La morte del “guerriero” Pietro Taricone e i disarmanti atteggiamenti dei fans

Taricone era un bravo ragazzo, simpatico e schivo. Incarnava modelli stereotipati ed era a sua volta uno stereòtipo.

E’ andato via a 35 anni e questo è certamente triste e spiacevole.

Gli stanno dedicando pagine di giornali in quantità financo eccessive, ma era indubbiamente un personaggio conosciuto.

In rete ardono lumini votivi virtuali, commenti alla sua pagina Facebook (l’unica cosa che sopravvive alla morte di chiunque), dichiarazioni di affetto a "’o guerriero", e la solita frase, anch’essa stereotipata, di qualche esaltato che scrive "resterai sempre nei nostri cuori".

Per fortuna che Taricone tutto questo non lo vede. Taricone non c’è più, non vede e non sente più niente. E allora perché questo girotondo intorno al suo sepolcro ancora fresco di cemento?

Perché se i morti non vedono, non sentono, non parlano, o, semplicemente, non sono, i vivi sono dei gran rompicoglioni che pensano, si illudono, credono, ritengono che loro possano perfino leggere le stronzate che la gente scrive in rete a loro memoria. Che è un atteggiamento presuntuoso e poco rispettoso della memoria del defunto.

Taricone è morto a 35 anni sfracellandosi con il paracadute. Poverino.

Poverino, certo, ma gli immigrati irregolari che muoiono volando dalle impalcature di cantieri abusivi e pagati in nero a giornata non sono poverini? E non lo sono i ragazzi che non ce la fanno per la sete e gli stenti nelle barche dei disperati che cercano di raggiungere Lampedusa, vengono buttati in mare e non restano nei cuori di un cazzo di nessuno, se non in quelli di una famiglia con la casa di cartapesta di cui nessuno sa niente.

E quelli che muoiono di malasanità o di impotenza medica negli ospedali, e ce ne sono di giovani, purtroppo, e tanti.

Ma, si sa, loro non hanno partecipato al Grande Fratello.
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