Per un pugno di gnocca

Oggi la prima pagina di "Libero" era questa.
Sul serio, non mi sono inventato nulla (credetemi almeno voi, per favore…).

Vittorio e i suoi Feltri sono andati a fare un bagno nelle fontane dell’Accademia della Crusca e in quelle della cazzatologia giornalistica spicciola, che vomitano scempiaggini a getto continuo.

Adesso il guaio dell’Italia è la gnocca. No, dico, la gnocca.
L’alpha e l’omega, lo yin e lo yan, il motore immobile, il refugium peccatorum, la consolazione degli afflitti, il rimedium rimediorum, il superlativo assoluto, la monade leibnizia, insomma, la gnocca è un guaio, mentre Berlusconi no.

Ma varrà più di Berlusconi un po’ di gnocca o no?

E poi "gnocca", che parola volgare! Ma come si fa a usare un termine bassamente milanese, con tutta la ricchezza lessicale che esprime l’Italia? Sarebbe bastato un venetissimo "mona", se proprio Feltri e i suoi volevano a tutti i costi risciacquare i panni nel Po.

Giudici con le mani legate, leggi confezionate su misura meglio di un abito della Facis.

E la colpa è della gnocca!

La gnocca muove il sole e le altre stelle. Mica le intercettazioni telefoniche!

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