partito inesistenti che prendono soldi direttamente dallo Stato e i giornali veri – magari perfino utili al dibattito sociale e al controllo sulla politica – che hanno solo detrazioni postali e contributi per la carta.

Gli chiedo se è consapevole che con l’abolizione totale e indistinta delle provvidenze probabilmente morirebbero voci come il Manifesto o come l’Internazionale, su cui lui stesso scrive una pagina ogni settimana, e gli chiedo se questo secondo lui sarebbe un passo in avanti per la nostra società.

Gli chiedo perché nel discorso di Capodanno ha esaltato come “ultimi giornalisti liberi” Biagi e Montanelli contrapponendoli a tutti gli altri, visto che anche Biagi e Montanelli scrivevano sui grandi giornali secondo lui servi e di “casta”.

Gli chiedo se in questo suo condannare senza eccezioni i giornali e i giornalisti ce n’è qualcuno che salverebbe, che secondo lui non fa parte della casta.

Gli chiedo se considera parte della casta anche quelle migliaia di giornalisti sottopagati e precari che ormai lavorano in gran parte delle redazioni.

Gli chiedo come può dire che tutti i giornalisti sono casta, visto che la grandissima parte di loro ha come unico privilegio il biglietto gratis ai musei, e per il resto si paga come tutti gli altri comuni mortali la casa, il cinema, il treno, l’autobus, il biglietto allo stadio e così via.

Già che ci sono, gli chiedo perché non risponde mai agli altri blog, visto che predica i blog come mezzo di comunicazione dell’avvenire.

Grillo non risponde.
Anzi, gli risponde (telefonicamente) così:

«Pronto buongiorno sono Gilioli de L’espresso, la disturbo?»
«Certo, lei mi disturba sempre».

«Mi dispiace. Volevo sapere se ha visto le domande che le ho mandato…».
«Certo che le ho viste e non intendo minimamente risponderle».

«Come mai?»
«Perchè sono domande offensive e indegne».

«Mi scusi, ma non mi pare, sono solo domande. Servono a un confronto. Se lei mi dà le sue risposte per iscritto, io le trascrivo tali quali, le dò la mia parola».
«No, non se ne parla neanche, lei non ha capito niente. Buongiorno».

«Buongiorno».


E Gilioli coglie la palla al balzo per lamentarsene pubblicamente sul suo blog, che viaggia sui 5-6 commenti a post e che dopo queste esternazioni è schizzato a 690 e spiccioli.

Osserva sostanzialmente che:

Primo: Grillo ha una paura fottuta del confronto.
Secondo: Grillo ha una strategia di comunicazione basata sul vittimismo da censura.
Terzo: Grillo con ogni probabilità usa così tanto Internet – e detesta così tanto i giornali – proprio perché il blog gli consente questo non-confrontarsi, questo non-dibattere.

Certi giornalisti sono peggio delle donne, quando si sentono dire di no non la mandano proprio giù. La prendono come un affronto personale e un attentato ai Massimi Sistemi del mondo.

Comunque oggi sono stato democratico e gli ho mandato questa mail. Vedremo se risponderà.
Senza contare che difendere Beppe Grillo da questa gente è un po’ come rubare caramelle a un bambino, dopo un po’ ci si stufa.



Caro Gilioli,

ahimé, non leggo più da tempo “L’Espresso”, ma Le assicuro che sono stato un suo “aficionado” quando ero giovane, e anche quando, se lo lasci dire, “L’Espresso” era migliore.

Ma ho letto sul web il Suo pezzo sulla non intervista (o, meglio, sull’intervista mancata) a Beppe Grillo.

Posso comprendere il Suo disappunto per non averla ottenuta, ma francamente non riesco a vedere il motivo della Sua critica all’uso del blog da parte di Grillo (che, peraltro, non è solo da parte sua, se ha una vaga idea dei milioni di blog che sono operativi nel mondo, si renderà conto che Grillo non ha fatto altro che usare *uno* degli strumenti del web).

Grillo, senza bisogno che io lo difenda, ha rovesciato il rapporto tra “personaggi” e “potere giornalistico”.
Se prima un personaggio pubblico aveva bisogno della cassa mediatica dei giornali per farsi conoscere e per destare viva l’attenzione dell’opinione pubblica su di sé (Lei mi insegna che oggi chi non “appare” sui giornali o in televisione non è nessuno), adesso non è più così.
Grillo ha rifiutato di rispondere alle Sue domande, ha esercitato un suo diritto, certo, magari potrebbe averLe fatto perdere del tempo, ma una volta viste le domande e dopo averle ritenute offensive ha deciso che non se ne faceva di niente.

Non vedo perché prendersela con chi si “rifugia” nel mondo dei blog tacciandolo di non volere il dialogo politico (ha mai pensato che Grillo è un comico e non un politico??) e il confronto dialettico, un blog ospita solitamente la possibilità da parte di chiunque di commentare i contenuti, quello di Beppe Grillo ne ospita migliaia, certo, tutto si può dire meno che Grillo non dia la possibilità ai suoi lettori di replicare.

Ho anch’io un piccolo blog. Quando ho da dire qualcosa a qualcuno lo faccio in quella sede.
E non certo perché non ho voglia di confrontarmi, ma perché so che mi leggono più persone lì di quante io possa riuscire a vedere in un giorno.

E i giornalisti? Quelli, poverini, arrivano sempre in ritardo. Abbia pazienza, ma domande come quella sul presunto predominio del web sulla carta stampata puzzano ormai di vecchi oggetti lasciati per decenni nel primo cassetto del canterale buono della nonna.

Non si offenda, ma Grillo ha fatto molto bene a non risponderLe.

Un caro saluto

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