L’inutile clamore sul rito immediato chiesto da Virginia Raggi

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La notizia per cui Virginia Raggi ha chiesto il rito immediato per le accuse che la riguardano è ststa rilanciata con tutta una serie di annessi e connessi ulteriori che hanno fatto insinuare più di una fonte giornalistica sul fatto che abbia usato questo escamotage per giungere “pulita” alle elezioni.

C’è da dire, a onor del vero, che la Raggi non ne aveva affatto bisogno. Prima di tutto perché l’udienza preliminare per la decisione sul suo eventuale rinvio a giudizio si sarebbe tenuta il 9 gennaio prossimo. In caso di rinvio a processo il procedimento non si sarebbe certo concluso prima del 4 marzo e, quindi, la Raggi aveva tutte le possibilità per andare alle elezioni senza una sentenza (sfavorevole? Saranno i giudici a stabilirlo) in primo grado. Del resto, a darle man forte è intervenuta la revisione del regolamento del M5S, che prevede che anche gli indagati possano essere candidabili. Non si capisce, dunque, perché rinviare l’inizio del processo che si vuole “immediato”, cioè da svolgersi nei tempi più brevi possibile. Infatti un rinvio a giudizio non costituisce di per sé sentenza di colpevolezza. E poi non si è colpevoli fino a sentenza definitiva passata in giudicato (e se se lo ricordassero più spesso quelli del M5S non ci sarebbe bisogno di fare tutte queste manfrine). Punto, due punti e a capo.

Much ado about nothing.

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