Insegnante si suicida dopo una storia d’amore con una alunna sedicenne

Se ne parla ancora, a distanza di mesi e lo faccio anch’io. Ometto i nomi perché non mi pare bello né necessario farne.

Un insegnante si innamora, ricambiato, di una sua alunna di sedici anni. La relazione giunge alle orecchie della dirigenza della scuola che allontana dal servizio il docente che corre a casa, prende una corda e si impicca per la vergogna. Il tutto nello spazio temporale di un’ora e mezza.

Alcune fonti riferiscono che il docente sarebbe stato atteso in aula dove gli sarebbe stato rimproverato il comportamento tenuto di fronte agli alunni (assente, ovviamente, l’alunna sedicenne).

Stando così le cose, nessuno avrebbe commesso reato. Ai sensi del secondo comma dell’articolo 609quater, è reato compiere atti sessuali con soggetti minori degli anni 16 quando il colpevole sia il nonno, il genitore anche adottivo, il tutore o qualunque altra persona a cui il minore sia stato affidato per ragioni di cura, educazione, istruzione, vigilanza o custodia oppure che abbia col minore una relazione di convivenza. E poi sarebbe stato necessario dimostrare la sussistenza di un atto sessuale tra i due. E comunque la ragazza aveva sedici anni al momento dei fatti ed era consenziente.

Sarebbe, eventualmente, da dimostrare che ci sia stato un atteggiamento di coercizione della volontà della minore tale da indurla in soggezione contro le sue stesse inclinazioni naturali, ma non mi pare questo il caso.

Senz’altro, dunque, un procedimento sommario che lascia molte ombre sulle modalità in cui questo insegnante è stato denigrato, con cui gli sono stati contestati degli addebiti.

Si è parlato di “morte sul lavoro”. Lo si può umanamente comprendere quando a formulare questa definizione è il padre del giovane insegnante o la sua famiglia.

Ma resta il fatto che, reato o no che sia, illecito disciplinare o meno, un insegnante non si innamora di una sua alunna. Mai. O, se lo fa, lo fa quando l’alunna non è più sua alunna, quando, cioè, i due soggetti sono maggiorenni (oltre che consenzienti) e non c’è più nessun rapporto di subalternità tra di loro. E dove nessun vicepreside può aspettarlo in piedi per ordinargli di andarsene.

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