La delibera dell’AGCOM: niente piu’ chiusura diretta dei siti. Ma il testo e’ discutibile.

Dài, dài, pigia, picchia e mena, come si dice a Guasticce, la montagna dell’AGCOM ha partorito un topolino di modeste dimensioni e di dubbia efficacia.

Ma è già qualcosa che nel testo firmato ieri sia sparita la maledetta e odiosa chiusura dei siti per mano dell’autorità amministrativa, prima ancora che per quella giudiziaria, e che abbia fatto capolino in un qualche contesto normativo il concetto del "Fair use" ovvero dell’uso e della diffusione di lavori altrui senza scopo di lucro o commerciale.
E’ anche un bene che le decisioni dell’AGCOM siano appellabili presso il TAR del Lazio (secondo il testo precedente non si poteva nemmeno proporre appello), ma proprio perché il "Fair Use" è tracciato in modo così nebuloso, sarebbe bene, anzi, sarebbe decisamente meglio che il legislatore creasse una normativa ad hoc in modo che sia chiaro cosa si può e cosa non si può fare.

In breve, poche idee ma ben confuse. Abbassare la guardia proprio adesso sarebbe il vero e proprio reato morale che si possa fare davanti all’AGCOM, che concede 60 giorni di tempo per far pervenire alla sua sede rimostranze e proposte. Solo che ci sono di mezzo le vacanze e il caldo, e dubito fortemente che si apra un dibattito approfondito in rete.

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