Nuova Compagnia di Canto Popolare – Tammuriata nera

Ho avuto un periodo, come tutti, credo, in cui sono stato un amante totale delle tradizioni popolari e della musica cosiddetta “folk”.

Con la musica ho sempre avuto relazioni piuttosto totalizzanti, come con la letteratura, almeno fino a un’età più o meno adulta. Se mi piaceva un(‘)interprete compravo tutti i suoi dischi. Poi, generalmente, quelli che mi piacevano erano sempre i soliti due o tre.

Anche nel caso del folk non sempre mi è andata bene, ma credo che la Nuova Compagnia di Canto Popolare sia stato il gruppo per il quale, ai tempi del vinile, non ho rimpianto nemmeno una lira. Hanno sempre realizzato dischi granitici, con gusto, professionalità e senso dell’umorismo.

La loro interpretazione della “Tammuriata nera” è un must, quasi un’edizione critica, un’opera scientifica di riferimento a cui si deve guardare con rispetto e tanto di cappello per un Peppe Barra in splendida forma e una Fausta Vetere che addirittura ti fa sognare per come vola sul pentagramma vocale.

E’ una personificazione, non è “Canta Napoli”, è Napoli con lo sberleffo, non quella di Pulcinella, ma quella di Troisi e di De Filippo, condita da Roberto De Simone, che era ancora vivo e si sentiva. La Napoli che non esiste più, se mai è esistita, quella che

“Ca tu ‘o chiamme Ciccio o ‘Ntuono
Ca tu ‘o chiamme Peppe o ‘Nciro
chello ‘o fatto è niro niro
niro niro cumm’a ‘cche…”

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