Non avevo mai assistito a una assemblea di Wikimedia, la associazione che sovrintende a Wikipedia.
Non l'ho fatto neanche questa volta, nel senso che non ci sono andato di persona, ma mi sono divertito a guardare il filmato della lunga riunione (circa 3 ore e 20), zompettando un po' qua e là per accorciare i tempi morti di una inquadratura fissa che se non fai così ti rompe anche le scatole.
Ero curioso di sentire che cosa avessero da dire, ma, soprattutto, di vedere che faccia avessero.
Volevo vedere in mano a chi fosse il sapere libero in Italia.
E mi è venuto da rabbrividire.
Ragazzi giovani, certo, tutti perfettamente alternativi, talmente anticonformisti da essere conformisti fino al midollo.
Il modello del santone, quello del Nerd, quello della ragazza del santone (o del Nerd), del timidone barbuto con gli occhialini e il maglione di lana stile anni 70, urletti sulla scia di "Un bell'applauso al presidente!!" e il presidente che ribatte "Lo sapete quanto mi imbarazzano queste robe qui".
Le mozioni sono state tutte approvate a larghissima maggioranza, nessuno era contrario (ovviamente, tutt'al più qualche astenuto...), e tutti erano lì a compiacersi del fatto di aver creato una associazione privata su un principio nobile ed elevato come la condivisione del sapere.
Ed eccoli lì, quelli che hanno la mania delle censure su Wikipedia o sui progetti connessi, quelli che decidono cosa si può pubblicare e cosa no, quelli che stabiliscono le linee di una associazione culturale che è diventata ormai un gruppo di potere buono forse per i gonzi che ci cascano.

Questi non sono i ragazzi di Beppe Grillo, quelli che si attivano sul territorio e cercano di fare qualcosa per migliorare la qualità della loro vita, questi ragazzi hanno in mano la responsabilità della divulgazione della conoscenza in Italia, sono quelli che possono decidere se Fabrizio Corona è enciclopedico o no, se lo è Wanna Marchi, sono quelli che ci credono davvero, nel senso più deteriore del termine, che scambiano la conoscenza con la tuttologia, quelli che creano una associazione da convertire in OnLus per controllare il controllabile, che ci mettono il nome e la faccia perdendocela miseramente ma facendo finta di nulla, tanto se la TV li intervista chiama loro, non l'utente finale che si fa il mazzo per controllare se un contenuto è corretto o no.
Sono quelli che pensano che uno statuto, dei soci, un bell'ambaradan di burocrazia, e soprattutto dei soldini da gestire, tanti o pochi che siano, perché non fanno mai schifo, siano indispensabili per liberare la cultura.
E tutto questo è semplicemente spaventoso.
Sono disponibili il video e l'audio dell'evento.
(da: www.radioradicale.it, licenza: http://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/)
Il video:

L'audio:
Puoi ascoltare l'evento direttamente dal nostro lettore di MP3 (e ci stai largo!):