Una madre ha scritto al ministro Fioroni.
Lo ha fatto attraverso le pagine di "Repubblica" per lamentare il fatto che per il figlio, Luca, grazie ai tagli all'organico degli insegnanti di sostegno previsto nella legge finanziaria, per suo figlio, che la signora non esita a definire tranquillamente "ritardato", e a dire, usando un luogo comune assai frequente e tipico della classe insegnante, che suo figlio proprio "non ci arriva".
La signora usa un linguaggio schietto, fuori dalla retorica quotidiana del Ministero, verga parole di fuoco e scrive senza peli sulla penna:
Ill. mo dott. Fioroni, chi le scrive non è una delle venti donne più potenti della Terra. Chi Le scrive è soltanto una mamma, la mamma di Luca. Un bambino che - senza mascherarsi dietro il politically correct - è un bambino ritardato. Proprio così: Luca è bello, fisicamente perfetto ma "non ci arriva".
(...)
Le faccio ora il classico conto della serva: Luca frequenta la scuola per quaranta ore settimanali, ma verrà seguito in modo particolare soltanto per undici. Nelle restanti ore verrà preso in carica dalle insegnanti di classe che hanno già ventidue bambini. Ormai è palese per tutti gli italiani: nell'odierna società non c'è destra né sinistra che tenga: contano solo potere e denaro. Ma io che non sono né ricca né potente e che con dignità voglio permettere a mio figlio di studiare senza incatenarmi al cancello della scuola, che cosa posso fare per offrirgli un futuro se non posso neppure garantirgli l'istruzione elementare?
Dal canto suo, il Ministro Fioroni non poteva far altro che continuare a dimostrare l'inefficienza della sua baraccopoli e la sua ormai inarrestabile tendenza a perfezionare e compiere il danno inestimabile alla scuola iniziato con le riforme Berlinguer e Moratti:
I bambini diversamente abili hanno diritto ad avere un loro progetto su misura, adatto a ciascuno a seconda del problema, un percorso individualizzato che vada anche oltre la scuola. L'insegnante di sostegno, secondo quanto prevede la legge, viene assegnato alla scuola come sostegno agli altri insegnanti curricolari ed è la scuola, insieme al territorio, che deve mettere in atto tutte le risorse per realizzare a pieno l'integrazione. Ma è un'azione che deve vedere coinvolti tutti i docenti della classe e le altre figure professionali specialistiche che devono essere assicurate anche da enti locali, Asl e dal territorio in un lavoro comune e condiviso, senza lasciare da sola la scuola.
I due linguaggi sono profondamente diversi. La madre di Luca parla senza ombra di pudore di un figlio "ritardato", Fioroni insiste nel lifting linguistico di maniera continuando insistentemente a parlare di bambini "diversamente abili".
E tenta di infinocchiarci con le parole.
Se una persona è "diversamente abile", significa che può non avere determinate abilità ma averne altre.
Se non sa scrivere potrebbe tranquillamente poter saper fare il cuoco in maniera egregia.
Ma la scuola non ha bisogno di cuochi, e soprattutto non è questo. La scuola è il luogo in cui si richiedono determinate abilità e se una persona non le ha (quindi se è "dis-abile", ovvero privo della specifica abilità che gli si chiede -e solo di quella, si badi bene!-) bisogna fare in modo che le acquisisca come sa e come può.
Il buonismo cattolico del "diversamente abile" non porta da nessuna parte.
Straordinaria, poi, la gaffe del Ministro quando dice che per legge l'insegnante di sostegno è tale non perché aiuta il disabile, ma perché fa da supporto ai colleghi.
Nelle mie classi ho almeno 3 alunni disabili.
Nessun insegnante di sostegno si è mai affacciato durante le mie ore di lezione. I "diversamente abili" non possono essere assistiti nell'apprendimento di una lingua straniera, restando così, di fatto linguisticamente "dis-abili" a vita perché il Ministro Fioroni ha messo un codicillo in finanziaria che stabilisce che gli insegnanti di sostegno devono essere ridotti.
La madre di Luca se n'è accorta, e la scuola continua a dare risposte diversamente abili con la retorica dello scaricabarile.
Brutta figura, ministro Fioroni, brutta davvero