L’estate è la stagione delle diffamazioni

marco

due

 

Anche un blog ha i suoi modi, tempi e ritmi che si ripetono puntualmente ogni anno con ciclica spregiudicatezza.

L’estate è la stagione delle diffamazioni. Non si sa perché ma d’estate i lettori, soprattutto quelli occasionali (ma anche quelli che passano di qui più volte durante l’anno e sentono il bisogno di togliersi qualche sassolino dalla scarpa), avvertono come irrefrenabile l’impulso di sentirsi offesi per qualcosa che io ho soltanto scritto e di vomitare nella colonna dei commenti (adesso arricchita da qualche tempo da quella espressamente dedicata ai lettori di Facebook, per cui le possibilità di schiaffeggiarmi vefrbalmente raddoppiano) una serie di insulti e frasi insolenti a libero andare senza che ci sia la benché minima correlazione con quello che scrivo. Voglio dire, parlo di De André, di diffamazione, di omeopatia, di Livorno, di qualunque altro cazzo che gli si freghi? Non importa, sono comunque e sempre uno sfigato, un imbecille, un povero idiota che scrive per pura frustrazione (perché prendere in considerazione l’ipotesi che uno quelle cose le pensa veramente, non esiste, nevvero??). De André (tanto per fare un esempio a caso) usa la musica di Telemann per una delle sue canzoni più famose? Sono un povero ignorante. Lo scrivo?? Sono un “emerito coglione”. E’ proprio vero, il “blog” arriva. Arriva fino nelle pieghe dell’animo, punge, non lascia indiffrerenti, come invece dovrebbe. Perché un’opinione è un’opinione, dovrebbe lasciare il tempo che trova, dovrebbe passare e andare. Siamo contorniati da opinioni, tutto è opinione e modo di vedere un fatto (o, si veda il caso, un’altra opinione ancora), non dovrebbe esserci nulla di strano. E invece no, e invece, come nelle migliori tradizioni, si prende di mira non già quell’opinione, ma chi l’ha espressa. Sparando a zero, senza dire nulla (ma proprio nulla) sull’argomento che in quel momento si trattava, no “sparagli ora e dopo un colpo sparagli ancora”, tanto si sa, è il regno di internet, quello dove tutto è possibile, quello dove nessuno ti dice niente, quello dove puoi sfogare tutte le tue frustrazioni, il mondo in cui puoi dire quello che, probabilmente, non diresti a nessuno nella vita reale. E poi Facebook, vogliamo mettere? E’ l’arena degli scontri fra gladiatori del web più cruenti e malati di protagonismo che possa esistere: no vax contro Burioni, M5S contro PD, che male c’è se, occasionalmente, si rifila anche uno schiaffo incidentale al primo che passa, solo perché ha un blog e, giustamente, lo usa per scrivere quello che pensa lui? Ma come si permette, dicono Lorsignori, ad essere così indipendente, sfacciato e sfrontato dinanzi alla massa che sfoga le proprie frustrazioni su Instagram, Facebook e Twitter e se le suona di santa ragione? Diciamone qualcuna anche noi a questo qui, tanto il massimo che ci può accadere è di avere un po’ di notorietà e visibilità vita natural durante, perché tanto che vuoi che ci succeda e, soprattutto, chi vuoi che ci cancelli?

E’ vero, cancellare non cancello nessuno. E in quanto a succedere non succederà certamente nulla, ma mi sembra di avere un obbligo morale nei confronti di me stesso, e cioè redigere una querela cumulativa che verrà cortesemente ma fermamente archiviata nei confronti di queste tre persone che per ora sono identificate più che altro da un indirizzo IP. Poi, come disse quel tale, si vedrà. Può darsi che succeda tutto come non succeda nulla. Però il mio blog non è lo sfogatoio dei vostri pruriti turpiloquiali e offensivi che, la prossima volta, mi farete il sacrosanto piacere di andare a svuotare altrove.

Ah, se non amassi così tanto i miei cari e fedelissimi lettori!

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