Il ricordo di “Selezione” e il Reader’s Digest sull’orlo del fallimento

Di "Selezione dal Reader’s Digest" mi ricordo fin da quando ero piccino che il mi’ zio Piero era abbonato, e ogni mese arrivava questo volumetto che aveva la forma di un libro, ma non era mica un libro, sai, era una rivista, eh, e già quello ti metteva in soggezione.

"Selezione" è stato il primo e più invasivo generatore di spamming di cui io abbia memorie, perché con cadenza pressoché settimanale, se avevano il tuo indirizzo ti tartassavano con poubblicità di libri e dischi.

I libri erano quelli "buoni" di famiglia, dall’altante al grande libro dei fiori, dall’Enciclopedia delle Erbe ai consigli su come cucinare vegetariano.

I dischi (i 33 giri prima, successivamente i CD) andavano da Beethoven a Elvis Presley passando per le più grandi melodie straniere cantate in italiano.

Poi c’erano i romanzi condensati. Non dovevi fare nemmeno lo sforzo di leggerne uno in edizione integrale, pensavano loro a sfoltire i libri di quello che, a loro insindacabile parere, tu non dovevi leggere.

E così tu ti sedevi sulla tua poltrona e ti sentivi pervadere da un vento americano un po’ repubblicano, e da quella beòta sicurezza di essere veramente un ganzo, ma ti avevano spillato un monte di quattrini, soprattutto se avevi comperato lo Stereo che aveva un braccio peso tre chili e praticamente andavi sui dischi in vinile con l’aratro.

"Selezione dal Reader’s Digest" non esiste più. E anche la rivista madrea americana, il "Reader’s Digest" sta per dichiarare fallimento.

Vuoto mito americano di terza mano!

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