L’anello di castità e l’insopportabile bigottismo del Regno Unito



Lydia Playfoot è una ragazzina britannica di sedici anni, un po’ pienottina, come molti degli inglesi che non fanno altro che mangiare male dalla mattina alla sera.
Voleva seguire le lezioni della Millais School di Horsham portando, all’anulare sinistro, un anello d’argento con incisa una citazione dalla Bibbia sulla purezza del corpo, per testimoniare la sua castità e il suo desiderio di conservarsi vergine per il matrimonio.
Che sarebbero anche affari suoi e farebbe bene a tenerseli per sé.
I giudici dell’Alta Corte Britannica, gliel’hanno proibito, ribadendo che l’anello non è un simbolo religioso vero e proprio ma un effetto personale. Lydia se l’è presa a male e annuncia ricorso perché lei quell’anellino lo vuole portare.
Much ado about nothing, avrebbe detto il Maestro.
Lo stato che interviene sulle scelte sessuali e religiose dell’individuo è patetico almeno quanto  l’individuo che pretende di far prevalere sullo stato laico le sue stravaganze religiose.
Come è evidente, Lydia avrà dalla sua stuoli di ragazzine pronte ad emularla e a dare battaglia verso una sentenza che sa di vecchio e di inutile e questo certamente è un male. Se non altro perché uno Stato davvero bigotto fino all’inverosimile, sarà sempre pronto a sputare sentenze e armare un "casus" su un anellino d’argento, e questo è certamente peggio.
(Visited 1 times, 1 visits today)

Commenti

commenti

Post a comment or leave a trackback: Trackback URL.

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


sei + = 7

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>