Internazionale: Jimmy Wales, Mr Wikipedia, non è un miliardario

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Internazionale è un giornale fantastico, che fa onore alla buona informazione e a un modo di presentare le notizie (o, in questo caso, le traduzioni degli articoli più significativi dei giornali stranieri) globale ma non globalizzato.

E’ tra le poche testate italiane che usa la licenza Creative Commons per i propri articoli originali (non per quelli acquistati da altri editori) e ha l’unica pecca che l’edizione in PDF costa quanto quella cartacea, che in edicola si trova con il contagocce.

La copertina del numero di questa settimana, assieme all’articolo centrale (solitamente quello più lungo, originariamente pubblicato sul “New York Times Magazine”) è dedicata a Jimmy Wales, il papà di Wikipedia, e al suo “strano destino”, che direbbe di sé

“Non sono un miliardario”

Ora, Jeff Wales non sarà un miliardario e non voglio metterlo in discussione.
MA certamente non lavora all’ILVA di Taranto. E cominciamo a sbaraccare l’argomento dai dubbi.
Se poteva tranquillamente permettersi, dopo due matrimoni falliti, di andare spesso da New York a Londra per andare a trovare la sua terza moglie, già segretaria di Tony Blair, come si legge nella ricostruzione della sua vita, allora, forse, sarà anche vero che con Wikipedia non si diventa miliardari, ma ci si campicchia e anche bene.
Se ha un cellulare cinese della Huawei (85 dollari), non lo si deve certo al suo stile di vita francescano, ma al suo interesse per l’esportazione di Wikipedia sulla tecnologia mobile dei paesi in via di sviluppo.
No, non è un miliardario, ma va a pranzo con Felicia Day e a cena con Charlize Theron. Tutti vorremmo essere non-miliardari in quel senso lì.

“Una delle cose più strabilianti di Wikipedia è che riconosce ai suoi anonimi volontari la stessa autorità degli esperti più famosi”

Ma sì. Sappiamo benissimo che patatina18, piuttosto che patatosognamgnam (molto più astuta la prima, bisogna dirlo!) oltre ad avere i brufoli e ad avere alle spalle un meraviglioso curriculum vitae consistente nella presentazione di una formidabile tesina di maturità, non hanno nulla da invidiare a chi a un argomento o a una branca del sapere ha dedicato tutta una vita.
Ecco il male di Wikipedia, che chiunque, per avervi scritto qualcosa, non solo si sente portatore di cultura, ma viene anche riconosciuto come tale da tutta la comunità. Ti fanno sentire utile, importante, anche se non lo sei. Succede anche tra i cattolici. Deve essere molto gratificante, ti fa sentire di avere potere sugli altri, ma soprattutto ti fanno rendere falsamente consapevole che tu puoi sapere di astrofisica almeno quanto ne sapeva Margherita Hack, basta solo che tu scriva qualcosa sull’argomento che nessuno cancellerà mai. Se suoni la chitarra o il basso elettrico e sai mediamente come è fatto il tuo strumento, puoi essere paragonato a Paco de Lucia o a Patrick Djivas. Basta che tu allunghi il wikibrodo e, possibilmente, che tu arrivi prima degli altri.

“Immaginate un mondo in cui ogni singolo abitante del pianeta può accedere liberamente alla summa di tutta la conoscenza umana”

Magari!! Sappia, però, il signor Jimmy Wales, che il mondo non ha (solo) bisogno della conoscenza nozionistica che Wikipedia si ostina a voler spacciare come “enciclopedica” (ditemi voi cosa c’entra una voce su Wanna Marchi con l’enciclopedismo. Nulla. C’entra, piuttosto con la volontà e l’opportunità/opportunismo di aggiungere una voce e fare numero). Il mondo ha bisogno di organizzarle le nozioni, di elaborarle criticamente, di farle proprie non secondo un criterio mnemonico ma personale. Il problema, caro Jimmy Wales, non è sapere quando è morto Napoleone. Ma inserire quella informazione nel contesto del lavoro che devo svolgere o della frase che voglio dire. E sapere se mi serve o no. Per questo ci sono le scuole, e l’impossibilità per una fetta ancora troppo grossa della popolazione mondiale di accedervi.

L’articolo di Amy Chozick, comunque, è piacevole. Leggetelo. Anche per capire come NON si diventa miliardari.

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