Le più belle canzoni della nostra vita – Domenico Modugno e Francesca Guadagno – Piange il telefono

Con questo post inizia la rubrica "Le più belle canzoni della nostra vita". Preparatevi al peggio perché ho intenzione di spaccarvi i coglioni con un (bel) po’ di ricordi e controricordi di canzoni cadute ingiustamente nell’oblio.

Sarò monotematico ma chi se ne frega, è il mio blog e ci faccio quello che mi pare. E voi, lettori, zitti a subire, perché, si sa, sono una persona particolarmente mugugnosa e brusca, oltre che odiosa da fare schifo.

Fatta questa premessa, la prima canzone che ho scelto per la rubrica non poteva non essere "Piange il telefono" di Domenico Modugno, incisa nel 1974, con la piccola Francesca Guadagno, adesso doppiatrice.

La storia è quella di un evidente bastardo che, sei anni dopo aver messo incinta una donna, e averla abbandonata, sfuggendo alle sue responsabilità di màsculo, si pente e tempesta di telefonate la figlia (o, quantomeno -mi suggerisce mia moglie- quella che lui crede essere sua figlia, perché nel frattempo lei avrebbe potuto avere un’altra storia con un altro stronzo della sua risma, ma tanto non cambia nulla) anticipando di almeno cinque lustri il reato di stalking.

L’uomo colleziona una serie di stercofigure da fare impallidire Berlusconi. La prima è quella di pensare che la figlia abbia sei anni. La bambina, invece, gli fa notare che ne ha solo cinque perché il padre non ha tenuto presente che ci vogliono almeno nove mesi di gestazione, pirla.

Lui non ha provveduto nemmeno a un minimo di mantenimento, dunque la mamma lavora e la vicina di casa accompagna a scuola la piccola.

Modugno compose questo brano in un momento di evidente calo motivazionale e di ispirazione.

L’autore di "Dio come ti amo", di "Vecchio Frac", di "Nel blu dipinto di blu", quello che aveva una sveglietta cà quando cammina fa ticchettàc, si è ricostruito la carriera e il gruzzoletto con un brano teatral-lacrimevole, che diede vita anche a un film e a un paio di canzoni emulatrici fino ad arrivare alla storia del vecchietto dove lo metto. Nulla a che vedere con "Amara terra mia", ma in compenso la faccia è salva.


"Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera."
(art. 70, comma 1, L. 633/41 e successive modifiche)

Non ricordi questa canzone? Ascoltane un brano dal nostro lettore di MP3!!

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