Siccome pare che stia arrivando la maiala, sindrome influenzale di debole entità e di portata estremamente più limitata rispetto a quella di una influenza tradizionalmente intesa, allora potrebbe essere necessario chiudere le scuole, secondo il parere del ministro della salute, che, tuttavia, ci tiene a precisare che non è stato ancora deciso nulla.
Gli fa eco la Gelmini che, naturalmente, lo contraddice, dicendo che il rinvio dell'inizio dell'anno scolastico non è nemmeno in discussione perché, voglio dire, non abbiamo dovuto chiudere nemmeno per il terremoto in Abruzzo, a parte un paio di giorni, e si è ripreso con le crepe ancora nelle colonne e nelle pareti portanti, adesso ci vogliamo sputtanare per un'influenza?
Diciamoci la verità, sul piatto della partita non c'è la salute degli italiani, perché è ben nota la lieve entità dei sintomi dell'H5N1 (molti si ammalano senza quasi accorgersene e guariscono spontaneamente). Sul piatto della partita ci sono, tanto per cambiare, i soldi dello Stato.
Se la gente si ammala di H5N1, la prima cosa che farà sarà tirarlo in quel posto a Brunetta. Si farà visitare presso un Pronto Soccorso qualsiasi e, una volta accertata l'effettiva presenza patogena del virus, si farà ricoverare. E allora saranno cazzi di Brunetta, che dovrà pagare lo stipendio per intero e anche i compensi accessori (che non si perdono una volta che si viene dimessi per proseguire la convalescenza a casa, si ha solo l'obbligo di rimanere reperibili nelle ore in cui può arrivare la visita fiscale).
Dunque, i docenti si ammaleranno, gli alunni pure, ma i soldi lo stato li deve tirare fuori lo stesso.
Per questo è caccia all'untore. Perché ogni persona che farà etciù o cough cough sarà fonte di perdita per lo Stato. Che se la merita in pieno, con tutto il terrorismo mediatico, medico e psicologico con cui ci ha bombardati per una semplice maiala.