Testimoni di Linux: Egisto Catanorchi e la controriforma wikipediana - Il blog di Valerio Di Stefano

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    Testimoni di Linux: Egisto Catanorchi e la controriforma wikipediana
    postato da Valerio Di Stefano (del 10/02/2009 @ 09:58:13, in Wikipedia, linkato 367 volte)


    Agli amici, quelli più cari, quelli più veri, quelli che si scelgono senza troppe spiegazioni, perché ci vanno bene così come sono, qualunque cosa dicano, facciano o, peggio ancora, scrivano, si vuol bene lo stesso e basta.


    E io ho sempre voluto un gran bene al mio amico Egisto Catanorchi.




    (un'immagine di Egisto Catanorchi di quando andavamo insieme a scippare la Vedova Cioli della magra pensione...)


    E mi ricordo come se fosse adesso di quando intraprese la lettura dell'opera completa di Erich Fromm e, mancandogli, ahilui, "L'arte di amare", gli dissi che avrebbe potuto trovarlo facilmente, trattandosi di un titolo tragicamente inflazionato. Magari ce l'avevano le suore delle Edizioni Paoline e apriti cielo e spalancati terra, "ma chissà se l'edizione è affidabile", "e chissà cosa ci avranno interpolato quei pretacci...", insomma, finì per scegliere una dignitosissima (secondo lui) edizione Oscar Mondadori, perché se quel libro lo pubblicano le Paoline il suo delicato stomaco lo ripugna, mentre se lo pubblica Berlusconi allora va bene.

    E come quando si decise a fare, da solo, la prima e unica casa veramente open-source che io abbia mai visto. Un'impresa titanica da cui uscì con una sequela di bestemmie ad alto potenziale, una serie interminabile di apini di macerie e una figliola che a quell'età portava già il trentotto di scarpe.
    O come quando, una volta, per comprare delle SIM alla mostra-mercato del radioamatore e dell'elettronica di Cecina (unico luogo per il quale si degnava di schiodarsi dalla sua poltrona e di togliere quei piedacci dalle sue immarcescibili ciabatte) le pagò 7000 lire l'una tutto soddisfatto e tronfio, salvo poi accorgersi che il rivenditore che aveva il banchetto proprio alle sue spalle le faceva 2000 lire di meno.

    Ecco, Egisto Catanorchi è tutto questo e molto di più.

    Ma è mio amico, gli feci da testimone alle pubblicazioni di matrimonio (quando era una cosa seria farlo!) occasione di cui conservo ancora la stilografica.

    Ora si dà il caso che Egisto Catanorchi, sia pure stuzzicato da un mio recente post (accidenti a me e quando non mi faccio i cazzi miei!) si sia lanciato in una controriforma degna della migliore Inquisizione, a difesa di Wikipedia, esprimendo il suo pur scarso pensiero in post che potete trovare qui e di cui riprendo pedisseguamente ampi stralci. Lo vogliamo ammazzare per questo? Fosse per me l'avrei già fatto quando l'ho conosciuto e probabilmente a quest'ora sarei già fuori di galera, ma son ragazzi e ci vuol pazienza, come direbbe la Gelmini...

    Lamentando il fatto che io mi sarei infilato in una crociata contro Wikipedia (crociata? Io ho sempre pensato di scrivere due cazzate in un blog, ma se la gente come lui prende sul serio sia qullo che scrivo che -cosa ancor più grave- Wikipedia, allora vuol dire che ci sono proprio riuscito!) Egisto Catanorchi scrive:

    "(...) Non c'è niente da fare, wikipedia non gli piace. Anche a me non piacciono tante cose, esempio non sopporto il fegato, in ogni forma si presenti, mi fa proprio schifo. E infatti non lo mangio, mi limito ad ignorarlo.(...)

    Esordendo con un paragone del cazzo, il Catanorchi afferma subito un principio irrinunciable per lui: quello che non ci piace si ignora. Non se ne parla, non è degno di critica. La critica è una attività del pensiero sempre più atrofizzata. E' il tipico modo di pensare di certa sinistra di maniera, che odia Berlusconi, ma non lo critica, anzi, si accomodi pure Cavaliere, una bella leggina ad personam? Ma si figuri, in fondo siamo qui per questo... Giriamoci sempre dall'altra parte, oppure tacciamo sempre tutto di "populismo" (che ormai va tanto di moda), e riusciremo finalmente a "criticare costruttivamente" (espressione coniata da chi non aveva nulla di meglio da fare quel giorno) tutto quello che ci circonda.

    "(...) Ed eccolo allora qui a strillare "Wikipedia non è libera", "Scandalo!" , "Orrore!", alla stregua di un Grillo qualunque...(...)"

    Occorrerebbe spiegare al Catanorchi Egisto di cui sopra, che Grillo Wikipedia la osanna (pover'uomo, è vecchio anche lui...) come esempio trasparente di cultura dal basso. Io la critico come esempio torbido di bassa cultura. Ce n'è di differenza!

    Riguardo alla "Static Wikipedia", Egisto Catanorchi dà il massimo di sé:

    "(...) non si possono prendere pedissequamente i files e metterli on-line (e cioè fruibili tramite un browser, questo è quello che si intende con "on the web") con tanto del marchio "wikipedia", perché quest'ultimo è, appunto, un marchio registrato.(...)"

    A parte il fatto che bisognerebbe rendere edotto il Catanorchi che quei file non si possono mettere in linea in nessun modo, non solo fruibili tramite un browser, considerato che sono stati concepiti per uso personale, o, al limite, per uso intranet, quello che colpisce in questo fulgido passaggio del suo pur tuttavia sgangherato pensiero, è la difesa del marchio commerciale. In ogni estensione del mondo dell'open-source la redistribuzione del prodotto così com'è è libera e priva di restrizioni. Chiunque può redistribuire OpenOffice, se gli fa piacere, dal suo sito, oppure masterizzarlo e darlo a un amico, condividerlo in rete, insomma, farlo "circolare".
    Con la Wikipedia Statica non lo può fare nessuno. Tutto quello che si può fare è prenderli, scompattarli su un hard disk, tenerli lì e non darli a nessuno.
    Non si può nemmeno, ad esempio, comprimerla in file di più piccole dimensioni (la versione italiana, prima assemblata con .tar e poi compressa con 7zip costituisce un file di circa 1,3 Gb, alla faccia del privilegiare chi ha una connessione lenta o chi addirittura non ha una connessione!) e redistribuirla.

    E il bello è che:

    (...) Non ci vedo assolutamente niente di strano né di diverso con tutto quello che accade nel resto del mondo open source. (...)

    E invece, caro il mio Pallette, faresti bene a vedercelo, perché Wikipedia limita proprio il diritto di copia letterale (quello che in inglese -ma tanto sai 'na sega te dell'inglese!- la FDGNU License chiama "Verbatim copies") stabilito al punto 2 della licenza che sta alla base dell'opera. Ora, se da una parte ci dicono "copia pure tranquillamente" e dall'altra ci impediscono di farlo, a me viene il legittimo sospetto che qualcosa non funzioni. Ma siccome al Catanorchi non piace il fegato, non è politically correct dirlo. Anche queste son disgrazie.

    "(...) Si prenda ad esempio Linux, forse il progetto open source più famoso. Linux tecnicamente parlando è un kernel, in soldoni il "cuore" del sistema operativo, è stato creato e viene tuttora distribuito da Linus Torvalds tramite il sito kernel. org . Linux è liberamente scaricabile e modificabile, quindi puoi liberalmente prenderlo e farci quello che vuoi, modificarlo, adattarlo alle tue esigenze e redistribuirlo, rispettando i termini della GPL. (...)"

    ...e non poteva mancare l'affondo finale su Linux.



    Il Catanorchi non sa, o, peggio, finge di non sapere, che Linux (o il kernel di cui ciancia) e Wikipedia sono distribuiti secondo licenze *diverse*, che seguono o dovrebbero seguire gli stessi principii ma che sono destinate a due categorie diverse, rispettivamente il software e la documentazione.

    Ciò detto, va solo ribadito che, se vuole, chiunque può redistribuire il Kernel Linux così com'è (anche, eventualmente, una versione "vecchia" e superata dagli aggiornamenti e dalle migliorìe successivi), ma per la Static Wikipedia questo diritto non c'è, è negato, off limits, via, sciò, circolare.

    E questo è facilmente comprensibile. Il Kernel Linux, in fondo, è roba che capiscono in pochi (e io e te non siamo fra quelli, è inutile che fai il gazzosino!).



    La cultura, invece, è merce molto più appetita ed appetibile. Se lasci alla gente la possibilità di fare quello che vuole con la cultura, poi c'è il rischio che la gente finisca per sapere le cose e anche tu sai bene che tutto questo non è ben visto, non è bello, non si fa.

    Quindi quelli di Wikipedia ci dicono che la cultura è "cosa loro", nientemeno ci hanno messo un marchio e hanno limitato il diritto di una cultura che si pretende "libera" di circolare.

    Ma non te la prendere, ha fatto così anche Brunetta con gli impegati pubblici (sei malato? Liberissimo, anzi, sacrosanto, però intanto ti tolgo una parte dello stipendio, e se vuoi andare a fare la spesa o in farmacia a comprarti le medicine puoi farlo, anzi, sei liberissimo, dalle 13 alle 14 nessuno ti dice nulla, come vedi sei libero di fare tutto quello che ti pare), fa così anche la Gelmini con l'istruzione (la scuola primaria in Italia è il nostro fiore all'occhiello? Intanto la tagliamo, però i precari sono liberi di andare a lavorare a ltrove, per carità, chi li trattiene...).

    Cosa hanno fatto quelli di Wikipedia? Hanno creato delle informazioni (spesso sbagliate, a volte inutili, quasi sempre ridondanti), ci hanno messo una licenza libera che fa tanto tendenza e poi hanno suggellato il tutto con un bel marchio d'impresa.

    Internet è piena di gente così. E' la stessa logica che soggiace al concetto della poltrona e del potere, chi ce l'ha se lo tiene.

    E "se il gioco è essere furbo o intelligente, ti voglio presentare della gente, certamente presto capirai...."

    Dammi retta, Palle!
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