La Colonia di Borghezio

Colonia è una città che amo moltissimo, sarà perché ci sono nato vicino e da piccino respiravo aria e acqua di Colonia (appunto) e vedevo il duomo con quelle punte enormi, tutto nero di smog nel suo plumeo abito gotico. Di sotto scorreva (e scorre ancora) il Reno.

Ho sempre avuto l’impressione di vivere in una città multietnica vera, senza retorica.

Da decenni etnie e gruppi diversi convivono in maniera tranquilla, finché in questi giorni non è stato organizzato un corteo (poi vietato dalla polizia) dell’estrema destra, in cui Borghezio ha pensato bene di partecipare lanciandocisi come se fosse l’occasione della propria vita per apparire in uno scenario europeo a dire le sue pirlate storiche.

E le ha dette. Si è perfino meravigliato del fatto che la polizia si preoccupasse così tanto di evitare un torneo di giovinotti di destra «simile a cento di quelle che la Lega tiene in Italia contro le moschee».

Naturalmente in un paese sinceramente e autenticamente democratico come la Germania (probabilmente il pulentùn Borghezio pensava ci fosse ancora il Terzo Reich) l’esponente leghista non ha potuto nemmeno parlare e se n’è anche stupito.

Forse perché in Italia sbavare degli slogan razzisti è ancora considerato normale.

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