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Senato: approvata la norma ammazzaprivacy. Via libera ai call center di telefonata pubblicitaria selvaggia
postato da Valerio Di Stefano (del 05/11/2009 @ 16:08:52, in Privacy, linkato 478 volte)
![]() Mentre ieri pomeriggio eravamo impegnati a pensare alla categoria ontologica che la critica filosofica contemporanea chiamerebbe "Dei cazzi nostri", al Senato della Repubblica veniva approvato un articolo che limita, se possibile, ancora di più la privacy dei cittadini.
La maggioranza ha approvato un provvedimento che allunga i termini per cui i call center potranno effettuare telefonate promozionali nelle case degli italiani a loro piacimento. Nel frattempo, presso il Garante della Privacy verrà istituito un registro presso il quale sarà possibile iscriversi telematicamente (ce li vedo gli anziani a cercare di raccapezzarcisi...) se si intende dare il proprioo dissenso alla possibilità di essere tormentati. In genere si dovrebbe (e si deve!!) presumere che una persona se vuole un servizio o accetta di essere contattato per fini di comunicazione pubblicitaria debba dare preventivamente il consenso. Ovvero, se voglio qualcosa la chiedo espressamentre, viceversa non sei autorizzato/a a disturbarmi per mandarmi alcunché. Mauro Paissan, componente dell'Ufficio del Garante della Privacy, ha commentato: 'I cittadini verranno disturbati da una quantita' incredibile di telefonate pubblicitarie, anche se non hanno mai dato il loro consenso alle chiamate' 'Si tratta di un errore. Gli utenti telefonici verranno bombardati di messaggi e si vedranno costretti a iscriversi a un apposito registro per opporsi. Ma questi registri non hanno funzionato in nessun paese dove sono stati istituiti. E comunque molti cittadini, soprattutto gli anziani, troveranno molta difficolta' a manifestare il loro dissenso'. 'Infine l'Italia con questa norma si rende responsabile di un'ulteriore infrazione comunitaria e Bruxelles ce la fara' pagare'. La norma, per essere efficace, deve passare anche alla Camera dei Deputati. ---
Passiamo all'esame degli emendamenti e dell'ordine del giorno riferiti all'articolo 20 del decreto-legge, che invito i presentatori ad illustrare. VITA (PD). Signor Presidente, vorrei fare qualche considerazione sull'emendamento 20.5, che affronta una questione complessa. Prego quindi il rappresentante del Governo e il relatore di prestare attenzione. PRESIDENTE.Senatore Malan, il senatore Vita si sta rivolgendo a lei. VITA (PD). Senatore Malan, lei sa che la questione è molto delicata, quindi la prego, come prego il Governo, le colleghe e i colleghi, di prestare molta attenzione. Con l'emendamento 20.5 si chiede la soppressione dell'articolo 20, e - vorrei specificare - l'esclusione almeno temporanea da questo provvedimento per poter riflettere tutti insieme di più su questa materia. L'articolo 20 evoca un tema di assoluta delicatezza, che la stesura proposta purtroppo non chiarisce doverosamente. Mi riferisco, signor Presidente, relatore, rappresentante del Governo, all'attuale disciplina in materia di elenchi telefonici che, come è noto, impone che gli abbonati inseriti negli elenchi stessi possano essere utilizzati come potenziali consumatori solo ed esclusivamente per certe finalità. BIANCO (PD). Non è l'articolo 20, ma un emendamento aggiuntivo. L'articolo 20 riguarda le farmacie. PRESIDENTE. Senatore Vita, rinuncia a intervenire? Se vuole, continui pure. VITA (PD). Signor Presidente, preferisco intervenire dopo. D'AMBROSIO LETTIERI (PdL). Signor Presidente, vorrei fare una semplice osservazione. Fermo restando quanto stabilito in sede giurisdizionale in merito a questo argomento (mi riferisco alla Corte costituzionale e al TAR), ritiro l'emendamento 20.4, anche sulla base delle affermazioni incontrovertibili che, in modo assolutamente rassicurante, ha reso il Governo per il tramite del ministro Ronchi, con l'impegno di disciplinare questa materia riconducendola ad un ambito di assoluta regolarità e conformità alle disposizioni vigenti. D'accordo con gli altri colleghi firmatari, i senatori Cursi e Battaglia, chiedo che venga accettata - è questa la valutazione che pongo al relatore e al Governo - la trasformazione dell'emendamento 20.4 in un ordine del giorno nel quale si rinnovi l'impegno che lo stesso ministro Ronchi in sede di replica ha rilasciato all'Assemblea con la piena disponibilità a procedere alla revisione della normativa in tempi assolutamente certi. Ove questa richiesta dovesse essere accolta, mi impegno a formulare il testo dell'ordine del giorno e a consegnarlo in tempi rapidi per la sua diffusione a beneficio della conoscenza dell'Aula. VITA (PD). Siamo sicuri, Presidente, che adesso parlo dell'emendamento giusto? PRESIDENTE. In questo caso lei parla a 360 gradi, perché sono moltissimi gli emendamenti a sua firma, senatore Vita. VITA (PD). In ogni caso, i subemendamenti 20.0.500/100 e 20.0.500/101 attengono ad un identico argomento: per intenderci, non alle farmacie, ma agli elenchi telefonici. Si tratta di subemendamenti soppressivi riferiti all'emendamento 20.0.500, come ho già detto rivolgendomi al Governo e al relatore, esprimendo loro un invito al ritiro dell'emendamento in questione per un ripensamento fattivo da compiersi nelle prossime ore, perché il testo della proposta è di notevole ambiguità e viene a toccare il tema delicatissimo della ricerca degli abbonati per comunicazioni di mercato. Esiste una normativa, sotto la tutela dell'Autorità garante per la protezione dei dati personali, che impedisce l'utilizzo dei tabulati salvo esplicito consenso; con questo emendamento del relatore si rovescia l'ordine dei fattori: dal concetto del cosiddetto opt-in si passa a quello dell'opt-out. Č l'abbonato che dovrebbe, in un ipotetico registro che verrà creato tra sei mesi, dichiarare che non vuole essere contattato. Questo rinvio di ulteriori sei mesi, rispetto ad un rinvio che già vi fu in un altro provvedimento, proroga una situazione selvaggia come quella attuale e non mette fine ad un regime assolutamente contrario a quella tutela della privacy cui tutte le nostre norme ormai si ispirano. Il testo dell'emendamento del relatore, che apparentemente vorrebbe rendere un servizio agli abbonati e ai call center, in realtà proroga - ripeto - una situazione selvaggia come l'attuale e per di più non chiarisce chi si occuperà di curare il registro. Probabilmente il registro sarà tenuto da soggetti privati e i costi finiranno per gravare, di fatto, sugli abbonamenti dei cittadini; non solo, dacché questo registro, che disporrà di un potere di mercato enorme, non sarà controllato, se non solo transitoriamente, dall'Autorità garante per la protezione dei dati personali, perché il testo del relatore mette a termine il vincolo del rapporto con l'Autorità. Per sanare un'infrazione comunitaria - mi rivolgo al ministro Ronchi che avevo visto presente in Aula - se ne compie un'altra, perché le direttive comunitarie, in ciò univoche, impongono esplicitamente che l'abbonato dia la propria autorizzazione all'utilizzo del suo numero. Quindi, il relatore ha prodotto, in buona fede (non mi permetto di dubitarne), un testo che è incoerente e assolutamente contrastante con l'eventuale ipotesi originaria. Signor Presidente, la prova di questa incongruenza sta nel fatto che l'emendamento del relatore regge sotto il profilo normativo solo se viene contestualmente approvato il subemendamento 20.0.500/103, a firma del senatore Fasano, perché se quest'ultimo non dovesse essere approvato, l'emendamento 20.0.500 non starebbe in piedi, a dimostrazione dell'incertezza normativa che regola il testo. Invito quindi il relatore Malan a ritirarlo per consentirci di riflettervi ulteriormente tutti insieme. LANNUTTI (IdV). Signor Presidente, nell'illustrare l'emendamento 20.0.500/102, vorrei richiamare l'attenzione del relatore sulla delicatezza di questa materia, ancor di più di quanto non abbia evidenziato il senatore che mi ha preceduto. In questo caso, l'attuale disciplina in materia di elenchi telefonici è regolata dalla direttiva 2002/58/CE che, all'articolo 129, stabilisce che i dati personali degli abbonati inseriti negli elenchi telefonici possono essere utilizzati per finalità di mera ricerca dell'abbonato per comunicazioni interpersonali. Ora, già in altre occasioni, quando il senatore Fleres presentò una proroga di un anno sulla vicenda delle molestie telefoniche, ho avuto modo di sottolineare che si tratta di vere e proprie molestie o persecuzioni telefoniche - e non sono solo io a dirlo - che non danno via di scampo. Dare la possibilità a questi signori di intrufolarsi nella vita privata dei cittadini e di vendere un prodotto o un servizio... PRESIDENTE. Senatore Malan, credo che l'argomento affrontato dal senatore Lannutti riguardi tutti. LANNUTTI (IdV). Come dicevo, si tratta di una materia delicata, che incide profondamente sulla vita delle famiglie, che, magari mentre sono riunite per la cena, ricevono una telefonata nel corso della quale si cerca di vendere loro un prodotto o un servizio. Mentre si cerca di sanare le infrazioni in cui incorre il nostro Paese a livello europeo con l'emendamento del relatore - non so se abbia qualche paternità, anche perché fino a prova contraria siamo tutti in buona fede - si va in realtà ad esporre l'Italia ad una ulteriore infrazione. Signor Presidente (mi rivolgo ai noti giuristi che operano all'interno del Senato, e io non sono tra quelli), nell'intenzione del senatore Malan l'onere di manifestare la volontà di far parte di un elenco deve essere espresso e a carico del cittadino e non, come la civiltà giuridica richiederebbe, essere richiesto al cittadino stesso: non gli può essere imposto. Mi richiamo dunque veramente alla sensibilità del relatore a riflettere su quest'invasione della privacy delle famiglie. Tutti dicono di voler difendere le famiglie, mentre in questo modo le si espone a molestie telefoniche ripetute per vendere un prodotto o un servizio non richiesti. Questa è una vergogna! (Applausi dai Gruppi IdV e PD). PORETTI (PD). Signor Presidente, intervengo semplicemente per sollecitare nuovamente il relatore, senatore Malan, ad accantonare, ritirare o rivedere questo emendamento. Sottolineo come proprio nella conversione di un decreto-legge, che dovrebbe porsi l'obiettivo specifico di dare attuazione alle norme comunitarie, si va invece a determinare una norma illecita dal punto di vista comunitario, che va ad ampliare ulteriormente la gravità della procedura di infrazione, già aperta a seguito della conversione del cosiddetto decreto-legge "milleproroghe" votato l'anno scorso in Senato, che ha dato la possibilità di violare il codice della privacy e quindi di creare ulteriori problematiche in termini di infrazioni a livello europeo. Tra l'altro, è una norma mal fatta e mal scritta, perché i commi 5 e 6 sono in evidente contrasto tra loro, al punto da creare soltanto confusione, visto che il secondo prevede una proroga dell'attuale situazione, mentre il primo va a creare e normare la lista Robinson. Più che illustrazione di emendamenti, questo è un ultimo appello a mettere da parte tale questione nella conversione di un decreto-legge antinfrazione che diversamente andrà a creare un'ulteriore infrazione europea. (Applausi del senatore Vita). PRESIDENTE. Senatore Pardi, intende illustrare il suo emendamento 20.0.3? PARDI (IdV). Signor Presidente, avevo rinunciato ad intervenire perché sapevo di non avere più tempo. PRESIDENTE. Voglio ugualmente darle un minuto se intende illustrarlo; altrimenti possiamo andare avanti, non è obbligatorio. PARDI (IdV). La ringrazio, signor Presidente, ma preferisco riservare la mia dialettica per la dichiarazione di voto. ZANETTA (PdL). Signor Presidente, illustro l'emendamento 20.0.502. In considerazione della politica comunitaria, volta a ridurre al minimo le conseguenze negative della produzione e della gestione dei rifiuti per la salute umana e l'ambiente, risulta di primaria importanza chiarire la distinzione tra ciò che è rifiuto e ciò che non lo è, il tutto al fine di ridurre l'uso generalizzato di risorse e promuovere l'applicazione pratica della gerarchia dei rifiuti. La strategia comunitaria definisce come priorità principale della gestione dei rifiuti la prevenzione ed il riutilizzo dei materiali, per introdurre un approccio che tenga conto dell'intero ciclo di vita dei prodotti, al fine di preservare le risorse naturali, riducendo gli impatti complessivi dell'uso delle stesse e migliorandone l'efficacia dello sfruttamento attraverso il loro completo utilizzo. Per il perseguimento di tali obiettivi, al fine di dissociare la crescita economica dagli impatti ambientali connessi alla produzione dei rifiuti, il Parlamento europeo e il Consiglio dell'Unione europea hanno adottato la direttiva 2008/98/CE che dovrà essere recepita dagli stati membri entro il 31 dicembre 2009 e che è quanto oggi chiedo venga recepito. Ritenendo che il solerte recepimento di tale direttiva da parte dell'Italia possa assicurare il chiarimento di alcuni contesti normativi, al momento di difficile interpretazione, oltre che favorire l'utilizzo di materiali ad oggi destinati a discarica, con un conseguente impatto concreto sul settore produttivo ed economico, si considera fondamentale perseguire tale obiettivo con energica celerità. In particolare, risulta di primaria importanza chiarire quando sostanze od oggetti, derivanti da un processo produttivo che non abbia come obiettivo primario la loro produzione, siano sottoprodotto e non rifiuti. Adeguare la legislazione italiana al concetto di sottoprodotto come definito dalla direttiva comunitaria permetterebbe, da un lato, di eludere la confusione tra i vari aspetti della definizione di rifiuti e, dall'altro, di valorizzare materiali in possesso di caratteristiche idonee per l'utilizzo nei normali cicli produttivi ed industriali, (anche di altre attività) attualmente trattati come rifiuti. Un esempio concreto è dato dai residui della lavorazione lapidea a fini ornamentali che, nella maggioranza dei casi, mantengono inalterate le caratteristiche del materiale originario anche al termine del processo produttivo e potrebbero pertanto essere impiegati in sostituzione dei materiali di cava di sabbia e ghiaia nella produzione di aggregati per l'edilizia. Per queste ragioni, signor Presidente, chiedo l'approvazione dell'emendamento 20.0.502 che ho testé illustrato. PRESIDENTE. I restanti emendamenti e l'ordine del giorno si intendono illustrati. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sugli emendamenti e sull'ordine del giorno in esame. MALAN, relatore. Esprimo parere contrario sull'emendamento 20.5, soppressivo dell'articolo. L'emendamento 20.4 è stato trasformato in un ordine del giorno, su cui esprimo parere favorevole. Esprimo altresì, ovviamente, parere favorevole sull'emendamento 20.3 della Commissione, mentre invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/1. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 20.0.500/100, 20.0.500/101 e 20.0.500/102. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 20.0.500/103, mentre invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/2. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 20.0.500/104, 20.0.500/105 e 20.0.500/106, mentre invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/3. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 20.0.500/4, mentre invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/5. Esprimo parere contrario sugli emendamenti 20.0.500/107, 20.0.500/108 e 20.0.500/109. Invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/6, mentre esprimo parere contrario sull'emendamento 20.0.500/110. Invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/7, mentre esprimo parere contrario sull'emendamento 20.0.500/111. Invito il presentatore a ritirare l'emendamento 20.0.500/8, mentre esprimo parere contrario sugli emendamenti 20.0.500/112, 20.0.500/113, 20.0.500/114 e 20.0.500/115. Esprimo parere favorevole sull'emendamento 20.0.500/9, che corregge un errore di stesura, mentre invito i presentatori a ritirare l'emendamento 20.0.500/116. Esprimo infine parere contrario sull'emendamento 20.0.500/117 e parere, ovviamente, favorevole sull'emendamento 20.0.500 del relatore, come modificato dai subemendamenti su cui ho espresso parere favorevole. Vorrei rispondere brevissimamente alle obiezioni che sono state avanzate con garbata veemenza dai senatori dell'opposizione. Vorrei sottolineare che una gran parte delle telefonate indesiderate che si ricevono oggi dipendono dal difettoso funzionamento delle norme oggi in vigore, a parte la proroga stabilita nell'ambito del decreto "milleproroghe". Quando queste norme saranno pienamente in vigore (parliamo della fine di maggio, non di una data lontana), coloro che non vorranno ricevere telefonate indesiderate di promozione commerciale, di vendita e così via potranno iscriversi in un registro, con una telefonata o con un messaggio di posta elettronica. Una volta che saranno iscritti a questo registro, non potranno essere chiamati per ragioni commerciali. Oggi, in teoria, c'è una norma più garantista, ma, in pratica, questa norma non è efficace, perché molti hanno dato l'assenso a ricevere queste chiamate, o firmando inconsapevolmente documenti che non c'entrano nulla con questo, o addirittura in un'epoca in cui c'era il silenzio assenso. Pertanto, la situazione di oggi è molto simile a quella che viene preconizzata, a mio avviso in modo non coerente con ciò che tale emendamento propone, per il futuro. L'emendamento 20.0.500 prevede altresì le modalità con cui viene individuato il soggetto presso il quale viene collocato tale registro, e su di esso vigilerà il Garante per la riservatezza dei dati personali: questo è l'aspetto essenziale che garantisce la riservatezza. Ricordo altresì che si tratta di un sistema in vigore in molti Paesi, in particolare negli Stati Uniti e in Gran Bretagna, dove la promozione telefonica di prodotti è di più lunga data rispetto al nostro Paese. Esprimo parere contrario sull'emendamento 20.0.3 e parere favorevole sull'emendamento 20.0.501. Per quanto riguarda l'emendamento 20.0.502, mi rimetto agli orientamenti del Governo. Gli emendamenti 20.0.503 e 20.0.504 sono stati ritirati. Gli emendamenti 20.0.508, 20.0.505 e 20.0.506 sono improponibili. Mi rimetto al parere del Governo sull'emendamento 20.0.507. Esprimo infine parere favorevole sull'ordine del giorno G20.0.504. VEGAS, vice ministro dell'economia e delle finanze. Esprimo parere conforme a quello del relatore. Sull'emendamento 20.0.507, sul quale il relatore si è rimesso al Governo, esprimo parere contrario, per il semplice fatto che l'obbligo di segnalazione è previsto nel caso in cui vi siano ulteriori reati, e quindi è già previsto dall'ordinamento. Nel caso in cui invece si tratti di risorse scudate, si tratta di un comportamento lecito, quindi l'obbligo diventa superfluo. Sotto questo profilo, l'emendamento ha caratteristiche di superfluità, quindi il mio parere è contrario. RONCHI, ministro per le politiche europee. Signor Presidente, esprimo parere contrario sull'emendamento 20.0.502. PORETTI (PD). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. PORETTI (PD). Signor Presidente, vorrei porre una domanda al relatore Malan. Come mai, senatore Malan, per alcuni emendamenti identici, in alcuni casi ha suggerito il ritiro e in altri ha espresso parere contrario? L'unica differenza è che nel primo caso si trattava di emendamenti presentati da senatori dell'opposizione, mentre quello rispetto al quale ha rivolto un invito al ritiro è stato presentato da una senatrice della maggioranza. Lei ha espresso il suo parere sull'emendamento oppure sul presentatore dell'emendamento? (Applausi dal Gruppo PD). MALAN, relatore. Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. MALAN, relatore. La ragione di ciò è che, se invito al ritiro, spero di essere ascoltato particolarmente dai colleghi della mia stessa maggioranza, mentre non posso chiederlo ai senatori dell'opposizione che vogliono segnare in modo più marcato... (Applausi dal Gruppo PdL). PRESIDENTE. Senatore Malan, dovrebbe essere esattamente l'opposto. Lei è un parlamentare attentissimo. Dunque, la sua è una spiegazione non accolta. Metto ai voti l'emendamento 20.5, presentato dalla senatrice Adamo e da altri senatori. Non è approvato. L'emendamento 20.4 è stato ritirato e trasformato nell'ordine del giorno G20.4 che, essendo stato accolto dal Governo, non verrà posto in votazione. Metto ai voti l'emendamento 20.3, presentato dalla Commissione. Č approvato.
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