Per una disamina del seguace medio di Paolo Attivissimo

Ve l’avevo detto che ci sarebbe stato da schiantarsi dalle risate.

Un mio commento sul blog “Disinformatico” di Paolo Attivissimo, inserito verso le 13,30 di ieri, per tutto il pomeriggio e buona parte della sera non è apparso nella cronologia. Tanto da indurmi a segnalare la cosa su Twitter, segnalazione che mi è valsa, come è noto,  l’esclusione dal nòvero dei fans di Paolo Attivissimo (e chi l’ha mai detto che io sono un suo fan?), l’espulsione da tutte le scuole del Regno, la cacciata dal Paradiso terrestre e tutta una serie di condanne accessorie, naturalmente alla frequentazione di gironi danteschi di varia fatta e natura. Attivissimo ha mille pregi, ma è incredibilmente permaloso (e la permalosità non è un reato, per carità), e questo lo ha indotto a definirmi una “persona piccola e triste”, cosa di cui parleremo altrove, se del caso.

Successivamente (e solo successivamente, si badi bene), il post è apparso come per miracolo, naturalmente in buon ordine cronologico. E’ una cosa facilmente dimostrabile: ieri quando ho fatto lo screenshot del commento con l’apprezzamento di Attivissimo, quel commento portava il n. 67 (andate pure a controllarlo nell’articolo precedente).

piccolaetriste

Oggi porta il n. 69. E’ segno che due commenti sono stati inseriti nel frattempo. Uno è esattamente sattamente il n. 64, quello rimasto in “sospeso”.

commento2

Questi i fatti, che non sono minimamente in discussione.

Ovviamente di cosa parlano i seguaci di Paolo Attivissimo? Di Medici Senza Frontiere? Del debunking al film complottista?? Di qualcosa che abbia anche la pur vaga attinenza con il tema della discussione del giorno??? No. Parlano di me. L’argomento non è più quello proposto dal post originario, ma si è spostato sulla mia umile personcina che non ha mai fatto del male a nessuno, a parte quando ho detto la verità su Medici Senza Frontiere e quando ho alzato il ditino per dire che un mio commento non era stato (ancora) approvato (cioè ancora una volta una circostanza vera) e si è aperto il cielo e si è squarciata la terra. Quali sono gli argomenti? C’è un certo “harlequin” (minuscolo nell’originale, sic!) che dice che il 90% dei miei tweet sono polemici. Non dice la cosa più ovvia che potrebbe dire: “nel 90% dei casi non mi trovo d’accordo con i tweet di valeriodistefan”. La “colpa” non è di una divergenza di vedute, no, sono in assoluto i miei tweet (con tanto di percentuale, segno deve averli letti proprio TUTTI) a essere polemici, senza neanche dire un’altra cosa anche questa lapalissiana: “Nel suo account Twitter, l’utente valeriodistefan può scrivere quello che vuole perché è a “casa sua””. Quello che il seguace medio di Paolo Attivissimo rivendica per sé (eh, la moderazione, tu non puoi fare come vuoi, il responsabile è il guru, chi ti credi di essere, tu non sei in casa tua) non lo riconosce ad altri, anzi, lo critica.
Prosegue “harlequin”: “il 90% dei suoi tweet non hanno commenti nè “mi piace””. E qui c’è davvero di che stupirsi. Perché da quando in qua i “like”, o i “mi piace” sono indice della validità o della dignità all’interesse di un qualsiasi contenuto? Da quando c’è Facebook. Ed è questa cultura facebookiana che si è inoculata nella visione del fan medio di Paolo Attivissimo: se hai tanti commenti e tanti like sei bravo e scrivi cose interessanti, e poi viene Babbo Natale giù dal camino che ti porta i doni perché sei stato buono, se non hai “like” viene la Befana e ti porta il carbone perché scrivi cose polemiche. A me i “like” non sono mai interessati. E’ facile scaricarsi la coscienza con un clic. Più difficile argomentare le proprie posizioni contrarie. Ce n’è anche per il blog, che, sempre secondo “harlequin” avrebbe solo il 10% di articoli commentati. Ora, questo blog ha oltre 4000 post. Li ha consultati tutti per poter affermare una cosa del genere?? Non lo sapremo mai. Quello che sappiamo è che “harlequin” termina con questa domanda cosmologica: “davvero è il caso di continuare a parlare di lui?“ (cioè di me) Ma veda un po’ lui. Se ritiene opportuno usare il suo tempo e le sue energie per criticarmi vuol dire che -almeno per lui- sì, è “davvero il caso”. Se no può starsene zitto o parlare di altro.

Poi c’è un altro che si fa chiamare “Grezzo” (nome e cognome mai, sempre e solo pseudonimi) che scrive: “Ehm, e a giudicare dai suoi screenshot pare usi ancora Windows XP “ Notevole argomentazione, non c’è che dire. Sì, ho una macchina con una (vecchia) partizione Windows XP. La uso per gli screenshot e per altre cosette ancora. Siccome ho comprato quel sistema operativo (con soldi che non chiedo a nessuno) mi sembra giusto che io lo usi almeno finché mi serve o mi è utile. Invece no, invece c’è questo ditino puntato di chi, bontà sua, è arrivato a Windows 10 o addirittura a un Mac e considera delle mezze calzette chi non si aggiorna, chi non evolve, chi non ha l’ultimo grido in fatto di grafica, suono, video, effetti speciali, frizzi, lazzi, triccheballàcche e tutto quanto fa spettacolo. In breve, sono i fan del cannibalismo informatico, sempre in barba all’informatica sostenibile, che ti giudicano per quello che usi e non per quello che dici. Come quelli che guardano come vai vestito per la strada.

E torno a dirvi che siamo solo all’inizio.

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