Lettera sul mea culpa di Caterina Balivo

balivo

Gentile Signora Balivo,

io non La conosco, io non so chi è. E a parte la parafrasi di un famoso pezzo di Mina, credo che le nostre esistenze telematiche si siano incrociate proprio stamattina, quando, per caso, sono venuto a conoscenza del Suo tanto vituperato tweet di un paio di giorni fa a proposito della mise di Diletta Leotta non proprio adatta all’uopo di parlare del tema del cyberbullismo che, pure, l’aveva ingiustamente riguardata.

Ho letto anche che il Suo intervento è stato ampiamente criticato e che, forse, è stato proprio questo inestricabile groviglio di critiche a indurLa a scrivere un messaggio di dietrofront, chiedere scusa per i toni e per i contenuti (insomma, ammettere la disfatta totale) e procedere oltre nella Sua attività twittaròla.

Personalmente, invece, non ho trovato nulla di offensivo in quello che ha scritto, che mi è parso equilibrato, per nulla sessista e particolarmente adatto alla circostanza. Ne ho condiviso toni e contenuti (e le mie opinioni sono riportate in un altro articolo del mio blog) e se proprio devo dirla tutta (e DEVO dirla tutta!) se c’è qualcosa che non ho gradito è stato il suo fare marcia indietro così presto, lo scusarsi per qualcosa che oggettivamente non c’era né nella forma né -sicuramente- nelle intenzioni, il pubblicare un “mea culpa” che non aveva nessuna ragion d’essere.

Forse il diluvio di opinioni contrarie sarà stato insostenibile, anche per una twitter dalle spalle larghe come le Sue. Ma, mi creda, Lei non è in difetto. Ritiri le scuse e cammini a testa alta.

Mi creda Suo

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