“Pur tra quei Boschi il ritrovarsi sola” (Ariosto, Orlando Furioso)

c3e1fb5611_fotomontaggi-maria-elena-boschi-e-banca-etruria-9-745243

Certo che questo è un governo strano. Ogni volta che qualcuno dei suoi componenti viene coinvolto in una qualche inchiesta giornalistica o in una rivelazione dello stesso tenore, ricorre subito allo strumento (vecchio, ma sempre temerario) della querela. Sono le classiche formule di rito a farla da padrone: “Se ne occuperanno i miei legali” “Ho già dato mandato ai miei avvocati” “Chiederò lumi ai giudici di merito”.

Era già capitato settimane or sono al ministro Madia, che si era vista attribuire un bel tot di citazioni dalla sua tesi di dottorato ad altri autori precedenti, senza che queste citazioni venissero corredate dalle opportune citazioni, virgolettate come si deve, o comunque inserite in un contesto di cotale prestigio in modo che si capisse, anche solo attraverso una lettura di pura fruizione, dove finiva la citazione e dove cominciava il discorso originale di Madia. Qualcuno ha parlato di “plagio”. Di certo c’è che l’accusa portata avanti dal “Fatto Quotidiano” è stata corredata da una serie considerevole di slides in cui i testi di provenienza e di destinazione venivano messi a confronto e le concordanze (! -toh, poi c’è sempre qualcuno che mi chiede a che cosa servono…-) delle due fonti risultavano più che evidenti. Insomma, c’erano elementi oggettivi a sostegno di quella che era l’accusa. Naturalmente nessuna risposta, né dall’interessata né dal suo entourage universitario, nel merito di quanto contestato. Semplicemente la solita dichiarazione di avere intenzione di rivolgersi alla giustizia (civile? penale??) e il discorso si chiude lì, anche perché la pletora dei quotidiani di regime non ha minimamente reagito alla rivelazione riprendendo la notizia o stigmatizzando un possibile comportamento, seh, non sia mai, guai ai vinti e viandare.

Accade ora che la componente del governo (chè ministro non lo è più) Maria Etruria Boschi viene additata a pagina 209 del libro “Poteri forti (o quasi)” di Ferruccio De Bortoli di essersi adoperata, da ministro, presso Unicredit Banca dell’acquisizione di Banca Etruria, di cui era vicepresidente il padre e in cui lavoravano il fratello e la cognata. Circostanza smentita solo da lei. Nemmeno il suo mentore Matteo Renzi l’ha difesa espressamente, limitandosi a dire, in una intervista sul “Foglio”, che Ferruccio De Bortoli ce l’avrebbe con lui per non si sa quale non ben meglio specificato motivo (e quindi avrebbe utilizzato l’arma della vendetta trasversale giornalistica, sì, sì…). Non l’ha difesa neppure Ghizzoni di Unicredit che non si è subito precipitato a smentire, come ci si sarebbe aspettati da lui.

Ora, se c’è una cosa da sottolineare è che Ferruccio De Bortoli è un giornalista di quelli seri e con la schiena dritta. Per questo si fa vanto delle tante querele ricevute: perché gli dànno, a suo dire, la possibilità di difendere quello che scrivve nelle aule di giustizia, in un contesto pubblico e in un pubblico dibattimento. Chapeau.

Ora, perché non si verifichi la fattispecie di reato (o, se si vuole, il danno civile) di diffamazione nei confronti della Boschi, bisogna per prima cosa che quanto affermato da De Bortoli sia vero. E qui non siamo in un caso come quello della Madia in cui basta pubblicare per rendersi conto. Qui bisogna fidarsi delle fonti. E De Bortoli dice di averne di inoppugnabili e incontestabili. E di De Bortoli, lo ripeto, c’è da fidarsi. Ma allora viene da chiedersi perché la Boschi non l’abbia ancora querelato e, nel caso, chi avrebbe querelato al posto suo. La querela, in questo caso, resta comunque l’unica (e, comunque, sempre più debole) arma di difesa in un caso del genere. Perché delle due l’una, o quella rivelazione è vera o è falsa. Se è falsa hai ragione tu che hai querelato, se è vera hai torto, a meno che De Bortoli, nel rivelare quelle circostanze, sia trasceso da quella che è la “continenza verbale”, fatti salvi il suo diritto di critica e anche di satira che sono sacrosanti. Ma De Bortoli è giornalista di lungo corso e queste cose le sa, non si sputtana certo con una battutina di gusto mediocre.

E per la prima volta la querela diventerebbe un mezzo per fare chiarezza, non per mettere una pietra tombale sulla voce di chi, semplicemente, per mestiere o per vizio, denuncia che il Re è nudo. Proprio perché non ci sono prove in un senso o nell’altro. E allora, finalmente, saprem(m)o. O forse mai.

(Visited 20 times, 1 visits today)

Commenti

commenti

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


due × 4 =

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>