
Ecco chi, dopo predecessori illustri e degni come Berlinguer, Moratti e Fioroni finirà di rovinare definitivamente la scuola italiana.
Ha trentacinque anni ma non li dimostra (il ruolo della donna in carriera, si sa, fa venire le rughe). Borsetta a tracolla e immancabile cellulare in mano. Non è colpa sua, il punto è che è la donna sbagliata nel posto sbagliato, e non potrà che fare danni. Chi non ha capito che la scuola non è un'azienda su cui risparmiare ma un luogo su cui investire non ha capito una delle realtà più evidenti della vita. E infatti è stata nominata Ministro dell'Istruzione e dell'Università.
E' laureata in Giurisprudenza e non è dato sapere se abbia mai messo piede in un'aula scolastica come insegnante, ma anche qui è lecito pensare che si sia adeguata a quello che hanno già fatto i suoi illustri predecessori.
Prima ancora di giurare nella mani del Capo dello Stato come Ministro ha già detto che cosa intende fare.
Prima di tutto eliminare "ogni automatismo nelle progressioni retributive e di carriera degli insegnanti".
Beh, certamente il Governo se da una parte cancella l'ICI e detassa gli straordinari dall'altra dovrà pur riprenderseli questi soldi. Un insegnante in anno di prova varrà almeno come un insegnante con più di 20 anni di servizio alle spalle.
Sarà data "la possibilità alle singole istituzioni scolastiche di stipulare con singoli docenti contratti integrativi di tipo privatistico" (insomma, i raccomandati avranno una marcia in più).
E per gli studenti? Mano dura, sembra attraverso "la cancellazione del sistema dei debiti formativi e l'aumento della selettività dei meccanismi di avanzamento scolastico, anche attraverso la reintroduzione degli esami di riparazione". Tanto poi le commissioni ce le paga lei.
Occorre poi attuare "la promozione di una piena concorrenza tra le istituzioni scolastiche, mediante l'adozione di meccanismi di ripartizione delle risorse pubbliche in proporzione ai risultati formativi rilevati da un organismo terzo" . In pratica, alle scuole saranno dati soldi se promuoveranno gli studenti.
Lei tutto questo lo chiama meritocrazia.